Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

Indagine conoscitiva condotta tra parrucchieri apprendisti e professionisti sulla conoscenza dei pericoli connessi alla professione e sulle misure preventive da attuare
Antonietta Rossi e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Università di Napoli Federico II

La dermatite da contatto professionale, sia irritante che allergica, è molto comune tra i parrucchieri (1,2). Dati di letteratura suggeriscono che vi sia una carenza, nella formazione professionale del parrucchiere, riguardo alla conoscenza dei rischi ad essa associati e quindi delle misure di prevenzione da mettere in atto (3). In uno studio della durata di 8 anni si è visto, infatti, che la percentuale di professionisti che può andare incontro a questo tipo di dermatite può arrivare sino al 51% (4). Questo studio ha anche dimostrato che il rischio è soprattutto elevato per i giovani poiché, sino al 35% dei giovani parrucchieri, coinvolti nell’indagine, aveva sviluppato dermatite da contatto alle mani nei primi due anni di lavoro (4).
Tra gli irritanti a cui è esposto un parrucchiere vi è il contatto frequente con l’acqua, gli shampoo e le lozioni. La dermatite da contatto irritante è dovuta, generalmente, ad una esposizione cumulativa a sostanze debolmente irritanti piuttosto che ad una singola esposizione ad una sostanza con elevato potere irritante (5).
La dermatite allergica da contatto è invece la risposta ad una sostanza a cui un individuo si è precedentemente sensibilizzato (6). Tra le sostanze a maggior potere allergizzante, come già più volte trattato in questo sito, vi sono la parafenilendiammina (PPD), contenuta nelle tinture per capelli, l’ammonio per solfato, contenuto nei prodotti per la decolorazione, ed il monotioglicolato contenuto nei prodotti per la permanente.
La dermatite da contatto professionale può anche persistere per lungo tempo, anche dopo che si è cambiato tipo di lavoro (7), anche se nel 70-84% dei casi si osserva un miglioramento (8). E’ necessario quindi adottare precocemente gli opportuni provvedimenti onde evitare lo svilupparsi di patologie cutanee potenzialmente croniche ed invalidanti. Tra queste misure vi sono soprattutto la conoscenza dei rischi a cui si può andare incontro nell’esercizio della professione, ma anche l’uso di mezzi protettivi, come, nel caso dei parrucchieri, proteggere le mani con guanti, onde evitare il contatto con sostanze potenzialmente pericolose, ed applicare, alla fine della giornata lavorativa, creme protettive.
Anche le misure legislative possono essere efficaci, come dimostrato dalla messa al bando, in Germania, del monotioglicolato contenuto nei prodotti per la permanente e dalla limitazione del tempo trascorso, per ogni giornata lavorativa, a contatto con l’acqua (9).
Il rischio a cui possono andare incontro i parrucchieri, e le misure preventive che devono essere adottate, sono state analizzate in uno studio apparso su Contact Dermatitis (2006: 54: 112-116).
Lo studio è stato condotto a Melbourne, in Australia, su 193 studenti e 184 parrucchieri professionisti.
In Australia per diventare parrucchiere o si frequenta una scuola privata o si pratica un tirocinio presso Istituti di educazione tecnica. Lo studio presso un istituto privato dura in genere 1 anno e può essere a tempo completo o parziale. Il tirocinio prevede l’apprendistato presso un negozio di parrucchiere e la frequenza della scuola 1 giorno per settimana o una settimana al mese. Sono previste anche 6 ore di lezione, generalmente all’inizio del curriculum degli studi, riguardo ai problemi di tutela della salute e della sicurezza inerenti alla professione.
I partecipanti allo studio erano soprattutto femmine, i maschi erano infatti solo 77 e vi era una differenza di età di 10 anni tra gli studenti ed i parrucchieri professionisti. Questi ultimi esercitavano la professione da 1 anno sino a 52 anni (media 14.4 anni, media per gli studenti 2 anni).
Ai partecipanti alla ricerca è stato sottoposto un questionario inerente alle conoscenze sui problemi cutanei a cui può andare incontro un parrucchiere, sulle sostanze che vengono utilizzate e sulla loro pericolosità, nonché sulle misure di sicurezza adottate, incluso l’uso di guanti.
I risultati della ricerca hanno indicato che la conoscenza dei pericoli a cui le mani di un parrucchiere possono andare incontro era scarsa in entrambi i gruppi. Mentre sino al 70 % dei partecipanti identificava il pericolo in alcune delle sostanze che un parrucchiere utilizza, meno del 15% ha riconosciuto, come potenzialmente pericoloso, l’aver spesso le mani bagnate per il continuo contatto con l’acqua. Solo una piccola percentuale era a conoscenza del fatto che le sostanze che vengono utilizzate nella professione possono causare allergia. Un’altra osservazione importante è stata che anche i giovani parrucchieri, alle loro prime esperienze, utilizzavano prodotti come le tinture che contengono, come già detto, sostanze potenzialmente pericolose come la PPD.
Per quanto riguarda le misure protettive, lo studio ha messo in evidenza che i guanti erano usati in modo inadeguato, infatti mentre il 90.15% degli studenti ed il 91.9% dei professionisti indossava i guanti quando usava le tinture, solo il 43% degli studenti ed il 53.8% dei professionisti li indossava usando i prodotti decoloranti. Il maneggiare prodotti per la permanente induceva all’uso dei guanti solo il 36.8% degli studenti ed il 33.2% dei professionisti. Il contatto frequente con l’acqua non era proprio considerato come indicazione per l’uso dei guanti (rispettivamente 6.3% e 2.2%). Questa riluttanza all’uso dei guanti era spiegata da diversi motivi tra cui difficoltà nel lavorare (35.5% delle risposte), sudore (30%), difficoltà ad indossarli (23.1%), facile danneggiamento del guanto (19.6%), dimenticanza (16.2%), lamentele del cliente (8.0%), mancanza della misura giusta (4.2%) ed altri motivi (7.9%). Il 48.2% degli studenti ed il 46.8% dei professionisti usava, come misura protettiva delle mani altri prodotti. Tra quelli più utilizzati vi erano: creme idratanti (26.3%), creme protettive (21.0%) e creme a base di medicinali per uso topico (4.3%).
Gli autori sottolineano che spesso è proprio l’uso di guanti non adatti, come quelli al lattice, ad indurre problemi allergici alle mani del parrucchiere (10) e come il 70% dei partecipanti all’inchiesta usasse proprio questo tipo di guanti. Inoltre il 70% riutilizzava, esponendosi così ancor più al rischio di allergie (11), i guanti, che venivano in genere riutilizzati dopo lavaggio. Questo era eseguito in lavatrice, insieme alla biancheria utilizzata in negozio, oppure tenendoli sulle mani.
Gli autori, sulla base dei risultati della loro inchiesta, auspicano, in conclusione, un miglior percorso educativo durante l’apprendistato, onde avere in seguito dei professionisti preparati. A tale scopo hanno prodotto del materiale didattico appropriato destinato ai parrucchieri e alle scuole per l’apprendimento della professione.

Un’indagine dello stesso tipo è stata condotta nel Regno Unito, a Dundee (Contact Dermatitis 2006: 54: 68-69). Anche in questo caso ci si è avvalsi di un questionario che conteneva domande riguardanti le conoscenze acquisite sulla cura della pelle, sulle misure di protezione da impiegare e su situazioni, in atto o precedenti, di dermatite alla mano.
Sono stati completati 72 questionari da 65 dei 79 centri contattati. Tra i partecipanti 63 erano donne e 9 erano uomini, con un’età media di 32 anni (16- 60 anni). Il 61% aveva una cute topica, il 58% aveva sofferto di eczema da contatto alla mano o all’avambraccio. Tra i 49 individui che avevano frequentato una scuola per parrucchieri 12 non avevano ricevuto informazioni sulla cura della pelle, mentre fra tutti i partecipanti all’inchiesta il 60% ne aveva ricevuto dal proprio datore di lavoro. Il 15% non aveva ricevuto alcun tipo di istruzione né durante la scuola né dal proprio datore di lavoro. Mentre il 94% era consapevole che avrebbe dovuto utilizzare creme idratanti, solo il 67% le utilizzava sul posto di lavoro e solo 3 persone usavano un sostituto del sapone per lavarsi le mani.
Il 47% sapeva che avrebbe dovuto indossare guanti per lavare i capelli, ma solo il 26% li indossava.
Il 98% di quelli che soffrivano di dermatite indossava i guanti per tingere i capelli, il 93% per decolorare, l’81% per fare la permanente, ma solo il 26% per fare lo shampoo. Nessuno dei tipi di guanti indossati per fare la permanente era idoneo per prevenire un’eventuale penetrazione di prodotti chimici attraverso la pelle. Il 66% di quelli che indossavano i guanti per fare la permanente faceva uso di guanti in lattice. Solo il 10% dei partecipanti era consapevole di essere allergico al lattice.
Anche i ricercatori di Dundee affermano che la loro inchiesta suggerisce che vi sia una scarsa informazione sui rischi alle mani a cui può andare incontro un parrucchiere e sulle misure preventive da adottare, sia durante la fase di apprendistato che di esercizio della professione, con un 15% di lavoratori privi di qualsiasi conoscenza sulla misure di protezione delle mani.
Anche in questo studio si è dimostrato che i guanti usati per fare la permanente erano inappropriati in quanto permettevano la penetrazione di prodotti chimici attraverso lo stesso, con il possibile rischio sia di una dermatite da contatto irritante che di sensibilizzazione, che può portare ad una dermatite allergica da contatto. L’allergia al lattice è un problema per la salute ed i suoi sintomi caratteristici sono: angioedema, broncospasmo ed anafilassi (12). In questo studio è risultato particolarmente interessante che i 2/3 dei parrucchieri che indossavano i guanti per fare la permanente facevano uso di guanti in lattice, che avrebbero potuto mettere a rischio la salute non solo del lavoratore ma anche di un cliente eventualmente allergico a tale sostanza.
La conclusione, a cui sono giunti i ricercatori di Dundee, è uguale a quella dei ricercatori australiani. Nel tentativo, infatti, di migliorare la formazione professionale dei parrucchieri apprendisti, è stato realizzato un progetto mirato ad ampliare, a livello scolastico, le conoscenze sulla dermatite da contatto e più in generale sulle misure di protezione della pelle.

Bibliografia

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  3. Ling T C, Coulson I H. What do trainee hairdressers know about hand dermatitis? Contact Dermatitis 2002: 47: 227–231.
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  5. Malten K E. Thoughts on irritant contact dermatitis. Contact Dermatitis 1981: 7: 238–247.
  6. Mowad C M, Marks J G. Papulosquamous and eczematous dermatoses – allergic contact dermatitis. In: Dermatology, 1st edition, Bolognia J L, Jorizzo J L, Rapini R P (eds). Mosby, Elserview Science, 2003.
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  10. Taylor J S, Erkek E. Latex allergy: diagnosis and management. Dermatol Ther 2004: 17: 289–301.
  11. Bourke J, Coulson I, English J. Guidelines for care of contact dermatitis. BJD 2001: 145: 877–885.
  12. Cullinan P, Brown R, Field A et al. Latex allergy. A position paper of the British Society of Allergy and Clinical Immunology. Clin Exp Allergy 2003: 33: 1484–1499.

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