Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

Possibile alterazione delle funzioni polmonari correlata alla presenza di 1,4-diclorobenzene in deodoranti per l’ambiente.
Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°, *Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Negli Stati Uniti, l’Istituto Nazionale per la Salute (NIH) rappresenta un componente del Dipartimento per la Salute e per i Servizi Umani. E’ la prima agenzia federale, definita “Agenzia Nazionale per la Ricerca Medica”, che conduce e sostiene ricerche di base, cliniche e mediche ed indaga sulle cause, i trattamenti e le cure di malattie sia rare che frequenti.
Il NIH comprende 27 istituti e centri, tra cui l’Istituto Nazionale delle Scienze per la Sicurezza Ambientale (NIEHS) che ha la funzione di sostenere le suddette ricerche al fine di comprendere gli effetti che l’ambiente ha sulla salute dell’uomo.
Uno studio, eseguito proprio al NIEHS, nel 2006, su un certo numero di individui, ha dimostrato che l’esposizione ad un composto organico volatile (VOC), chiamato 1,4-diclorobenzene (1,4-DCB), potrebbe essere nocivo per i polmoni, in quanto causa di riduzioni, anche se modeste, della funzionalità polmonare.
I VOCs sono una serie varia di composti, che vengono liberati, sottoforma di gas, da migliaia di prodotti usati comunemente, come le sigarette, i pesticidi, le vernici ed i prodotti per la pulizia. I VOCs sono anche liberati dagli scarichi delle automobili. In particolare, l’1,4-DCB, è un composto solido bianco con un odore peculiare, simile alla naftalina, usato soprattutto per deodorare l’ambiente e presente, quindi, in prodotti quali i deodoranti per la casa. Tale composto è, inoltre, presente negli insetticidi.
Stephanie London, uno dei ricercatori che hanno condotto lo studio al NIEHS, ritiene che anche una minima riduzione della funzionalità polmonare possa essere indice di diversi danni al polmone. Quindi, il modo migliore per preservare la propria salute, ed in particolare quella di bambini, affetti da asma o da altre malattie respiratorie, è quello di ridurre l’uso di prodotti e materiali che contengono questi composti. A tale scopo, poiché molte persone trascorrono gran parte del loro tempo in luoghi chiusi dove questi prodotti sono usati, Leslie Elliott, un’altra ricercatrice del NIEHS, ritiene necessario che la popolazione sia informata sugli effetti che anche bassi livelli del composto, contenuto in questi prodotti, possono provocare sul sistema respiratorio.
I ricercatori di questo istituto hanno esaminato, in un campione rappresentativo di 953 individui adulti, di età compresa tra i 20 e 59 anni, la relazione tra la concentrazione ematica di 11 composti organici volatili comuni ed il grado di funzionalità polmonare, dopo esposizione a tali sostanze. I ricercatori hanno osservato che tra i VOCs analizzati, quali benzene, stirene, toluene ed acetone, solo il composto 1,4-DCB era implicato nella riduzione, anche se modesta, della funzionalità polmonare e questo effetto lo si osservava anche dopo sospensione del fumo. E’ stato, inoltre, osservato che il 96% dei partecipanti esaminati aveva livelli ematici di 1,4-DCB misurabili. Gli afro-americani avevano i più alti livelli di esposizione, mentre i bianchi non ispanici i più bassi.
I ricercatori hanno valutato, inoltre, l’influenza di altri fattori, ambientali e non, che potevano essere messi in relazione con la ridotta funzionalità polmonare e con l’esposizione al 1,4-DCB, come gli impianti di riscaldamento, l’uso del fuoco in cucina, la data di costruzione della casa, la presenza di animali con pelo, il fumo di sigaretta, oltre che l’occupazione, la condizione socio-economica e lo stato di salute (con eventuale diagnosi di asma o enfisema) degli esaminati. E’ stato osservato, infatti, che i partecipanti potevano essere stati esposti anche ad altri fattori, non esaminati in questo studio, che potevano influire sia sull’indebolimento delle vie respiratorie sia su un aumento dei livelli di 1,4-DCB nel sangue.
Come affermato dal direttore del NIEHS, David A. Schwartz, questa ricerca suggerisce, comunque, che l’1,4-DCB può aggravare le malattie respiratorie. Quindi, i ricercatori possono fare uso di questo dato per capire meglio la patogenesi di tali disfunzioni. IL NIEHS, inoltre, ha annunciato un nuovo progetto strategico, definito “Nuove Frontiere nelle Scienze Ambientali e nella Salute Umana”, finalizzato a sfidare ed incitare la comunità scientifica ad usare le Scienze per la Sicurezza Ambientale, al fine di comprendere le cause delle malattie e per migliorare la salute umana.


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