SINDROME SEROTONINERGICA
Definizione del CIOMS (Consiglio per le Organizzazioni Internazionali delle Scienze Mediche)
Premessa
La sindrome serotoninergica è una rara complicanza del trattamento con farmaci ad attività serotoninergica. È caratterizzata da una serie di disturbi associati (almeno quattro), generalmente gravi di tipo:
Possono essere presenti in ogni combinazione e svilupparsi nel giro di 24-48 ore.
I singoli sintomi non sono specifici e possono avere cause differenti (influenza, infezioni gastrointestinali).
Per la segnalazione del singolo sintomo ritenuto di sospetta natura serotoninergica, dovrebbe essere usato il termine che lo descrive precisamente.
Definizione
La sindrome serotoninergica è caratterizzata da una serie di sintomi motori, autonomici e psichiatrici, fortemente indicativi di una eccessiva funzione serotoninergica.
Requisiti minimi per l’uso del termine
I segni essenziali sono agitazione, ipertemia e mioclonia. Le alterazioni della coscienza ed altri segni di alterata funzione autonomica confermano la diagnosi.
Caso clinico: Sindrome serotoninergica da interazione tra dexamfetamina e venlafaxina e tra dexamfetamina e citalopram.
(riferito da: Prior FH, Isbister GK, Dawson AH, Whyte IM. Serotonin toxicity with therapeutic doses of dexamphetamine and venlafaxine. Med J Austr 2002; 176: 240-1)
Il Caso
Un uomo di 32 anni si presentò con agitazione marcata, ansia, brividi e tremore, comparsi da 2 giorni. Stava assumendo dexamfetamina (5 mg x 3/die) per deficit dell'attenzione e da 2 settimane aveva iniziato una terapia con venlafaxina (75 mg/die per 7 giorni e poi 150 mg/die).
Alla visita, il paziente apparve vigile ed orientato, ma presentava sudorazione, brividi e tremore. La frequenza cardiaca era 140 battiti/minuto, la pressione arteriosa era 142/93 e la temperatura corporea 37.3°C. Inoltre erano presenti ipertonia, iperreflessia, cloni alla caviglia, frequenti scatti mioclonici e spasmi tonici al lato destro del muscolo orbicolare della bocca. L'elettrocardiogramma mostrò una tachicardia sinusale, senza altre anormalità. La terapia con dexamfetamina e venlafaxina fu sospesa e fu somministrata ciproeptadina. Gradualmente la frequenza cardiaca si ridusse e tutti i sintomi scomparvero. Pertanto venne dimesso la mattina dopo.
Tre giorni dopo fu ripresa la terapia con dexamfetamina e dopo altri 4 giorni fu iniziato un trattamento con citalopram. Dopo una settimana ricomparvero gli stessi sintomi ed il citalopram fu sospeso. Tre giorni dopo, era ancora agitato e presentava nausea, diarrea e digrignava i denti. Non era presente rigidità, né tremore, né sudorazione e la frequenza cardiaca era 76 battiti/minuto. Fu trattato con 2 dosi di ciproeptadina da 8 mg e 2 giorni dopo i sintomi scomparvero.
Commento
Nel caso sopra descritto, si ipotizza che si sia verificata una sindrome serotoninergica, sia nel caso dell'interazione tra dexamfetamina e venlafaxina, sia tra dexamfetamina e citalopram, dal momento che i sintomi si sono risolti dopo somministrazione di ciproeptadina (antagonista del recettore per la serotonina 5-HT2). A conferma di ciò, c'è il fatto che la dexamfetamina causa rilascio presinaptico di serotonina e la venlafaxina, così come il citalopram, ne inibisce la ricaptazione neuronale.
La combinazione dei due fenomeni (blocco della ricaptazione e rilascio presinaptico) può aver causato un aumento dei livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale.
Per un ulteriore approfondimento: