Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

PRINCIPALI AGENTI RESPONSABILI DI PATOLOGIE CUTANEE OCCUPAZIONALI IN COSMETOLOGIA
Antonietta Rossi* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Le patologie occupazionali della pelle, oltre ad avere un’enorme influenza sulla qualità della vita del lavoratore, hanno anche un considerevole impatto sull’economia pubblica. È stato riportato che, nelle industrie private, le patologie della pelle sono circa il 16% delle malattie non fatali (1). Circa il 25% dei lavoratori colpiti sottraggono, a causa di tali patologie, tempo al lavoro (2), e molto spesso, la prognosi delle malattie occupazionali della pelle non è sufficiente ed adeguata. Dal momento che la maggior parte di queste patologie sono prevedibili, è indispensabile effettuare controlli in modo da prevenirle. Ritorniamo quindi sull’argomento, già trattato nel sito, per ribadire ancora una volta la necessità di valutare con attenzione tale problema al fine di tutelare la salute dei professionisti che operano in questo campo.
Tale fenomeno è molto frequente tra coloro che lavorano nel campo dei cosmetici e quindi tra parrucchieri, estetisti e manicuristi (3). Secondo la classificazione del 2004 dell’Agenzia Americana di Statistiche dei Lavori, il 91.5% dei lavoratori impiegati in tale settore è rappresentato da donne (4). E’ apparso, recentemente, su Dermatologic Clinics (24:259-269, 2006) un articolo che tratta dei principali agenti responsabili di patologie cutanee occupazionali in campo cosmetico.
Il principale rischio occupazionale per i parrucchieri è la dermatite da contatto alle mani. L’attuale prevalenza è difficile da stimare, ma dovrebbe oscillare dal 10% al 20% (5) fino al 79% (6).
Frequenti e ripetute esposizioni all’acqua, ai detergenti, alle tinture ed ai decoloranti, ai prodotti basici ed acidi per le permanenti, agli attrezzi metallici ed alla forza frizionale, inducono lo sviluppo di dermatiti alle mani, un problema che frequentemente comporta l’invalidità del lavoratore. La dermatite irritativa da contatto (DIC) è il maggiore problema che si manifesta durante il tirocinio e all’inizio della carriera del parrucchiere, in quanto ripetutamente si hanno le mani umide, per esempio durante le continue fasi di shampoo e risciacquatura, e ciò altera la funzione protettiva della pelle (7). La dermatite alle mani è considerata, nei parrucchieri, come un “evento sentinella” per lo sviluppo di patologie occupazionali della pelle (8). Può successivamente svilupparsi una dermatite allergica da contatto (DAC). In Spagna è stato riportato un significativo aumento della frequenza di DAC occupazionale tra i parrucchieri (9), nonché un aumento dei fenomeni di sensibilizzazioni agli allergeni. La parafenilendiamina presente nelle tintura per capelli, è il più comune allergene dei prodotti per capelli e rappresenta la più comune causa di DAC (più del 60%) in questa categoria professionale (6-10). Un altro frequente agente sensibilizzante è il gliceril tioglicolato, un agente riducente usato nelle soluzioni per permanenti (11). Il gliceril tioglicolato tendenzialmente, può causare gravi DAC, ed i parrucchieri sensibilizzati possono manifestare una estesa dermatite, che coinvolge le mani, le braccia, il collo e la faccia (12). È stato stimato che circa il 31% dei casi di DAC nei parrucchieri sono causati dal gliceril tioglicolato (5-7,13), ed in particolare in Germania, da quando l’uso di tale prodotto è stato proibito, si è stimato un declino della frequenza di casi di sensibilizzazione (14). L’ammonio persolfato è un forte agente ossidante, usato come ingrediente nei prodotti per la decolorazione dei capelli. È sia un agente irritante che sensibilizzante e, anche se meno frequentemente, può causare orticaria immediata. Infatti è stato descritto un caso di un parrucchiere che manifestava una ipersensibilità sia immediata che ritardata all’ammonio persolfato, acquisita durante il lavoro. Un altro allergene presente nei prodotti per i capelli è l’hennè, un colore vegetale, che deriva dalle foglie essiccate e dal fusto di Lawsonia inermis; il componente attivo è il lawsone (2-idrossi-1,4-naftochinone). È stato riportato che nei parrucchieri, l’hennè causa reazioni di ipersensibilità immediata (15-17), tuttavia raramente causa DAC, e nella maggior parte dei casi la DAC è attribuita erroneamente all’hennè. Infatti, generalmente la DAC è causata da altri agenti sensibilizzanti presenti nel colore, come la parafenilendiamina,. Sono stati riportati casi di eczema palpebrale, positivi a patch test con l’hennè, in pazienti che avevano tinto i capelli (18). Nei parrucchieri l’atopia e la sensibilità al nichel sono due importanti fattori di rischio, per lo sviluppo di dermatiti alle mani. Nel periodo iniziale della professione del parrucchiere, con tutta probabilità la presenza di una cute atopica può aumentare lo sviluppo di DIC (7,10,13,19). Nel 1986 uno studio condotto su apprendisti parrucchieri ed infermieri, ha mostrato che, di chi aveva eczema alle mani, il 45% erano atopici, mentre solo il 17% dei rimanenti allievi, che non mostravano dermatiti, erano atopici (20). Dieci anni dopo, un altro studio ha dimostrato che una precedente storia di eczema atopico era 2 volte più comune tra i parrucchieri, rispetto ai loro clienti (13). Inoltre nei parrucchieri, è stata riportata anche un’associazione tra dermatite e sensibilità al nichel (20). L’apparente aumento dell’allergia al nichel tra i parrucchieri, probabilmente deriva dalla preponderante presenza delle donne in questa professione, e dalla più alta prevalenza di allergia al nichel in questo sesso. In uno studio il 17% dei 53 parrucchieri (87% donne) davano una risposta positivi ai patch test con il nichel solfato (48). Similmente di 103 parrucchieri esaminati, 95 erano donne e presentavano un’alta frequenza di reazioni positive al nichel solfato (5).
I manicuristi, anche chiamati “tecnici (specialisti) delle unghie”, lavorano esclusivamente sulle unghie, ed effettuano ai clienti, manicure, pedicure, colorazioni ed allungamento. Questa professione è in aumento tra la popolazione, e nel 2002, secondo la classificazione dell’Agenzia Americana di Statistiche dei Lavori, erano circa 754.000. Di questi 51.000 erano manicuristi e pedicuristi (21). Attualmente tra i consumatori, non ci sono dati su reazioni avverse dovute all’uso di prodotti per la cura delle unghie. In uno studio che è durato 5 anni, condotto 20 anni fa dal gruppo di dermatiti da contatto del nord America, è stato trovato che i prodotti per le unghie sono la quarta causa di DAC tra i cosmetici (22). In commercio c’è una grande varietà di cosmetici per le unghie, come smalti, indurenti, allunganti, coprenti ed unghie preformate. Sono stati descritti 18 casi di allergia al toluene sulfonamide formaldeide, una resina presente negli smalti per unghie. Infatti i pazienti, dopo essere stati in contatto con tale composto, manifestavano una dermatite sparsa sulla faccia, sulle palpebre, sul collo e sulle mani, inoltre in 11 casi si erano manifestate lesioni periungueali (23). Tutti i pazienti esaminati erano positivi al patch test per il toluene sulfonamide formaldeide, e la dermatite si era risolta o migliorata significativamente entro poche settimane dalla sospensione dell’uso del prodotto. I pazienti presentavano serie conseguenze socio-mediche, infatti 9 pazienti erano in permesso per malattia, 4 erano ospedalizzati e 2 avevano perso il lavoro. Sono stati riportati, inoltre, il caso di un manicurista che ha manifestato allergia da contatto alle mani, in seguito all’uso di un bastoncino di legno d’arancio, usato per rimuovere le cuticole (24) e il caso di una dermatite perianale, causata da un’allergia da contatto allo smalto per unghie (25). Con il recente aumento dell’uso di unghie artificiali o acriliche, è aumentata la frequenza di patologie della pelle causate dal loro utilizzo o dall’uso della colla utilizzata per applicarle sulle unghie. Nel 1984 è stato descritto il caso di una donna con parapsoriasi a piccole placche causata da adesivi di cianoacrilati usati sulle unghie (26). Malgrado le raccomandazioni del bollettino del 1999 dell’Istituto Nazionale per la salute e la sicurezza occupazionale (27), la prevalenza delle allergie alle unghie acriliche tra i manicuristi è alta (dal 10% al 15%) (28). Gli acrilici sono resine termoplastiche che polimerizzano sia a temperatura ambiente che ad alte temperature. Per velocizzare il processo dovrebbero essere aggiunti iniziatori, acceleratori e catalizzatori (29). I monomeri di acrilico sono potenti agenti sensibilizzanti. I manicuristi usano diverse tecniche per allungare ed accrescere le unghie (unghie scolpite, gel per la ricostruzione, unghie artificiali preformate e involucri per le unghie). Nel 1950 è stato riportato, per la prima volta, un caso di allergia da contatto al metil metacrilato usato nelle unghie artificiali (30). Successivamente è stato riportato un caso simile (31). Negli Stati Uniti dal 1974 l’uso di metil metacrilati in preparazioni per unghie è vietato dalla Food and Drug Administration. Dal momento che in quel periodo erano usati l’etilacrilato, il butilacrilato ed altri acrilati, sono state riportate delle reazioni avverse (32,33). Recentemente è stato descritto il caso di un manicurista che ha sviluppato rinite occupazionale e DAC in seguito all’applicazione di unghie in acrilico scolpite. Inoltre sono stati anche descritti, in un periodo di 15 anni (1988-2002) 56 casi di allergia da contatto all’acrilico; 43 dei 56 pazienti erano donne. L’esposizione alle unghie in acrilico era tra le più comuni cause di dermatite da contatto in 25 casi, 7 dei quali erano manicuristi. I più comuni agenti sensibilizzanti erano il 2-idrossipropil metacrilato, 2-idrossietil metacrilato e etilene glicol dimetilacrilato.
L’aromaterapia, trattamento che usa oli essenziali, sta diventando un fenomeno molto popolare. Il suo principale scopo è di promuovere il benessere fisico e psicologico. Si è sviluppato in Francia, dove i più comuni usi per gli oli essenziali erano l’applicazione topica, l’inalazione o le compresse di garza. In Inghilterra, l’aromaterapia è stata introdotta dai professionisti della terapia della bellezza, e consisteva nell’uso di oli essenziali diluiti in veicoli oleosi e applicati con il massaggio (34). Attualmente, l’aromaterapia è primariamente eseguita dagli estetisti o cosmetologi. Gli oli essenziali sono sostanze aromatiche estratte dai fiori, dalle piante e dalle resine attraverso una varietà di metodi. Ogni olio essenziale è composto da diversi costituenti chimici, soprattutto terpeni e terpenoidi. L’allergia da contatto agli oli essenziali è stata osservata soprattutto con ylang-ylang; l’olio di albero da te (Melaleuca alternifolia), di lavanda, di gelsomino, di citronella, di narciso, di rosa, di legno di sandalo, di cassia, di limone, d’ arancio e di garofano (35). La frequenza delle dermatiti da contatto da oli essenziali non è conosciuta ed è quasi impossibile determinarla, in quanto essi sono tra i componenti più comunemente usati nelle fragranze chimiche (36). La DAC occupazionale agli oli essenziali è stata riportata nei parrucchieri (37), nei raccoglitori del citrus (38) e nei chimici con particolare interesse all’aromaterapia ed ai massaggi (39). Esistono solo poche notizie sulle DAC occupazionali da aromaterapia (35,40,41). È stato riportato un caso di una estesa dermatite in un’aromaterapista che manifestava risposte positive ai patch test con 17 oli essenziali, dei 20 oli che aveva usato in terapia. È importante enfatizzare che quasi tutti i pazienti erano donne e la dermatite alle mani era il maggiore disturbo. Recentemente sono stati valutati in un gruppo di massaggiatori di cui l’84% erano donne, i fattori di rischio delle dermatite da contatto, (35). Questo studio ha dimostrato che la prevalenza di dermatiti da contatto nei massaggiatori è alta ed è stato evidenziato che l’uso di prodotti per aromaterapia è un significante fattore di rischio. Inoltre alcune evidenze hanno suggerito un aumento del rischio di dermatite nelle aromaterapiste donne rispetto agli uomini.
Come accennato precedentemente, essendo alta la frequenza delle patologie occupazionali della pelle, è necessario intraprendere strategie di prevenzione, che comprendono provvedimenti amministrative, ambientali ed individuali (42). I provvedimenti amministrativi sono rappresentati principalmente dall’educare il lavoratore e formarlo riguardo ai rischi associati alla professione. I provvedimenti ambientali invece, includono l’eliminazione o la sostituzioni di composti dannosi, la ventilazione degli ambienti di lavoro, per esempio l’istallazione nei saloni dei manicuristi di tavolini di lavoro ventilati per ridurre l’esposizione all’etil metacrilato (27). I provvedimenti personali includono per esempio l’applicazione per i parrucchieri, di emollienti che possono aiutare a prevenire irritazioni delle mani e DIC (43), l’igiene e la pulizia personale e l’uso di equipaggiamenti protettivi (per es. guanti). Infatti dal momento che approssimativamente l’85% di tutte le patologie occupazionali della pelle coinvolgono le mani, l’uso dei guanti è di grande utilità. La selezione di guanti protettivi appropriati per gli specifici lavori è di estrema importanza e può essere effettuata considerando l’uso, la performance ed i costi (44).

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