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Sintesi delle linee guida del SIGN sulla diagnosi e gestione della cefalea negli adulti

Maria Antonietta Catania, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina

Di recente sul BMJ (1) è stata pubblicata una sintesi delle linee guida del SIGN (Scottish Intercollegiate Guidelines Network) relative alla diagnosi e gestione della cefalea negli adulti (2).
La cefalea è un disturbo comune e nel Regno Unito ha una prevalenza del 90% (3). È causa del 4,4% delle visite in medicina generale (4) e del 30% delle visite neurologiche ambulatoriali (5,6). I professionisti sanitari trovano difficoltà sia nella diagnosi che nella gestione della cefalea e temono di non rilevare le cause più gravi, seppur più rare (4,7).

Diagnosi differenziale
L’anamnesi e l’esame obiettivo possono svolgere un ruolo cruciale nella distinzione dei diversi tipi di cefalea:

Inoltre, in tutti i pazienti con cefalea cronica quotidiana, è necessario escludere un uso eccessivo di farmaci, che rappresenta la causa più comune. Se la cefalea cronica quotidiana è unilaterale, è necessario prendere in considerazione una diagnosi di emicrania continua, che risponde al trattamento con indometacina.
Nei pazienti con cefalea quotidiana persistente di nuova insorgenza (che si presenta con carattere di quotidianità sin dall’esordio), si devono escludere cause secondarie (ad esempio emorragia subaracnoidea, meningite, ipertensione endocranica, cefalea da ipotensione, arterite a cellule giganti).

Gestione dell’emicrania
Terapia in acuto
Il trattamento si basa sulla prescrizione di acido acetilsalicilico (900 mg) o di ibuprofene (400 mg) in associazione ad un antiemetico (per via orale o rettale) per ridurre sintomi quali nausea e vomito e favorire lo svuotamento gastrico.
Se gli attacchi precedenti (di qualsiasi gravità) non sono stati controllati con un analgesico minore, si deve ricorrere ai triptani per os (preferibilmente almotriptan 12,5 mg, eletriptan 40-80 mg o rizatriptan 10 mg). Se il paziente non dovesse rispondere ad un triptano, lo si può sostituire con un altro della stessa classe.
In caso di attacchi prolungati ricorrenti o di attacchi che ricorrono con regolarità dopo un trattamento efficace con triptani, si può considerare di associare sumatriptan (50-100 mg) e naprossene (500 mg).
I pazienti che ricorrono a qualsiasi trattamento acuto o sintomatico per la cefalea sono a rischio di cefalea da eccessivo uso di farmaci; il rischio maggiore riguarda i soggetti con emicrania, cefalea frequente e quelli che assumono oppioidi o triptani.
Per ridurre il rischio di cefalea da eccessivo uso di farmaci e di dipendenza è bene non usare gli analgesici oppioidi di routine per trattare l’emicrania acuta (15).

Prevenzione
Un trattamento farmacologico preventivo va considerato in pazienti con emicranie ricorrenti che interferiscono in misura considerevole con la loro routine quotidiana. Questo non bloccherà tutti gli attacchi e potrebbe non essere efficace in caso di cefalea da eccessivo uso di farmaci. La scelta dipende dalle comorbidità, dalle potenziali interazioni farmacologiche e dalle preferenze del paziente. Il farmaco di prima scelta a scopo profilattico è il propranololo (80-240 mg/die); in alternativa, si possono prescrivere l’antidepressivo triciclico amitriptilina (25-150 mg) od un antiepilettico (topiramato 50-200 mg/die o sodio valproato 800-1500 mg/die).

Gestione della cefalea tensiva
Per il trattamento acuto, la scelta cadrà su acido acetilsalicilico o paracetamolo. Se è necessaria una profilassi, i farmaci di scelta sono gli antidepressivi triciclici, in particolare amitriptilina (25-150 mg/die).

Gestione della cefalgia autonomico-trigeminale

Alcune raccomandazioni relative alle donne

Bibliografia

  1. Duncan CW et al. Diagnosis and management of headache in adults: summary of SIGN guideline. BMJ 2008; 337: 1231-3.
  2. Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN). The diagnosis and management of headache in adults. (Guideline No 107.) Edinburgh: SIGN, 2008. www.sign.ac.uk
  3. Boardman H, et al. Epidemiology of headache in an English district. Cephalalgia 2003; 23: 129-37.
  4. Latinovic R, et al. Headache and migraine in primary care: consultation, prescription, and referral rates in a large population. J Neurol Neurosurg Psychiatry 2006; 77: 385-7.
  5. Larner A. Guidelines for primary headache disorders in primary care: an "intervention" study. Headache Care 2006; 3: 1-2.
  6. Patterson V, Esmonde TF. Comparison of the handling of neurological outpatient referrals by general physicians and a neurologist. J Neurol Neurosurg Psychiatry 1993; 56: 830.
  7. British Association for the Study of Headache. Guidelines for all healthcare professionals in the diagnosis and management of migraine, tension-type, cluster and medication-overuse headache. 3rd ed. 2007. http://216.25.88.43/upload/NS_BASH/BASH_guidelines_2007.pdf
  8. International Headache Society. The international classification of headache disorders, 2nd ed. Cephalalgia 2004; 24 (supp1): 8-160.
  9. Steiner T, et al. The prevalence and disability burden of adult migraine in England and their relationships to age, gender and ethnicity. Cephalalgia 2003; 23: 519-27.
  10. Diamond M. The role of concomitant headache types and non-headache co-morbidities in the underdiagnosis of migraine. Neurology 2002; 58 (suppl 6): S3-9.
  11. Lipton R, et al. Undiagnosed migraine headaches. A comparison of symptom-based and reported physician diagnosis. Arch Intern Med 1992; 152: 1273-8.
  12. Lipton RB, et al. Diagnostic lessons from the spectrum study. Neurology 2002; 58 (suppl 6): 14.
  13. Tepper SJ, et al. Prevalence and diagnosis of migraine in patients consulting their physician with a complaint of headache: data from the Landmark Study. Headache 2004; 44: 856-64.
  14. Matharu MS, et al. Management of trigeminal autonomic cephalgias and hemicrania continua. Drugs 2003; 63: 1637-77.
  15. Katsarava Z, et al. Incidence and predictors for chronicity of headache in patients with episodic migraine. Neurology 2004; 62: 788-90.

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