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ACE-inibitori e sartani nella cardiopatia ischemica

Maria Antonietta Catania. Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia. Università di Messina

Di recente sulla rivista Ann Intern Med (1) è stata pubblicata una revisione sistematica in cui sono stati inclusi trial della durata di almeno 6 mesi, che hanno confrontato i rischi e i benefici degli ACE-inibitori e dei sartani, da soli o in associazione (verso placebo o comparator attivo), in pazienti con cardiopatia ischemica e funzionalità ventricolare preservata. Di seguito viene riportata un’ampia sintesi dell’articolo.

È noto che gli ACE-inibitori (ACE-I) e i sartani (angiotensin II-receptor blockers, ARB) forniscono benefici in pazienti con insufficienza cardiaca ed in quelli con infarto miocardico con disfunzione ventricolare, mentre non è ancora chiaro quale sia il loro ruolo nei pazienti con funzionalità ventricolare preservata.
La revisione ha avuto lo scopo di valutare il rischio/beneficio dell’aggiunta di ACE-I o ARB alla terapia standard, le differenze tra la terapia combinata e la monoterapia ed il rischio/beneficio in sottopopolazioni prespecificate.
Sono stati individuati come outcome di efficacia la mortalità totale, la mortalità cardiovascolare, l’infarto miocardico non fatale ed un end point composito (mortalità cardiovascolare, infarto miocardico non fatale e stroke) più un outcome di safety (interruzione dello studio per eventi avversi, ipotensione, sincope, tosse).
Sono stati selezionati 9 RCT, 2 studi comparativi non randomizzati e 6 revisioni sistematiche.
Su 9 RCT, 8 erano verso placebo e 1 verso comparator attivo (amlodipina). Sette trial erano stati condotti su ACE-I (enalapril, ramipril, perindopril, trandolapril e zofenopril), mentre 1 su ARB (telmisartan) in pazienti intolleranti agli ACE-I. L’età media dei partecipanti variava da 57 a 67 anni, il 57-89% era di sesso maschile e le comorbidità presenti erano diabete, ipertensione, vasculopatia periferica e una storia di stroke o attacchi ischemici transitori. La terapia medica al basale variava a seconda dello studio considerato e comprendeva beta-bloccanti, antiaggreganti ed ipolipemizzanti.

Safety
Tre trial su 8 (tutti condotti su ACE-I) hanno riportato informazioni sull’interruzione dello studio a causa dell’insorgenza di eventi avversi; l’analisi aggregata ha evidenziato che gli ACE-I:

ACE-I+ARB

Nei pazienti con cardiopatia ischemica e funzione ventricolare preservata, l’aggiunta di un ACE-I riduce la mortalità ed il rischio di stroke e di infarto miocardico, mentre le evidenze sugli ARB sono limitate. La terapia combinata ACE-I+ARB non sembra essere più efficace rispetto alla monoterapia con ACE-I e si associa ad un aumento del rischio di ipotensione e sincope.

Bibliografia

  1. Baker WL et al. Systematic Review: comparative effectiveness of Angiotensin-Converting Enzyme inhibitors or angiotensin II–receptor blockers for ischemic heart disease. Ann Intern Med 2009; 151: 861-71.

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