Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

Possibili rischi associati all’utilizzo di shampoo nelle donne in gravidanza
Loredana Gambardella e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Centro Interdipartimentale di Ricerche in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Recentemente è apparso sul sito news@nature.com un articolo riguardante il potenziale pericolo associato all’utilizzo di shampoo in gravidanza ed in particolare alla presenza negli shampoo del metil-iso-tiazolinone. Il metil-iso-tiazolinone (MIT) è un composto chimico impiegato ampiamente come conservante in alcuni prodotti cosmetici, quali shampoo e creme idratanti per le mani, in quanto, grazie alla sua attività, è in grado di evitare lo sviluppo di colonie microbiche e, quindi, di garantire un più lungo periodo di mantenimento del prodotto.
Tale composto è stato oggetto di molti studi, alcuni dei quali hanno ipotizzato che esso possa provocare, oltre ad irritazioni cutanee nei soggetti sensibili (1), anche gravi danni a livello delle cellule nervose e rappresentare, quindi, un fattore di rischio per il corretto sviluppo fetale. In effetti uno studio pubblicato nel 2002 ha mostrato che dosi relativamente elevate di MIT agiscono uccidendo la maggior parte dei neuroni in circa 10 minuti (2). Sulla base di questo lavoro il dottor Elias Aizenman, neurobiologo dell’Università di Pittsburgh, in Pennsylvania, ha condotto insieme al suo gruppo di ricerca numerosi studi, sul cervello prelevato da embrioni di ratto, con lo scopo di valutare la reale pericolosità del MIT sullo sviluppo delle cellule nervose. In particolare, visto che la maggior parte dei composti chimici risultano tossici quando sono assunti a dosi elevate, il gruppo del dottor Aizenman ha ritenuto più opportuno valutare l’effetto del MIT a dosi più basse e per periodi di tempo più lunghi in modo da simulare l’esposizione professionale delle persone che, per motivi di lavoro, sono ogni giorno a contatto con tale composto chimico, come ad esempio coloro che lavorano nelle industrie cosmetiche.
Per valutare l’effetto del MIT sul feto il composto, a concentrazione di 1 µM, (equivalente ad 1 gr del composto disciolto in più di 8,0 litri di acqua) è stato posto a contatto, per più di 18 ore, con neuroni di ratto in fase di sviluppo ed è stato osservato che, in seguito a tale esposizione, si ha una riduzione di circa la metà della crescita degli assoni, cioè di quei prolungamenti che si formano nel corso dello sviluppo dei neuroni e che hanno il compito di garantire la comunicazione tra le cellule. In particolare nel corso dei suoi studi Aizenman ha evidenziato che il MIT agisce su un particolare enzima che è responsabile della crescita degli assoni. Sulla base di questi risultati il dottor Aizenman ha affermato che le donne in gravidanza non dovrebbero lavorare nelle industrie che utilizzano questo composto in quanto è probabile che esso possa indurre l’insorgenza di anomalie nello sviluppo del sistema neuronale del feto. Lo scienziato ha presentato lo studio il 5 dicembre a Washington nel corso di un congresso annuale della Società Americana per la Biologia Cellulare.
Comunque le affermazioni ed i risultati del dott. Aizenman hanno suscitato preoccupazioni e lamentele da parte di altri tossicologi che, invece, sostengono che non è corretto associare così semplicemente all’uomo i dati ottenuti da studi condotti su colture tissutali di ratto. Ciò è stato, ad esempio, affermato da un tossicologo in pensione dell’Università Queen Mary, di Londra, il dottor Tony Dayan, che è stato anche consulente di molte società farmaceutiche. In effetti secondo Dayan non occorre sorprendersi del cambiamento osservato nella crescita dei neuroni soprattutto perché le cellule adoperate da Aizenman, nei suoi studi in vitro, si trovano in condizioni totalmente differenti rispetto alle cellule in fase di sviluppo del corpo umano e sono, rispetto a queste ultime, molto più vulnerabili. Inoltre secondo il dottor Wilson Steele, tossicologo dell’ Università di Londra Est, nel Regno Unito, è molto difficile formulare delle ipotesi sugli effetti del MIT nell’essere umano partendo da studi in vitro, in quanto l’essere umano è molto più complesso e sono quindi necessarie, a suo parere, ulteriori ricerche sul composto.
Nonostante ciò, secondo il dottor Aizenman i risultati dei suoi studi evidenziano un potenziale pericolo per l’essere umano in quanto alcuni prodotti cosmetici, in particolare gli shampoo, contengono concentrazioni di MIT 100-200 volte maggiori di quelle usate nei suoi esperimenti. Sottolinea comunque che non corrono tale rischio i normali utilizzatori di shampoo od i parrucchieri in quanto essi sono soggetti ad esposizioni inferiori rispetto a coloro che lavorano nelle industrie cosmetiche. Gli studi di Aizenman proseguiranno, in vivo, utilizzando animali da esperimento in modo da valutare in maniera più precisa la modalità di azione del MIT sui neuroni. Inoltre è sua intenzione condurre anche studi epidemiologici su persone affette da autismo ed altri disturbi neurologici in modo da valutare se esiste un collegamento tra esposizione chimica ed insorgenza di tali patologie.

BIBLIOGRAFIA

  1. Opinion Concerning Methyisothiazolinone, published online http://europa.eu.int/comm/health/ph_risk/committees/sccp/documents/out_201.pdf (2003).
  2. Du S., McLaughlin B., Pal S. & Aizenman E. J. Neurosci., 22. 7408 - 7416 (2002).

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