Appropriatezza della diagnosi di ADR con casi clinici
Maria Antonietta Catania e Francesco Salvo, Università di Messina

Coagulopatie

Definizione del CIOMS (Consiglio per le Organizzazioni Internazionali delle Scienze Mediche)

Premessa
Coagulopatie è un termine generico, non adatto per una segnalazione di sospetta ADR, perché include una varietà di condizioni cliniche ed è diversamente definito nelle varie lingue europee. Quando il termine è usato per segnalare sospette ADR, deve essere fatto ogni tentativo per ottenere informazioni supplementari e stabilire una diagnosi esatta.
Per validare queste segnalazioni, dovrebbe essere posta particolare attenzione a:

  1. qualsiasi evidenza di malattia sistemica di fondo che possa accompagnarsi a difetti dell’emostasi, come malattie epatiche, lupus eritematoso sistematico, uremia o neoplasie;
  2. familiarità per sindromi emorragiche o tromboemboliche;
  3. assunzione di farmaci e anamnesi farmacologica, per farmaci concomitanti e da banco.

In assenza di una diagnosi precisa che tenga conto di quanto sopra, valori di laboratorio al di fuori della norma dovrebbero essere riportati come tali, riferendo anche quali sono i valori normali per il laboratorio che ha effettuato le analisi.

Definizione
Le coagulopatie sono un gruppo di condizioni con alterata emostasi che si manifestano con emorragie o con tromboembolismo.

Requisiti minimi per l’uso del termine

  1. Evidenza clinica (uno di seguenti segni):
  2. Test di laboratorio (alterazione di una delle seguenti prove di laboratorio):

Emorragia associata al trattamento con doxiciclina e warfarina
(riferito da A. M. Baciewicz, B. S. Bal. Bleeding associated with doxycycline and warfarin treatment. Arch Intern Med. 2001; 161: 1231)

Il Caso
Una donna bianca di 69 anni fu ricoverata per la presenza da 3 giorni di dolore al quadrante addominale inferiore sinistro, progressivo, costante e che si accentuava con il movimento. Sei giorni prima del ricovero, il medico di famiglia aveva prescritto doxiciclina (100 mg os BID) per 10 giorni per una bronchite. L'anamnesi era positiva per tumore della mammella, fibrillazione atriale, BPCO, infarto del miocardio, artrite reumatoide, osteoporosi e diverticolosi. A causa di ciò la paziente era in terapia con: warfarina, diltiazem, atorvastatina, alendronato, albuterolo e fluticasone. Un mese prima del ricovero, il valore di INR era 2,6. All'esame fisico, l'addome della paziente era teso ad una lieve palpazione con contrattura di difesa sia volontaria che involontaria. L'esame delle feci era negativo. Erano nei limiti della norma i test di funzionalità epatica ed i livelli serici di emoglobina, calcio e albumina. L'INR era 7,2. Diciannove ore dopo il ricovero, i livelli dell'emoglobina serica erano diminuiti. Una TAC addominale mise in evidenza una vasta emorragia retroperitoneale sinistra. La paziente venne trattata e dimessa 6 giorni dopo il ricovero, sostituendo la warfarina con aspirina.
Commento
Cotrimossazolo, metronidazolo, chinoloni, macrolidi, antifungini azolici ed isoniazide sono stati associati con aumento dei valori di INR e/o emorragia. Pochi casi di interazione tra doxiciclina e warfarina sono stati segnalati. In particolare, in letteratura sono riportati 3 casi di alterazione dei parametri ematologici e coagulativi da somministrazione contemporanea di doxiciclina ed anticoagulanti. Le alterazioni della coagulazione si sono manifestate 7-10 giorni dopo l'inizio della terapia con doxiciclina e si sono risolte entro 3-7 giorni dalla sospensione. Il potenziamento degli effetti della warfarina, ad opera della doxiciclina, può essere stato causato dalla competizione con il legame farmaco-proteico o da inibizione del metabolismo mediato dal citocromo P-450.

Per un ulteriore approfondimento:


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