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Farmaci antidiabetici: rischi in pazienti diabetici con insufficienza cardiaca
(Maria Antonietta Catania, Alessandra Russo ed Achille P. Caputi, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Chirurgia, Università di Messina)
È documentato che:
- i pazienti diabetici hanno un rischio maggiore di sviluppare insufficienza cardiaca e tale rischio relativo aumenta del 10-15% per ogni aumento di 1 unità di emoglobina glicata (1-4);
- l’insufficienza cardiaca è presente nel 25-40% di tutti i pazienti diabetici adulti (1,5-7);
- i pazienti con insufficienza cardiaca hanno outcome peggiori se sono diabetici (8,9);
- non si sa ancora quale sia il livello glicemico ottimale da raggiungere nei pazienti diabetici con insufficienza cardiaca ed è stato addirittura suggerito (10) che un controllo troppo stretto della glicemia (emoglobina glicata ≤ 7%) possa essere associata ad una sopravvivenza inferiore, indipendentemente dal farmaco impiegato per ottenerlo;
- nonostante siano ormai disponibili molti farmaci antidiabetici, è ancora in discussione il loro effetto sugli outcome nei pazienti affetti contemporaneamente da diabete ed insufficienza cardiaca (11-13).
A fronte di quanto sopra, ed in particolare per comprendere meglio gli effetti degli antidiabetici sulla salute dei pazienti diabetici con insufficienza cardiaca è stata condotta una revisione sistematica della letteratura da parte di Eurich e coll. dell’Università di Alberta, Edmonton, Canada (14).
Vengono di seguito riportati la metodologia della ricerca ed i risultati.
Metodologia
Una ricerca ha identificato 10.091 titoli ed abstract, che sono stati analizzati in 3 tappe successive. Alla fine del primo screening sono stati eliminati 9.905 lavori (perché non trattavano pazienti diabetici con insufficienza cardiaca o perché revisioni, editoriali, lettere, linee-guida, duplicati, non rilavanti per il problema); alla fine del secondo screening sono stati eliminati altri 111 lavori (per le stesse motivazioni su riportate), alla fine del terzo screening sono stati eliminati altri 67 lavori (per le stesse motivazioni o perché non avevano gruppi di confronto o perché non valutavano l’impatto di farmaci).
Alla fine di questo processo la revisione sistematica è stata condotta su 8 articoli (12,13,15-20), di cui uno è un RCT, due sono analisi post-hoc per sottogruppi, quattro sono studi di coorte retrospettivi ed uno studio di coorte prospettico. Inoltre 3 studi presentano più di 2 gruppi di confronto, quattro valutano l’effetto del trattamento insulinico (pazienti n=9104), tre valutano quello della metformina (n=3327), 4 valutano quello dei tiazolidinedioni (n=3409) e due confrontano l’effetto delle sulfaniluree con altri farmaci (n=8918). Nessuno studio valuta specificamente l’effetto degli inibitori dell’alfa-glucosidasi (acarbose e meglitolo) o dei segretagoghi dell’insulina non sulfanilureici (repaglinide e nateglinide) in pazienti diabetici con insufficienza cardiaca.
Risultati
Insulina
- In base allo studio condotto da Murcia e coll. (18), i pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con insulina (n=168), rispetto ai controlli (n=328) trattati con dieta, sulfaniluree o metformina) presentano un aumento significativo della mortalità da qualsiasi causa [HR = 1.66 (1.20-2.31) ], di morbilità cardiovascolare (ospedalizzazione per insufficienza cardiaca o prescrizione di ACE-inibitori) e di mortalità da cause cardiovascolari [HR = 1.38 (1.06-1.80) ].
- In base allo studio condotto da Pocock e coll. (16), i pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con insulina (n=706), rispetto ai controlli (n=1454) trattati con dieta, sulfaniluree, metformina o tiazolidinedioni, presentano un aumento significativo della mortalità per qualsiasi causa [HR = 1.25 (1.03-1.51) ] e di morte per malattie cardiovascolari o ospedalizzazione per insufficienza cardiaca [HR = 1.55 (1.29-1.86) ].
- In base allo studio condotto da Smooke e coll. (17), i pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con insulina (n=43), rispetto ai controlli (n=89) trattati con dieta, sulfaniluree, metfomina o tiazolidinedioni) presentano un aumento significativo della mortalità da qualsiasi causa ad 1 anno [HR = 3.42 (1.40-8.37) ] ed a 2 anni [HR = 2.20 (0.96-5.03) ].
- Quello condotto da Masoudi e coll. (12) è uno studio di coorte retrospettivo su 16417 pazienti diabetici beneficiari dell’assistenza Medicare dimessi dall’ospedale con diagnosi di insufficienza cardiaca. Questo studio ha valutato gli effetti dell’insulina e, a differenza di quelli precedenti, non ha trovato alcuna associazione tra insulina e rischio di mortalità [HR = 0.96 (0.88-1.05) ] rispetto ai pazienti che ricevevano, sulfaniluree, metfomina, tiazolidinedioni, segretagoghi non sulfanilureici o inibitori della alfa-glucosidasi.
Metformina
- In base allo studio condotto da Inzucchi e coll (15), i pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con metformina (n=406), rispetto ai controlli (n=2184) trattati con insulina, sulfaniluree, segretagoghi non sulfanilureici o inibitori della alfa-glucosidasi, non è stata trovata alcuna associazione ad alcun rischio di mortalità da qualsiasi causa ad 1 anno [HR = 0.92 (0.78-1.18) ] ed a 2 anni [HR = 2.20 (0.96-5.03) ].
- In base allo studio condotto da Masoudi e coll. (12), nei pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con metformina (n=1861), rispetto ai controlli (n=12069) trattati con insulina, sulfaniluree, segretagoghi non sulfanilureici o inibitori della alfa-glucosidasi,la mortalità per qualsiasi causa è significativamente inferiore [HR = 0.86 (0.78-0.97) ]. Inoltre nei pazienti (n=261) trattati con l’associazione metformina/tiazolidinedioni la mortalità per qualsiasi causa è significativamente inferiore [HR = 0.76 (0.58-0.99) ] rispetto ai controlli. Inoltre nessuna differenza viene osservata nel rischio di tutte le cause di ri-ospedalizzazione per i pazienti che hanno ricevuto metformina [HR = 0.94 (0.89-1.01) ] ed un rischio minore viene osservato nei pazienti trattati con l’associazione metformina più tiazolidinedioni [HR = 0.82 (0.69-0.96) ]. Infine un rischio inferiore viene osservato nei pazienti trattati con metformina per quel che riguarda la ri-ospedalizzazione per insufficienza cardiaca [HR = 0.92 (0.86-0.99) ].
- Lo studio condotto da Eurich e coll. (13) è un’analisi retrospettiva su record amministrativi che confronta la metformina da sola (n=208) o in associazione a sulfaniluree (n=852) verso la monoterapia con sulfaniluree (n=773) in pazienti con diagnosi recente di diabete con insufficienza cardiaca. In questo studio la mortalità per qualsiasi causarisulta inferiore nel gruppo trattato con la sola metformina sia ad 1 anno [HR = 0.66 (0.44-0.97) ] che a 2 anni e mezzo [HR = 0.70 (0.54-0.91) ] o con il trattamento combinato metformina/sulfaniluree sia ad 1 anno [HR = 0.54 (0.42-0.70) ] che a 2 anni e mezzo [HR = 0.61 (0.52-0.72) ]. In questo studio la metformina non risulta associata ad un aumentato rischio di acidosi lattica.
Tiazolidinedioni
- In base allo studio condotto da Inzucchi e coll (15), nei pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con tiazolidinedioni (n=255), rispetto ai controlli (n=2184) trattati con insulina, sulfaniluree, segretagoghi non sulfanilureici o inibitori della alfa-glucosidasi, il rischio di mortalità per qualsiasi causa [HR = 1.04 (0.83-1.31) ]ad un anno non è differente. E’ presente tuttavia una tendenza verso un aumento del rischio di ri-ammissione in ospedale per insufficienza cardiaca per i pazienti trattati con tiazolidinedioni [HR = 1.15 (0.97-1.38) ].
- In base allo studio condotto da Masoudi e coll. (12), nei pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con tiazolidinedioni (n=2226), rispetto ai controlli (n=12069) trattati con insulina, sulfaniluree, segretagoghi non sulfanilureici o inibitori della alfa-glucosidasi,la mortalità per qualsiasi causa ad un anno è significativamente inferiore [HR = 0.87 (0.80-0.94) ]. Inoltre nei pazienti (n=261) trattati con tiazolidinedioni non c’è differenza nel rischio di ri-ospedalizzazione per qualsiasi causa [HR = 0.76 (0.58-0.99) ] rispetto ai controlli. Tuttavia questo studio mostra un piccolo aumento nel rischio di nuova ospedalizzazione per insufficienza cardiaca nel gruppo trattato con tiazolidinedioni [HR = 1.06 (1.00-1.12) ].
- Lo studio condotto da Aguilar e coll. (20) è un’analisi retrospettiva di pazienti ambulatoriali seguiti attraverso i centri medici dei Veteran Affairs. In questo studio i pazienti trattati con tiazolidinedioni (n=818), rispetto ai pazienti (n=4700) trattati con insulina, sulfaniluree, segretagoghi non sulfanilureici o inibitori della alfa-glucosidasi, non presentano differenze a due anni nella mortalità per qualsiasi causa [HR = 0.98 (0.81-1.17) ] o per ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca [HR = 1.00 (0.81-1.24) ]. Tuttavia fra i pazienti che non ricevevano insulina, i pazienti trattati con tiazolidinedioni (n=381) presentano un rischio maggiore di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca rispetto a coloro (n=2217) che non ricevevano farmaci sensibilizzanti all’insulina [HR = 1.62 (1.15-2.29) ].
- Lo studio condotto da Dargie e coll. (19) è uno studio randomizzato e controllato che ha valutato l’aggiunta di un tiazolidinedione, il rosiglitazone (n=111), o di placebo (n= 114) alla terapia già presente in pazienti con insufficienza cardiaca di grado I o II NYA. Dopo 52 settimane di terapia c’è stato, rispetto al placebo, un trend verso un aumento della mortalità per qualsiasi causa [HR = 1.50 (0.49-4.59) ], nel rischio di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca [HR = 1.30 (0.35-4.82) ], nonché nel rischio di peggioramento dell’insufficienza cardiaca [HR = 1.28 (0.51-3.21) ]
Sulfaniluree
- In base allo studio condotto da Masoudi e coll. (12), nei pazienti diabetici con insufficienza cardiaca trattati con sulfaniluree (n=8145), rispetto ai controlli (n=8272) trattati con insulina, metformina, segretagoghi non sulfanilureici, inibitori della alfa-glucosidasi o tiazolidinedioni,la mortalità per qualsiasi causa ad un anno non è aumentata [HR = 0.99 (0.91-1.08) ]. Inoltre nei pazienti (n=261) trattati con l’associazione metformina/tiazolidinedioni la mortalità per qualsiasi causa è significativamente inferiore [HR = 0.76 (0.58-0.99) ] rispetto ai controlli. Inoltre nessuna differenza viene osservata nel rischio di tutte le cause di ri-ospedalizzazione per i pazienti che hanno ricevuto metformina [HR = 0.94 (0.89-1.01) ] ed un rischio inferiore viene osservato nei pazienti trattati con l’associazione metformina più tiazolidinedioni [HR = 0.82 (0.69-0.96) ]. Infine un rischio minore viene osservato nei pazienti trattati con metformina per quel che riguarda la ri-ospedalizzazione per insufficienza cardiaca [HR = 0.92 (0.86-0.99) ].
Conclusioni
- Metformina. I risultati di questo studio suggeriscono che fra tutti gli antidiabetici oggi disponibili solo la metformina riduce la mortalità e non è associata a qualsivoglia rischio misurabile in pazienti con diabete ed insufficienza cardiaca. Inoltre, associando tutti i dati degli studi presentati, la metformina, in confronto a tutti gli altri trattamenti, riduce significativamente l’ospedalizzazione per qualsiasi causa ad un anno [HR = 0.85 (0.76-0.95) ]. A causa della possibile insorgenza di acidosi lattica, la metformina è stata controindicata per anni nei pazienti con insufficienza cardiaca. Tuttavia nello studio di Eurich (13) non è stata osservata acidosi lattica e nel 2006 la FDA ha rimosso la controindicazione “insufficienza cardiaca” nella scheda tecnica della metformina, anche se ha lasciato un avvertimento relativo (21).
- Insulina. Sui 4 studi che sono stati analizzati, che sono quelli che hanno specificamente valutato l’uso del trattamento con insulina in pazienti con insufficienza cardiaca, ben 3 suggeriscono un aumento della mortalità. Tuttavia gli autori ritengono (14) che sia difficile trarre una conclusione certa in base a questi studi, per la loro etereogenicità che ne impedisce una meta-analisi formale, per la mancanza di analisi multivariate in due studi e per la mancanza di studi randomizzati e controllati.
- Tiazolidinedioni. Sono relativamente controindicati in pazienti con insufficienza cardiaca di classe NYA III e IV, poiché possono dar luogo a ritenzione idrica. I dati associati dei 4 studi che valutano l’effetto dei tiazolidinedioni sulla mortalità per qualsiasi causa suggeriscono che essi possono essere associati ad una riduzione della mortalità per qualsiasi causa [HR = 0.83 (0.71-0.97) ] rispetto agli altri trattamenti, sebbene esista una moderata eterogenicità fra questi studi. Gli stessi dati associati suggeriscono però che essi possono essere associati ad un aumentato rischio di ricovero per insufficienza cardiaca [HR = 1.13 (1.04-1.22) ].Questi dati sono in accordo con le evidenze che scaturiscono da trial clinici controllati e recentemente pubblicati (22-25) che hanno concordemente dimostrato che i tiazolidinedioni aumentano la ritenzione di fluidi ed il ricovero in ospedale per insufficienza cardiaca di pazienti con pre-esistenze insufficienza cardiaca. Infine, è recentemente insorto il sospetto che questi farmaci possano aumentare il rischio di infarto miocardico (26,27).
- Sulfaniluree. Solo 2 studi sono disponibili per cercare di valutarne l’effetto nei pazienti diabetici con insufficienza cardiaca, sebbene siano usate in tutti i gruppi di confronto. Di questi due studi, 1 (18) dimostra che in monoterapia sono associate a rischio ed 1 altro (12) esclude tale rischio. Una recente meta-analisi (28) ha tuttavia dimostrato che questi farmaci non sono associati ad un aumento di eventi cardiovascolari.
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