Allergia da contatto causata dal cocoanfoacetato di sodio presente in uno struccante per occhi.
Antonietta Rossi* e Lidia Sautebin*°, *Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Gli anfoacetati sono composti chimici appartenenti alla categoria dei surfattanti anfoterici. Sono spesso miscelati con altri agenti surfattanti (1), in quanto considerati dei blandi irritanti. Diverse evidenze sperimentali suggeriscono che siano quindi prodotti sicuri, in quanto non sono neppure sensibilizzanti sino ad una concentrazione del 28,1% (in acqua) (1,2). Per tali motivi, sono ampiamente utilizzati per la preparazione di prodotti cosmetici, soprattutto per quelli destinati alla pulizia della pelle e dei capelli, come balsami per i capelli e nelle tinture in concentrazioni comprese tra 0,1% e 50% (3,4), nonché per l’igiene delle pelli sensibili dei bambini. Inoltre trovano applicazione in campo farmaceutico per la formulazione di prodotti destinati al trattamento del glaucoma e delle emorroidi, nei disinfettanti per lenti a contatto, nei materiali per bendaggio (3,5) ed infine, per usi domestici ed industriali, come nei detersivi e nelle vernici.
Recentemente è apparso su Contact Dermatitis (Cont Derm 2006:55:302-304) il caso di una dermatite allergica da contatto causata dal cocoanfoacetato di sodio, un anfoacetato appartenente alla classe delle alchilammidi, che si ottiene dalla reazione di condensazione tra acidi grassi e aminoetil etanolamine (1). Il caso riguarda una donna di 45 anni che all’età di 15 anni sviluppò una forma eritematosa di eczema alla mano, associato a lesioni desquamanti sul lato palmare e dorsale delle dita. I risultati dei patch test, eseguiti, nel 1986, cioè dopo circa dieci anni, rivelarono una reazione positiva al nichel, per cui fu proposta anche la diagnosi di dermatite atopica, irritante, limitata alla mano. Nonostante l’applicazione di diverse creme a base di corticosteroidi e di prodotti emollienti e l’uso di guanti protettivi (di cotone o gomma) per eseguire i lavori domestici, la dermatite non mostrò alcun segno di miglioramento. Pertanto, nel 1991, la paziente fu sottoposta a patch test con serie standard, diversi corticosteroidi, frammenti dei guanti indossati e tutti i prodotti cosmetici utilizzati. I risultati di tali test evidenziarono una positività al metil(cloro)isotiazolinone (MCI/MI). Poichè la donna manifestò prurito ed eritema al contatto con alcune verdure, furono condotti ulteriori test con pomodoro, paprica e cipolla, i quali risultarono negativi. Fu riconfermata la diagnosi di una dermatite atopica, irritante, per cui fu suggerita una maggiore attenzione nel proteggere le mani da sostanze irritanti e l’applicazione di una crema corticosteroidea al betametasone valerato, il che determinò un considerevole miglioramento della dermatite. Comunque, la donna continuò a soffrire di forme intermittenti di dermatite alla mano e nel 1999 fu sottoposta ad ulteriori patch test che mostrarono reazione positiva a numerosi allergeni da contatto, quali conservanti, metilcloroisotiazolinone (precedentemente saggiato), metildibromo glutaronitrile (MDBGN), bromonitropropandiolo, miscela di fragranze, diidrossiacetone (un agente autoabbronzante) e additivi delle gomme quali thiuram mix e mercaptobenzotiazolo, sostanze presenti nei guanti di gomma. Non fu confermata, invece, la positività al nickel. Fu raccomandato alla paziente di evitare il contatto con tali allergeni. Nel 2005, ella sviluppò un eczema al viso, in seguito all’ applicazione di uno struccante per occhi alla Camomilla “The Body Shop, Littlehampton, UK”, che non conteneva nessuno degli allergeni precedentemente saggiati. Pertanto, la donna fu sottoposta al ROAT (Repeated Open Application Test) che confermò tutti i risultati precedenti (eccetto che per il nichel e il MCI/MI) e l’allergia da contatto allo struccante per occhi. Quindi, la paziente fu sottoposta a test con i singoli ingredienti dello struccante (gentilmente forniti dal produttore). I risultati evidenziarono una forte reazione positiva al cocoanfoacetato di sodio 2%, che si manifestò con ispessimenti, papule e alcune vescicole nella piega del gomito. La sospensione dell’applicazione del prodotto in questione e il trattamento con creme a base di corticosteroidi ed emollienti locali determinarono una completa remissione della dermatite al viso. Comunque, ella continuò a soffrire di forme intermittenti di dermatite alla mano.
Nonostante la molteplicità degli impieghi, solo raramente sono stati riportati casi di sensibilizzazione da contatto agli anfoacetati (1,5). Dal caso menzionato si deduce che esiste una correlazione tra le dermatiti indotte dagli anfoacetati e una precedente storia personale di dermatite atopica e/o irritante, poiché in tali pazienti, determinate sostanze chimiche penetrano più facilmente la cute e conseguentemente possono dar luogo a fenomeni di sensibilizzazione da contatto, anche a quelle sostanze considerate normalmente sicure. Inoltre, le probabilità di insorgenza di allergie da contatto aumentano con l’età, il che è attribuibile ad un incremento dell’esposizione agli allergeni, e ciò può condurre allo sviluppo di sensibilizzazioni multiple, proprio come in questo caso (6).
Bibliografia