Appropriatezza della diagnosi di ADR con casi clinici
Maria Antonietta Catania e Francesco Salvo, Università di Messina

ESACERBAZIONE DEI SINTOMI DI UNA PATOLOGIA
Definizione del CIOMS (Consiglio per le Organizzazioni Internazionali delle Scienze Mediche)

Premessa
L'aggettivo esacerbato, o peggiorato, non è, di per sé, un termine che indica un’ADR, ma viene usato per qualificare un aggravamento della patologia per la quale il farmaco è utilizzato o di una patologia concomitante (es. artralgia esacerbata, bilirubinemia aggravata o psoriasi aggravata).
L'uso del termine peggiorato (o esacerbato) è particolarmente difficile in rapporto a malattie con decorso fluttuante. In tali casi si fa riferimento alle caratteristiche di base della patologia in esame ed al suo decorso nel tempo. Tale decorso dipende dalla malattia stessa e può variare da ore a giorni (ritmo circadiano), mesi o anni.

Definizione
Esacerbato indica il deterioramento di una malattia o di una condizione, in termini di gravità o frequenza o in qualunque altro aspetto clinico.

Requisiti minimi per l’uso del termine
Secondo la definizione.

Caso clinico: Peggioramento dei sintomi di sclerosi multipla associati a carbamazepina
(riferito da Ramsaransing G, Zwanikken C, De Keyser J. Worsening of symptoms of multiple sclerosis associated with carbamazepine - BMJ 2000; 320: 1113)

Caso 1
Uomo di 48 anni, affetto da sclerosi multipla da tre anni, cominciò ad avere difficoltà nella deambulazione due giorni dopo l'inizio di una terapia con carbamazepina (100 mg x 3/die) per trattare i sintomi neurologici parossistici ed il dolore. Due giorni dopo l'interruzione del farmaco il paziente poté nuovamente camminare senza alcun aiuto. Una settimana più tardi il paziente riprese ad assumere carbamazepina (50 mg x 3/die) senza alcun cambiamento nei sintomi. Aumentata la dose a 100 mg x 3/die, si ripresentò una profonda astenia alle gambe, che scomparve due giorni dopo l'interruzione del trattamento.

Caso 2.
Una donna di 67 anni affetta da sclerosi multipla progressiva secondaria, sebbene avesse atassia degli arti e paralisi spastica delle gambe, riusciva a camminare con l'aiuto di un bastone. A causa di una recidiva di nevralgia del trigemino, iniziò una terapia con carbamazepina (100 mg x 3/die) e, due giorni dopo, a causa dell'astenia non riuscì più a stare in piedi da sola. L'improvviso peggioramento venne interpretato come esacerbazione della patologia e la paziente fu trattata con metilprednisolone (500 mg/die per cinque giorni) senza alcun beneficio. Sospettando un effetto avverso da carbamazepina, il farmaco fu sospeso e due giorni dopo la paziente tornò a camminare con l'aiuto del bastone.

Commento
Gli autori riferiscono di aver osservato negli ultimi anni altre tre donne affette da sclerosi multipla progressiva secondaria che andarono incontro ad un peggioramento dei sintomi dopo assunzione di carbamazepina per nevralgia del trigemino. Ogni paziente assumeva dosi relativamente basse di carbamazepina (300-60 mg al dì). Due lamentavano una profonda astenia alle gambe e notevole difficoltà alla minzione, mentre una aveva perso l'uso delle gambe. I sintomi peggioravano sempre entro i primi tre giorni dall'inizio della terapia con carbamazepina e scomparivano sempre entro due dall'interruzione. Secondo gli autori la carbamazepina, bloccando i canali del sodio, potrebbe inficiare un meccanismo di compensazione presente nei pazienti con sclerosi multipla, cioè un rimodellamento della membrana assonale demielinizzata, che presenta un numero di canali del sodio superiore alla norma, permettendo la conduzione del potenziale di azione nonostante la perdita della mielina.

Per un ulteriore approfondimento si può digitare:


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