Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

DERMATITE ALLERGICA DA CONTATTO AL DROMETRIZOLO TRISILOXANO CONTENUTO IN UN PRODOTTO PER LA PROTEZIONE SOLARE.
Loredana Gambardella e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Centro di Ricerca Interdipartimentale in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Il drometrizolo trisiloxano, sintetizzato nel 1999, anche noto con il nome di mexoryl XL, è chimicamente un olio solubile, foto-stabile, usato come filtro chimico contro i raggi UVB e UVA.
Dal punto di vista legislativo tale composto è autorizzato per l’impiego nei prodotti cosmetici in concentrazione non superiore al 15%. Esso, inoltre, non può essere impiegato singolarmente nei prodotti per la protezione solare in quanto possiede un limitato spettro d’azione, per cui è utilizzato in combinazione con altri filtri chimici e fisici in modo da ottenere un elevato fattore di protezione solare (SPF). In effetti è stato osservato che aumentando, nei prodotti solari, la concentrazione dei singoli filtri si ottiene un lieve incremento del SPF ma si aumenta anche la comparsa di reazioni avverse di tipo allergico ed irritante. Per tale motivo, quindi, si preferisce utilizzare nella formulazione di questi prodotti combinazioni di filtri a concentrazioni relativamente basse. E’inoltre sempre preferibile utilizzare associazioni di filtri UV anche a causa del rischio di foto-instabilità con conseguente riduzione del SPF e formazione di derivati potenzialmente allergici ed irritanti.
Per quanto riguarda le reazioni avverse associate a questo tipo di composto è apparso recentemente sulla rivista Contact Dermatitis un articolo (1) riguardante un caso di dermatite allergica da contatto provocato da un prodotto solare a base di drometrizolo trisiloxano che ha poi indotto anche una successiva sensibilizzazione ad altri prodotti per la protezione solare.
L’articolo riporta che una donna di 59 anni, non-atopica, aveva manifestato un'eruzione cutanea di tipo eczematoso 5 giorni dopo essere ritornata da una vacanza nelle Isole Canarie. L’eruzione era comparsa inizialmente sulle gambe e sulla schiena e si era poi estesa rapidamente al resto del corpo provocando 4 giorni di ospedalizzazione. Per valutare la causa di tale reazione la donna è stata sottoposta a patch test con la serie standard della British Contact Dermatitis Society e con la serie di cosmetici e materiali tessili con cui era stata a contatto, ma i risultati sono stati negativi. Per ulteriori analisi la donna è stata successivamente sottoposta a fotopatch test usando una combinazione di foto-allergeni, disponibili in commercio, forniti dalle società Trolab (Hermac, Reinbek, Germania) e Chemotecnique (Crawford Pharmaceuticals, Milton Keynes, UK), e i risultati hanno mostrato una positività al benzofenone 4 ma solo sulla cute irradiata. In seguito a tali risultati sono stati esaminati gli ingredienti dei due prodotti per la protezione solare, indicati come A e B, che la donna aveva utilizzato, ma è stato evidenziato che nessuno dei due presentava come ingrediente il benzofenone 4 mentre entrambi contenevano molti filtri UV. Per tale motivo sono stati condotti fotopatch test con gli ingredienti dei prodotti solari ed i risultati hanno mostrato che con il prodotto A si aveva una reazione positiva al drometrizolo trisiloxano, presente nel prodotto, sia su cute irradiata che non irradiata, mentre non si aveva nessuna reazione positiva con gli ingredienti del prodotto B. Su richiesta dei fabbricanti, il prodotto solare B è stato sottoposto ad ulteriori analisi dalle quali non è stata evidenziata la presenza di impurità nella formulazione. Una possibile spiegazione per i risultati negativi ottenuti dai test eseguiti con gli ingredienti del prodotto B può essere che tali composti siano in grado di indurre una reazione allergica di tipo composito solo quando sono presenti in combinazione nel prodotto. Secondo gli autori dell’articolo un’altra possibile spiegazione è che i fotopatch test siano stati eseguiti utilizzando gli ingredienti a concentrazioni troppo diluite per provocare una reazione positiva.

E’ noto che le reazioni allergiche o foto-allergiche da contatto multiple ai filtri UV si verificano solo in una minoranza di pazienti con reazioni foto-allergiche (2) e ciò è dovuto al fatto che i filtri solari non sono impiegati esclusivamente nei prodotti per la protezione solare ma sono frequentemente inclusi anche in cosmetici e articoli da toletta per proteggere la pelle dal foto-danneggiamento e quindi ritardare la foto-degradazione e prolungare la durata d’azione del prodotto. Per tali motivi, dunque, la dermatite da contatto provocata dai filtri UV può manifestarsi clinicamente con un’eruzione cutanea la cui localizzazione può comparire con una distribuzione non rappresentativa dell’applicazione del prodotto. Generalmente le eruzioni foto-allergiche si manifestano 24-72 ore dopo l’esposizione ai raggi UV, per cui la reazione comparsa nella donna del caso riportato, che si è presentata 5 giorni dopo, potrebbe essere più indicativa di una reazione non foto-indotta.

BIBLIOGRAFIA

  1. Hughes TM, Martin JA, Lewis VJ and Stone NM. (2005). Allergic contact dermatitis to drometrizole trisiloxane in a sunscreen with concomitant sensitivities to other sun screens. Contact Dermatitis; 52: 226-227.
  2. Schauder S, Ippen H. (1997). Contact and photocontact sensitivity to sunscreens. Contact Dermatitis. 37: 221-232.

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