Alessandra Russo, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina
Di recente sul BMJ (1) è stata affrontata una problematica che si può verificare di frequente nella pratica clinica. Il quesito è “Come affrontare il caso di un paziente con fibrillazione atriale?”
“Un uomo di 63 anni, ad un controllo di routine della pressione, presenta un battito irregolare ad intermittenza. Il paziente, con un’anamnesi negativa per cardiopatia ischemica, stroke o diabete, è affetto da ipertensione da 5 anni ed è in trattamento con ramipril (10 mg/die), bendroflumetiazide (2,5 mg/die) e atenololo (25 mg/die).
La decisione terapeutica più importante riguarda l’uso di anticoagulanti o aspirina.
Si raccomanda il controllo del ritmo.
Come procedere?
È opportuno effettuare un elettrocardiogramma per confermare la diagnosi. Inoltre, è importante chiedere al paziente se sono presenti palpitazioni, angina o sintomi di ridotto output cardiaco, come affanno o stanchezza. Se il paziente presenta un aumento della frequenza cardiaca, ipotensione, segni o sintomi di insufficienza cardiaca o se di recente si sono verificati sincope, stroke o sintomi di TIA, bisogna recarsi immediatamente al pronto soccorso.
Nei pazienti più giovani, con probabile insorgenza recente di fibrillazione atriale, è opportuno controllare il ritmo cardiaco e rivolgersi ad uno specialista per effettuare una cardioversione.
Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, è importante tenere a mente quanto segue:
Sarà opportuno eseguire un ecocardiogramma qualora si dimostri la presenza di insufficienza cardiaca o di un murmure, o se si prende in considerazione la cardioversione. La presenza di una ridotta funzionalità ventricolare sinistra determinerà la scelta dell’antiaritmico e dell’antitrombotico. Un aumento del volume dell’atrio sinistro aumenta il rischio di stroke. Un incremento delle concentrazioni del peptide natriuretico di tipo B nella fibrillazione atriale può essere causato da un aumento della frequenza cardiaca, ma non dalla disfunzione del ventricolo sinistro.
Le visite successive devono essere incentrate sulla programmazione di esami di laboratorio (test di funzionalità tiroidea, epatica e renale, emocromo completo e INR), sul controllo della pressione e della frequenza cardiaca e sulla rivalutazione del rischio di stroke.
Se un paziente inizialmente è stato trattato con aspirina, l’insorgenza di insufficienza cardiaca o diabete farà in modo che il paziente diventi ad alto rischio di stroke e, pertanto, necessiterà di una terapia con warfarin.
Bibliografia