Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

PRODOTTI DI ORIGINE VEGETALE UTILIZZATI IN COSMETICA: BENEFICI E RISCHI
Loredana Gambardella, Domenica Melino e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Centro di Ricerche in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzaione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

1. Introduzione

Le piante costituiscono da tempo una delle fonti principali per l’elaborazione dei prodotti cosmetici. E’ noto, ad esempio, come egiziani, greci e romani, conoscessero l’utilizzo del fienogreco per le sue proprietà culinarie e medicinali (1). Con la scoperta di nuove molecole “bioattive” d’origine marina o vegetale, l’utilizzo dei prodotti naturali in cosmetica è in costante aumento. Episodi come quello dell’epatite spongiforme bovina, che ha portato a sostituire gli estratti d’origine animale, con quelli d’origine vegetale (e con sostanze di sintesi) ha notevolmente contribuito a tale aumento (1). Tuttavia, anche se tra i consumatori è diffusa l’idea che tutto ciò che è “naturale” è sicuro, in alcuni casi “naturale “ è sinonimo di velenoso e dannoso per l’organismo (2). Per tale motivo nel 1989 è stata emanata una normativa nella quale sono elencate le piante proibite per la preparazione dei prodotti cosmetici, come ad esempio la belladonna (Atropa belladonna). Tuttavia tale normativa costituisce una minima restrizione, poiché molte piante non sono riportate in elenco (3). Le piante usate in cosmetica devono inoltre possedere le caratteristiche indicate nell’art. 1 della Legge n° 713 dell’11.10.86, e dai suoi successivi aggiornamenti (D.L.vo n° 300 del ’91 e D.L. n° 126 del ’97). Tale normativa disciplina la produzione e la vendita dei cosmetici e definisce cosmetico “Qualsiasi sostanza o preparazione diversa dai medicinali, destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano, (epidermide, capelli, unghie, labbra e genitali esterni), oppure sui denti o sulla mucosa orale, esclusivamente o principalmente con lo scopo di pulirle, profumarle, modificarne l’aspetto, proteggerle o mantenerle in buono stato”.

Le piante in cosmetica trovano la loro principale applicazione nella cura della cute e nella cura dei capelli.

La cute fornisce protezione fisica contro l’ambiente esterno e difesa dagli attacchi microbici; partecipa ai processi di termoregolazione ed escrezione ed è sede di elaborazioni sensoriali. Essa è costituita da due tessuti sovrapposti, uno rivolto verso l’esterno (l’epidermide) e l’altro costituito dal derma e dall’ipoderma, in un rapporto di contiguità con il resto dell’organismo. L’epidermide, organizzata a sua volta in più strati, trasmette ai tessuti sottostanti gli effetti dell’ambiente esterno, dell’invecchiamento e dell’utilizzo dei cosmetici. Esso regola l’omeostasi cellulare, provvede alla protezione meccanica, attraverso i cheratinociti, e produce melanina, le cui caratteristiche strutturali determinano il colorito della pelle. Il derma è costituito da fibroblasti, collagene e fibre elastiche, che conferiscono forza tensionale e flessibilità al derma. Esso è inoltre attraversato da una rete di vasi capillari e da terminazioni nervose. L’ipoderma, invece, ospita le ghiandole sudoripare ed è ricco di adipociti, riserva energetica e tessuto deposito dell’organismo (4). Questi strati possono subire alterazioni, più o meno gravi, che vanno dalla semplice secchezza della pelle a disturbi più complessi, come le fotodermatiti, le dermatiti provocate dagli agenti patogeni (batteri e virus) e patologie d’origine tumorale. I cosmetici a base di estratti naturali, possono contribuire a tenere integra la pelle ed a mantenerla in buono stato, proteggendola dagli attacchi esterni dannosi, riequilibrando il contenuto lipidico ed idrico e partecipando ai meccanismi di omeostasi cellulare. Le industrie farmaceutiche, pertanto, elaborano composizioni simili, per attività, ai costituenti naturali del derma, come il sebo, lubrificante naturale escreto dalla pelle. Tali composizioni contengono infatti, fosfolipidi e mucillagini. I fosfolipidi idratano la pelle trattenendo acqua, la proteggono dai raggi solari e dai radicali liberi svolgendo in questo modo un’ azione antinfiammatoria (5,6). Le mucillagini invece, ricche di polisaccaridi, hanno attività emolliente, provvedono a ridurre la secchezza e l’esfoliazione della pelle, riequilibrandone il contenuto idrico (1). A questi, si possono aggiungere i tannini, che hanno effetto astringente ed i flavonoidi usati per le loro proprietà antinfiammatorie (7).

I capelli vengono definiti annessi cutanei, e in essi si distinguono, un parte centrale detta midollare, una di rivestimento chiamata corticale ed una più esterna, indicata con il nome di cuticola che si estende sulla superficie del pelo. La midollare è costituita da cheratina elastica, mentre la corticale e la cuticola sono formate da uno strato di cheratina più dura che dà la caratteristica consistenza ai capelli (8). Essi si originano a partire da un organo complesso detto follicolo pilifero e si formano in seguito al processo di corneificazone. Le diverse tonalità di colore dei capelli, sono dovute a differenze strutturali e a differenti concentrazioni di melanina nella corteccia, la quale diminuisce con l’invecchiamento, conferendo ai capelli il caratteristico colore bianco. L’aspetto dei capelli varia non solo con l’età, ma anche a causa di fattori ambientali o in seguito a variazioni delle concentrazioni ormonali. Un esempio è dato dalla calvizie, determinata da un incremento dei livelli degli ormoni maschili. I capelli sono continuamente protetti dall’escreto oleoso delle ghiandole sebacee, detto sebo, che lubrifica i capelli ed il cuoio capelluto, ed inoltre inibisce la crescita batterica. Lavando i capelli, questo strato lipidico viene rimosso, per cui lavaggi troppo frequenti possono danneggiarli rendendoli più fragili (8).

Gli estratti naturali trovano applicazione nei disturbi del cuoio capelluto e degli stessi capelli, stimolandone la crescita e preservandone l’aspetto.

Recentemente è stata pubblicata da Aburjai e Natsheh (2003) un’interessante review sull’utilizzo delle piante in cosmetica per quanto riguarda la cura della cute e dei capelli. Una sintesi di alcuni di tali utilizzi è riportata nei paragrafi 2 e 3.

2. Prodotti di origine vegetale nella cura della cute

  1. Protezione della cute: aloe ed avena

Alcuni estratti d’origine vegetale, vengono utilizzati nel trattamento quotidiano della cute, specie quella del viso e delle mani, più esposte agli agenti esterni. Le piante indicate nella tabella 1 posseggono nutrienti come vitamine, minerali e carboidrati, capaci di idratare e di rigenerare la cute (9,10). Ad esempio, la farina d’avena, da tempo viene usata per le sue proprietà calmanti, per trattare le irritazioni cutanee ed il prurito, mentre la crusca, definita come farina d’avena colloidale, viene usata per la preparazione di prodotti per il trattamento della cute, quali sapone, maschere facciali e ”scrubs” (11).

Tabella 1. Prodotti di origine vegetale utilizzati per proteggere la cute.

Nome

Origine

Contenuto

Attività

Usi clinici

Aloe vera

Aloe Vera o Aloe Barbadensis

Proteine, carboidrati, vitamina B1, B2, B3, B6, C, acido folico, minerali, salicilati.

Lenitivo, idratante, nutriente, (9,10) antifungino, antibatterico, antivirale (12,13), antiossidante, antistaminico, antinfiammatorio (14,15,9), anestetico, depurante, antisettico, antiprurito, cicatrizzante, rinfrescante.

Per scottature solari, scottature, abrasioni (14,17), calli e vesciche (9,10).

Avena

Avena Sativa

 

Tocoferolo, $ -glucano.

Anti UVA/UVB, antibatterico, scavenger dei radicali liberi (18), antiprurito, calmante, idratante, antiirritante (19).

Per l’igiene dei bambini (20), eczema, scottature.

  1. Disidratazione cutanea

Lo strato corneo dell’epidermide ha un basso contenuto d’acqua, per cui oli ed idratanti possono ridurne la perdita formando un sottile film emolliente. Nella tabella 2 sono riportati gli oli di origine vegetale utilizzati nel trattamento della disidratazione cutanea.

Tabella 2. Oli d’origine vegetale utilizzati nel trattamento della disidratazione cutanea.

Nome

Origine

Contenuto

Attività

Usi clinici

Burro di cacao

Teobroma Cacao

Trigliceridi dell’acido oleico, stearico e palmitico monoinsaturi.

Lenitivo, emolliente ed antiossidante (21).

Irritazioni della pelle, screpolature da freddo.

Mango

Mangifera Indica

Trigliceridi dell’acido oleico e stearico(14).

Antibiotico e lenitivo.

Eruzioni cutanee (21).

Olio di cocco

Cocos Nucifera

Acidi grassi polinsaturi mono- di- e trigliceridi.

Emolliente, previene secchezza (21).

Infezioni cutanee, pelle secca.

Olio di girasole

Heliantus Annus

Grassi polinsaturi, trigliceridi dell’ac. linoleico.

Aumenta i livelli di acido linoleico, idratante.

Lesioni squamose, psoriasi, ecchimosi(22).

Olio d’oliva

Olea Europea

Acidi grassi, trigliceridi, tocoferolo, squalene, carotenoidi, steroli, polifenoli, clorofilla, flavonoidi.

Antiforfora (23), antinfiammatorio (24), allontana i radicali liberi (24,25), antiossidante, antitumorale (26).

Dermatite da contatto, dermatite atopica, xerosi, eczema, rosacea, seborrea, psoriasi terminale, ustioni da radiazioni, infezioni ed invecchiamento (24).

Olio di ricino

Ricinus Communis

Acido ricinoleico.

Idratante, emoliente, detergente (27).

Pelle secca, acne, trattamento della calvizie (28).

  1. Alterazioni della cute

Il termine eczema viene usato per indicare diversi quadri clinici. Esistono, infatti, diverse classificazioni degli eczemi. Quella in uso, individua l’eczema da contatto (o da cause esterno) e l’eczema atopico ( o da cause interne) che si presentano con vari sintomi, come gonfiore, rossore, prurito e vescicole (3). Nella medicina ayurvedica (29) e nella tradizione popolare di Samoa (30,31) è riportato l’uso della curcuma o zafferano d’India, le cui caratteristiche sono indicate nella tabella 3.

Tabella 3. Prodotti d’origine vegetale utilizzati nel trattamento dell’eczema.

Nome

Origine

Contenuto

Attività

Usi clinici

Curcuma o zafferano d’India

Curcuma Longa

Curcumina.

Antibatterico, antiparassitario, anti-HIV (32,33), cicatrizzante (34), anticancerogeno (35,36,3,38), antiossidante, inibitore dell’ossidazione lipidica (34,39,40,41,42), antinfiammatorio (43).

Psoriasi, acne, ferite, scottature, ed invecchiamento precoce (44).

L’acne è un’infiammazione dei follicoli piliferi e delle ghiandole sudoripare. Si presenta con la formazione di punti neri (o comedoni chiusi), punti bianchi (o comedoni aperti) papule e pustole. Queste, se profonde, possono lasciare cicatrici e deturpare il viso (4). I prodotti di origine vegetale utilizzati per la cura dell’acne sono quelli riportati in tabella 4. Anche in questo caso si trovano tracce dell’utilizzo di questi prodotti nella tradizione popolare di diversi paesi, come ad esempio, l’artemisia nelle Filippine e la zucca in America Centrale ed India.

Tabella 4. Prodotti di origine vegetale utilizzati nel trattamento dell’acne.

Nome

Origine

Contenuto

Attività

Usi clinici

Artemisia

Artemisia Vulgaris o Absintum

Absintina, oli essenziali.

Cicatrizzante.

Piaghe ulcerose, per lavare ferite ed ulcere, herpes, scabbia pruriginosa (21).

Basilico

Ocinum Sanctum

Acido linoleico.

Antinfiammatorio (45,46), antiulcera, antibatterico, antimicrobico (47,48).

Acne (49).

Cipolla

Allium Cepa

Flavonoidi.

Antinfiammatorio, antiallergico (50,51,52,53), antimicrobico (51,54), antifungino (55),

Cataplasmi per acne, bolle, ascessi, comedoni, previene le infezioni in caso di scottature, per maschere facciali (56).

Pisello

Pisum Sativum

Proteine, lecitina, grassi e Sali.

Nutritivo ed antidermatoso (56).

Acne e pelli grinzose.

Zucca

Curcubita Pepo Olio 

Acido linoleico, acido palmitico, acido stearico.

Antinfiammatorio (57).

Acne vulgaris, piaghe veneree, lesioni da herpes, ulcere della gamba, cataplasma in caso di distorsioni e strappo dei legamenti, ulcere sifiliche, lesioni da herpes, pustole e comedoni (58).

L’invecchiamento della pelle è caratterizzato da una serie di processi degenerativi: il tessuto perde di elasticità, la vascolarizzazione locale si riduce, i peli si ridistribuiscono e le pieghe si approfondano creando le rughe. Esse sono più pronunciate nelle zone esposte al sole, come il volto o il dorso delle mani, mentre le zone più coperte mantengono un trofismo migliore (4).

Un buon trattamento antietà, dovrebbe favorire il processo di rigenerazione, aumentando ad esempio, la sintesi di elastina e collagene, responsabili del mantenimento dell’elasticità del derma. Secondo quanto riportato da Aburjai e Natsheh (1) il prodotto che possederebbe queste caratteristiche è, come illustrato in tabella 5, il ginseng.

Tabella 5. Prodotti di origine vegetale utilizzati nel trattamento dell’invecchiamento.

Nome

Origine

Principi attivi

Azione sulla pelle

ginseng

Panax Ginseng

Ginsenosidi

Idratante, ammorbidente, riduce la cheratinizzazione, migliora il colorito, aumenta il metabolismo cellulare, migliora la circolazione, allontana i radicali liberi (59,60).

Anche i radicali liberi sono coinvolti nei processi d’invecchiamento della cute. Sono caratterizzati, dal punto di vista chimico, dalla presenza di un elettrone spaiato nell’orbitale più esterno (61). I composti che hanno la capacità di neutralizzarli, sono i derivati fenolici, come i flavonoidi ed i tannini contenuti in numerose piante (7).

Nella tabella 6 sono riportati i prodotti utilizzati contro l’invecchiamento.

Tabella 6. Prodotti di origine vegetale utilizzati per neutralizzare i radicali liberi.

Nome

Origine

Principi attivi

Attività e patologie contro le quali viene utilizzato

Semi d’uva

Vitis Vinifera

Procianidine.

Antiossidante, antietà, preservanti il collagene e l’elastina (62,63).

Tè verde

Camelia Sinensis

Polifenoli:catechine, flavondioli, acidi fenolici e flavonoidi.

Antiossidante, antinfiammatorio, anticarcinogeno, stimolante la produzione delle ceramidi e degli sfingolipidi, anti UV (64,65,66).

Tè nero

Camelia Sinensis

Polifenoli:catechine, flavondioli, acidi fenolici e flavonoidi.

Antiossidante, anti-UV (67,68).

L’infiammazione costituisce un importante meccanismo di difesa dell’organismo contro agenti patogeni e traumi. La risposta infiammatoria in alcune patologie, può essere però dannosa e degenerativa per l’organismo (69). Alcune piante officinali riescono ad intervenire sui meccanismi che regolano i processi infiammatori e trovano pertanto applicazione nella cura di patologie come psoriasi, eczema, acne ed eritemi.

Tabella 7. Prodotti di origine vegetale utilizzati nel trattamento dell’infiammazione.

Nome

Origine

Principi attivi

Attività

Usi clinici

Camomilla

Matricaria Recutita o Anthemis Nobilis

a -bisabololo camazuleni.

Antinfiammatorio, cicatrizzante antiossidante, antiprurito, antieritema (70,71,72).

Eczema, per lavare ferite, infezioni e ulcere della pelle (73,74).

Fienogreco

Trigonella Foenum-Graeceum

Mucillagini.

Antiossidante, emolliente (75).

Ulcere del cavo orale (56).

jojoba

Buxus Chinensis o Simmondsia Chinensis

Acido oleico, acido linoleico, acido arachidonico, trigliceridi (76,77).

Idratante, analgesico, antipiretico, antinfiammatorio, antiossidante, antibatterico, antiparassitario (22,70,76) .

Prece invecchiamento della pelle, rafforza i capelli (70,76).

Radice di Liquirizia

Glycirriza Glabra

Acido glicirretico.

Antinfiammatorio (78).

Acne, scottature ed irritazioni cutanee (79).

Trifoglio rosso

Trifolium pratense

Isoflavoni, equolo.

Anti UV, protegge il sistema immunitario dalla fotosoppressione.

Psoriasi, eczema, acne, eruzioni cutanee (80).

3. Prodotti di origine vegetale nella cura dei capelli

  1. Stimolazione della crescita dei capelli

Alcuni estratti vegetali (tabella 8) sono stati introdotti nella composizione di tonici, shampoo e creme per capelli, per la loro capacità di stimolare la crescita cellulare. Il meccanismo attraverso il quale agiscono non è ancora ben noto, ma si suppone che i loro effetti siano dovuti al miglioramento della circolazione ematica e del metabolismo del cuoio capelluto, aumentando il nutrimento del follicolo pilifero (78,81).

Tabella 8. Prodotti di origine vegetale utilizzati per la stimolazione della crescita dei capelli.

Nome

Origine

Principi attivi

Attività

Usi clinici

Hennè

Lawsonia Alba

Lawasone (82)

Antinfiammatorio, antiallergico, analgesico; aumenta la crescita dei capelli.

Aumento della crescita dei peli.(83)

Salvia

Salvia Officinalis

Tannini, saponine, borneolo, canfora. (84)

Nutriente, fortificante, antiforfora.(83)

Mantiene la lucentezza dei capelli ricci e scuri, aumenta la crescita dei capelli.

Rosmarino

Rosmarinus Officinali Linn.

Acido caffeico, acido rosmarinico

Antiossidante, antiforfora; aumenta la crescita dei capelli.

Ulcere, lesioni della pelle, eczemi, piaghe della bocca.

  1. Trattamento antiforfora

La forfora è causata da un ricambio accelerato delle cellule del cuoio capelluto, formando squame bianche che in genere non danno prurito. L’allontanamento rapido delle cellule morte si può presentare dopo la pubertà, può in seguito regredire o protrarsi per lunghi anni (4). Tra i rimedi che vengono utilizzati per contrastare questa alterazione, sono noti gli infusi ottenuti dalle sommità fiorite e dalle foglie fresche od essiccate di rosmarino (Rosmarinus Officinali Linn) e dalle foglie di salvia (Salvia Officinalis L.), usati come risciacquo quotidiano per il trattamento della forfora; le foglie e i fiori di timo (ThymusVulgaris), che strofinati sul cuoio capelluto prevengono anche la caduta dei capelli; poi ancora, la corteccia della noce nera (Junglans Nigra) e le foglie della noce inglese (Juglans Regia), quest’ultima usata anche in caso di acne, eczema, caduta dei capelli, prurito del cuoio capelluto e nel trattamento delle scottature solari; ed in fine, il bulbo d’aglio(Allium Sativum), noto fin dagli antichi per la sue numerose proprietà.

  1. Coloranti per capelli
L’uso delle piante per la colorazione dei capelli non è molto sviluppato, questo perché i principi attivi sono chimicamente instabili, si ossidano facilmente e alterano il colore dei capelli con il variare del pH. Il colore ottenuto spesso non coincide con quello atteso ed inoltre è rapido a scolorirsi e ad affievolirsi d’intensità. Le foglie della Lawasonia Inermiso Lawasonia Alba (hennè), una pianta delle regioni calde subtropicali e degli altipiani dell’Africa centro orientale,venivano usate, in questi luoghi, per decorare mani e piedi di rosso e per curare le alterazioni della pelle. Da esse si produce un pigmento, i cui gruppi tiolici si legano alla cheratina dei capelli colorandoli di rosso (85). Per le sue proprietà, viene usata come base per la tintura, che può essere sfumata usando un misto di altre erbe. Ad esempio un decotto di cipolla, conferisce una colorazione ramata ai capelli, il curcumino una colorazione dal giallo all’arancio scuro e la camomilla tedesca un giallo più chiaro (1), usato come lozione per i capelli biondi.

4. I rischi connessi all’utilizzo di prodotti di origine vegetale nella cura della cute e dei capelli

Nonostante, come sopra riportato, vi sia la credenza che tutto ciò che è naturale è sicuro ed efficace, anche ai prodotti di origine naturale possono essere connessi rischi per la salute. In effetti non va dimenticato che l’introduzione nell’organismo di sostanze estranee, farmacologicamente attive, comporta inevitabilmente il rischio di reazioni avverse, indipendentemente dall’origine sintetica o naturale dei principi attivi assunti. Bisogna considerare, innanzitutto, che i prodotti a base di piante possono indurre l’insorgenza di problemi tossicologici, i quali, il più delle volte, dipendono da:

Ne conseguono fenomeni di sensibilizzazione e reazioni allergiche agli estratti vegetali, nonché effetti sistemici in vari distretti dell’organismo. N umerosi studi, hanno dimostrato che molte piante possiedono un’elevata capacità sensibilizzante(87). Tale evidenza, è stata ad esempio supportata da uno studio olandese in cui gli autori hanno mostrato che 11 dei 1032 pazienti esaminati erano risultati sensibili ad uno o più prodotti cosmetici (unguenti) a base di piante (88). Numerose reazioni, dovute alla capacità sensibilizzante delle piante, sono state osservate anche nei neonati e nei bambini. Un esempio è dato dal caso di un neonato di 3 mesi, che aveva manifestato gravi lesioni ed ustioni di 2° grado, dopo applicazione topica di aglio (89).

Oltre ai fenomeni di sensibilizzazione, le piante possono essere causa di numerose altre patologie che riguardano la cute, che sembra essere un importante organo target degli effetti clinici avversi delle piante erbacee (87). E’ stato infatti evidenziato, che le piante possono indurre l’insorgenza di reazioni cutanee allergiche, sindrome di Stevens-Johnson, fotosensibilizzazione (90), dermatosi tossica, etc. (91). Inoltre è stato ripetutamente segnalato che alcune preparazioni erbacee possono provocare la comparsa di dermatite da contatto. Ciò è stato, ad esempio, osservato con la camomilla (Anthemis Nobilis) (92), il rhus toxicodendron (93), la calendula francese (Tagetes Patula) (94), l’olio di cumino (95) e il tè (96). L’allergia da contatto, provocata dall’utilizzo di prodotti a base di piante, può anche costituire la base per lo sviluppo di reazioni allergiche e fenonemi di sensibilizzazioni. Ad esempio, in un recente studio (97) è stato osservato che i pazienti con allergia da contatto, hanno una maggiore probabilità (pari al 47,6%), di sviluppare una reazione allergia nei confronti di estratti vegetali a base di piante, come le rose, il tè, la camomilla ed il geranio. Le reazioni avverse sono maggiormente localizzate all’estremità, come le mani, ma si possono anche manifestare sul viso e sul collo. Nello stesso studio, tra gli estratti presi in considerazione, l’olio dell’albero di tè, (o olio di melaleuca), è risultato essere il più comune allergene. Esso, può ad esempio, essere causa dello sviluppo di dermatite seborroica, una patologia caratterizzata da squame giallastre ed untuose, associate ad eritema del cuoio capelluto, ma può interessare anche i solchi del naso, sopracciglia, ciglia, orecchio esterno e torace, ed infine, esacerbare il fenomeno della calvizie (4). Gli allergeni più comuni, contenuti nell’olio dell’albero di tè, responsabili dei casi di sensibilizzazione, sono i prodotti di degradazione ottenuti da reazioni di foto-ossidazioni. Da tale studio, è anche emerso che, i test utilizzati per rilevare allergie agli estratti vegetali sono poco sensibili, (97) per cui non vengono subito evidenziati i rischi connessi all’utilizzo di tali prodotti. Un esempio è dato dall’episodio di un giapponese di 44 anni, che dopo aver bevuto un infuso di Artemisia Vulgaris per curare una dermatite da contatto procurata da una pianta del genere Rhus, aveva sviluppato un’estesa dermatite bollosa con coinvolgimento della mucosa orale (98). L’uomo era stato sottoposto a patch test che, però, non aveva permesso di prevedere la gravità della reazione avversa, ottenuta in seguito all’utilizzo della bevanda.

Effetti avversi sono stati registrati anche in seguito all’utilizzo di altre piante, come la camomilla (Matricaria recutita e Antemis nobilis), usata comunemente per i suoi effetti antinfiammatori e spasmolitici. Nella letteratura è riportato che essa è responsabile di frequenti reazioni avverse, le quali si manifestano maggiormente a livello cutaneo. In uno studio tedesco, (99) in cui sono stati analizzati 1000 casi di dermatite da contatto, la camomilla è risultata tra le più frequenti sostanze sensibilizzanti. I risultati di questo studio sono, però, in contrasto con quanto emerso da un’altra indagine tedesca (100,101), in cui è stata testata l’attività della camomilla su 200 pazienti. Tale studio ha dimostrato che l’allergia da contatto, comparsa in seguito all’utilizzo di applicazioni topiche di prodotti a base di camomilla, è poco frequente, in accordo con un successivo studio europeo sull’allergia ai cosmetici. Oltre ai casi di sensibilizzazioni e dermatiti, è stato evidenziato che le piante possono anche indurre reazioni sistemiche, come il vomito (7).

Un altro importante aspetto da considerare è che, spesso, le reazioni avverse provocate dai preparati a base di erbe sono dovute alla presenza, al loro interno, di agenti contaminanti, quali farmaci, metalli o parti animali (102).

Per esempio, in diverse occasioni è stata riscontrata nei derivati vegetali una contaminazione da farmaci convenzionali (tranquillanti come il diazepam, antinfiammatori steroidei etc.), in grado di creare problemi se assunti inconsapevolmente. Sicuramente tra i farmaci maggiormente ritrovati nei prodotti a base di piante abbiamo i corticosteroidi (103) ed in effetti, è stato osservato che su 120 prodotti esaminati circa il 38.3% era stato adulterato con tali farmaci o che su 11 creme ben otto presentavano al loro interno desametasone ad un’elevata concentrazione (104). Inoltre è stato segnalato che un uomo di 35 anni aveva sviluppato ginecomastia dopo l’ingestione di un tonico a base di erbe che, poi, si è scoperto contenere elevate quantità di fitoestrogeni rispetto al prodotto originale (105).

Oltre che reazioni avverse, la presenza nei prodotti a base di piante dei farmaci convenzionali può infatti determinare pericolose interazioni (106), ossia interferenze con altri farmaci tradizionali, dei quali può essere potenziato o ridotto l’effetto terapeutico. In effetti, è stato osservato che le piante medicinali ed i farmaci possono dare interazioni simili a quelle farmaco/farmaco (107,108).

Fra le possibili interferenze tra le piante ed i farmaci ricordiamo le seguenti:

Molte reazioni avverse, attribuite all’utilizzo dei prodotti a base di piante, usate per la cura della cute e di altri distretti dell’organismo, sono provocate dal fatto che esse sono spesso contaminate da metalli pesanti, tra cui, piombo, arsenico , mercurio e da altri contaminanti di natura chimica (112,113). Ad esempio, un autore spagnolo ha riportato un insolito caso di una bambina di 5 anni con allergia da contatto al mercurio (sindrome del babbuino), provocata dalla presenza di mercurio in una compressa omeopatica (114). In altre preparazioni, invece, il problema è rappresentato dall’elevata quantità di piombo, che è un metallo fortemente tossico. In soggetti curati per infertilità o impotenza, con prodotti a base di erbe, sono stati registrati valori di piombemia (piombo nel sangue circolante) tali da richiedere un antidoto specifico. Tali preparazioni, ottenute da fonti diverse, risultavano contenere dal 6 al 60% (in peso) di piombo, ma anche tracce di mercurio e arsenico (113. Le foglie di Lawasonia Alba (Tabella 8.), il cui utilizzo è comune in India e nel Nord Africa per decorare il corpo e tingere i capelli, sono state causa di diversi casi di sensibilizzazione, dovuti alla presenza di un contaminante, quale la parafenilendiammina (PPD), contenuta nel colorante all’Hennè ma non nella pianta (115).

Per tutte le problematiche sopra esposte, si comprende, contrariamente all’opinione comune, che l’impiego di qualunque pianta o estratto può in realtà determinare nell’organismo una serie di reazioni avverse o di effetti collaterali proprio in relazione ai suoi costituenti chimici (116). Per tale motivo nel settembre del 2001 l’Azienda USL 11 di Empoli ha elaborato una scheda di fitosorveglianza, successivamente rivista ed adottata dall’ Istituto Superiore di Sanità, ed inserita in un progetto ad hoc sulle terapie non convenzionali, che prevede appunto una sezione dedicata alla fitosorveglianza, in modo da raccogliere tutte le segnalazioni di sospette reazioni avverse ad erbe officinali, integratori e galenici. Tale iniziativa è nata dal bisogno di aumentare le conoscenze su tale materia tra gli stessi esperti, per sensibilizzare gli operatori del settore ed eventualmente adottare rapidamente misure a scopo cautelativo. Il metodo adottato è quello della segnalazione spontanea. E' stata quindi studiata un’apposita scheda di segnalazione che chiunque può riempire ed inviare all' Istituto Superiore di Sanità via fax.

In più sono state elaborate dall’OMS delle linee guida (117) per aiutare i governi ad educare i consumatori su come massimizzare i benefici e minimizzare i rischi della medicina tradizionale e possono rendere i consumatori in grado di assicurare la propria sicurezza. Inoltre poiché, come gia detto, molti prodotti cosmetici contengono, tra i loro componenti, prodotti di origine vegetale, è altresì necessaria un’attenta valutazione dei rischi connessi anche all’utilizzo di tali prodotti. È importante, infatti, sottolineare che, se nella popolazione vi è la convinzione che l’uso di un prodotto cosmetico sia assolutamente sicuro, a maggior ragione tale convinzione viene ancor più rinforzata dal sapere che un prodotto cosmetico è costituito da componenti di origine naturale. Il consumatore va quindi educato globalmente e quindi sarebbe importante rilevare e valutare, tutti gli eventi avversi associati all’uso dei, in generale, e di quelli a base di prodotti vegetali.

Ciò è ancora più necessario, soprattutto se si pensa al commercio dei prodotti su internet o tramite mercati illegali. Numerosi segnali di allarme, a tal proposito, sono stati lanciati dalle agenzie ufficiali. Un esempio è l’allarme lanciato dall’FDA, il quale ha lanciato un allarme per la presenza sul mercato di un cosmetico per gli occhi conosciuto con vari nomi quali kohl, kajal, al-kahl o surma in cui sono state trovate quantità apprezzabili di piombo (vedi sezione di cosmetovigilanza del sito).

Si comprende, quindi, che per cautelare le persone è necessario:

In base a quanto esposto, si ritiene necessario un adeguato sistema di monitoraggio delle reazioni avverse ai cosmetici ed in particolare a quelli contenenti estratti vegetali la cui pericolosità e spesso sottostimata dai consumatori e che spesso non sono sottoposti ad adeguati test scientifici.

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