Shen AY et al. Racial/ethnic differences in the risk of intracranial hemorrhage among patients with atrial fibrillation. J Am Coll Cardiol 2007;50:309-317
a cura di Patrizia Iaccarino (SIMG sezione di Napoli – Rete Pharmasearch)
Viene di seguito riportato un ampio sunto, a cura della Dott.ssa Patrizia Iaccarino, di un articolo pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology (Racial/ethnic differences in the risk of intracranial hemorrhage among patients with atrial fibrillation.) relativo all’influenza della diversa origine etnica nel rischio di sviluppare emorragia intracranica a seguito del trattamento con warfarin.
Il rischio di emorragia intracranica (ICH) n pazienti in trattamento con warfarin per fibrillazione atriale (FA), è significativamente maggiore per neri, ispanici ed asiatici piuttosto che per i bianchi, secondo un recente lavoro pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology.
Nel loro studio gli autori hanno preso in considerazione pazienti trattati per FA le loro istituzioni nel periodo compreso tra il 1994 e il 2000. Il relativo follow-up è stato continuato fino alla fine del 2003.
Sono stati identificati 18.867 pazienti con FA (il 78,5% bianchi, l’8,1% neri, il 9,5% ispanici, il 3,9% asiatici); più della metà avevano assunto warfarin per gran parte del tempo durante il follow-up. Sono stati registrati più di 173 casi documentati di ICH in pazienti che usavano il warfarin.
Non vi erano significative differenze tra i gruppi razziali circa l’incidenza di ICH in pazienti non trattati con warfarin. Soprattutto, il tasso di eventi ICH era dello 0,15 per 100 pazienti/anno tra i pazienti che non ricevevano terapia anticoagulante, versus lo 0,47 per 100 persone/anno per quelli trattati con warfarin.
Vi erano al contrario“sorprendenti differenze nell’incremento di rischio” tra i gruppi, quando trattati con warfarin, scrivono gli autori. Rispetto ai soggetti di razza bianca, la hazard ratio per ICH era di 4,06 per gli asiatici, 2,06 per gli ispanici, e di 2,04 per i bianchi.
Gli autori suggeriscono che il bisogno di anticoagulazione può differire secondo la linea razziale e deve essere dosato in accordo con essa.
Nell’editoriale pubblicato nello stesso numero della rivista, il Dr. Rodney H. Falk, della Harvard Vanguard Medical Associates di Boston, consiglia cautela:
"Se i risultati di questo studio fossero interpretati in maniera non corretta, qualunque cambiamento nella pratica potrebbe andare a detrimento della cura del paziente."
Nonostante l’incrementata diversità razziale in USA avvenuta negli ultimi anni, esiste solo una piccola ricerca riguardante gli esiti di trattamento della FA in pazienti non bianchi.
"Una importante considerazione è se tutte le razze/etnie hanno bisogno della stessa intensità di anticoagulazione," sostengono gli autori dello studio.
Il Dr. Falk mette in evidenza il fatto che il rischio di stroke ischemico è così elevato in pazienti con FA che "ci vorrebbero ulteriori dati molto convincenti per rifiutare il warfarin a una minoranza con FA." In assenza di tali dati, è comunque consigliabile, secondo il dr. Falk, applicare un approccio alla terapia che consideri anche l’etnia quando si deve scegliere la dose iniziale di warfarin.