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Statine ed alterazioni epatiche
(Francesco Salvo E Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)

Le epatiti e l’insufficienza epatica acuta, associate a statine in monoterapia, sono reazioni avverse (ADR) rare e probabilmente si manifestano con incidenza sovrapponibile a quelle associate ad altri farmaci di uso comune.
Esse sono controindicate nei pazienti con patologie epatiche in fase attiva e dovrebbero essere usate con cautela in quelli con una storia positiva per disfunzioni epatiche o assunzione di alcool (1). Durante il trattamento con statine si raccomanda di effettuare un monitoraggio routinario degli enzimi epatici, a causa di un lieve incremento nei livelli serici di alanina aminotrasferasi (ALT) osservato durante i trials clinici.
Infatti, durante i trials randomizzati, i livelli di ALT e la sospensione del trattamento non differivano nel gruppo trattato con statine rispetto a quello con placebo (circa l’1% dei pazienti) (2,3,4).
Tolman (5) ha rivisitato i dati sulla lovastatina, che viene utilizzata da circa 24 milioni di pazienti all’anno, riportando le stime indicate in Tabella.

Lovastatina ed alterazioni epatiche

Sintomi

Incidenza

Aumento di ALT (3 volte il limite superiore di normalità)

Percentuale: 2.6% a 20 mg/die, 5% a 80 mg/die.
Effetto dose dipendente e reversibile anche continuando la terapia

Epatite

Tasso: 9.7 per milione di pazienti trattati anno, molti dei quali lievi.
La causalità nella maggior parte dei casi non è stata definita.

Insufficienza epatica acuta

Tasso: 1 per 1,14 milioni di pazienti trattati anno (equivalente al tasso dell’insufficienza epatica acuta idiopatica nella popolazione generale).

La stima dell’associazione tra lovastatina ed epatiti o insufficienza epatica acuta deriva principalmente dalla segnalazione spontanea, metodica che è limitata da molti bias e che porta quasi sempre a risultati sottostimatati. L’autori fa anche notare che anche se la percentuale di segnalazione fosse del 10%, il tasso di epatiti (1/100.000) dovrebbe essere più basso rispetto ad altri farmaci usati nella pratica clinica. Per quanto riguarda l’insufficienza epatica acuta si è rilevato un tasso di 1/130.000, che potrebbe essere sovrapponibile a quello della popolazione generale. Un lieve aumento dei livelli di ALT è scarsamente predittivo di epatotossicità e, quindi, poco utile pel prevenire danni epatici più importanti.
Sempre Tolman (5) ha riesaminato retrospettivamente i dati clinici dei pazienti ambulatoriali, al fine di capire come quelli trattati con statine venissero monitorarizzati (controllo dei livelli di ALT e CK). Sono stati osservati 1194 pazienti, 1014 dei quali avevano eseguito almeno un test di monitoraggio durante l’anno dello studio. Di questi pazienti, l’1% (10) ha mostrato un incremento significativo dei livelli delle transaminasi, mentre nello 0,5% (5) l’incremento è stato moderato. L’uso di statine è apparso correlato in 9 casi.
Questi dati mettono in discussione l’utilità del monitoraggio routinario nei pazienti che assumono statine.

Bibliografia

  1. British National Formulary, 2003.
  2. La Rosa JC et al. Effects of statins on risk of coronary heart disease. A meta-analysis of randomised controlled trials. JAMA 1999 282: 2340-2346.
  3. Law NR et al. Quantifying effect of statins on low density lipoprotein cholesterol, ischaemic heart disease, and stroke: systematic review and meta-analysis. BMJ 2003 326: 1423-1429.
  4. MRC/BHF Heart Protection Study of cholesterol lowering with simvastatin in 20,536 high-risk individuals: a randomised placebo-controlled trial. Lancet 2002 360: 7-22.
  5. Tolman KG. The liver and lovastatin. Am J Cardiol 2002 89: 1374-1380.

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