DERMATITE ALLERGICA DA CONTATTO CAUSATA DAL METABISOLFITO DI SODIO PRESENTE IN UNA CREMA SBIANCANTE PER LA PELLE.
Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°, *Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Il metabisolfito di sodio, Na2S2O5, è un moderato agente riducente ed antiossidante. Viene utilizzato principalmente nell’industria alimentare, in fotografia e per la preparazione di prodotti farmaceutici e cosmetici (1). E’ generalmente considerato un agente sicuro. Tuttavia, sono state riportate reazioni avverse al solfito, presente nei cibi e nei prodotti farmaceutici, come shock anafilattico, attacchi di asma, orticaria, angioedema, nausea, dolori addominali, diarrea, arresti cardiaci e morte (2). Comunque, non sono frequentemente riportate allergie da contatto al metabisolfito di sodio, anche se esistono segnalazioni di dermatiti da contatto occupazionali contratte da fornai (1), pasticcieri (4) e tecnici fotografici (5). L’insorgenza di dermatiti allergiche da contatto al metabisolfito di sodio è stata, inoltre, attribuita all’utilizzo di prodotti farmaceutici topici, come ketoconazolo (6), corticosteroidi (7-9), creme antiemorroidali (10) ed anestetici locali (11). A tal proposito, è recentemente apparso su Contact Dermatitis (Cont Derm 2007; 56:123-124), il caso di una donna di 52 anni, con una storia personale di cloasma localizzato ad entrambi gli zigomi, che ha manifestato eritema e gonfiore al viso in seguito all’applicazione di una crema sbiancante per la pelle. Il prodotto in questione, denominato “Shines”, conteneva tra gli ingredienti attivi, idrochinone al 4%. Interrompendo l’applicazione della crema per circa una settimana, si è assistito alla completa remissione del gonfiore e dell’eritema. Tuttavia, la paziente ha continuato ad utilizzare la medesima crema sbiancante, il che ha determinato la ricomparsa di un eritema diffuso associato a papule pruriginose per un periodo di tre settimane. Sono stati effettuati patch test con la crema Shines, i quali hanno evidenziato una reazione positiva al terzo e quinto giorno. Pertanto, la paziente è stata sottoposta a patch test con i singoli ingredienti della crema in questione. I risultati hanno rivelato, al secondo e quarto giorno, reazioni positive al metabisolfito di sodio (2% e 5% sia in aq. che in pet.) ed una reazione irritante al laurilsolfato di sodio (0,1%, 0,5% e 1% in aq. e 0,5% in pet.), mentre gli altri otto ingredienti non hanno indotto alcuna risposta. I risultati dei patch test, quindi, hanno permesso di diagnosticare una dermatite allergica da contatto al metabisolfito di sodio presente nella crema sbiancante. Secondo l’industria farmaceutica, il metabisolfito di sodio è impiegato solo in basse concentrazioni nella crema Shines, come agente antiossidante allo scopo di stabilizzare la composizione dell’idrochinone, il principale componente di tali preparati (40 mg/g). L’idrochinone inibisce la conversione della dopa in melanina, bloccando l’attività dell’enzima tirosinasi, incrementa la degradazione dei melanosomi ed inibisce la sintesi di DNA ed RNA nei melanociti, per cui può essere utile per il trattamento del cloasma (12). I principali problemi derivanti dall’applicazione dell’idrochinone consistono in dermatiti irritanti, leucoderma, pigmentazione simile ad ochronosis (pigmentazione avversa di cartilagine dovuta ad accumulo di fenilalanina e tirosina) ed iperpigmentazione post-infiammatoria. Comunque, dermatiti allergiche da contatto causate dall’idrochinone, presente in tali prodotti terapeutici, sono estremamente rare (13). Per questo motivo, nel caso in cui insorga una dermatite da contatto in seguito all’uso di prodotti contenenti idrochinone, è opportuno effettuare patch test con i singoli ingredienti del prodotto al fine di identificare l’effettivo allergene da contatto.
La concentrazione ideale di metabisolfito di sodio da utilizzare per l’esecuzione dei patch test è ancora da stabilire (8). In studi precedenti, il composto è stato impiegato in diverse concentrazioni, incluse 0,1%, 2%, 5% e 10% in aq., così come 1%, 2% e 5% in pet. (1,3-5,8-10). Sebbene elevate concentrazioni di metabisolfito di sodio (10% e 20% in aq.) potrebbero produrre falsi positivi, un recente studio-controllo ha dimostrato che patch test eseguiti con metabisolfito di sodio 5% in pet. potrebbero indurre solo un lieve eritema al secondo e quarto giorno (8). Ciò suggerisce che l’utilizzo di metabisolfito di sodio inferiore al 5% potrebbe essere la concentrazione più appropriata per effettuare i patch test.
Bibliografia: