(Alessandra Russo, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina)
Per determinare il rischio relativo e assoluto di fratture, associato ad uso prolungato di glitazoni in pazienti con diabete di tipo 2, è stata condotta una metanalisi (1), in cui è stato valutato anche l’effetto di questi farmaci sulla densità minerale ossea e la plausibilità biologica. Già alla fine del 2006, nell’ambito dello studio ADOPT (A Diabetes Outcome and Progression Trial) (2), era stato sollevato il problema del rischio di fratture associato a rosiglitazone. A questo trial sono seguite alcune "warning letters” da parte delle ditte produttrici di glitazoni.
La ricerca è stata effettuata su MEDLINE, EMBASE e Cochrane Central Registry of Controlled Trials (CENTRAL) fino a giugno 2008. Inoltre, per includere eventuali studi non pubblicati, sono stati esaminati i siti web delle autorità regolatorie, i foglietti illustrativi, i registri dei trial clinici delle ditte produttrici e il Clinical Study Results database. Inoltre, sono state valutate le revisioni sistematiche, includendo i riferimenti bibliografici degli studi. Infine, per identificare gli articoli più importanti, è stato utilizzato il Web del Science Citation Index.
Sono stati selezionati RCT e studi osservazionali che hanno valutato il rischio di fratture in pazienti con diabete di tipo 2, confrontando i soggetti trattati con glitazoni e quelli non esposti.
I criteri di inclusione comprendevano:
Per quanto riguarda gli outcome secondari degli effetti dei glitazoni sulla densità minerale ossea, sono stati selezionati RCT e studi osservazionali, di qualsiasi durata, che confrontavano le modifiche della densità minerale ossea in pazienti con o senza esposizione a glitazoni.
Rischio di fratture
Sono stati inclusi 10 RCT (n=13.715), in doppio cieco, della durata da 1 a 4 anni, in cui i partecipanti avevano una ridotta tolleranza al glucosio o diabete conclamato. In 5 trial, i dati sulle fratture erano disponibili in base al sesso e i partecipanti nei gruppi di trattamento erano simili ai controlli per quanto riguarda l’origine etnica, la durata della malattia, i valori di emoglobina glicosilata e l’indice di massa corporea.
Nei 10 RCT, rispetto ai controlli, i glitazoni erano associati ad un aumento statisticamente significativo del rischio di fratture totali (OR 1,45; IC 95% 1,18–1,79; p<0,001). In 5 RCT, rispetto ai controlli, è stato osservato un aumento statisticamente significativo del rischio di fratture tra le donne (2,23; 1,65–3,01; p<0,001), ma non tra gli uomini (1; 0,73–1,39; p=0,98).
I 2 studi osservazionali inseriti nella metanalisi hanno evidenziato un aumento del rischio di fratture associato ad uso di glitazoni.
Densità minerale ossea
Per quanto riguarda le modifiche della densità minerale ossea, sono stati identificati due importanti RCT (5,6) e due studi osservazionali (7,8). Tutti e 4 gli studi hanno evidenziato che, rispetto ai controlli, i glitazoni erano associati ad una notevole riduzione della densità minerale ossea.
Commento
La metanalisi evidenzia che, nei pazienti con diabete di tipo 2, l’uso prolungato di glitazoni raddoppia il rischio di fratture nelle donne, senza aumentare in modo statisticamente significativo il rischio di fratture tra gli uomini.
Un’analisi post-hoc dello studio ADOPT (9) non ha evidenziato una chiara correlazione con l’origine etnica, l’ipoglicemia, l’aumento di peso o l’età. Tuttavia, sembra che questi farmaci possano determinare fratture aumentando l’adiposità del midollo osseo, riducendo l’attività degli osteoblasti o l’attività dell’aromatasi, con conseguente alterazione della produzione di estrogeni ed aumento del riassorbimento osseo. Inoltre, i glitazoni esercitano un effetto negativo sui marker di formazione ossea, come la fosfatasi alcalina e l’ormone paratiroideo.
La predominanza delle fratture a livello degli arti superiori e inferiori distali, rispetto all’anca, può essere attribuita all’età delle partecipanti (età media 56 anni nello studio ADOPT).
A causa dell’esiguità dei dati riportati, questa metanalisi presenta diversi limiti. Inoltre, nessuno dei trial inclusi era stato disegnato con l’obiettivo di misurare in modo prospettico il rischio di fratture. Dalla metanalisi, inoltre, sono stati esclusi 17 trial della durata >12 mesi, in quanto non riportavano l’incidenza delle fratture. Inoltre, gli unici dati disponibili dagli RCT relativi alla riduzione della densità minerale ossea si riferivano a donne sane e a partecipanti con sindrome dell’ovaio policistico, piuttosto che a pazienti con diabete di tipo 2.
Bibliografia
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