7. Attività sessuale ed eventi avversi cardiovascolari
E' documentato che l'attività sessuale può scatenare un evento avverso cardiovascolare (15, 16). E' stato infatti riportato che il coito è la causa dello 0,6% delle morti improvvise (17), sebbene sia raro in una relazione sessuale stabile (18). In particolare:
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Lecomte e coll. (19) hanno osservato che, su 43 casi di morte improvvisa solo in 3 casi essa si era verificata nel corso della attività sessuale, mentre nei rimanenti casi era da imputare alla presenza di coronaropatia.
- Muller e coll. (20) hanno stimato in 2.5 il rischio relativo di infarto miocardico nelle prime due ore dopo l'attività sessuale. Tale rischio non aumenta nei pazienti con una storia di angina pectoris o infarto del miocardio. L'aumento del rischio assoluto nelle persone sane è di 1/1.000.000.
- Johnston e Fletcher (21) hanno osservato alterazioni elettrocardiografiche durante l'attività sessuale nel 50% dei pazienti con recente infarto del miocardio o intervento di rivascolarizzazione.
- DrorY e coll. (22), monitorando con Holter i pazienti, hanno dimostrato che il 31% di uomini con cardiopatia ischemica ha avuto un episodio ischemico, pur essendo sintomatico solo nel 7% dei casi.
- Secondo Paolillo e coll. (23), l'attività sessuale nella fase precoce extraospedaliera di un infarto del miocardio, non è uno stimolo maggiore di altre attività simili per instabilità elettrica cardiaca.
- Secondo Renshaw e Karstaedt (18), l'ansia, la frustrazione ed altre condizioni psicologiche connesse all'atto sessuale rappresentano fattori di rischio maggiori rispetto al rapporto sessuale.
In generale il rapporto sessuale dovrebbe essere sicuro se un paziente può mantenere un'attività uguale a 5-6 equivalenti metabolici (METS), come salire 20 scalini in 10-15 secondi senza affaticarsi (24). I pazienti post-infartuati che raggiungono 5-6 METS durante un test di stress senza ischemia o aritmia possono riprendere la loro normale attività sessuale senza rischio (25).