Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

UN’INDAGINE DI COSMETOVIGILANZA CONDOTTA NELLE FARMACIE TERRITORIALI DI NAPOLI

Carmen Di Giovanni e Lidia Sautebin, Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Nel mese di giugno del 2004 abbiamo condotto, come Gruppo di Cosmetovigilanza del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II, in dieci farmacie territoriali di Napoli, un indagine riguardante l’utilizzo dei cosmetici da parte dei consumatori e la loro opinione in fatto di sicurezza d’uso di tali prodotti, analizzando la prevalenza e le caratteristiche degli eventi avversi da loro riportati.
L’indagine è stata condotta mediante un questionario, da noi approntato, che veniva sottoposto ai clienti della farmacia da una laureata in Farmacia, opportunamente da noi addestrata. La durata dell’indagine è stata di due settimane.
Le persone intervistate sono state 4373, di queste 3528, di cui 2716 donne e 812 maschi, hanno accettato di rispondere al questionario. La maggior parte delle persone intervistate (98,5%) ha dichiarato di usare cosmetici e di acquistarli prevalentemente in profumeria (29,8%), in farmacia (9.7%) o indifferentemente in farmacia e profumeria (31,9%). Il rimanente 28,6% ha dichiarato di acquistare tali prodotti presso la grande distribuzione o in altri negozi. L’insieme dei dati faceva quindi supporre l’acquisto di prodotti di una certa qualità. L’età media degli intervistati era di circa 42 anni, con una deviazione standard di circa 13 anni, senza alcuna differenza tra uomini e donne.
Il dato più interessante dell’indagine ha riguardato il numero di consumatori che ha dichiarato di aver avuto almeno una reazione avversa ai cosmetici. Infatti ben 848 persone (24% del totale delle persone che hanno risposto al questionario) hanno riportato di aver avuto un evento avverso e di questi, il 18,2% più di uno. E’ altresì interessante notare che il fenomeno era significativamente (p<0.0001) più presente nelle donne (26,5%) rispetto agli uomini (17,4%), ma non vi era invece alcuna differenza significativa per l’età.
Per quanto riguarda invece le reazioni riportate, il 95,9% era di tipo cutaneo ed il 4,1% di tipo sistemico. Tra le reazioni cutanee le più frequenti erano bruciore e prurito, rispettivamente 36,3% e 32,9%. Il mal di testa rappresentava la reazione sistemica più diffusa (40,3%), seguita da nausea (24,2%). Sono stati riportati in totale 1507 episodi, con una media, quindi, per individuo di 1,8 eventi. E’ interessante notare come tra gli eventi non classificati come cutanei o sistemici (101), 78 erano stati diagnosticati come linfoadenopatie correlate all’utilizzo di deodoranti e 3 come ustioni, 2 causate da strisce depilatorie ed 1 da una maschera per il viso. In due casi era stato necessario il ricorso al pronto soccorso.
La nostra indagine ha cercato anche di individuare quali fossero i cosmetici che più frequentemente causavano problemi al consumatore. Tra questi vi erano creme, emulsioni ed oli per la cute seguite da saponi da toeletta e deodoranti e da prodotti per il trucco.
Sorprendentemente in seguito al verificarsi degli eventi avversi, nel 56,5% dei casi non ci si è rivolti ad alcuno per un consulto e, solo nel 26% è stato consultato uno specialista o il pronto soccorso. Il medico di medicina generale ed il farmacista sono stati consultati in ugual modo (6,8% e 6,3% rispettivamente). Tra i provvedimenti adottati il più frequente è stato il cambio di prodotto (45,7%) o la sospensione dell’utilizzo (39,6 %).
I risultati di questa indagine sono stati pubblicati su Pharmacological Research 2006, 53, 16-21,

Un breve commento di Lidia Sautebin, Responsabile del Gruppo di Cosmetovigilanza

Nello stesso periodo, come si evince dalla comunicazione emanata dall’AFSSAPS (Agence francaise de securité des produits de santé), nell’ottobre 2005, (vedi nostra relazione sul sito) l’autorità regolatoria francese svolgeva un’attività simile alla nostra, ma con un campione di solo 50 consumatori e con l’obiettivo di ripetere l’indagine con un campione di 900 individui. La nostra indagine, e la loro, si sono svolte parallelamente, ma senza alcuna reciproca conoscenza della cosa, e vi è stata una corrispondenza di obiettivi, e cioè la valutazione, nella popolazione, della prevalenza degli effetti indesiderati dovuti ai prodotti cosmetici (numero degli effetti indesiderati, tipo di effetti indesiderati constatati); di valutare il comportamento della popolazione al momento in cui sopraggiungono degli effetti indesiderati (consultazione di un medico, di un farmacista, sospensione o cambio del prodotto, etc); di identificare i prodotti cosmetici che più frequentemente causano problemi.
Per quanto riguarda i risultati riportati dall’AFSSAPS si può solo comparare, data l’esiguità dei dati resi disponibili, il dato relativo alla percentuale di persone che hanno riportato di aver avuto eventi avversi (16%). Confrontando quindi questa percentuale con quella da noi riportata (24%), sebbene i nostri dati siano stati raccolti in un’area geografica molto ristretta, sembra che, effettivamente, il problema degli eventi avversi ai cosmetici sia presente nella popolazione. Ovviamente si tratta poi di stabilire quanto di ciò sia dovuto ad un uso improprio o ad intolleranze o sensibilità personali. Quest’ultimo aspetto è oggetto di una collaborazione in corso con i dermatologi della nostra Università. Dati analoghi sono stati trovati in una indagine condotta in Norvegia e a me comunicati, a titolo personale, dal responsabile norvegese e che illustrerò nel sito appena resi pubblici.
Un'altra analogia tra il nostro studio e quello francese riguarda il farmacista territoriale. La nostra indagine infatti si è avvalsa della collaborazione di dieci farmacisti territoriali di Napoli, a cui va il nostro ringraziamento. I francesi si sono serviti dei farmacisti come segnalatori e ne hanno riconosciuto l’importanza come categoria professionale e vogliono incoraggiarne la cooperazione con il sistema di cosmetovigilanza. Quindi in Francia, paese in cui esiste, anche se da poco tempo, un sistema di cosmetovigilanza, con una scheda di segnalazione, accanto alla rete costituita dai dermatologi e allergologi del REVIDAL-GERDA (vedi sito) che consente, in particolare, la raccolta degli effetti collaterali gravi o frequentemente osservati, si sta pensando anche al farmacista come segnalatore. Non si fa invece menzione del medico di medicina generale, la cui figura non era evidentemente prevista nel progetto. E’ invece uno dei nostri obiettivi intraprendere un progetto anche con i medici di medicina generale, oltre che con i dermatologi ed i farmacisti. A questo proposito, chiunque voglia partecipare ad un progetto pilota può contattarmi all’indirizzo: sautebin@unina.it. per avere informazioni dettagliate.


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