STATINE E RABDOMIOLISI
(a cura della Dott. Alessandra Russo e del Prof. Achille P. Caputi, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Sezione di Farmacologia, Università di Messina)
Indice
1. CASO CLINICO (1)
25 ottobre 2000. Un uomo di 82 anni si presenta al pronto soccorso, descrivendo una sensazione bilaterale di torpore alle gambe ed ai piedi, che andava peggiorando da 5 giorni. Il paziente si lamenta anche di una debolezza muscolare generalizzata e di una riduzione dell'appetito, associata a volte a nausea. Non presenta altri sintomi eccetto una tosse cronica, più accentuata al mattino. L'anamnesi remota rivela iperlipidemia, coronaropatia associata ad angina, cancro alla prostata, osteoartrite ed infarto miocardico. Negli ultimi sei mesi, il paziente aveva consultato un neurologo per il torpore alla base del piede. L'anamnesi familiare risulta negativa per neuropatie e nefropatie. Il paziente non è fumatore e consuma una sola bevanda alcolica alla settimana.
La sua terapia farmacologica consiste in: cerivastatina (0,4 mg/die, dal 28 settembre 2000), gemfibrozil (600 mg BID dal marzo 1993), propranololo (40 mg BID) ed aspirina (325 mg/die, da tempo non specificato). All'esame obbiettivo riscontrata solo iposensibilità al tatto sotto entrambe le ginocchia. Gli esami di laboratorio mettono in evidenza una riduzione dell'emoglobina (11,4 g/dl), dell'ematocrito (32,8%) e degli eritrociti (4.04 x 106/mm3) ed un aumento dell'azotemia (29 mg/dl) e della creatinina serica (1,4 mg/dl). La glicemia risulta lievemente aumentata (116 mg/dl). Il paziente viene dimesso con diagnosi di neuropatia periferica e nausea di eziologia indeterminata e gli viene prescritta prometazina da assumere in caso di necessità.
28 ottobre 2000 (3 giorni dopo). Il paziente viene ricoverato in ospedale perché non riesce a camminare. Riferisce inoltre la comparsa di ematuria. L'iposensibilità alle gambe risulta marcata, infatti non avverte la puntura di uno spillo sotto l'inguine né riesce a sollevare le gambe dal letto, pur flettendo le caviglie. Anche a livello delle mani vi é iposensibilità alla puntura di uno spillo. Non riesce a distinguere la punta smussata e quella pungente dello spillo a livello dei nervi ulnare, mediale e radiale, ma a livello delle braccia la debolezza non risulta marcata. Ulteriori indagini rivelano che il paziente aveva sofferto già di debolezza muscolare durante un trial con simvastatina ed atorvastatina cui aveva partecipato.
Gli esami di laboratorio risultano alterati per i seguenti parametri.
Da notare che 4 mesi prima del ricovero, l'aspartato transaminasi (AST) e la creatina chinasi erano normali (rispettivamente 19 e 100 U/L).
L'esame delle urine rivela la presenza di notevoli quantità di sangue e di proteine (500 mg/dl), con scarsa quantità, all'esame microscopico, di eritrociti.
Viene fatta diagnosi di rabdomiolisi da associazione di cerivastatina e gemfibrozil.
Il paziente viene idratato per via endovenosa associando nell'infusione sodio bicarbonato e mannitolo.
La cerivastatina viene sospesa e viene raccomandato al paziente di non utilizzare le statine in futuro. Il gemfibrozil viene sospeso fino alla risoluzione della miopatia. Nonostante il trattamento, il torpore non migliora.
Dopo 6 giorni di ricovero i parametri di laboratorio (compreso il CK) tornano al valore basale, tranne l'AST (187 U/L) e l'ematocrito (26 %). Durante l'ospedalizzazione non vi è evidenza di sanguinamento gastrointestinale attivo. Non viene chiarita la causa dell'anemia e si ritiene che sia cronica.
Il paziente riacquista la forza muscolare e la capacità di camminare e muoversi senza comparsa di un dolore di entità significativa. Il paziente afferma di essere tornato al suo solito stato di salute.
Il paziente viene dimesso e gli viene raccomandato di tornare a visita dopo 2 o 3 settimane, facendo precedere tale appuntamento dalla determinazione ematica dei lipidi, a digiuno, onde valutare la ripresa della terapia con gemfibrozil, associato o meno ad un farmaco diverso dalle statine per controllare l'iperlipidemia.
1. Definizione.
La rabdomiolisi è una sindrome clinica e biochimica che deriva da un danno del sarcolemma del muscolo scheletrico e conseguente rilascio (lisi) del contenuto del muscolo scheletrico nella circolazione sistemica (2,3). CK, creatinina, potassio, acido urico, mioglobina, calcio e fosfato vengono rilasciati nella circolazione sistemica.
Le tre principali conseguenze della rabdomiolisi, dal punto di vista clinico, sono:(2):
2. Cause.
La maggior parte dei casi di rabdomiolisi si verifica in soggetti sani a seguito di traumi (esercizio eccessivo, danno da schiacciamento), infezioni batteriche e virali (Stafilococco, influenza), farmaci e tossine (droghe ricreazionali). Alcuni casi di rabdomiolisi sono conseguenti a disordini metabolici ereditari o ad alterazioni strutturali delle cellule del muscolo scheletrico (2,4,5).
3. Sintomi clinici.
Variano notevolmente soprattutto in base alle cause che possono provocarla.
Di solito compaiono sintomi aspecifici (6)
Maggiore specificità hanno i seguenti sintomi:
I gruppi muscolari di solito coinvolti comprendono i muscoli del polpaccio e quelli della parte inferiore del dorso.
Va tuttavia ricordato che la maggior parte dei pazienti con rabdomiolisi lieve può non presentarsi con segni riferibili ai muscoli (4).
4. Su cosa basare la diagnosi.
La diagnosi di rabdomiolisi si basa principalmente:
Inoltre, si può effettuare la biopsia del muscolo scheletrico per confermare la diagnosi
5. La terapia.
E' fondamentale riconoscere precocemente la rabdomiolisi per minimizzare gli effetti avversi. Il punto cardine del trattamento è la correzione dell'ipotensione, dell'ipovolemia e della disidratazione, così come la prevenzione delle complicanze dell'insufficienza renale acuta. La terapia comprende la rimozione della causa, se nota, e la misurazione delle concentrazioni di CK. E' anche importante indurre la diuresi con quantità notevoli di fluidi per prevenire l'insufficienza renale nelle prime fasi di oliguria, dal momento che, al momento del ricovero, molti pazienti presentano ipovolemia. Il mannitolo è un diuretico osmotico che di solito viene impiegato per forzare la diuresi. Questo farmaco migliora la perfusione renale, espandendo il volume dei fluidi intra- ed extracellulari e migliora la viscosità ematica. Il bicarbonato viene utilizzato per alcalinizzare le urine e quindi per aumentare la solubilità della mioglobina, in quanto la precipitazione della mioglobina nel tessuto renale può causare o esacerbare l'insufficienza renale.
Una buona diuresi può eliminare la necessità di dialisi. Un potenziale regime terapeutico comprende: infusione di una soluzione ipotonica di NaCl (110 mEq/L) e bicarbonato (40 mEq/L) in destrosio 5% a cui viene aggiunto mannitolo (10 g/L). I soggetti anziani devono essere idratati con cautela, preferendo i diuretici dell'ansa per indurre la diuresi (9). Se compare insufficienza renale acuta, deve essere effettuata una dialisi peritoneale o un'emodialisi (4). Di solito la dialisi è temporanea, poiché la funzione renale migliora nella maggior parte dei pazienti trattati adeguatamente. L'infusione di calcio non è consigliata nonostante la presenza di ipocalcemia, in quanto il calcio si può depositare nei muscoli colpiti e di conseguenza peggiorare la rabdomiolisi (9). Infine, bisogna monitorare attentamente le concentrazioni di potassio per prevenire le complicanze cardiache (3).
6. Esito.
L'esito della rabdomiolisi varia in base all'estensione del danno muscolare e renale. Forme lievi di questa patologia possono autolimitarsi ed i pazienti possono guarire senza importanti sequele. Due complicazioni potenzialmente minacciose per la vita sono l'iperkaliemia e l'insufficienza renale acuta. E' importante correggere tali condizioni in maniera precoce ed adeguata per prevenire esiti fatali. L'incidenza di insufficienza renale acuta nei pazienti con rabdomiolisi non è ben definita. Secondo Kiely e Kiely (10) la percentuale di mortalità nei pazienti con insufficienza renale acuta causata da rabdomiolisi é compresa fra il 5 ed il 30%.
3. REAZIONI AVVERSE DA STATINE
Le statine sono ben tollerate (11, 12) e raramente causano effetti avversi seri.
Gli eventi avversi più frequenti comprendono (13,14):
Le reazioni clinicamente più importanti sono:
Nel 3-5 % dei pazienti, è stato riportato un aumento delle concentrazioni degli enzimi epatici e della creatinachinasi (CK) tre volte superiore al limite della norma (9,17), tuttavia tale aumento è in genere transitorio e i pazienti in genere non presentano sintomi. Per tale motivo, nella maggior parte dei casi, non è necessario sospendere la terapia.
Statine ed alterazione del muscolo scheletrico
Le alterazioni del muscolo scheletrico possono variare dalla mialgia benigna alla miopatia, che è definita come "un aumento di 10 volte delle concentrazioni di CK" (16), fino alla rabdomiolisi.
Il meccanismo con cui le statine causano miopatia e rabdomiolisi non è noto con precisione e sono state avanzate due ipotesi: a) la ridotta sintesi di colesterolo provoca alterazione della stabilità della permeabilità della membrana cellulare dei miociti (18); b) la riduzione delle concentrazioni mitocondriali di ubichinone (facilitatore del trasporto elettronico) causa disturbi nella produzione cellulare di energia e conseguente morte cellulare (19,20).
La miopatia e la possibile progressione a rabdomiolisi sono dose-dipendenti (21, 22, 23).
Quando le statine sono prescritte in monoterapia, l'incidenza della miopatia è di circa lo 0,1-0,5 % in funzione della dose (9,10).
La probabilità di comparsa di miopatia aumenta quando le statine sono somministrate in concomitanza ad altri farmaci potenzialmente tossici per i miociti o che aumentano le concentrazioni plasmatiche di statine fino ad un livello tossico. Dal momento che le statine sono prescritte per un trattamento prolungato, è probabile che, durante il corso della terapia, venga assunto un altro farmaco che possa interagire con esse. E' stato riportato (24) che circa la metà dei pazienti in trattamento con statine hanno assunto farmaci metabolizzati attraverso la stessa via metabolica delle statine.
Tali interazioni possono aumentare di più di 10 volte il rischio di miopatia (16).
Se la miopatia non viene riconosciuta e la terapia con le statine viene continuata, si può verificare necrosi delle cellule muscolari e conseguente mioglobinuria. Ciò può esitare in rabdomiolisi pericolosa per la vita. Quando le statine sono impiegate da sole, l'incidenza riportata (25) di rabdomiolisi è 0,04-0,2 %. In realtà, non è ancora del tutto chiara la reale incidenza di rabdomiolisi durante terapia con statine in monoterapia o in combinazione con altri farmaci (26) Ciò può essere dovuto alla rarità di questa condizione, alla relativa mancanza di esperienza con alcuni dei farmaci più recenti appartenenti a questa classe ed al problema della sottosegnalazione durante il periodo postmarketing (26).
4. METABOLISMO DELLE STATINE (20,27,28)
Atorvastatina.
E' liposolubile e subisce un metabolismo epatico ed enterico attraverso il sistema enzimatico citocromo P450 (24), all'interno del quale l'isoenzima CYP3A4 è responsabile del suo metabolismo. Il CYP3A4 rappresenta la via metabolica della maggior parte dei farmaci (29). I farmaci che inibiscono questo isoenzima possono aumentare le sue concentrazioni ed aumentare il rischio di miopatia e rabdomiolisi.
Relativamente poche sono le segnalazioni di miopatia o rabdomiolisi associate ad atorvastatina (30,31), forse perché non è metabolizzata così ampiamente dal sistema CYP3A4 (24) come altre statine, ed anche perché è entrata in commercio dopo rispetto alle altre. Fino ad ottobre 2000, non sono stati pubblicati reports di rabdomiolisi con atorvastatina in monoterapia, ma sono presenti alcune segnalazioni associate a terapia combinata tra questa statina con il gemfibrozil (30) e la ciclosporina (31).
Fluvastatina.
E' liposolubile e subisce principalmente un metabolismo attraverso il sistema CYP2C9 (27), perciò ha un diverso spettro di interazioni rispetto alle altre statine metabolizzate attraverso il sistema CYP3A4. Fra i pazienti che hanno ricevuto fluvastatina da sola o associata ad altri farmaci, non è apparsa in letteratura nessuna segnalazione di miopatia o rabdomiolisi (32-34). Una ricerca su MEDLINE condotta in data 16.10.2001, utilizzando i termini fluvastatin[All Fields] AND ("rhabdomyolysis"[MeSH Terms] OR rhabdomyolysis[Text Word]), rivela l'assenza di qualsiasi pubblicazione.
Lovastatina
E' liposolubile e subisce un metabolismo epatico ed enterico attraverso il sistema enzimatico citocromo P450 (24). Diversi case report di miopatia e rabdomiolisi sono apparsi in letteratura, con lovastatina (35-60) impiegata sia in monoterapia (39-43), sia in combinazione con altri farmaci, quali genfibrozil (35, 37, 44-49, 58), acido nicotinico (36, 61), ciclosporina (36-38, 48, 56, 60), niacina (49-51), eritromicina (37, 38, 53-55), itraconazolo (51), colestiramina (52, 57), claritromicina (57, 58), azitromicina (57), danazolo (59), diltiazem (62).
Pravastatina.
E' la più idrosolubile delle statine ed è un debole induttore del CYP3A4, per tale motivo ha un potenziale minimo di interazioni farmacocinetiche (63). Subisce un metabolismo epatico ed enterico che non coinvolge il citocromo P450. La sua principale via di escrezione è il rene (24). Secondo Skeck e Ferrill (64) su 29 case reports di rabdomiolisi da statine e fibrati pubblicati in letteratura, nessuno fa riferimento alla pravastatina. Esistono però, sempre in letteratura, ripetute segnalazioni di rabdomiolisi da pravastatina in monoterapia (65-69) o in associazione a fenofibrato (65), bezafibrato (70), clofibrato (71), nefazodone (72) e fenofibrato (73).
Simvastatina
E' liposolubile e subisce un metabolismo epatico ed enterico attraverso il sistema enzimatico citocromo P450 (24). Diversi case report di miopatia e rabdomiolisi sono apparsi in letteratura, con simvastatina (25, 65, 74-92), sia in monoterapia (65, 76-79) che associata a gemfibrozil (25, 80, 81), ciclosporina (74, 82, 88, 91, 92), itraconazolo (75, 88), warfarina (83), digossina (84), dicumarolo (84), acido fusidico (85), nefazodone (86), clorzoxazone (87), mibefradil (89, 92), ketoconazolo (90), claritromicina (91).
5. INTERAZIONI STATINE-FIBRATI
L'interazione fra statine e fibrati è particolarmente importante, dal momento che pazienti con iperlipidemia sono spesso trattati con più farmaci ipolipemizzanti. Oltre a diverse segnalazioni di tossicità del muscolo scheletrico manifestatasi come miopatia con o senza rabdomiolisi associata sia a derivati dell'acido fibrico sia alle statine da sole, ci sono state diverse segnalazioni (22, 35, 93) di tale condizione come risultato della terapia combinata, suggerendo che tali effetti possono essere additivi.
Associazione atorvastatina e gemfibrozil (64)
Nella tabella I sono riportati i casi di rabdomiolisi pubblicati come segnalazione spontanea.
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Tabella I. Casi di rabdomiolisi da associazione atorvastatina+ gemfibrozil segnalati in letteratura (case report pubblicato) |
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Dose statina (mg) |
Dose gemfibrozil (mg) |
Miopatiaa |
IRA |
CK (U/L) |
Bibliografia |
|---|---|---|---|---|---|
|
20 |
1200 |
Sì |
No |
4.633 |
30 |
|
CK: creatinachinasi; IRA: insufficienza renale acuta; |
|||||
Associazione lovastatina e gemfibrozil (64)
Nella tabella II sono riportati i casi di rabdomiolisi pubblicati come segnalazione spontanea.
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Tabella II. Casi di rabdomiolisi da associazione lovastatina+ gemfibrozil segnalati in letteratura (case report pubblicato) |
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Dose statina (mg) |
Dose gemfibrozil (mg) |
Miopatiaa |
IRA |
CK (U/L) |
Bibliografia |
|---|---|---|---|---|---|
|
40 |
1200 |
Sì |
Sì |
43.600 |
46 |
|
40 |
1200 |
Sì |
Sì |
11.722 |
94 |
|
40 |
900 |
Sì |
Sì |
14.100 |
48 |
|
60 |
1200 |
Sì |
Sì |
357.900 |
49 |
|
20 |
? |
Sì |
No |
148.000 |
47 |
|
120 |
1200 |
Sì |
No |
15.360 |
95 |
|
40 |
1200 |
No |
Sì |
2.100 |
45 |
|
40 |
1800 |
Sì |
Sì |
148.000 |
35 |
|
80 |
? |
Sì |
Sì |
45.000 |
35 |
|
20 |
600 |
Sì |
Sì |
56.000 |
35 |
|
40 |
600 |
Sì |
Sì |
39.000 |
35 |
|
40 |
1200 |
Sì |
Sì |
42.000 |
35 |
|
60 |
900 |
Sì |
No |
10.000 |
35 |
|
20 |
600 |
Sì |
No |
20.500 |
35 |
|
20 |
1200 |
Sì |
Sì |
23.000 |
35 |
|
40 |
1200 |
No |
Sì |
12.000 |
35 |
|
60 |
1200 |
Sì |
Sì |
24.000 |
35 |
|
40 |
1200 |
Sì |
Sì |
25.000 |
35 |
|
80 |
? |
Sì |
No |
68.000 |
35 |
|
40 |
1200 |
Sì |
Sì |
80.920 |
58 |
|
CK: creatinachinasi; IRA: insufficienza renale acuta; |
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Associazione simvastatina e gemfibrozil (64)
Nella tabella III sono riportati i casi di rabdomiolisi pubblicati come segnalazione spontanea
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Tabella III. Casi di rabdomiolisi da associazione simvastatina+ gemfibrozil segnalati in letteratura (case report pubblicato) |
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Dose statina (mg) |
Dose gemfibrozil (mg) |
Miopatiaa |
IRA |
CK (U/L) |
Bibliografia |
|---|---|---|---|---|---|
|
10 |
? |
Sì |
Sì |
20.000 |
25 |
|
40 |
1200 |
Sì |
No |
13.580 |
80 |
|
20 |
1200 |
Sì |
Sì |
24.782 |
81 |
|
80 |
600 |
Sì |
Sì |
8.280 |
81 |
|
CK: creatinachinasi; IRA: insufficienza renale acuta; |
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Incidenza e meccanismo d'azione della miopatia e della rabdomiolisi da statine+ fibrati
Un lavoro (96) riporta una frequenza di miopatia di circa 1% fra i pazienti che assumono statine e fibrati contemporaneamente. In un altro lavoro (61), viene riportato che il 5% dei pazienti (4 su 80) ha sviluppato miopatia quando la lovastatina è stata associata a gemfibrozil, confrontata allo 0,2% dei pazienti che non sono stati trattati con gemfibrozil o immunosoppressori.
Il meccanismo di interazione fra statine e fibrati non è del tutto chiaro. Alcuni suggeriscono (16, 27) che l'interazione potrebbe essere di tipo farmacodinamico piuttosto che farmacocinetico. Altri ritengono (34), tuttavia, che i fibrati, come il gemfibrozil, possono alterare la funzione epatica, causando una ridotta estrazione delle statine dalla circolazione portale, aumentando così le concentrazioni delle statine con conseguente miopatia e rabdomiolisi.
La ridotta funzione renale in pazienti con miopatia può potenziare la probabilità di sviluppare rabdomiolisi, dal momento che i derivati dell'acido fibrico vengono escreti principalmente per via renale (97).
6. INTERAZIONI FRA STATINE ED ALTRI FARMACI
Alla luce di quanto sopra riportato i farmaci, esclusi i fibrati, che possono interferire con le statine e dar luogo, secondo i dati della letteratura, a rabdomiolisi sono quelli riportati in Tabella IV.
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Tabella IV. Farmaci associati a rabdomiolisi per interazione con le statine. |
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Antibiotici |
acido fusidico, |
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Anticoagulanti |
warfarina, |
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Antidepressivi |
Nefazodone |
|
Antifungini azoici |
Ketoconazolo |
|
Calcioantagonisti |
Diltiazem |
|
Glicosidi cardiaci |
Diossina |
|
Immunosoppressori |
Ciclosporina |
|
Miorilassanti |
Clorzoxazone |
|
Sequestranti biliari |
Colestiramina |
|
Vitamine |
Niacina |
Incidenza e meccanismo d'azione della miopatia e della rabdomiolisi da statine+ ciclosporina
Un'altra importante interazione farmacologica che predispone i pazienti alla miopatia ed alla rabdomiolisi è quella fra statine e ciclosporina. E' stato riportato che l'incidenza di miopatia associata a questa combinazione di farmaci è di circa 30% (61). La ciclosporina impedisce il rigetto in pazienti trapiantati, i quali tuttavia spesso sono sottoposti a trattamento con statine per impedire la progressione dell'aterosclerosi del trapianto (37). Si ritiene che la ciclosporina riduca la clearance delle statine, causando così un aumento delle concentrazioni seriche di statine o dei loro metaboliti. Inoltre, la ciclosporina può ridurre l'effetto di primo passaggio delle statine e di conseguenza aumentare la loro biodisponibilità. Perciò, è di importanza notevole che vi sia un'attenta posologia delle statine in pazienti trapiantati, con un'enfasi sul mantenimento della dose efficace più bassa possibile (74). Se è comparsa rabdomiolisi e di conseguenza la ciclosporina viene sospesa, il tempo necessario prima di riprendere il farmaco per continuare con l'immunosoppressione dipende dalle sue concentrazioni seriche e dal miglioramento della funzione renale (98). L'uso concomitante di farmaci, quali fibrati, macrolidi o antifungini azolici, deve essere evitata in questi pazienti, in quanto tali farmaci aumentano ulteriormente la probabilità di danno muscolare.
I medici dovrebbero dare ai pazienti informazioni appropriate sui sintomi derivanti dal danno muscolare, monitorare la funzione epatica periodicamente e porre attenzione quando prescrivono statine a pazienti ad alto rischio o quando prescrivono altri farmaci che interagiscono con le statine. Fino ad oggi, per tutte le statine, eccetto che per la fluvastatina, sono state riportate segnalazioni di rabdomiolisi indotta da statine, sia in monoterapia sia in combinazione con altri farmaci.