(Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina)
Numerosi farmaci, appartenenti a svariate famiglie, sono oggi disponibili per il trattamento del diabete di tipo 2 (1). Ciononostante, solo la metformina presenta un impatto provato nei confronti di morbilità e mortalità, mentre la glibenclamide riduce la morbilità della patologia.
Il sitagliptin è il primo farmaco appartenente alla classe degli inibitori della dipeptidil dipeptidasi 4 (DPP-4), l’enzima responsabile della degradazione delle incretine (*). In Europa, il farmaco è stato approvato per il trattamento del diabete di tipo 2 in associazione a metformina o a un glitazone, mentre negli Stati Uniti è stato approvato per la monoterapia (**) (2,3).
Una revisione della rivista prescrire (Prescr Int 2007; 17: 93) ha valutato il profilo rischio/beneficio del sitagliptin, da solo o in combinazione con altri medicinali, allo scopo di verificare se il farmaco possa rappresentare un’ulteriore opzione terapeutica per i pazienti che non rispondono al trattamento con metformina o glibenclamide, utilizzate in monoterapia o in associazione con insulina (4).
Effetti limitati sui livelli di emoglobina glicata
La valutazione clinica del sitagliptin non ha fornito risultati soddisfacenti (5-13). Due studi di valutazione della dose hanno evidenziato che il sitagliptin è più efficace nei confronti dei livelli di emoglobina glicata alla dose di 100 mg/die (6). Dosi giornaliere di 100 e 200 mg sono state testate in vari RCT nei quali l’efficacia è stata misurata in termini di livelli di emoglobina glicata piuttosto che di esiti clinici.
In nessuno di tali studi il sitagliptin è stato somministrato a pazienti trattati con una solfanilurea o è stato confrontato con una combinazione di insulina e metformina o una solfanilurea.
Un’efficacia leggermente superiore rispetto al placebo nei confronti della glicemia
La tabella mostra i risultati ottenuti negli RCT controllati con placebo. Il sitagliptin è risultato lievemente più efficace del placebo nei confronti dei livelli sierici di emoglobina glicata. Utilizzato da solo o in combinazione con altri farmaci, il sitagliptin ha ridotto i livelli medi di emoglobina glicata dello 0.7%, mentre una percentuale compresa tra il 36% e il 47% dei pazienti ha raggiunto il target di emoglobina glicata ≤ 7% contro il 16-23% dei trattati col placebo (5,6). Il sitagliptin non sembra alterare il metabolismo lipidico (5).
In un altro trial, condotto su 91 pazienti con insufficienza renale, il sitagliptin, somministrato alla dose di 25 mg/die in pazienti dializzati e di 50 mg/die negli altri pazienti, ha mostrato un’efficacia significativamente superiore rispetto al placebo nei confronti dell’emoglobina glicata (5).
Meno efficace nel ridurre la glicemia rispetto alla glipizide
In un trial di confronto tra sitagliptin + metformina verso glipizide + metformina, sono stati inclusi 1172 pazienti in trattamento con metformina e con livelli medi di HbA1C del 7.5% (7,8,11). Alla fine del trial, circa il 60% dei pazienti in ogni gruppo presentava livelli di emoglobina glicata < 7%. Solo il 22% dei pazienti nel gruppo glipizide ha ricevuto la massima dose di 20 mg/die e il 42% è stato trattato con < 10 mg/die. Il tasso di abbandono a causa dell’inefficacia terapeutica è risultato maggiore nel gruppo sitagliptin + metformina (15% vs 10%).
Dopo 24 settimane di trattamento, la combinazione glipizide + metformina è apparsa più efficace, anche se la riduzione nei livelli di HbA1C alla 52a settimana è risultata simile tra i due gruppi (0.67%).
In uno studio di valutazione della dose (circa 125 pazienti per gruppo), la glipizide è risultata significativamente più efficace del sitagliptin nel ridurre la glicemia. L’EMEA ha concluso che rimane da stabilire la non inferiorità del sitagliptin rispetto alla glipizide (7).
Tabella. RCT in doppio cieco sul sitagliptin utilizzato in pazienti con diabete di tipo 2 |
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Trial (bibliografia) |
Numero di pazienti |
Comparatore dose giornaliera |
Durata (settimane) |
Livelli medi di HbA1c |
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Inizio del trial |
Fine del trial |
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021 |
741 |
|
24 |
8.01 |
7.39* |
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|
8.08 |
7.31* |
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|
8.03 |
8.20 |
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023 |
521 |
|
18 |
8.04 |
7.58* |
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|
8.14 |
7.81* |
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|
8.05 |
8.21 |
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019 |
353 |
|
24 |
8.05 |
7.17* |
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|
8.00 |
8.20 |
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020 |
701 |
|
24 |
7.96 |
7.20 |
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|
8.03 |
7.95 |
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028 |
91 |
|
12 |
7.6 |
6.9* |
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|
7.6 |
7.1* |
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|
7.8 |
7.6 |
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024 |
1172 |
|
52 |
7.48 |
6.84 |
|
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|
7.52 | 6.86 | ||||||||||
(14) |
1091 |
|
24 |
8.68 |
8.88 |
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|
8.87 |
8.18* |
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|
8.90 |
8.04* |
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|
8.68 |
7.58* |
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|
8.79 |
7.37* (a) |
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|
8.76 |
6.87* (a) |
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Effetto additivo con la metformina
Un RCT in doppio cieco, condotto su 1091 pazienti con diabete di tipo 2, ha confrontato il sitagliptin con la metformina e con l’associazione dei due farmaci (14). Un livello di emoglobina glicata < 7% è stato raggiunto dal 9% dei pazienti nel gruppo placebo contro il 20% di quelli trattati con sitagliptin, il 23% con metformina 1000 mg, il 38% con metformina 2000 mg ed il 43% e 66% delle combinazioni metformina + sitagliptin.
Troppo poco noti gli effetti a lungo termine
Il principale effetto avverso dell’exenatide, un analogo dell’incretina, è la nausea (15). Il sitagliptin, inibendo il catabolismo delle incretine, potrebbe provocare lo stesso effetto.
In aggiunta, la DPP-4 è simile al CD26, una proteina presente sulla superficie dei linfociti, dei quali modula l’attività (5). In vitro, gli inibitori non specifici della DPP-4 esercitano effetti immunosoppressori (5). Nel ratto, il sitagliptin è stato associato ad un incremento nella frequenza di adenoma e carcinoma epatico (16). Il sitagliptin si lega ai recettori serotoninergici. Disturbi neurologici e muscolari sono stati osservati in cani trattati con alte dosi di farmaco (5).
Il profilo di sicurezza del sitagliptin è stato determinato in vari trial di confronto, della durata massima di 6 mesi, per un totale di 1538 pazienti trattati col farmaco e 778 pazienti sottoposti alla somministrazione del placebo. Il confronto è stato effettuato anche su 1116 pazienti trattati con sitagliptin verso 355 pazienti trattati col placebo per almeno 1 anno (studi di identificazione della dose, trial non comparativi, studi di follow-up su trial di confronto) (5).
Tali dati non sono di farmacovigilanza, ma rappresentano un piano anticipato di gestione del rischio (9).
Nausea e costipazione
Nei trial clinici di breve durata, la nausea è stata osservata con maggiore frequenza nei pazienti trattati con sitagliptin 100 mg/die (3.3% dei pazienti) e 200 mg/die (7.5%; p < 0.05) rispetto al placebo (1.6%) (5).
Anche l’incidenza della costipazione è risultata maggiore col sitagliptin (1.8% con 100 mg e 2.4% con 200 mg, verso 1% col placebo). Il farmaco non altera l’appetito o il peso corporeo (5).
Infezioni
Diversamente dagli studi di breve durata, i trial clinici di lunga durata hanno evidenziato una maggiore incidenza di infezioni col sitagliptin in particolare a livello del tratto respiratorio (11.4% con 100 mg, 14.8% con 200 mg e 7.1% nei pazienti non esposti).
Cancro
L’incidenza del cancro nei trial clinici a breve termine è stata dello 0.7% con sitagliptin 100 mg, dello 0.9% con sitagliptin 200 mg e 0.5% col placebo (6). La breve durata di questi trial e il ridotto numero di casi non consente di giungere ad alcuna conclusione. Nei trial clinici a lungo termine, sono stati diagnosticati 5 casi di cancro tra i pazienti trattati con sitagliptin 100 mg, mentre nessun caso è stato osservato tra i pazienti trattati con 200 mg o in quelli non esposti (5,15).
Depressione
Nei trial clinici a lungo termine sono stati riportati 13 casi di depressione tra i pazienti trattati con sitagliptin e nessun caso tra quelli sottoposti alla somministrazione del placebo (5). Solo 5 di questi pazienti presentavano un’anamnesi di depressione, insonnia o ansia. È stato anche osservato un incremento di 4 volte nel rischio di suicidi o di idee suicidarie in associazione al sitagliptin (9).
Mialgia
Nei trial clinici a lungo termine, la mialgia è risultata più frequente (circa il 4% verso il 2%) (5). Negli studi a breve termine, l’incidenza di reazioni neurologiche (tremori, vertigini) e di disturbi muscolari non è risultata incrementata per il sitagliptin (5).
Aumento dei livelli di creatinina
Un incremento dose-dipendente nei livelli di creatinina è stato osservato entro breve tempo dall’inizio del trattamento con sitagliptin (5). Nei trial clinici a lungo termine, un incremento ≥ 3 mg/l (27 mmol/l), rispetto ai valori normali nei livelli di creatinina, è stato osservato nel 3.6% dei pazienti trattati con sitagliptin e nel 2.5% dei non esposti al farmaco.
Ipoglicemia
Sulla base dei risultati dei trial clinici di confronto, è stato calcolato che, ogni anno, l’ipoglicemia si manifesta in media nel 6.4% dei pazienti trattati con sitagliptin 100 mg, nel 3.4% dei pazienti trattati con 200 mg e nel 2.6% di quelli trattati con placebo. Sebbene tali differenze non siano significative, tali dati dovrebbero indirizzare verso un attento monitoraggio del farmaco (5).
Gravidanza
Nel ratto e nel coniglio, il sitagliptin non è risultato teratogeno; mancano, tuttavia, dati sull’uomo (12).
Interazioni del trattamento
Circa il 20% della dose di sitagliptin viene metabolizzata, principalmente attraverso l’intervento dell’isoenzima CYP3A4 del citocromo P450 (8). Durante i trial clinici non sono state osservate interazioni maggiori, ma anche in questo caso è necessario il ricorso ad un attento monitoraggio del farmaco (10).
Conclusioni
La valutazione clinica del sitagliptin nei pazienti con diabete di tipo 2 è abbastanza deludente. Sia in monoterapia che in associazione a metformina o pioglitazone, il suo effetto sui livelli di emoglobina glicata con un controllo soddisfacente del diabete è raggiunto soltanto in una minoranza di pazienti. In particolare, non è stato osservato alcun impatto del farmaco nei confronti di mobilità/mortalità e risulta ancora da determinare se il farmaco sia efficace almeno quanto la combinazione di metformina e di una sulfonilurea.
I dati sugli effetti avversi sono limitati, ma non è da escludere la possibilità di un incremento nel rischio di infezioni, cancro e depressione.
Secondo la rivista Prescrire, pertanto:
* le incretine sono ormoni intestinali che stimolano la secrezione postprandiale di insulina (1,3).
** un’analisi della rivista prescrire sui glitazoni ha concluso che né il pioglitazone né il rosiglitazone dovrebbero essere utilizzati come terapia di prima scelta a causa del profilo rischio/beneficio negativo (3,17).
Bibliografia
Link