Cosmeceutici contenenti prodotti di origine vegetale
Carmen Di Giovanni e Lidia Sautebin, Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Recentemente è apparso su Am Soc. Dermat Surg (2005 31,873) una interessante review sui prodotti cosmeceutici 1 contenenti componenti di origine vegetale. L’autore si pone in modo critico nei confronti di questo problema analizzandone i vari aspetti, quello scientifico, di preparazione delle formulazioni e della sicurezza.
L’importanza delle piante medicinali nella farmacoterapia risale a tempi remoti, la Farmacopea statunitense, ad esempio, nel 1820 annoverava più di duecento medicamenti di origine naturale. L’utilizzo di tali sostanze è andato nel tempo aumentando e l’Autore riporta che nel 2002 si è avuta una spesa di 4.3 miliardi di dollari, con una crescita, in 6 anni, di circa un terzo. Nello stesso anno sono stati spesi circa 190 milioni di dollari solo per l’Echinacea, che è stata la pianta medicinale più utilizzata. Attualmente circa il 25% della spesa per i prodotti per la salute e per il benessere è ascrivibile ai prodotti botanici (World almanac 2004. New York: Holtzbrinck Publishers, Inc:2004. 367, 378) e più di 60 differenti componenti di origine vegetale entrano nella formulazione dei prodotti cosmeceutici.
Attualmente, in America i farmaci di origine vegetale, vengono utilizzati a) in alternativa alla terapia convenzionale, b) per aumentare gli effetti terapeutici di altri trattamenti, c) per salvaguardare il paziente dalle reazioni avverse alla terapia allopatica o d) per fornire un trattamento terapeutico per patologie che ne sono prive o che possono avvalersi di terapie scarsamente efficaci o ad alto rischio. Si avvalgono di terapie alternative anche patologie croniche come la psoriasi, patologie che non hanno ancora strumenti terapeutici efficaci (Fleischer AB, Feldman SR, Rapp SR, et al. Alternative therapies commonly used within a population of patients with psoriasis ; Anderson WH. Patient use and assessment of conventional and alternative therapies for HIV infection and AIDS. AIDS 1993; 74:561- 4).
Secondo gli Autori uno dei “miti” responsabili della diffusione della terapia a base di prodotti di origine vegetale è la credenza, come già sottolineato in altri articoli commentati in questo sito, che tutto ciò che è naturale sia privo di qualsiasi pericolo. Secondo questa credenza l’uso di un insieme di sostanze (principi attivi) naturalmente presenti in una parte di una pianta (droga) è sicuramente più sicuro ed efficace di una singola sostanza o di un insieme di sostanze sintetiche. Ciò, ovviamente non corrisponde a verità, poiché sono ben noti gli effetti collaterali di alcuni preparati, come ad esempio l’epatotossicità e la dermatite da contatto causate da preparazioni cinesi per uso orale e topico ( Koo J, Arain S. Traditional Chinese medicine in dermatology. Clin. Dermatol 1999; 17:21-7). Gli autori sottolineano che questo tipo di preparazioni deve essere utilizzato con cautela e riferiscono di un’adulterazione cospicua, osservata in Taiwan, di preparazioni della medicina tradizionale cinese (circa il 40%) con corticosteroidi, anti-infiammatori non steroidei e/o farmaci del sistema nervoso centrale ( Huang WF, Wen KC; Hsiao ML. Adulteration by synthetic therapeutic substances of traditional Chinese medicines in Taiwan. J Clin Pharmacol 1997;37:344-50 ).
Un altro problema è, spesso, secondo gli Autori, quello della mancanza di studi volti a comprendere le funzioni, il metabolismo e le interazioni di queste preparazioni. E’ importante conoscere, infatti, a) la natura dei vari componenti attivi; b) l’attività e le possibili interazioni tra tali componenti ed i loro metaboliti; c) le interazioni tra essi e gli alimenti, i nutrienti e i farmaci; d) la loro tossicità.
Gli autori focalizzano quindi la loro attenzione sulle problematiche inerenti alla preparazione delle formulazioni che andranno poi a far parte del cosmeceutico ed individuano tra i principali problemi quello della sorgente del materiale. E’ noto infatti che le condizioni di crescita (composizione del suolo, acqua disponibile, clima) possono influire grandemente sull’attività biologica della droga, tenuto conto anche della presenza, nella droga stessa, di una cospicua varietà di componenti. Anche il tempo di raccolta, il trasporto e l’immagazzinamento, nonché l’incorporazione nel prodotto finale, che può contenere anche altri preparati o farmaci, sono altri fattori che possono influire sulla solubilità, stabilità, biodisponibilità, farmacocinetica, attività farmacologica e tossicità del cosmeceutico. Deve anche essere tenuto in conto, sottolineano gli Autori, che la preparazione degli estratti galenici avviene tramite frantumazione, macinatura, polverizzazione, bollitura, distillazione, essiccamento o esposizione a solventi. Generalmente il materiale viene trattato per ottenere oli essenziali o altri distillati che possono essere aggiunti facilmente alla formulazione cosmeceutica. Questo processo può, tuttavia, distruggere o modificare alcuni dei componenti fisiologicamente attivi e ciò che risulta da questi processi viene inglobato nelle formulazione cosmeceutica.
Generalmente nei cosmeceutici il preparato di origine vegetale, che viene aggiunto in quantità molto piccole, contiene principi attivi a diversa struttura chimica e quindi, solubilità e polarità, e si pone quindi il problema della loro distribuzione attraverso la superficie mucocutanea. Ne consegue che, a causa di questi complessi problemi, la convalida dell’attività del preparato, in una formulazione cosmeceutica, può avvenire solo attraverso trials clinici. Se così non è, commentano gli Autori, l’utilizzo di queste sostanze può essere solo basato su credenze e non su un razionale scientifico.
L’autore si sofferma quindi sul problema delle norme per il controllo della vendita ed utilizzo di questi prodotti. Secondo la Food and Drug Administration (FDA) i preparati di origine vegetale, utilizzati in cosmeceutica, sono considerati come additivi alimentari o integratori dietetici. Vengono venduti direttamente al pubblico senza alcuna restrizione.
In Germania, riportano Thornfeldt e Faad, l’autorità regolatoria in materia è costituita dalla “Commissione E”, costituita da esperti che hanno il compito di valutare le evidenze cliniche e la sicurezza, per un utilizzo ragionevolmente efficace e sicuro, sia per via sistemica che topica, di oltre 300 preparati.
Esiste anche un compendio ( PDR for herbal medicienes. 2end ed. Montale (Nj); Thomson Medical Economics; 2000), che è uno dei più completi, in quanto considera in modo esaustivo più di 400 piante medicinali per quanto riguarda l’uso e gli effetti avversi.
Un aspetto importante è, infatti, per gli Autori, quello della sicurezza d’uso di questi preparati. Nel 2000 più di 2900 eventi avversi, che hanno richiesto cure mediche, sono stati attribuiti a prodotti di origine vegetale. Inoltre 104 casi di morte sono stati attribuiti all’utilizzo di efedra, ginko, ginseng e iperico ( Spake A. Natural hazards. U.S. News and World Reports 2002 Feb 21:43-9). Nel 2003 la FDA ha eliminato dal mercato efedra e ma-huang(Ephedra sinica.) per 110 casi di decesso loro attribuiti (Auerbach PS. Wilderness medicine, 4th ed St. Louis: Mosby; 2001. p.1170-7).
Vengono quindi prese in rassegna le più frequenti reazioni avverse cutanee ai prodotti di origine vegetale, costituite da dermatite allergica e/o irritante.Vi sono anche casi di sensibilizzazione crociata. Ad esempio 12 di 106 pazienti affetti da dermatite, con un patch test positivo all’oliodi Melaleuca alternifolia , erano tutti positivi nei confronti di 1 o più di 12 altri composti di origine naturale, tra cui la lavanda (Lavandula angustifolia) (Jancin B. Cross-sensitivity in tea tree oil allergy. Skin & Allergy News 2002; 33:38).
Tra le reazioni cutanee più gravi vengono riportate angioedema/orticaria, eritroderma esfoliativo, lupus eritematoso, tumori, pemfigo, sindrome di Steven-Johnson, sindrome di Sweet, stomatite ulcerativa e vasculite ( PDR for herbal medicienes. 2end ed. Montale (Nj); Thomson Medical Economics; 2000).
Dieci piante medicinali usate in dermatologia hanno provocato reazioni mortali. Aristolochia (Aristolochia varie speci), arnica (Arnica montana), pepe di Cayenna (Capsicum annuum), consolida maggiore (Symphytum offcinale), henna (Lawsonia inermis), kava kava (Piper methysticum), vischio (Phoradendron varie speci), ruta (Rutavarie speci), senna (Cassia varie speci) e ioimbina (Pausinystalia yohimbe).
Altre reazioni gravi includono anafilassi, coma, rabdomiolisi e shock. Erbe medicinali, note per poter causare problemi in pazienti che si devono sottoporre ad interventi chirurgici, sono: iperico, ginco, ginseng, aglio, echinacea, kava e valeriana (Zoler MC. Eight herbal medications pose potential dermatologic surgery dangers. Skin & Allergy News 2003; 34:17-8).
L’autore sottolinea il fatto che né coloro che difendono questo tipo di terapia alternativa né i media avvertono il consumatore dei rischi delle interazioni, probabilmente sottostimate, tra erbe medicinali e tra queste ed i farmaci tradizionali.
Vengono quindi considerate formulazioni contenenti piante medicinali specifiche quali Symphytum offcinale (consolida maggiore), Aloe barbadensis, A. capensis e A. vera (aloe), Curcuma domestica (curcuma), Phoenix dactylifera (palma da datteri), Matricaria recutita (camomilla tedesca), Vitis vinifera, Aesculus hippocastanum (ippocastano), Punica granatum (melagrana), Melaleuca alternifolia e Camellia sinensis (tè nero, verde, bianco e oolong). L’autore prende in considerazione le loro azioni terapeutiche e gli effetti collaterali, soprattutto in relazione agli studi presenti in letteratura. Lo scopo è soprattutto di sottolineare come l’utilizzo di queste, che sono le piante medicinali più utilizzate dai dermatologi, sottoforma di cosmeceutici, solo raramente è stato valutato tramite trials clinici.
Le conclusioni riguardano soprattutto questo aspetto, poiché l’autore conclude sottolineando che, malgrado un aumento dell’utilizzo di questo strumento terapeutico, non vi è un altrettanta rispondenza per quanto riguarda gli studi condotti sull’uomo e, come, spesso, vi sia anche una carenza di razionalità scientifica. I dati più significativi, prodotti nell’uomo, riguardano formulazioni contenenti tè nero e verde, soia, melograno, dattero e le formulazioni cosmeceutiche, a più grave rischio di reazioni avverse, contengono olio di Melaleuca alternifolia, consolida maggiore e camomilla tedesca.
1 Il termine cosmeceutico, che definisce un prodotto cosmetico contenente uno o più principi attivi, utilizzato nell’industria cosmetica ed anche a livello accademico, non è tuttavia universalmente accettato dalle autorità regolatorie (vedi ad esempio FDA). Questi prodotti vengono infatti, proprio perché contengono principi attivi, considerati come farmaci e sottoposti quindi alla legislazione in merito.