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Frequenza e fattori di rischio di ricoveri ospedalieri correlati a farmaco prevenibili in Olanda

Commento a cura di Patrizia Iaccarino. SIMG Napoli

Diversi sono i lavori pubblicati sui ricoveri ospedalieri dovuti ai farmaci, ma, in genere, si tratta di studi retrospettivi, condotti in un solo ospedale o in un solo reparto, e non forniscono dati sulla possibilità di prevenire gli eventi avversi, tanto meno sui fattori di rischio di reazioni avverse che portano all’ospedalizzazione.
I pregi dello studio HARM (Hospital Admissions Related to Medication) (1) sono i seguenti:

Durante tale studio, 29.852 pazienti sono stati ricoverati nei 21 ospedali partecipanti, dei quali 12.793 rappresentavano ricoveri non programmati. Settantadue pazienti si sono rifiutati di partecipare, soprattutto perché non hanno capito le domande poste loro o perché non parlavano la lingua olandese.
Inizialmente, 743 ricoveri sono stati ritenuti essere dovuti a farmaco ma, dopo la valutazione di causalità, 714 ricoveri sono stati inclusi come “possibili” o “probabili” ricoveri correlati a farmaco, rappresentando una frequenza del 5,6% dei ricoveri non programmati.
Un totale di 332 di questi casi (46.5%) è stato valutato come potenzialmente prevenibile. La durata media della degenza in ospedale dei 332 potenziali casi correlati a farmaco e potenzialmente prevenibili è stata di 8 giorni e 24 (7,2%) di questi casi erano stati ricoverati in unità di terapia intensiva.
Dei 332 potenziali ricoveri correlati a farmaco potenzialmente prevenibili, 233 pazienti (70,2%) sono completamente guariti, ma 21 (6,3%) sono morti e 31 (9,3%) hanno sperimentato una invalidità dopo la dimissione; per 47 casi (14,2%) l’esito era incerto al momento della dimissione. Non è stato valutato se i pazienti sono deceduti per l’ADE che ha determinato il ricovero o per altre cause (ad es. infezioni acquisite in ospedale o comorbidità).
I motivi più comuni per la ospedalizzazione dei casi potenzialmente prevenibili erano rappresentati da:

I farmaci più spesso associati a ricoveri ospedalieri che si potevano prevenire sono risultati:

Un totale di 509 errori farmacologici è stato identificato nei 332 potenziali ricoveri prevenibili correlati a farmaco. La mancanza di una chiara indicazione per il farmaco (n=84), la non aderenza al regime farmacologico (n=78), l’inadeguato monitoraggio (n=71) e le interazioni farmaco-farmaco (n=70) sono stati i più comuni errori riscontrati.
La sottoprescrizione di farmaci gastroprotettori in caso di uso di FANS o di aspirina (solo in pazienti ad alto rischio) e le interazioni farmaco-farmaco sono stati i più comuni errori riscontrati in pazienti ricoverati con sanguinamento gastrointestinale.
I più importanti fattori di rischio correlati al paziente, identificati in misura statisticamente significativa, sono stati il danno cognitivo (odds ratio [OR] 13; IC 95% 4,6-36,5), 4 o più patologie riscontrate all’anamnesi (11,3; 4,4-29), condizioni di vita dipendente (4,5; 2,4-8,1), alterazione della funzionalità renale prima del ricovero in ospedale (2,6; 1,6-4,2) e mancata aderenza al regime farmacologico (2,6; 1,7-4). Dopo l’aggiustamento per diversi fattori di confondimento, l’effetto di questi fattori di rischio rimaneva statisticamente significativo.
La politerapia è un determinante correlato a farmaco associato a ricovero ospedaliero. Per l’uso di 5 o più farmaci al momento del ricovero (politerapia), è stato evidenziato un effetto statisticamente significativo che permaneva anche nel modello multivariato (2,7; 1,6-4,4). Il determinante dei precedenti ricoveri non era statisticamente correlato al rischio di ospedalizzazione correlata a farmaco (1,3; 09-1,7) e neppure il numero dei medici prescrittori dopo la correzione per la politerapia come fattore confondente (>4 prescrittori: 1,4; 0,6-5,2).
Le raccomandazioni con cui gli autori concludono il loro commento al lavoro sono le seguenti:

Commento
In una più ampia analisi prospettica effettuata nel Regno Unito sulle ADR come causa di ricovero ospedaliero (2) già risultava che il 6,5% dei ricoveri era causato da ADR; escludendo un quinto delle ADR (eliminando cioè quelle potenzialmente legate al caso), la percentuale scendeva al 5,2%. Risultati simili a quel 5% indicato sono stati osservati in base a dati provenienti da tutto il mondo.
Se si pensa, però, che la maggior parte degli studi inclusi nelle più recenti review, include lavori di più di vent’anni fa e che uno studio prospettico recente, quale lo studio HARM, ha confermato tale percentuale, si può giungere alla conclusione che, purtroppo, i ricoveri per ADR non sono diminuiti nel tempo. Il che significa che c’è ancora molto da lavorare per diffondere una cultura di vigilanza sull’errore terapeutico, per ottenere una collaborazione sul tema specifico da parte di tutti gli attori del processo terapeutico (medici specialisti, medici ospedalieri, medico di famiglia, farmacista, paziente e/o familiare o chi se ne prende cura), affinchè si possa ottenere una riduzione dei ricoveri correlati a farmaco, soprattutto di quelli legati ad ADR che si possono prevenire.

Bibliografia

  1. Leendertse AJ, et al, for the HARM Study Group. Frequency of and Risk Factors for Preventable Medication-Related Hospital Admissions in the Netherlands. Arch Intern Med 2008; 168: 1890-1896.
  2. Pirmohamed M, et al. Adverse Drug Reactions as cause of admission to ospital: prospective analysis of 18820 patients.BMJ 2004; 329: 15-19.

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