Programma permanente ed in continua evoluzione per informarsi e/o saperne di più.


Perchè i medici italiani non segnalano le sospette reazioni avverse ai farmaci?
Marco Cosentino, Olivia Leoni, Gianmario Frigo
Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica, Laboratorio di Farmacologia, Università degli studi di Pavia e Università degli Studi dell'Insubria.
Via Ottorino Rossi n. 9, 21100 Varese, VA - Tel. e Fax 0332 811601, E-mail phrm2fmc@unipv.it

Indice

  1. La farmacovigilanza attraverso il monitoraggio delle segnalazioni di sospette reazioni avverse a farmaci (ADR): definizione, vantaggi e limiti
  2. La mancata segnalazione di ADR
  3. La mancata segnalazione di ADR in Italia
  4. Perchè i medici italiani non segnalano?
  5. Segnalazione di ADR e percezione del rischio associato all'impiego di farmaci
  6. Un esempio italiano di segnalazione selettiva: il caso della nota n. 73
  7. Promuovere e incentivare la segnalazione di ADR: aspetti operativi
  8. Bibliografia
  9. Tabelle e figure

1. LA FARMACOVIGILANZA ATTRAVERSO IL MONITORAGGIO DELLE SEGNALAZIONI DI SOSPETTE REAZIONI AVVERSE A FARMACI (ADR): DEFINIZIONE, VANTAGGI E LIMITI

Il monitoraggio delle segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse a farmaci (Adverse Drug Reactions, ADR; la definizione di questo come pure di alcuni altri termini correntemente utilizzati in farmacovigilanza è riportata nella Tabella 1) è la componente fondamentale dei sistemi integrati di farmacovigilanza in tutte le nazioni che aderiscono al programma di farmacovigilanza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità1. La metodologia si fonda sulla possibilità che un evento avverso possa essere riconosciuto come tale, che la sua insorgenza venga ricondotta all'assunzione di uno o più farmaci e che di esso venga data notizia ad una autorità regolatoria (ad esempio, in Italia il Dipartimento per la Valutazione dei Medicinali e la Farmacovigilanza del Ministero della Sanità, tramite le Aziende Sanitarie Locali o le Direzioni Sanitarie degli Ospedali), al produttore del farmaco o ad una rivista medico-scientifica. Un elevato numero di segnalazioni di un evento avverso connesso all'assunzione di un determinato farmaco (variabile in considerazione della natura dell'evento, del farmaco implicato e degli elementi a favore dell'esistenza di un nesso di causalità tra assunzione del farmaco e verificarsi dell'evento) potrà generare un segnale, ovvero l'ipotesi che quell'evento possa rappresentare una vera e propria ADR. In tal caso, successivi studi 'ad hoc' potranno verificare questa ipotesi ed eventualmente fornire informazioni aggiuntive, non ottenibili attraverso i sistemi di segnalazione spontanea, quali l'incidenza e il rischio relativo per l'ADR in questione2.

Accanto agli indubbi vantaggi, questa metodologia presenta tuttavia diversi limiti (Tabella 2), tra i quali il principale è senza dubbio la sottosegnalazione, ovvero la mancata segnalazione di una frazione più o meno rilevante di tutti gli eventi avversi che si manifestano nei pazienti in trattamento farmacologico. In alcuni casi la sottosegnalazione può manifestarsi anche come segnalazione selettiva, ovvero sotto forma di un numero relativamente elevato di segnalazioni di eventi avversi per un particolare farmaco, dovuto non ad una reale maggiore frequenza di eventi ma a diversi fattori più o meno indipendenti dal profilo di tollerabilità del farmaco stesso.

2. LA MANCATA SEGNALAZIONE DI ADR

2.1. LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA

L'efficienza dei sistemi di segnalazione spontanea di ADR si fonda sui presupposti che:

Ogni medico nel corso della propria attività professionale ha una probabilità molto elevata di osservare pazienti con ADR. E' tuttavia possibile che egli3:

E' noto che la mancata segnalazione (definita correntemente 'sottosegnalazione' oppure, con termine anglosassone, 'underreporting') rappresenta il limite maggiore dei sistemi di segnalazione spontanea di ADR. Sebbene l'entità della sottosegnalazione sia ampiamente variabile a seconda delle stime, è certo che il numero di ADR segnalate costituisce una percentuale minima del totale delle ADR che si verificano. Qualche esempio può contribuire a chiarire le dimensioni del problema. Negli Stati Uniti, una ricerca condotta nel 1986 nel Rhode Island suggeriva che in quell'anno in media ogni medico avrebbe dovuto osservare almeno una ADR grave. Al contrario, nel medesimo anno la Food and Drug Administration (che negli Stati Uniti si occupa del monitoraggio delle segnalazioni spontanee di ADR) ha ricevuto in totale soltanto 12 segnalazioni ogni 100 medici4. Per quanto riguarda l'Europa, in Inghilterra, dove dal 1967 opera il sistema di segnalazione spontanea della 'yellow card', negli anni '80 veniva segnalato meno del 10-15% delle ADR gravi5. In Francia, nella regione di Bordeaux, è stato stimato recentemente che soltanto 1 su 24433 ADR viene segnalata da parte dei medici di medicina generale al centro regionale di farmacovigilanza. La sottosegnalazione tende a ridursi nel caso delle ADR gravi e inattese (1 su 4610) e di quelle in cui poteva essere coinvolto un farmaco di recente introduzione sul mercato (1 su 12802)6. In Spagna la sottosegnalazione sembra essere inferiore (1 su 1144 ADR di qualunque genere, su 605 ADR gravi, su 1031 ADR inattese, su 706 ADR da nuovi farmaci)7.

2.2. I PRINCIPALI FATTORI IMPLICATI

Le cause che possono contribuire alla mancata segnalazione di ADR sono molteplici ed alquanto eterogenee. Esse possono tuttavia essere ricondotte, almeno in linea di principio, al carattere intrinseco di volontarietà dei sistemi di segnalazione spontanea, che li rende di fatto dipendenti dalla percezione soggettiva della loro funzione da parte di coloro dai quali le segnalazioni dovrebbero originare, siano essi medici o altre figure a vario titolo coinvolte nell'assistenza sanitaria.

William Inman, il fondatore del sistema inglese di segnalazione spontanea, già nel 19868 aveva identificato alcune motivazioni personali potenzialmente implicate nella decisione di non segnalare un'ADR. Egli definì quelle motivazioni come i 'sette peccati mortali' dei medici (Tabella 3). Sebbene ricerche successive abbiano talora messo in dubbio la loro effettiva rilevanza (si veda, ad esempio, 9), la loro descrizione ha tuttavia avuto l'indubbio merito di porre l'attenzione sull'atteggiamento da parte dei medici nei confronti dei sistemi di segnalazione come fattore fondamentale nel determinare l'efficienza dei sistemi medesimi. E' stato in tal modo fornito l'impulso per la realizzazione di indagini di opinione condotte presso i medici, con l'obiettivo di identificare le ragioni della sottosegnalazione e le possibili contromisure da adottare. I risultati ottenuti in genere indicano come principali fattori implicati nella sottosegnalazione problemi quali: la mancanza del modulo di segnalazione, la mancanza di un centro di riferimento cui indirizzare le segnalazioni, la mancanza di informazioni su come segnalare, la mancanza di tempo per segnalare (si veda, ad esempio, 10). Sebbene questi fattori rappresentino l'espressione di opinioni soggettive e sia pertanto difficile quantificarne l'effettivo peso nel determinare fenomeni di sottosegnalazione, tuttavia essi ben si prestano ad essere oggetto di interventi mirati per la promozione della segnalazione, essendo in massima parte dipendenti dalle modalità organizzative ed operative dei sistemi di farmacovigilanza.

Non va in ogni caso dimenticato che la sottosegnalazione è di per se stessa una caratteristica intrinseca (e per certi versi non ovviabile) dei sistemi di segnalazione spontanea di ADR. I motivi principali sono stati ben evidenziati da Rawlins in una pubblicazione del 19865 (Tabella 4). Va tenuto presente, in primo luogo, che esiste una chiara (e comprensibile) tendenza a segnalare soprattutto le ADR gravi11 e quelle che si verificano a breve distanza di tempo dalla somministrazione di un farmaco12. E' inoltre noto che il tasso di segnalazione di ADR per un determinato farmaco è spesso massimo nei primi anni della sua commercializzazione13. I tassi di segnalazione possono variare anche a seconda della categoria di farmaci implicata: ad esempio, è stato proposto che gli antiinfiammatori non steroidei tendano ad essere più frequentemente associati all'insorgenza di ADR14. Infine, quanto meno nelle nazioni come gli Stati Uniti o l'Inghilterra, dove esiste una maggiore attenzione ai problemi connessi alla farmacovigilanza (anche grazie all'opera pluridecennale della Food and Drug Administraton nel primo caso e del Committee for the Safety of Medicines nell'altro), la segnalazione di ADR può essere selettivamente stimolata anche da fattori non direttamente correlati all'effettivo verificarsi di problemi correlati all'assunzione di un farmaco, quali, ad esempio, la pubblicità da parte dei mezzi di informazione o la pubblicazione di rapporti informativi da parte dei produttori di farmaci15 o degli enti preposti alla farmacovigilanza5.

3. LA MANCATA SEGNALAZIONE DI ADR IN ITALIA

In Italia, la normativa vigente in materia di farmacovigilanza prevede dal 1987 per tutti i medici, indipendentemente dalle modalità di esercizio della loro attività, l'obbligo di segnalare tutte le ADR osservate alle competenti strutture del Servizio Sanitario Nazionale16,17. Nel 1997 l'obbligo di segnalazione, limitatamente ai medicinali non soggetti a prescrizione medica, è stato esteso anche ai farmacisti17.

Malgrado ciò, il numero di segnalazioni di ADR è decisamente inferiore rispetto a quanto ci si potrebbe attendere sulla base di quanto accade in altre nazioni (Figura 1). Ad esempio, nel 1992 l'Italia ha inviato al Centro di farmacovigilanza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità soltanto 75 segnalazioni per milione di abitanti, a fronte delle 429 provenienti dalla Danimarca o delle 407 provenienti dalla Germania1, e negli anni immediatamente successivi la situazione non è migliorata di molto. In base ai dati resi noti dal Ministero della sanità, infatti, si è passati da 2425 moduli di segnalazione (per un totale di 3866 ADR) pervenuti nel 1992 da tutto il territorio nazionale (incluse le strutture di ricovero) a 2936 moduli di segnalazione (per 4731 ADR) nel 199418. Al momento non sono disponibili dati più recenti sulla segnalazione di ADR a livello nazionale, anche se, sulla base delle informazioni provenienti da alcune regioni, sembra che la situazione stia lentamente migliorando: in Lombardia, ad esempio, dal 1994 al 1997 il numero di segnalazioni è più che raddoppiato19.

Una ulteriore aggravante è rappresentata dall'elevata variabilità dei tassi di segnalazione da una regione all'altra: ad esempio, nel 1992 si va da 170.9 segnalazioni per milione di abitanti in Veneto a 0.9 in Campania e nel 1994 da 184.9 in Friuli-Venezia Giulia a 3.3. in Basilicata18. Risulta evidente la difficoltà di confronto tra dati provenienti da regioni diverse, il che riduce ulteriormente la capacità del sistema nazionale di farmacovigilanza di generare segnali attendibili.

Il fenomeno della mancata segnalazione da parte dei medici italiani è stato documentato anche in maniera più diretta. Nell'ambito di una indagine condotta nel 1995 nella provincia di Varese, in Lombardia, il 77.3% dei medici di Medicina Generale, Pediatri di libera scelta e medici specialisti convenzionati con il SSN ha dichiarato di avere osservato nel corso della propria attività eventi avversi correlati all'impiego di farmaci, ma soltanto un medico su 10 ha dichiarato di aver anche provveduto alla segnalazione presso la competente USL. Nel 43.5% dei casi la segnalazione è stata fatta a una ditta farmaceutica, verosimilmente non in forma scritta, e in oltre il 50% dei casi non è stata fatta a nessuno20. Questi risultati d'altra parte ben si accordano con la ridotta percentuale di medici (19.4%) che, in un campione scelto a caso in ambito nazionale, ha dichiarato di aver inviato almeno una segnalazione di ADR all'USL competente per territorio e/o all'industria farmaceutica21. Tra di essi, la percentuale di segnalatori tendeva ad essere superiore per i medici di Medicina Generale (30%) rispetto ai medici ospedalieri (18%)21, a suggerire una ancora minore propensione alla segnalazione da parte di questi ultimi. L'ipotesi è ulteriormente avvalorata dai risultati di un'indagine svolta presso i medici operanti in 4 ospedali lombardi22. A fronte dell'86.5% dei medici interpellati che ha dichiarato di aver osservato ADR, soltanto il 67.6% li ha anche segnalati, e soltanto nel 47.7% dei casi in forma scritta. Inoltre, le segnalazioni sono state inviate alle strutture istituzionalmente preposte a riceverle, ovvero Direzione Sanitaria dell'Ospedale e USL, soltanto nel 34.4% e nel 2.1% dei casi, rispettivamente.

4. PERCHÈ I MEDICI ITALIANI NON SEGNALANO?

L'identificazione delle cause implicate nella sottosegnalazione di ADR costituisce uno degli obiettivi prioritari per l'organizzazione e la gestione di un efficiente sistema di monitoraggio delle segnalazioni di ADR. Per questo scopo, un utile approccio è costituito dalla realizzazione di indagini volte a stabilire il grado di conoscenza e l'opinione dei medici nei confronti dei sistemi di segnalazione delle ADR e più in generale dei problemi connessi alla farmacovigilanza. Nel corso di poco più di un decennio, studi di questo genere sono stati realizzati in numerose nazioni20,22,23-29 e la metodologia è stata fatta propria anche dal Gruppo Europeo sulla Farmacovigilanza, che ha recentemente condotto un'indagine attraverso un questionario postale in nove degli stati membri dell'Unione Europea10. Alcuni dei risultati di questa indagine, relativi a specifiche nazioni, sono comparsi anche in forma separata9,21,30,31.

Per quanto riguarda l'Italia, i risultati dei principali studi20-22,25 concordano in linea generale nell'identificare due tipologie di fattori che contribuiscono a dissuadere il medico dal segnalare ADR (Tabella 5). Una prima tipologia, che pare svolgere il ruolo principale, comprende fattori connessi alla natura delle ADR e alle loro modalità di presentazione: appare infatti chiara una ridotta motivazione a segnalare ADR

Una seconda tipologia, anch'essa di un certo rilievo, comprende invece aspetti organizzativi e gestionali propri del sistema di farmacovigilanza. Vengono infatti indicati come fattori importanti nell'ostacolare la segnalazione di ADR:

Per inciso, può essere interessante notare come il timore di conseguenze di natura medico-legale appaia di importanza limitata, al contrario di quanto accade ad esempio negli Stati Uniti, dove viene spesso annoverato tra le principali cause di sottosegnalazione di ADR32.

Tre delle quattro indagini italiane prendevano in considerazione anche i motivi che possono influire positivamente sulla decisione di segnalare un'ADR20-22. Tra questi, vengono indicati dalla maggior parte dei medici interpellati in primo luogo un elevato grado di certezza nell'attribuzione di un rapporto causale tra assunzione di un farmaco e insorgenza di un'ADR e il fatto che si tratti di un'ADR particolarmente grave, osservazioni entrambe in completo accordo con quanto discusso più sopra. Seguono a breve distanza il fatto che si tratti di un'ADR non ancora descritta o comunque inattesa e la possibilità che sia coinvolto un nuovo farmaco.

5. SEGNALAZIONE DI ADR E PERCEZIONE DEL RISCHIO ASSOCIATO ALL'IMPIEGO DI FARMACI

Fino ad oggi, i tentativi di identificare i motivi della mancata segnalazione di ADR nella maggior parte dei casi hanno preso in considerazione il grado di conoscenza e l'atteggiamento dei medici nei confronti dei sistemi di monitoraggio delle segnalazioni di ADR, e talora la pregressa tendenza a segnalare9,26. A questo proposito, le differenze osservate tra i medici interpellati, spesso correlate al tipo di specializzazione o all'ambito di svolgimento della propria attività, paiono suggerire che aspetti più propriamente 'personali' possano svolgere un ruolo di rilievo nella decisione di segnalare le ADR10,23,26.

Il ruolo di fattori 'personali' è stato oggetto di numerosi studi per quanto concerne ad esempio la loro influenza sulle attitudini prescrittive: è stato in tal modo possibile chiarire almeno in parte la rilevanza di fattori 'non clinici' negli orientamenti prescrittivi dei medici33-35. Ad esempio, è stato descritto come la valutazione personale del medico riguardo al valore di un trattamento e le sue aspettative riguardo agli effetti possano dipendere da fattori soggettivi36 e possano essere utlizzati per predire le scelte terapeutiche individuali37,38. Appare ovvia la rilevanza di queste osservazioni ai fini della pianificazione di strategie di intervento orientate ad ottimizzare la prescrizione di farmaci.

Recentemente, un approccio analogo è stato utilizzato per chiarire la rilevanza di fattori personali anche in relazione alla percezione da parte dei medici dei problemi connessi alle ADR e alla loro predisposizione alla segnalazione39. Nel corso di interviste personali, è stato chiesto a oltre 160 medici ospedalieri di indicare la frequenza con la quale essi ritenevano si verificassero ADR nei pazienti ospedalizzati. E' stato quindi chiesto ad ognuno dei medici di indicare il grado di rischio per la comparsa di ADR soggettivamente associato a varie categorie di farmaci, quantificandolo su una scala visiva da 1 (basso) a 5 (alto). Le risposte sono state quindi elaborate verificando l'esistenza di correlazioni tra di esse e tenendo conto del sesso, dell'anno di laurea, del reparto ospedaliero di appartenenza e di eventuali precedenti segnalazioni di ADR effettuate da ogni medico. Tra i risultati più interessanti, val la pena ricordare i seguenti:

Nel complesso, queste osservazioni sembrano suggerire che una certa fiducia non del tutto razionale nella propria esperienza clinica possa talora prevalere su riferimenti maggiormente oggettivi per quanto riguarda l'identificazione di criteri di riferimento per l'impiego dei farmaci. Questa ipotesi è supportata in particolar modo dalla variabilità talora elevata osservata nell'attribuzione del grado di rischio ai medesimi farmaci da parte di medici appartenenti a reparti diversi. Appare pertanto opportuno tener conto dell'influenza di fattori personali nell'atteggiamento dei medici riguardo alla segnalazione di ADR sia per quanto riguarda l'interpretazione dei dati delle segnalazioni sia ai fini della pianificazione di interventi di natura informativa e formativa in farmacovigilanza. E' anche possibile che fattori di questo genere possano contribuire alla documentata variabilità nei tassi di segnalazione di ADR tra aree geografiche e culturali diverse47,48 come pure al fenomeno della segnalazione selettiva49.

6. UN ESEMPIO ITALIANO DI SEGNALAZIONE SELETTIVA: IL CASO DELLA NOTA 73

La segnalazione selettiva rappresenta una forma particolare di sottosegnalazione, che si manifesta generalmente sotto forma di un numero relativamente elevato di segnalazioni di ADR per un particolare farmaco, dovute non ad una reale maggiore frequenza di eventi ma a diversi fattori più o meno indipendenti dal profilo di tollerabilità del farmaco stesso. E' nota, ad esempio, l'osservazione di una differenza di oltre quattro volte tra i tassi di segnalazione di due prodotti entrambi contenenti penicillina G, identificata in Svezia alcuni anni fa1. I due prodotti erano commercializzati in forme diverse da due ditte differenti, pur essendo prodotti nella stessa fabbrica. Dopo approfondite analisi che non evidenziarono altra differenza se non un diverso impiego dei prodotti legato all'anzianità e all'ambito specialistico in cui operavano i medici prescrittori, si concluse che la spiegazione maggiormente plausibile andava ricercata nell'uso preferenziale del prodotto oggetto di un minor numero di segnalazioni da parte di medici anziani e da parte di otorinolaringoiatri che esercitavano privatamente (categorie entrambe note in Svezia per la scarsa propensione alla segnalazione) e del prodotto oggetto di maggiore segnalazione da parte di medici che esercitavano in regioni con tassi di segnalazione generalmente più elevati.

Una singolare forma di segnalazione selettiva si è di recente manifestata in Italia, dove il numero di segnalazioni di tosse persistente da ACE inibitori ha mostrato una crescita imponente quanto improvvisa in stretta connessione cronologica con la pubblicazione della nota della Commissione Unica del Farmaco n. 73 che limitava la prescrizione con onere a carico del SSN dei sartani per il trattamento dell'ipertensione arteriosa ai casi in cui il trattamento con ACE inibitori deve essere sospeso per la comparsa di tosse persistente o di angioedema. Ad esempio, in Lombardia, in stretto rapporto cronologico con la pubblicazione della nota n. 73, è stato possibile documentare un notevole aumento delle segnalazioni di tosse persistente da ACE-inibitori50. In particolare, in provincia di Varese nel 1998 le segnalazioni di tosse persistente da ACE inibitori hanno rappresentato quasi il 20% del totale e sono state notificate soltanto a partire dal mese di aprile 1999, per l'appunto poco dopo la pubblicazione della nota n. 73 (Figura 4).

Il fenomeno non è probabilmente nuovo, anche se per la prima volta viene documentato in maniera così chiara. Già alcuni anni fa, infatti, poco dopo la pubblicazione della prima versione della nota n. 951, che limitava la prescrizione di ticlopidina con onere a carico del SSN ai soli casi di 'intolleranza all'acido acetilsalicilico', alcune USL in varie regioni italiane avevano adottato la prassi di consentire la prescrizione di ticlopidina in regime di SSN ai soli casi nei quali risultava essere già pervenuta una segnalazione di manifestazioni di 'intolleranza all'acido acetilsalicilico'. Questo poco felice orientamento delle USL rivela, d'altra parte, una ancora troppo diffusa concezione meramente burocratica delle funzioni istituzionali loro attribuite dalla normativa vigente (dal Provvedimento 30 dicembre 199351 in poi, alle USL - ora ASL - sono esplicitamente assegnate funzioni di verifica della conformità della prescrizione dei medicinali rimborsabili a carico del SSN ai provvedimenti della Commissione Unica del Farmaco).

A differenza di quanto accadde per la nota n. 9, tuttavia, nel caso della nota n. 73 sembra che il 'comportamento adattativo' si sia ingenerato più o meno spontaneamente nei medici prescrittori, anche in assenza di esplicite pressioni da parte degli organismi di controllo. Sarebbe interessante, a questo proposito, conoscere l'eventuale ruolo nell'induzione del fenomeno svolto dalle attività di 'marketing' dell'industria farmaceutica. In ogni caso, dal settembre scorso la nota n. 73 è stata abrogata. Sarà questa l'occasione per osservare un improvviso miglioramento del profilo di tollerabilità degli ACE inibitori?

7. PROMUOVERE E INCENTIVARE LA SEGNALAZIONE DI ADR: ASPETTI OPERATIVI

Da quanto discusso in precedenza, appare chiaro come la normativa italiana16,17, che prevede l'obbligatorietà della segnalazione di ADR minacciando in caso contrario severe sanzioni, non possa garantire da sola l'efficienza del sistema nazionale di farmacovigilanza. L'aggiornamento della normativa17, che ha esplicitamente attribuito l'obbligo di segnalare ADR anche ai farmacisti (almeno per quanto riguarda i farmaci non soggetti a prescrizione medica), non sembra d'altra parte aver determinato un improviso incremento del numero di segnalazioni operate dai farmacisti. A titolo di esempio, nella provincia di Varese, in Lombardia, nel 1998 su circa 160 segnalazioni pervenute, soltanto 1 risultava inviata da un farmacista.

Nel 1997, Leone e collaboratori21, a margine della presentazione dei risultati della loro indagine conoscitiva sulla farmacovigilanza, proponevano alcune possibili strategie di intervento per migliorare il sistema di farmacovigilanza in Italia. Esse sono assolutamente condivisibili e del tutto attuali e vengono pertanto riassunte qui di seguito:

L'utilità di strategie di questo tipo è testimoniata dall'esperienza di organizzazione e gestione delle attività di monitoraggio delle segnalazioni di ADR presso la ASL della provincia di Varese. Tali attività sono da tempo inserite tra le funzioni di servizio svolte in collaborazione con il Laboratorio di Farmacologia della locale Facoltà di Medicina. E' stato in tal modo realizzato un sistema di raccolta e monitoraggio delle segnalazioni di ADR che, oltre a garantire i flussi informativi previsti dalla normativa vigente, consente l'elaborazione in sede locale dei dati delle segnalazioni. Le informazioni che ne derivano costituiscono a loro volta il supporto per iniziative di promozione ed incentivazione della segnalazione di ADR.

Tra queste, vanno ricordate:

Inoltre, la segnalazione spontanea di ADR viene indirettamente promossa anche attraverso attività di informazione e aggiornamento in materia di farmaci e di normativa farmaceutica.

Con questo modello organizzativo, si è passati dall'unica segnalazione ricevuta nel corso del 1994 (corrispondente ad un tasso di circa 3 segnalazioni per milione di assisititi/anno) alle 160 segnalazioni ricevute nel 1998 (181 segnalazioni per milione di assistiti/anno), che rappresenta il più alto tasso di segnalazione in Lombardia. Di particolare rilievo appare anche l'incremento del numero di medici segnalatori. In particolare, risulta aver inviato almeno una segnalazione oltre il 7% dei medici di Medicina Generale. I dati relativi al 1999 sono ancora in fase di elaborazione. Una proiezione sui dati grezzi relativi al primo semestre permette tuttavia di stimare un tasso tra 500 e 600 segnalazioni per milione di abitanti/anno, che rappresenterebbe un incremento di oltre il 200% rispetto al 1998.

Gli attuali obiettivi possono essere così riassunti:

Un aspetto particolarmente importante connesso alla sottosegnalazione di ADR da parte dei medici operanti sul territorio è rappresentato dal fatto che molte ADR non vengono osservate dal medico prescrittore in quanto ad esse consegue il ricovero in una struttura ospedaliera. Il fenomeno dei ricoveri conseguenti ad ADR è ampiamente documentato40,41, e alcuni studi hanno anche tentato di definirne la rilevanza rispetto alla sottosegnalazione dal territorio (vedi ad esempio 52). Appare pertanto necessario realizzare specifici programmi di farmacovigilanza nelle strutture di pronto soccorso, allo scopo di colmare il distacco esistente tra le attività di farmacovigilanza territoriali e ospedaliere, presidiando un ambito che, per le caratteristiche di criticità, presenta un rischio molto elevato di mancata segnalazione.

8. BIBLIOGRAFIA

  1. Wiholm B-E, Olsson S, Moore N, Wood S. Spontaneous reporting systems outside the United States. In: Strom BL ed. Pharmacoepidemiology, 2nd ed., 1994, John Wiley and Sons Ltd., Chichester, West Sussex, England, pp. 139-155.
  2. Carson JL, Strom BL, Maislin G. Screening for unknown effects of newly marketed drugs. In: Strom BL ed. Pharmacoepidemiology, 2nd ed., 1994, John Wiley and Sons Ltd., Chichester, West Sussex, England, pp. 431-447.
  3. Lucas LM, Colley CA. Recognizing and reporting adverse drug reactions. Western Journal of Medicine, 1992 156: 172-175.
  4. Faich GA, Dreis M, Tomita D. National adverse drug reaction surveillance 1986. Archives of Internal Medicine, 1988 148: 785-787.
  5. Rawlins MD. Spontaneous reporting of adverse drug reactions. I: The data. British Journal of Clincal Pharmacology, 1988 26: 1-5.
  6. Moride Y, Haramburu F, Requejo AA, Begaud B. Under-reporting of adverse drug reactions in general practice. British Journal of Clinical Pharmacology, 1997 43: 177-181.
  7. Alvarez-Requejo A, Carvajal A, Begaud B, Moride Y, Vega T, Arias LH. Under-reporting of adverse drug reactions. Estimate based on a spontaneous reporting scheme and a sentinel system. European Journal of Clinical Pharmacology, 1998 54: 483-488.
  8. Inman WHW, ed. Monitoring for Drug Safety, 2nd edn. Lancaster: MTP Press Ltd, 1986, pp. 37-38.
  9. Belton KJ, Lewis SC, Payne S, Rawlins MD. Attitudinal survey of adverse drug reaction reporting by medical practitioners in the United Kingdom. British Journal of Clinical Pharmacology, 1995 39: 223-226.
  10. Belton KJ and The European Pharmacovigilance Research Group. Attitude survey of adverse-drug reaction reporting by health care professionals across the European Union. European Journal of Clinical Pharmacology, 1997 52: 423-427.
  11. Milstien JB, Faich GA, Hsu JP, Knapp DE, Baum C, Dreis MW. Factors affecting physician reporting of adverse drug reactions. Drug Information Journal, 1986 20: 157-164.
  12. Perry ZA, Knapp DE. Annual Adverse Drug Reaction Report: 1987 (document no. PB88-208095/AS). Springfield, VA: National Technical Information Service, 1988.
  13. Weber JCP. Epidemiology of adverse reactions to nonsteroidal antiinflammatory drugs. In: Rainsford KD, Velo GP, eds., Advances in Inflammation Research, Vol. 6. New York: Raven Press; 1984, p. 1.
  14. Faich GA. Adverse drug reaction monitoring. New England Journal of Medicine, 1986 314: 1589-1592.
  15. Rossi AC, Bosco L, Faich GA, Tanner A, Temple R. The importance of adverse reaction reporting by physicians: suprofen and the flank pain syndrome. JAMA, 1988 259: 1203-1204.
  16. Decreto Legge 30 ottobre 1987, n. 443, coordinato con la Legge di conversione 29 dicembre 1987, n. 531, recante 'Disposizioni urgenti in materia sanitaria'. GU n. 303 del 30 dicembre 1987.
  17. Decreto Legislativo 18 febbraio 1997, n. 44. 'Attuazione della direttiva 93/39CEE, che modifica le direttive 65/66CEE, 75/318CEE e 75/319CEE relative ai medicinali. GU n. 54 del 6 marzo 1997.
  18. Ministero della sanità - Sistema Informativo Sanitario, Direzione Generale del Servizio Farmaceutico. Rapporto delle segnalazioni di effetti collaterali da farmaci. Anni: 1992 - 1993 - 1994. Roma, novembre 1995.
  19. Venegoni M, Cocci A, Rivolta AL. Perchè si segnalano più reazioni avverse da farmaci. Bollettino Epidemiologico della Regione Lombardia, 1998 n.1: 8-9.
  20. Cosentino M, Leoni O, Banfi F, Lecchini S, Frigo GM. Attitudes to adverse drug reaction reporting by medical practitioners in a northern italian district. Pharmacological Research, 1997 35: 85-88.
  21. Leone R, Conforti A, Moretti U, Guglielmo L, Velo GP. Indagine conoscitiva sulla farmacovigilanza. SIMG Rivista di Politica Professionale della Medicina Generale, 1996 n.1: 18-21.
  22. Leoni O, Cosentino M., Michielotto D, Oria C, Massimo E, Lecchini S, Frigo GM. La segnalazione spontanea delle reazioni avverse ai farmaci: indagine conoscitiva in ambito ospedaliero. Le Basi Razionali della Terapia, 1998 XXVIII(3-4): 233.
  23. Robins AH, Weir M, Biersteker EM. Attitudes to adverse drug reactions and their reporting among medical practitioners. South Africa Medical Journal, 1987 72: 131-134.
  24. Smith Rogers A, Israel E, Smith CR, Levine D, McBean AM, Valente C, Faich G. Physician knowledge, attitudes, and behavior related to reporting adverse drug events. Archives of Internal Medicine, 1988 148: 1596-1600.
  25. Baratta E, Bucaneve G, Patoia L, Rossi A. Il problema delle segnalazioni spontanee degli effetti indesiderati da farmaci da parte del medico di medicina generale. Quale conoscenza? Quale prassi? Informazioni sui farmaci, 1991 XV(1): 41-53.
  26. Bateman DN, Sanders GLS, Rawlins MD. Attitudes to adverse drug reaction reporting in the Northern Region. British Journal of Clinical Pharmacology, 1992 34: 421-426.
  27. Graille V, Lapeyre-Mestre M, Montastruc JL. Pharmacovigilance: enquête d'opinion auprès des internes d'un centre hospitalier universitaire. Thérapie, 1994 49: 451-454.
  28. vanRiemsdijk MM, Herings RM, Rawlins MD, Stricker BH. [Reasons to report or not report side effects of drugs to the national monitoring system in the Netherlands]. Ned. Tijdschr. Geneeskd., 1995 139: 2306-2308.
  29. McGettigan P, Golden J, Conroy RM, Arthur N, Feely J. Reporting of adverse drug reactions by hospital doctors and the response to intervention. British Journal of Clinical Pharmacology, 1997 44: 98-100.
  30. McGettigan P, Feely J. Adverse drug reaction reporting: opinions and attitudes of medical practitioners in Ireland. Pharmacoepidemiology and Drug Safety, 1995 4: 355-358.
  31. Pierfitte C, Hanesse B, Royer RJ. Enquête d'opinion sur la pharmacovigilance Européenne: le sentiment des médecins français. Thérapie, 1995 50: 171-172.
  32. Kaufman MB, Stoukides CA, Campbell NA. Physicians' liability for adverse drug reactions. Southern Medical Journal, 1994 87: 780-784.
  33. Bradley CP. Factors which influence the decision whether or not to prescribe: the dilemma facing general practitioners. British Journal of General Practice, 1992 42: 454-458.
  34. Britten N, Ukoumunne O. The influence of patients' hopes of receiving a prescription on doctors' perceptions and the decision to prescribe: a questionnaire survey. British Medical Journal, 1997 315: 1506-1510.
  35. Cockburn J, Pit S. Prescribing behaviour in clinical practice: patients' expectations and doctors' perception of patients' expectations - a questionnaire study. British Medical Journal, 1997 315: 520-523.
  36. Lopez de Maturana A, Morago V, San Emeterio E, Gorostiza J. Attitudes of general practitioners in Bizkaia, Spain, towards the terminally ill patients. Palliative Medicine, 1993 7: 39-45.
  37. Segal R, Hepler CD. Drug choice as a problem-solving process. Medical Care, 1985 23: 967-976.
  38. Gardner MO, Bronstein J, Goldenberg RL, Haywood JL, Cliver SP, Nelson KG. Physician opinion of preterm infant outcome and their effect on prenatal corticosteroid use. Journal of Perinatology, 1996 16: 431-434.
  39. Cosentino M, Leoni O, Oria C, Michielotto D, Massimo E, Lecchini S, Frigo GM. Hospital-based survey of doctors' attitudes to adverse drug reations and perception of drug-related risk for adverse reaction occurrence. Pharmacoepidemiology and Drug Safety, 1999 8: S27-S35.
  40. Einarson TR. Drug-related hospital admissions. Annals of Pharmacotherapy, 1993 27: 832-840.
  41. Muhelberger N, Schneeweiss S, Hasford J. Adverse drug reaction monitoring – cost and benefit considerations. Part I: frequency of adverse drug reactions causing hospital admissions. Pharmacoepidemiology and Drug Safety, 1997 6: S71-S77.
  42. Steel K, Gertman PM, Crescenzi C. Iatrogenic illness on a general medicine service at a university hospital. New England Journal of Medicine, 1981 304: 638-642.
  43. Jick H, Madsen S, Nudelman PM, Perera DR, Stergachis A. Postmarketing follow-up at group health cooperative of Puget Sound. Pharmacotherapy, 1984 4: 99-100.
  44. Stoukides CA, D'Agostino PR, Kaufman MB. Adverse reaction surveillance in an emergency room. American Journal of Hospital Pharmacy, 1993 50: 712-714.
  45. Classen DC, Pestotnik SL, Evans RS, Lloyd JF, Burke JP. Adverse drug events in hospitalized patients. Excess length of stay, extra costs, and attributable mortality. JAMA, 1997 277: 310-306.
  46. Moore N, Lecointre D, Noblet C, Mabille M. Frequency and cost of serious adverse drug reactions in a department of general medicine. Broitish Journal of Clinical Pharmacology, 1998 45: 301-308.
  47. Joelson S, Joelson I-B, Wallander M-A. Geographical variation in adverse event reporting in clinical trials. Pharmacoepidemiology and Drug Safety, 1997 6: S31-S35.
  48. Wu H, Fung M, Hornbuckle K, Muniz E. Impact of geographic and cross-cultural differences on spontaneous adverse event reporting. Drug Information Journal, 1999 33: 921-931.
  49. Bégaud B, Tubert P, Haramburu F, et al. Comparing toxicity of drugs: use and misuse of spontaneous reporting. Post marketing surveillance, 1991 5: 69-76.
  50. Venegoni M, Cocci A, Rivolta AL. Cresce il consumo dei farmaci antipertensivi. Bollettino Epidemiologico della Regione Lombardia, 1999 n.2: 9-10.
  51. Provvedimento 30 dicembre 1993 di riclassificazione dei medicinali. GU SO n. 306 del 31 dicembre 1993.
  52. Torello Iserte J, Castillo Ferrando JR, Lainez MM, Garcia Morillas M, Arias Gonzalez A. Adverse reactions to drugs reported by the primary care physicians of Andalusia. Analysis of underreporting. Aten Primaria, 1994 13: 307-311.
  53. World Health Organization, Technical Report Series n. 498, 1972.
  54. Decreto Ministeriale 15 luglio 1997. 'Recepimento delle linee guida dell'Unione Europea di buona pratica clinica per la esecuzione delle sperimentazioni cliniche dei medicinali'. GU n. 191 del 18 agosto 1997.

9. TABELLE E FIGURE

Tabella 1.

Glossario dei principali termini utilizzati in farmacovigilanza

 

Reazione avversa da farmaci (Adverse Drug Reaction, ADR)
Durante la sperimentazione clinica di un nuovo prodotto medicinale prima della sua approvazione, oppure nel caso di suoi nuovi utilizzi, proprio perchè non è possibile stabilirne il dosaggio terapeutico:
tutte le risposte nocive e non volute ad un prodotto medicinale correlate ad un qualsiasi dosaggio devono essere considerate reazioni avverse da farmaci. Per 'risposte ad un prodotto medicinale' si intende che vi sia almeno una possibilità ragionevole di una correlazione causale tra un prodotto medicinale e un evento avverso, cioè che tale correlazione non possa essere esclusa.
Per quanto riguarda i prodotti medicinali già in commercio:
una risposta ad un farmaco che sia nociva e non voluta e che si verifichi ai dosaggi normalmente impiegati nell'uomo per la profilassi, la diagnosi, o per la terapia di malattie, oppure per modificare funzioni fisiologiche.

Reazione avversa grave (serious ADR)
Grave effetto collaterale negativo o reazione avversa grave: una reazione avversa ad esito letale, o una reazione avversa che minaccia la sopravvivenza, o che crea invalidità, incapacità o che provoca o prolunga il ricovero in ospedale.

Reazione avversa inattesa (unexpected ADR)
effetto collaterale inatteso o reazione inattesa: una reazione la cui natura o gravità non è indicata o non corrisponde a quanto riportato nel riassunto delle caratteristiche del prodotto.

Evento avverso (Adverse Event, AE)
Qualsiasi episodio sfavorevole di natura medica che si verifichi in un paziente o in un soggetto partecipante in una sperimentazione clinica al quale sia stato somministrato un prodotto farmaceutico e che non deve avere necessariamente una relazione causale con tale trattamento.

Segnale (signal)
[viene riportato il testo in lingua originale, in quanto non è disponibile una traduzione italiana ufficialmente riconosciuta dal Ministero della sanità]
Reported information on a possible causal relation between an adverse event and a drug, the relation being unknown or incompletely documented previously. Usually more than a single report is required to generate a signal, depending on the seriousness of the event and the quality of the information.

 

Tabella 2.

Principali vantaggi e svantaggi dei sistemi di segnalazione spontanea (adattata da Wiholm et al., 19941)

 

Vantaggi

  • Richiedono limitate risorse economiche ed organizzative
  • Comprendono tutti i farmaci disponibili in commercio
  • Comprendono tutte le categorie di pazienti, inclusi particolari sottogruppi (anziani, bambini, ecc.)
  • Permettono di identificare fattori predisponenti al verificarsi di reazioni avverse
  • Permettono di identificare reazioni insolite o precedentemente non individuate

Svantaggi

  • Le informazioni raccolte sono spesso incomplete o comunque limitate
  • La sensibilità del sistema viene ridotta dalla sottosegnalazione e dalla segnalazione selettiva (per oggetto e/o fonte della segnalazione)
  • Il tasso di segnalazione è soggetto a variazioni nel tempo
  • Non è possibile trarre informazioni dirette sull'incidenza delle reazioni

 

Tabella 3.

I 'sette peccati mortali' dei medici secondo William Inman8, ovvero, perchè i medici non segnalano le ADR (vengono riportati i termini inglesi, in quanto alcuni dei corrispondenti vocaboli italiani possono avere significati non completamente coincidenti).

 

Complacency
L'erronea convinzione che vengono commercializzati soltanto farmaci 'sicuri'

Fear
Timore di essere coinvolti il cause legali

Guilt
Senso di colpa per aver causato danni al paziente a causa del trattamento prescritto

Ambition
Desiderio di raccogliere e pubblicare una casistica personale

Ignorance
Ignoranza delle procedure per la segnalazione

Diffidence
Timore di segnalare sulla base di sospetti che potrebbero rivelarsi infondati

Lethargy
Un insieme di tendenza a procrastinare la segnalazione, disinteresse, mancanza di tempo, indisponibilità del modulo di segnalazione, ecc.

 

Tabella 4.

Principali fattori connessi alle caratteristiche intrinseche dei sistemi di segnalazione spontanea i quali possono influenzare i tassi di segnalazione di ADR (adattato da Rawlins, 19885).

 

Il numero di segnalazioni tende a riflettere la tossicità acuta di un farmaco
Farmaci con elevato indice terapeutico saranno oggetto di un minor numero di segnalazioni rispetto a farmaci il cui indice terapeutico è basso. Inoltre, ADR insolite e inattese potranno essere segnalate con maggiore probabilità di ADR prevedibili.

Il numero di segnalazioni tende ad essere funzione dell'impiego di un farmaco
Farmaci largamente impiegati potranno essere maggiormente coinvolti nell'insorgenza di ADR. Non sempre è agevole correggere i tassi assoluti di segnalazione per il numero di individui esposti al farmaco.

Il numero di segnalazioni dipende dalla vita commerciale del farmaco
Nei primi anni dalla commercializzazione tende ad essere massimo e quindi declina più o meno rapidamente. Tra le possibili spiegazioni del fenomeno, la maggiore esperienza che col tempo acquisiscono i medici nell'impiego del farmaco, che li potrà eventualmente portare anche ad evitare di prescrivere il farmaco stesso a pazienti maggiormente a rischio di ADR con quel farmaco. [NdA: il fenomeno della maggiore segnalazione nei primi tempi dalla commercializzazione è stato descritto in particolar modo in Inghilterra, dove il Committee for the Safety of Medicines richiede ai medici di segnalare inizialmente tutte la ADR e successivamente soltanto quelle gravi]

I tassi di segnalazione tendono a variare da un anno all'altro
Questo è particolarmente vero nel caso di sistemi di farmacovigilanza implementati da pochi anni, i quali riceveranno, almeno nei primi tempi e in dipendenza dalle iniziative intraprese, un numero crescente di segnalazioni. La comparazione dei tassi di segnalazione in anni diversi dovrà tenere conto di questa evenienza.

Il numero di segnalazioni tende ad aumentare quando l'attenzione dei medici viene richiamata su uno specifico problema

Il numero di segnalazioni può essere influenzato dalle modalità di impiego del farmaco
Ad esempio, la maggiore segnalazione di casi di peggioramento della sintomatologia asmatica o di broncospasmo con atenololo rispetto al propranololo può riflettere la preferenza dei medici per l'uso di un betabloccante maggiormente selettivo nei pazienti con broncopneumopatie croniche ostruttive.

 

Tabella 5.

Confronto tra i principali risultati di alcune indagini condotte in Italia allo scopo di conoscere l'atteggiamento dei medici in merito alla farmacovigilanza e alla segnalazione di ADR. Vengono riportati i dati relativi ai motivi ritenuti importanti in relazione alla decisione di segnalare o meno una ADR. I valori riportati corrispondono alla percentuale di medici interpellati che ha indicato il corrispondente motivo come rilevante ai fini della decisione di segnalare o meno. I diversi motivi sono elencati per quanto possibile in ordine di rilevanza. Si tenga in ogni caso presente che il confronto ha valore esclusivamente orientativo, in considerazione delle differenti metodologie utilizzate nei vari studi e della diversa strutturazione delle domande (nc = non considerato nello studio).

 

Caratteristiche generali delle indagini

 

Baratta et al., 199125

Leone et al., 199621

Cosentino et al., 199720

Leoni et al., 199822

Ambito di svolgimento

7 USL dell'Umbria

territorio nazionale

USL di Varese (Lombardia)

4 ospedali della provincia di Varese (Lombardia)

Periodo

non precisato

non precisato

1995

1997

Partecipanti

54% del totale dei medici delle 7 USL partecipanti a seminari sulla farmacovigilanza (il numero assoluto non era specificato)

Interpellati 500 medici scelti con modalità random dalla lista nazionale degli iscritti all'Ordine dei Medici Italiani nel 1993 (il 25.8% ha partecipato all'indagine)

Interpellati 350 medici della USL (il 59.1% ha partecipato all'indagine)

interpellati 164 medici ospedalieri (il 90.2% ha partecipato all'indagine)

Metodologia

Schede proposte nel corso dei seminari

Questionari postali

Questionari postali

Interviste personali

 

Motivi che scoraggiano la segnalazione di ADR

 

Baratta et al., 199125

Leone et al., 199621

Cosentino et al., 199720

Leoni et al., 199822

Scarsa rilevanza clinica dell'ADR

nc

nc

79.2

76.3

Incertezza sul rapporto causale farmaco/ADR

63.0

[valutata l'importanza del grado di certezza nel decidere di segnalare - vedi pannello successivo]

nc

58.1

ADR già nota

nc

nc

28.0

50.7

Modulo di segnalazione non disponibile

nc

55.4

16.0

39.9

Indirizzo cui inviare il modulo non indicato

nc

31.5

nc

nc

Incertezza su quali ADR segnalare

nc

nc

14.4

41.2

Ignoranza delle norme e delle procedure per la segnalazione

nc

38.0

4.8

40.5

Mancanza di tempo per segnalare

13.0

13.0

4.8

19.6

Mancanza di interesse/ convinzione che la segnalazione di ADR è inutile

8.0

nc

0.0

18.9

Convinzione che esistano solo farmaci sicuri/che le ADR siano ben documentate

nc

5.4

12.8

nc

Timore di problemi legali

2.0

5.4

nc

6.8

Non si desidera ammettere di aver causato danni a un paziente

nc

4.3

nc

nc

Desiderio di raccogliere e pubblicare una casistica personale

nc

4.3

nc

nc

Timore di apparire ridicolo/ creare inutili allarmismi

nc

6.5

0.8

nc

Volontà di non divulgare informazioni confidenziali

nc

3.3

nc

nc

 

Motivi che possono indurre a decidere di segnalare un'ADR

 

Baratta et al., 1991*25

Leone et al., 199621

Cosentino et al., 199720

Leoni et al., 199822

Grado di certezza del rapporto causale farmaco/ADR

[valutata l'importanza dell'incertezza nel decidere di NON segnalare - vedi pannello precedente]

67.9

nc

84.5

Gravità dell'ADR

90.8

30.1

89.9

ADR inattesa

72.5

36.6

74.3

Coinvolto un nuovo prodotto

74.8

36.6

67.6

Adempimento di un obbligo di legge

nc

20.4

64.2

Conoscenza di ADR simili

nc

28.0

30.4

Richiesta di una ditta farmaceutica

nc

6.4

32.4

* = l'indagine non prendeva in considerazione questo aspetto

 

Figura 1.

Numero di segnalazioni per milione di abitanti inviate al Centro di Farmacovigilanza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nel corso del 1992 (dati ricavati da Wiholm et al., 19941).

Segnalazioni inviate al Centro di Farmacovigilanza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nel corso del 1992.

 

Figura 2.

Grado di rischio per la comparsa di ADR attribuito a diverse categorie di farmaci da un gruppo di medici ospedalieri. A sinistra, il grado attribuito dai medici internisti, a destra quello attribuito dai chirurghi. Il rischio veniva quantificato su una scala visiva da 1 (basso) a 5 (alto). La linea verticale indica il grado medio complessivo per tutte le categorie di farmaci considerate. Ogni colonna indica il valore medio ±ES del grado di rischio attribuito. Le colonne barrate o piene corrispondono alle categorie per le quali il grado di rischio si discosta significativamente, rispettivamente in difetto o in eccesso, dal grado medio complessivo. Si notino le differenze sia rispetto al grado di rischio complessivo che il relazione alle singole categorie di farmaci. Ad esempio, i chirurghi, a differenza degli internisti, non ritengono a rischio elevato gli antiaritmici e valutano basso il rischio associato ai corticosteroidi. Gli internisti valutano basso, a differenza dei chirurghi, il rischio associato agli antispastici. I dati sono tratti da uno studio condotto nel 1997 in 4 ospedali lombardi39.

Grado di rischio per la comparsa di ADR.

 

Figura 3.

Correlazione tra frequenza con la quale i medici interpellati ritengono che le ADR possano insorgere nei pazienti ospedalizzati, grado di rischio per la comparsa di ADR assegnato soggettivamente ai farmaci e percentuale di medici che in passato ha segnalato ADR. Le colonne barrate indicano il rischio medio attribuito, (con limiti fiduciali del 95%). Le colonne piene indicano la percentuale di medici che in passato ha segnalato almeno una volta un'ADR. I valori di entrambe le variabili sono rappresentati in funzione della frequenza attribuita da ogni medico alle ADR (di qualunque intensità o soltanto gravi) nei pazienti ospedalizzati. Si noti come, con il crescere della frequenza attribuita, crescano anche il rischio medio attribuito e la percentuale di medici che ha segnalato in passato almeno un'ADR. I dati sono tratti da uno studio condotto nel 1997 in 4 ospedali lombardi39.

Correlazione tra frequenza con la quale i medici interpellati ritengono che le ADR possano insorgere nei pazienti ospedalizzati  e percentuale di medici che in passato ha segnalato ADR.

 

Figura 4.

Numero di segnalazioni di tosse persistente da ACE inibitori espresso in percentuale rispetto al totale delle segnalazioni pervenute mensilmente al sistema di farmacovigilanza dell'ASL della provincia di Varese nel corso del 1998. Si noti come il numero di segnalazioni sia rapidamente aumentato poco dopo la pubblicazione, nel marzo del 1998, della nota CUF n. 73, che limita la prescrizione con onere a carico del SSN dei sartani per il trattamento dell'ipertensione arteriosa ai casi in cui il trattamento con ACE inibitori debba essere sospeso per la comparsa di tosse persistente o di angioedema. Negli anni precedenti non era mai giunta alcuna segnalazione di tosse da ACE inibitori. I dati sono forniti dal sistema locale di monitoraggio delle segnalazioni di ADR dell'ASL della provincia di Varese.

Numero di segnalazioni di tosse persistente da ACE inibitori.

 


Torna all'elenco dei corsi disponibili
Indice