Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

LEUCODERMA PERSISTENTE CAUSATO DALL’HENNÈ UTILIZZATO PER LA REALIZZAZIONE DI TATUAGGI TEMPORANEI.

Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°, *Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

I tatuaggi, così come altre forme di body art, stanno acquistando una crescente popolarità in tutto il mondo. E’ necessario, comunque, essere consapevoli dei possibili rischi per la salute associati a tale pratica. Le reazioni ai tatuaggi sono classificate in tre categorie: reazioni allergiche/lichenoidi/granulomatose, inoculo/infezioni e lesioni casuali (1). Nel sito abbiamo già preso in considerazione il problema dell’hennè poichè, recentemente, la pratica dei tatuaggi temporanei (o pseudotatuaggi), che ha avuto origine dall’“arte dell’Henna” in India, in Africa e nel mondo arabo, si sta affermando anche nei paesi europei. Come già detto l’hennè o henna è una tintura naturale ottenuta dalle foglie essiccate della specie Lawsonia inermis, largamente utilizzata per la realizzazione di tatuaggi temporanei. L’agente responsabile dell’azione colorante dell’hennè è il 2-idrossi-1,4-naftochinone, meglio conosciuto come lawsone. Le allergie da contatto all’hennè sono frequentemente riportate nei soggetti adulti, ma ultimamente stanno diventando sempre più comuni anche nei bambini. Nel corso degli ultimi anni, sono stati osservati diversi casi di ipopigmentazione cutanea temporanea conseguente a dermatiti da contatto indotte dall’hennè (2-5). Più recentemente, è stato riportato il caso di una bambina di 4 anni che ha manifestato un’ipopigmentazione post-infiammatoria nella stessa area cutanea interessata da un precedente eczema acuto da contatto attribuibile all’hennè utilizzata per il tatuaggio (6). Si è assistito ad una remissione spontanea dell’affezione solo dopo 1 anno. Anche su Contact Dermatitis (Cont Derm 2007; 56:108-124), sono stati recentemente descritti casi di eventi avversi conseguenti all’uso dell’hennè per praticare tatuaggi; in particolare si tratta di dermatiti allergiche da contatto associate a leucoderma persistente. Il primo caso riguarda un bambino di 7 anni che, nel Marzo 2004, ha manifestato alla schiena una reazione eczematosa acuta associata a dolore e prurito intenso. L’area affetta corrispondeva esattamente ad un tatuaggio temporaneo all’hennè, che riproduceva un serpente, effettuato due settimane prima durante una vacanza in Egitto. L’applicazione di corticosteroidi topici ed una terapia con cetirizina non si sono dimostrate efficaci, mentre la somministrazione orale di prednisone ha indotto una completa remissione delle lesioni in circa 3 settimane. Dopo otto settimane, però, è stato possibile osservare, nella medesima area del tatuaggio, una depigmentazione simile a vitiligine. E’ stata accertata l’assenza di una storia personale o familiare di dermatiti atopiche, malattie allergiche, vitiligine ed altre malattie autoimmuni. Pertanto, dopo la remissione dell’eczema, il paziente è stato sottoposto a patch test con una serie modificata (aggiunta di 45 apteni) del SIDAPA (Società Italiana di Dermatologia Allergologica, Professionale ed Ambientale), con polvere di henné in soluzione acquosa al 10%-20% e lawsone 10% in pet. I risultati dei patch test hanno evidenziato, al secondo e quarto giorno, una risposta positiva alla para-fenilendiamina (PPD) 1% in pet., alla para-toluendiamina (PTD) 1% in pet., al diaminodifenilmetano (DDM) 0,5% in pet. ed al colorante Disperse Orange 3 (DO3) 3,1%.
Il secondo caso, invece, riguarda una ragazzina di 14 anni che, sempre nel 2004, ha manifestato all’avambraccio destro un edema infiammatorio associato a prurito, formazione di vescicole e di croste. Anche in questo caso le lesioni erano localizzate in esatta corrispondenza di un tatuaggio temporaneo, che riproduceva un braccialetto, effettuato circa tre settimane prima con pasta a base di henné nera, durante una vacanza nella Repubblica Dominicana. Le lesioni, trattate con corticosteroidi topici ed orali, sono regredite completamente, ma dopo circa un mese si è assistito alla comparsa di un’area acromica in corrispondenza del tatuaggio. Dopo aver accertato l’assenza di una storia personale o familiare di dermatiti atopiche o di vitiligine genetica, la paziente è stata sottoposta a patch test con la suddetta serie modificata del SIDAPA, con polvere di henné in soluzione acquosa al 10%-20% e lawsone 10% in pet. I risultati hanno evidenziato reazioni positive alla PPD ed al DO3. Non sono state, invece, osservate risposte all’hennè ed al lawsone. Non sono state riscontrate, inoltre, reazioni positive nemmeno nei dieci soggetti, affetti da eczema atopico e da psoriasi, successivamente testati con le stesse sostanze. Dal momento che il periodo intercorso tra la realizzazione del tatuaggio e la comparsa dell’eczema da contatto è stato di circa due settimane, è possibile affermare che le dermatiti siano una conseguenza della sensibilizzazione all’hennè utilizzata per effettuare i tatuaggi. La forte reazione vescicolosa che si è osservata alla PPD testimonia che il composto è normalmente presente in elevate concentrazioni (15,7%) all’interno delle preparazioni a base di henna utilizzate per la realizzazione di tatuaggi temporanei (7). Non è stato possibile risalire ai singoli ingredienti della pasta all’henné impiegata, comunque, per eseguire i patch test sono stati utilizzati i principali ingredienti della suddetta preparazione (PPD, hennè e lawsone) e, di questi, solo la PPD ha determinato una reazione positiva nei due pazienti. In passato, sono stati riportati in letteratura diversi casi di eczema da contatto associati a successiva depigmentazione, sia in ambito occupazionale che privato. Sono stati identificati numerosi agenti sensibilizzanti, come monobenziletere, idrochinone, monobenzone, derivati fenolici e catecolici, acido squarico, dibutilestere, difenilciclopropenone ed anche hennè, ma questo è il primo caso di leucoderma persistente indotto dall’hennè per la realizzazione di tatuaggi temporanei. Considerando la giovane età dei due pazienti, non sono stati condotti esami istopatologici, per cui non si ha la certezza della presenza di melanociti nell’area depigmentata; inoltre, l’assenza di una vitiligine antecedente ha permesso di escludere il fenomeno di Koebner. Comunque, la depigmentazione dell’area corrispondente al tatuaggio è persistita per almeno due anni, per cui attualmente non è ancora possibile affermare se si tratti di una forma permanente di leucoderma. E’ indiscusso che le condizioni cliniche dei due pazienti necessitino di ulteriori valutazioni. Sebbene la patogenesi del leucoderma conseguente all’eczema da contatto non sia del tutto nota, si può affermare con tutta probabilità che si tratti di una vitiligine da contatto indotta dall’hennè utilizzata per realizzare i tatuaggi temporanei.

Bibliografia:

  1. Jacob C I. Tattoo-associated dermatoses: a case reports and review of the literature. Dermatol Surg 2002; 28: 962–965.
  2. Jappe U, Hausen B M, Petzoldt D. Erythema-multiforme-like eruption and depigmentation following allergic contact dermatitis from a paint-on henna tattoo, due to para-phenylenediamine contact sensitivity. Contact Dermatitis 2001; 45: 249–250.
  3. Wohrl S, Hemmer W, Focke M, Gotz M, Jarisch R. Hypopigmentation after non-permanent henna tattoo. J Eur Acad Dermatol Venereol 2001; 15: 470–472.
  4. Onder M, Atahan C A, Oztas P, Oztas M O. Temporary henna tattoo eactions in children. Int J dermatol 2001; 40: 577–579.
  5. Neri I, Guareschi E, Savoia F, Patrizi A. Childhood allergic contact dermatitis from henna tattoo. Ped Dermatol 2002; 19: 503–505.
  6. Di Landro A, Valsecchi R, Marchesi L. Allergic reaction with persistent hypopigmentation due temporary tattooing with henna in a baby. Contact Dermatitis 2005; 52: 338–339.
  7. Brancaccio R R, Brown L H, Chang Y T et al. Identification and quantification of para-phenylenediamine in a temporary black henna tattoo. Am J Contact Dermatitis 2002; 13: 15–18.

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