Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

PARLIAMO ANCORA UNA VOLTA DI TATUAGGI TEMPORANEI ALL’HENNÈ
Antonietta Rossi* e Lidia Sautebin*°, *Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Ancora una volta abbiamo ritenuto necessario, soprattutto essendo ormai nel periodo estivo, informare i consumatori sul rischio associato all’utilizzo dei tatuaggi temporanei all’hennè. Infatti recentemente oltre alla Francia, anche il Belgio ha pubblicato sul suo sito ufficiale, delle informazioni sui tatuaggi.
E’ importante sottolineare, come più volte detto nel sito, che generalmente le reazioni avverse causate dai tatuaggi all’hennè, non sono ascrivibili all’hennè stesso, bensì a sostanze aggiunte a quest’ultimo per migliorarne il colore e la durata. Infatti nella maggior parte dei casi all’hennè è aggiunta la parafenilendiamina (PPD), un potente allergene, la cui presenza è consentita solo nelle tinture per capelli. Quindi, come riportato dalle autorità competenti del Belgio, è sconsigliato, alle persone in cui si siano manifestati pruriti o eruzioni cutanee, dopo aver fatto un tatuaggio all’hennè, rinnovare tale operazione, se non sono assolutamente sicuri che il colore usato per il tatuaggio contenga solo hennè puro. Generalmente, i primi sintomi compaiono circa due settimane dopo l’applicazione del tatuaggio, quando ormai il tatuaggio iniziale all’hennè si è praticamente attenuato. I primi fastidi sono prurito, un lieve dolore, una sensazione di bruciore, rossore, tumefazione e qualche volta comparsa di bolle. Si può anche formare, sul tatuaggio, un rilievo che mostra l’immagine del tatuaggio iniziale. Se l’eruzione non è curata in questo stadio, si possono manifestare delle infezioni aggiuntive.


A volte la reazione non si limita alla parte del corpo in cui era stato applicato il colore, ma si può manifestare un senso di malessere generale. Infatti, in alcune persone si può manifestare un rigonfiamento dei gangli linfatici. Ciò accade perché, come più volte detto nel sito, gli individui sono già sensibilizzati alla PPD, per una precedente esposizione a questo colorante, per esempio attraverso tinture per capelli. Molto spesso si possono manifestare delle reazioni crociate con composti chimicamente simili, per esempio anestetici, coloranti tessili, additivi alla gomma o alla plastica. Le persone non sempre sono al corrente di essere allergici a questa sostanza e, dopo aver fatto un tatuaggio all’henné, che contiene la PPD, si può manifestare molto più velocemente e più violentemente, per esempio già a distanza di qualche giorno, una reazione allergica.
L’allergia alla PDD molto spesso può causare delle conseguenze che si protraggono per tutta la vita dell’individuo. Questa sostanza ed i suoi derivati sono in effetti correntemente utilizzate in molti prodotti, quali gomme, vernici, cuoio, pellicce, tessuti, tinture per capelli, lucidi per scarpe, plastiche, rivelatori fotografici etc.. Possono essere ritrovati tra l’altro, anche in oggetti comunemente usati, quali nei manicotti neri del manubrio delle bici, nell’inchiostro per la stampa, negli stivali in gomma, nei tubi delle stazioni di benzina, nei guanti in pelle, nelle calze di nylon o nei raccoglitori in materiale plastico. Quindi se un individuo è allergico alla PDD dovrebbe evitare l’uso di tali prodotti ed oggetti. Inoltre le persone con tale allergia, in molti casi, non possono esercitare alcune professioni, quali per esempio quella di tipografo, parrucchiere, lavoratore di cuoio, di tessuti e di gomme, garacista etc.
E’ importante sottolineare che molto spesso nei tatuaggi temporanei all’hennè, sono presenti, oltre alla PPD, altre sostanze allergizzanti. Infatti è apparso recentemente su Contact Dermatitis (2006; 55: 57) il caso di un ragazzo di 9 anni che, mentre era in vacanza in Italia, fece un tatuaggio all’hennè, e due settimane dopo, si manifestò, nel sito d’applicazione, una reazione dolorosa e pruriginosa, che si diffuse sulle braccia, sul busto e sui piedi. Sulla zona dove era stato effettuato il tatuaggio, si originò una ipopigmentazione infiammatoria, che visualizzava il disegno del tatuaggio originario. Sei mesi dopo il ragazzo tinse di nero i capelli, ed il mattino seguente sviluppò delle eruzioni papulovescicolari all’attaccatura dei capelli, accompagnate da prurito. I patch test effettuati mostrarono una positività non solo alla PPD al 0.2%, ma anche alla benzocaina al 5%, all’isopropildifenilendiamina (IPPD) allo 0.1% ed al lawsone al 10%. Infatti, come precedentemente detto, sebbene la PPD sia l’agente causale della maggior parte dei casi di dermatite allergica da contatto dovute all’uso di tatuaggi all’hennè (1), il lawsone potrebbe comunque contribuire al fenomeno. E’ possibile, come sottolineano gli autori, che la reazione allergica acuta causata dalla PPD possa facilitare la concomitante ipersensibilità al lawsone, che diversamente non provocherebbe sensibilizzazione. Inoltre l’allergia al lawsone potrebbe causare una dermatite da contatto, dovuta alla presenza di tale sostanza per esempio nelle tinture per capelli e nelle creme abbronzanti (2). Quindi è importante effettuare nei pazienti che manifestano delle reazioni cutanee in seguito a tatuaggi all’hennè, dei patch test non solo con la PPD, ma anche con il lawsone. Inoltre, come sottolineano gli autori, la sensibilizzazione alla PPD può provocare una reattività crociata con composti aromatici para sostituiti, come la benzocaina e la IPPD (1,3). Probabilmente una prima sensibilizzazione alla benzocaina potrebbe causare, successivamente una reazione allergica alla PPD nei tatuaggi (4). Quindi gli effetti a lungo termine per la salute del paziente, dovuti ai tatuaggi all’hennè, quali la sensibilizzazione, la permanente depigmentazione post-infiammatoria e la conseguente reazione allergica da contatto ai prodotti contenenti PPD, non sono riconducibili alla sola PPD, ma anche alla simultanea sensibilizzazione ad altre sostanze, per esempio al lawsone, o alla reattività crociata con altri composti, quali benzocaina e IPPD.
Generalmente la terapia farmacologia per la cura dell’eczema da contatto ai tatuaggi all’hennè è costituita dai corticosteroidi per via topica o orale. Inoltre possono essere effettuati degli impacchi umidi per rinfrescare la zona. Malgrado tutti i trattamenti, può accadere, che dopo 3-4 settimane, la lesione non guarisca. Inoltre comunque, dopo guarigione possono sussistere delle conseguenze, quali una colorazione leggera o scura (ipo-o iperpgmentazione) della pelle, che corrisponde al disegno iniziale. Questa colorazione scompare nella maggior parte dei casi, dopo tre mesi, ma può restare visibile in alcuni individui.

Inoltre, è importante ricordare, come sottolineato dalle autorità competenti del Belgio, che molto spesso si possono manifestare, dopo l’applicazione di un tatuaggio, degli effetti nocivi, non solo per la presenza di allergeni, ma anche per scarsa igiene dei locali in cui è effettuato il tatuaggio, dei materiali usati etc. Infatti per esempio in Belgio, tutti i tatuatori devono rispettare dal 1 gennaio 2006 delle regole sull’igiene, sui locali e sui materiali utilizzati.

Bibliografia

  1. Marcoux D, Couture-Trudel PM, Riboulet-Delmas G, Sasseville D. Pediatr Dermatol 2002: 19 : 498-502.
  2. Wantke F, Gotz M, Jarisch R. Contact Dermatitis 1992: 27: 346-347.
  3. Matulich J, Sullivan J. Contact Dermatitis 2005: 1: 33-36.
  4. Arroyo MP. J Am Acad Dermatol 2003: 48: 301-302.

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