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METODI DI FARMACOVIGILANZA
(secondo l’ICH Harmonised Tripartite Guideline – Pharmacovigilance Planning E2E, 18 novembre 2004)

(La presente, parziale traduzione è stata effettuata dal dott. Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina) 

1. Sorveglianza Passiva

Metodi sistematici per la valutazione delle segnalazioni spontanee
Più recentemente sono stati usati dei metodi sistematici per l’individuazione di segnali di sicurezza provenienti dalle segnalazioni spontanee. Molte di queste tecniche sono ancora in fase di sviluppo e si sta valutando la loro utilità per l’identificazione di segnali di sicurezza. Questi metodi includono il calcolo del Proportional Reporting Ratio (PRR), così come l’uso del metodo Bayesiano e di altre tecniche per l’identificazione del segnale (6,7,8). Le tecniche di data mining sono state usate anche per esaminare le interazioni tra farmaci (9). Le tecniche di data mining dovrebbero essere sempre usate in associazione alle analisi dei singoli case report e non in loro sostituzione. Le tecniche di data mining, attraverso l’utilizzo di metodi statistici che permettono di identificare dei segnali potenziali degni di ulteriore approfondimento, facilitano la valutazione delle segnalazioni spontanee. Questo strumento non permette di quantificare la grandezza del rischio, perciò dovrebbe essere usato cautela quando vengono confrontati dei farmaci. Inoltre quando si utilizzano le tecniche di data mining, dovrebbe essere presa in considerazione la soglia stabilita per identificare il segnale, in quanto questa avrà delle implicazioni per quanto riguarda la sensibilità e la specificità del metodo (una soglia elevata è associata ad un’alta specificità e ad una bassa sensibilità). I fattori di confondimento che influenzano le segnalazioni spontanee di eventi avversi, non sono rimossi attraverso il data mining. I risultati del data mining dovrebbero essere interpretati tenendo presente i limiti del sistema di segnalazione spontanea e, più specificamente, la grande differenza nella percentuale di segnalazione delle ADR tra farmaci differenti e i numerosi bias potenziali inerenti alla segnalazione spontanea. Tutti i segnali dovrebbero essere valutati considerando la possibilità di falsi positivi. Inoltre, l’assenza di un segnale non vuol dire che un problema non esista.

2. Segnalazione stimolata
Numerosi metodi sono stati usati allo scopo di incoraggiare e facilitare le segnalazioni da parte degli operatori sanitari in situazioni specifiche (per es. negli ambienti ospedalieri), per nuovi farmaci o per periodi di tempo limitati (12). Tali metodi includono segnalazioni on line di eventi avversi e stimolazione sistematica delle segnalazioni di eventi avversi, basata su un metodo pre-definito. Sebbene questi metodi abbiano dimostrato di migliorare le segnalazioni, essi non sono privi dei limiti della sorveglianza passiva, specialmente per quanto riguarda la segnalazione selettiva e l’incompletezza dell’informazione.

Durante la fase post-marketing iniziale, le compagnie potrebbero attivamente fornire agli operatori sanitari l’informazione di sicurezza e, allo stesso tempo, incoraggiare un uso cauto dei nuovi farmaci e l’invio delle segnalazioni spontanee quando viene identificato un evento avverso. Prima che il farmaco sia commercializzato è possibile sviluppare una strategia (per es. attraverso sopralluoghi da parte dei rappresentanti delle aziende, comunicazioni postali o via fax ecc.). La segnalazione stimolata di eventi avversi nella fase post-marketing iniziale può indurre le aziende a informare gli operatori sanitari delle nuove terapie e a fornire una precoce informazione di sicurezza per l’uso nella popolazione generale (per es. Early Post-marketing Phase Vigilance, EPPV in Giappone). Questa dovrebbe essere considerata come una forma di segnalazione spontanea di eventi avversi e così, anche se i dati ottenuti dalla segnalazione stimolata non possono essere usati per generare delle accurate tassi di incidenza, possono comunque permettere di stimare i tassi di segnalazione.

3. Sorveglianza attiva
La sorveglianza attiva, contrariamente a quella passiva, cerca di accertare completamente il numero di eventi avversi, attraverso un processo pre-organizzato continuo. Un esempio di sorveglianza attiva è il monitoraggio dei pazienti trattati con un particolare farmaco, attraverso un programma di gestione del rischio. Ai pazienti che ricevono il farmaco prescritto, si può chiedere di sottoporsi ad una breve indagine e di dare il consenso per essere successivamente contattati (13). In generale, è più fattibile recuperare dati completi sulle segnalazioni di un evento avverso individuale, attraverso un sistema di sorveglianza attiva piuttosto che attraverso un sistema di sorveglianza passiva.

4. Studi osservazionali comparativi
I metodi epidemiologici tradizionali sono una componente chiave nella valutazione degli eventi avversi. Vi sono numerosi modelli di studi osservazionali che sono preziosi per la validazione dei segnali provenienti dalle segnalazioni spontanee o dai case series. Tra questi modelli, i principali sono: gli studi cross sectional, gli studi caso controllo e gli studi di coorte (sia retrospettivi che prospettici) (12,15).

5. Indagini cliniche mirate
Quando dai trials clinici pre marketing sono identificati alcuni rischi importanti, dovrebbero essere condotti altri studi clinici per valutare il meccanismo d’azione delle reazioni avverse. In alcuni casi, possono essere condotti studi farmacodinamici e farmacocinetici per determinare se una particolare posologia può porre i pazienti in una condizione di incrementato rischio di evento avverso. Studi genetici possono inoltre fornire indizi riguardo quale gruppo di pazienti può andare in contro ad un incrementato rischio di reazioni avverse. Inoltre, sulla base delle proprietà farmacologiche e dell’uso previsto del farmaco nella pratica generale, può essere richiesto di condurre degli studi specifici allo scopo di indagare le potenziali interazioni tra farmaci e le interazioni tra cibo e farmaci. Questi studi possono includere studi di farmacocinetica sulla popolazione e di monitoraggio della dose nei pazienti e nei volontari sani.

Alle volte rischi potenziali o benefici imprevisti in popolazioni speciali possono essere identificati dai trials clinici pre-approvazione, ma non possono essere completamente quantificati a causa delle piccole dimensioni dei campioni o per l’esclusione da questi studi clinici di sottopopolazioni di pazienti. Queste popolazioni possono includere gli anziani, i bambini, o i pazienti con disordini renali o epatici. I bambini, gli anziani e i pazienti con condizioni co-morbose possono metabolizzare i farmaci in maniera differente rispetto ai pazienti solitamente arruolati nei trials clinici. Altri trials clinici possono essere usati per determinare e quantificare la grandezza del rischio (o beneficio) in tali popolazioni.
Per chiarire il profilo rischio-beneficio di un farmaco al di fuori delle modalità d’utilizzo testate nei trials clinici e/o per quantificare il rischio di un evento avverso importante ma relativamente raro, può essere condotto un trial ampiamente semplificato. Per evitare il bias di selezione, in un ampio trial semplificato, i pazienti vengono generalmente reclutati in maniera randomizzata. In questo tipo di trial tuttavia, l’evento di interesse dovrà essere focalizzato per assicurare uno studio vantaggioso e pratico. Un limite di questo metodo è che i risultati possono essere troppo semplificati e ciò potrebbe avere un impatto sulla qualità e sulla utilità finale del trial.

6. Studi Descrittivi
Gli studi descrittivi sono un’importante componente della farmacovigilanza, sebbene non siano utili per l’identificazione o la verifica di un evento avverso associato all’esposizione di un farmaco. Questi studi sono principalmente usati per ottenere il tasso di base riguardo gli esiti degli eventi e/o stabilire la prevalenza dell’uso del farmaco nelle popolazioni specificate.

Bibliografia:

  1. ICH Guideline. E2D: Post-approval Safety Data Management: Definitions and Standards for Expedited Reporting; 3.1.1 Spontaneous Reports .
  2. Pinkston V, Swain EJ. Management of adverse drug reactions and adverse event data through collection, storage, and retrieval. In: Stephens MDB, Talbot JCC, Routledge PA, eds. Detection of New Adverse Drug Reactions. 4th ed. 1998. MacMillan Reference Ltd, London; 282.
  3. Faich GA. U.S. Adverse Drug Reaction Surveillance 1989 – 1994. Pharmacoepidemiology Drug Safety 1996;p. 393-398.
  4. Goldman SA. Limitations and Strengths of Spontaneous Reports Data. Clinical Therapeutics 1998;20 (Suppl C):C40-C44.
  5. Hartmann K, Doser AK, Kuhn M. Postmarketing Safety Information: How Useful are Spontaneous Reports . Pharmacoepidemiology and Drug Safety 1999;8:S65-S71.
  6. Waller PC, Arlett PA. Responding to Signals. In: Pharmacovigilance, Editor Mann RD, John Wiley and Sons Ltd; 2002.
  7. DuMouchel W. Bayesian Data Mining in Large Frequency Tables, with an Application to the FDA Spontaneous Reporting System . Am Stat 1999;53:177-190.
  8. Bate A, Lindquist M, Edwards IR. A Bayesian Neural Network Method for Adverse Drug Reaction Signal Generation . Eur J Clin Pharmacology 1998;54:315-321.
  9. Van Puijenbroek E, Egberts ACG, Heerdink ER, Leufkens HGM. Detecting Drug-Drug Interactions using a Database for Spontaneous Adverse Drug Reactions: An Example with Diuretics and Non-Steroidal Anti-Inflammatory Drugs. Eur J Clin Pharmacol 2000;56:733-738.
  10. Venning GR. Identification of Adverse Reactions to New Drugs. III: Alerting Processes and Early Warning Systems. BMJ 1983;286:458-460.
  11. Edwards IR. The Management of Adverse Drug Reactions: From Diagnosis to Signal. Thérapie 2001;56:727-733.
  12. Strom BL (ed.). Pharmacoepidemiology, 3rd ed, John Wiley and Sons, Ltd, New York, NY; 2002.
  13. Mitchell AA, Van Bennekom CM, Louik C. A Pregnancy-Prevention Program in Women of Childbearing Age receiving Isotretinoin. N Engl J Med 1995, July 13; 333(2):101-6.
  14. Task Force on Risk Management. Report to the FDA Commissioner. Managing the Risks from Medical Product Use: Creating a Risk Management Framework. Part 3. How does FDA conduct postmarketing surveillance and risk assessment; May 1999.
  15. Mann RD, Andrews EB (eds.). In: Pharmacovigilance, John Wiley and Sons, Ltd, West Sussex, England; 2002.
  16. Coulter DM. The New Zealand Intensive Medicines Monitoring Programme in Pro-Active Safety Surveillance. Pharmacoepidemiology and Drug Safety 2000;9:273-280.
  17. Mackay FJ. Post-marketing studies. The work of the Drug Safety Research Unit. Drug Safety 1998;19:343-353.
  18. Garcia Rodriguez LA, Perez Gutthann S. Use of the UK General Practice Research Database for Pharmacoepidemiology. Br J Clin Pharmacol 1998;45:419-425.

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