Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

ALLERGIA ALLA PARAFENILENDIAMMINA CONTENUTA NELLE TINTURE PER CAPELLI

Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°, *Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Come più volte riportato nel sito, le tinture per capelli ed in particolare alcuni componenti in esse presenti, quale ad esempio la parafenilediammina (PPD), sono frequentemente causa di allergie. L’incidenza di tali reazioni oltretutto è in continuo aumento poiché un numero sempre maggiore di persone, soprattutto giovani, fanno uso di tali prodotti.
Il pericolo associato all’uso di tinture per capelli contenenti PPD è stato confermato recentemente in un articolo pubblicato sul British Medical Journal scritto dai dermatologi del St John’s Institute of Dermatology e del St Thomas’ Hospital di Londra (McFadden JP et al. Allergy to hair dye. BMJ 2007; 334:220). Secondo gli autori dell’articolo, la PPD ed altri composti appartenenti alla famiglia delle ammine aromatiche sono i reagenti più utilizzati nelle tinture permanenti per capelli ed il loro uso è cominciato oltre 100 anni fa. Più di due terzi di tali tinture attualmente contengono PPD. La sua efficacia è dovuta soprattutto al basso peso molecolare, alla capacità di penetrare nel fusto e nel follicolo del capello, di legare le proteine e di formare rapidamente polimeri in presenza di un catalizzatore o di un agente ossidante. Tuttavia, proprio queste proprietà lo rendono anche un allergene da contatto e dei più pericolosi (1).
Gli autori sottolineano che l’uso della PPD è divenuto nel tempo un problema sempre più serio, tanto è vero che esso è stato proibito, nelle tinture per capelli, durante il secolo scorso, in alcuni paesi europei come Germania, Francia e Svezia (2). La legislazione europea, attualmente, invece, tollera un limite entro il 6% nella composizione della tintura (entro il 3% quando aggiunto ad una soluzione ossidante richiesta per ottenere la colorazione). La difficoltà nel sostituire una sostanza così pericolosa dipende dal fatto che non esistono alternative altrettanto valide o diffusamente riconosciute.
Il lavoro sottolinea che un paziente con allergia da contatto causata da una tintura per capelli spesso presenta una dermatite al viso o all’attaccatura dei capelli, ma si possono verificare anche casi più gravi. Infatti, alcuni pazienti hanno manifestato un gonfiore al viso talmente evidente che inizialmente è stato trattato come angioedema ed, in taluni casi, è stata necessaria anche l’ospedalizzazione (3). L’allergia da contatto alla PPD e ad altre ammine aromatiche correlate è valutata mediante patch test, usando l’1% di PPD in vaselina. Questa sostanza è inserita in gran parte delle serie standard per i patch test usati per valutare un’eventuale allergia da contatto in pazienti affetti da eczema. Tali esami possono, tuttavia, non riuscire a rilevare eventuali reazioni allergiche ad altre sostanze che sono contenute nelle tinture per capelli (4). Il dato allarmante, come spiegato dai dermatologi, è che la frequenza con cui si manifestano le reazioni positive alla PPD durante i patch test è in aumento. E ciò è ulteriormente confermato da una recentissima indagine retrospettiva, pubblicata su Contact Dermatitis (2007; 56: 35-37) ed eseguita in una clinica di Londra su soggetti adulti affetti da dermatite da contatto, secondo la quale la frequenza di tali reazioni è raddoppiata negli ultimi sei anni fino al 7.1% (5). Tale aumento, però, non può essere attribuito solo all’esposizione occupazionale, come nel caso dei parrucchieri, né alla pratica sempre più diffusa (soprattutto in vacanza) di tatuaggi non permanenti all’hennè, che contengono alte concentrazioni di PPD (6), né tanto meno ad un numero maggiore di pazienti sud-asiatici, particolarmente sensibili alle tinture per capelli (7). Tale aumento potrebbe anche essere dovuto ad un numero sempre maggiore di soggetti che fanno uso di tinture per capelli ed, inoltre, al fatto che il ricorso a questi prodotti avviene sempre più precocemente (5).
Nella stessa clinica di Londra, dal 1965 al 1975, ogni anno, erano stati diagnosticati tra i 5 e gli 11 pazienti affetti da allergia alla PPD non occupazionale (8). Con il tempo si è osservato che questo numero aumentava considerevolmente di anno in anno e ciò era probabilmente dovuto ad una migliore capacità e possibilità diagnostica. Si deve infatti tener presente che solo 15% delle persone con una storia di allergia alle tinture per capelli richiede una consultazione medica e di queste solo una minoranza è sottoposta a test specifici per valutare un’eventuale allergia a tali prodotti (3,9).
I dati ottenuti dai patch test, in Belgio ed in Portogallo, confermano quanto osservato a Londra, così come in Danimarca (9), in Germania (10) e a Singapore (11,12). In una indagine eseguita a Bangkok su 2500 volontari adulti sani, sottoposti a patch test, è stata osservata una frequenza del 2.7% di allergie alla PPD ed, estrapolando i dati all’intera popolazione, si può affermare che un milione di tailandesi potrebbero essere sensibili alla PPD, mentre in Germania più di 1,3 milioni di persone.
Anche indagini di mercato indicano che un maggior numero di persone, soprattutto di età molto giovane, si tingono i capelli. Nel 1992, in uno studio eseguito a Tokyo dalla Soap and Detergent Association giapponese, è stato evidenziato che tra i soggetti esaminati, che avevano riferito di aver usato prodotti per la colorazione dei capelli, il 13% era costituito da studentesse di scuole secondarie ed il 6% da donne ed il 2% da uomini tra i venti e i trenta anni. Dal 2001 il numero di persone facente uso di prodotti coloranti per capelli è aumentato in questi tre gruppi rispettivamente al 41%, 85% e 33%. Inoltre, è stato osservato che le studentesse di scuole secondarie e le giovani donne si tingono i capelli con una frequenza sempre maggiore. Un’importante compagnia giapponese che produce tinture per capelli ha stimato che le sue vendite sono aumentate più del doppio nei 10 anni precedenti al 2001. In America, il numero di uomini di giovane età che si tingono i capelli è aumentato del 25% in cinque anni dal 1998. In Danimarca, il 75% delle donne ed il 18% degli uomini usano tinture per capelli e la prima applicazione di tali prodotti avviene in età adolescenziale sia per le donne che per gli uomini. Inoltre, studi più recenti parlano di reazioni piuttosto gravi, causate dalle tinture per capelli, in particolare tra i più piccoli.
E’ indubbia la necessità di discussioni più approfondite riguardo alla sicurezza e alla composizione delle tinture per capelli che vede per questo il coinvolgimento dei legislatori, della comunità scientifica e degli stessi consumatori. L’attuale ossessione di “apparire giovani e belli” può mettere a serio repentaglio la salute dei consumatori. Tuttavia, non è facile invertire tale tendenza tanto è vero che diversi pazienti, pur avendo verificato di essere allergici alle tinture per capelli, hanno continuato ad utilizzarle con probabilità maggiore di gravi reazioni allergiche.
A tale proposito si riporta, sempre nella sezione cosmetovigilanza, il parere di UNIPRO sul problema (UNIPRO: l’uso della para-fenilendiamina nelle tinture per capelli permanenti).

Bibliografia:

  1. Warbrick EV, Dearman RJ, Lea L. Local lymph node assay responses to para-phenylenediamine: intra- and inter-laboratory evaluations. J Appl Toxicol 1999;19:255-60.
  2. Fregert S. Chemischer Nachweis von Paraphenylendiamin in Haarfarbemitteln. Hautarzt 1972;23:393-5.
  3. Sosted H, Agner T, Andersen KE, Menne T. 55 cases of allergic reactions to hair dye: a descriptive, consumer complaint-based study. Contact Dermatitis 2002;47:299-303.
  4. Sosted H, Basketter DA, Estrada E, Johansen JD, Patlewicz GY. Ranking of hair dye substances according to predicted sensitization potency: quantitative structure-activity relationships. Contact Dermatitis 2004;51:241-54.
  5. Patel S, Basketter DA, Jeffries D, White IR, Rycroft RJG, McFadden JP. Patch test frequency to para-phenylenediamine: follow up over the last 6 years. Contact Dermatitis (in press).
  6. Ho SGY, White IR, Rycroft RJG, McFadden JP. A new approach to patch testing patients with para-phenylenediamine allergy secondary to temporary black henna tattoos. Contact Dermatitis 2004;51:213-4.
  7. Sharma VK, Chakrabarti A. Common contact sensitisers in Chandigargh, India. Contact Dermatitis 1998;88:127-31.
  8. Cronin E. Cosmetics. In: Contact dermatitis. Edinburgh: Churchill Livingstone, 1980:119-24.
  9. Sosted H, Hesse U, Menne T, Andersen KE, Johnasen JD. Contact dermatitis to hair dyes in a Danish adult population: an interview-based study. Br J Dermatol 2005;153:132-5.
  10. Uter W, Lessman H, Geier J, Schnuch A. Contact allergy to ingredients of hair cosmetics in female hairdressers and clients—an 8 year analysis of IVDK data. Contact Dermatitis 2003;49:236-40.
  11. Lim JTE, Goh CL, Ng SK, Wong WK. Changing trends in the epidemiology of contact dermatitis in Singapore. Contact Dermatitis 1992;26:321-6.
  12. Chan Y, Ng S, Goh C. Positive patch-test reactions to para-phenylenediamine, their clinical relevance and concept of clinical tolerance. Contact Dermatitis 2001;45:217-20.

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