Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Riportiamo di seguito una elaborazione dell’articolo recentemente apparso su Contact Dermatitis (Cont Derm. 2007. 56: 153-156) di T. Merion Hugues e Natalie M. Stone, inerente all’identificazione del benzofenone 4, un filtro UV, come un nuovo allergene presente nei prodotti per la protezione solare, ma ancor più in molti prodotti cosmetici d’uso giornaliero.
Recentemente è stato pubblicato su Contact Dermatitis (Cont Derm 2007; 56: 153-156) uno studio condotto da Merion Hugues et al., presso il Dipartimento di Dermatologia Occupazionale dell’Ospedale Royal Gwent, in Newport (UK), volto a stabilire se i filtri chimici UV possano indurre un numero significativo di reazioni cutanee in assenza di fotostimolazione. Lo studio, che ha coperto un periodo di circa tre anni, dal Gennaio 2003 al Dicembre 2005, ha coinvolto 1693 pazienti, i quali sono stati testati con una serie cosmetica specifica per il viso messa a punto dalla British Contact Dermatitis Society (BCDS). Ad essa, infatti, sono stati aggiunti, in seguito ad una selezione, diversi filtri chimici UV. Secondo gli autori, la necessità di condurre uno studio, inerente al potenziale rischio di sensibilizzazione indotto dai filtri chimici, deriva dal fatto che l’inclusione di questi composti nei prodotti cosmetici e per la cura personale ha subito un notevole aumento nelle ultime decadi. Tra le sostanze incluse nella serie estesa messa a punto dalla BCDS, quelle che con maggiore frequenza hanno indotto risposte positive sono: amerchol (4%), sodio metabisolfito (3%), benzofenone 4 (2,3%), miscela di Compositae (2%) e propoli (1,5%). In particolare, tra i filtri chimici UV testati, il benzofenone 4 risulta essere l’allergene più frequente. I benzofenoni rappresentano un gruppo di filtri chimici UVA ad ampio spettro di protezione che si estende nell’intervallo dei raggi UVB. Quattro di essi, ovvero benzofenone 3, 4, 8 e 10 sono stati per lungo tempo impiegati come ingredienti di prodotti solari e cosmetici, anche se il benzofenone 3 è quello di gran lunga più comunemente utilizzato (1). Dai dati riportati dagli autori emerge che tredici dei pazienti, testati con la serie della BCDS, hanno risposto positivamente al benzofenone 4, di cui 5 uomini e 8 donne. Nessuno degli altri filtri UV, testati in questo studio, ha prodotto risultati positivi apprezzabili. Il benzofenone 3, che in precedenza era stato routinariamente incluso nella serie cosmetica per il viso della BCDS, ha prodotto risultati positivi in tre pazienti. Con avobenzone non sono stati rilevati risultati positivi. Per 12 dei 13 pazienti testati e risultati positivi al benzofenone 4 non sono state rilevate reazioni positive agli altri filtri. Per un solo paziente è stata registrata una risposta positiva a tutti e tre i tipi di filtro. In particolare, si tratta di un soggetto che utilizzava abitudinariamente gli schermanti solari, poiché affetto da lupus eritematoso sistemico. Inoltre, un unico paziente ha manifestato reazioni positive sia al benzofenone 4 che al benzofenone 3 e tale risultato supporta l’ipotesi degli autori che non esista sensibilità crociata tra i due composti. Comunque, in letteratura vengono riportati diversi casi di dermatite allergica da contatto e fotodermatite allergica da contatto indotte dall’applicazione di filtri UV contenuti nei prodotti solari. In particolare, in passato, sono stati eseguiti altri studi inerenti all’uso dei benzofenoni nelle serie di patch test. Gli autori riportano che, senza dubbio, l’elevata frequenza d’uso del benzofenone 3 ha permesso di classificarlo come principale causa di reazioni positive ai patch test (2-4). Il benzofenone 10 non è comunemente utilizzato per la preparazione di schermanti solari (5). Per quanto riguarda il benzofenone 8, gli autori, in base alle loro conoscenze, possono affermare che esso non è disponibile in commercio per la preparazione dei patch test. Contrariamente a quanto detto per il benzofenone 3, sono stati documentati solo pochi casi di reazioni allergiche al benzofenone 4 (6,4). Ad esempio, nel 2001 è stato riportato un caso di dermatite allergica da contatto occupazionale per una parrucchiera che aveva manifestato un eczema alla mano (7). In ambito lavorativo, infatti, la paziente era entrata in contatto con shampoo professionali ed altri prodotti per la cura personale contenenti benzofenone 3 e 4. Nel 2003 sono stati riportati altri due casi di allergia ai benzofenoni, che ha causato in entrambi i pazienti un’eruzione al viso (8), in seguito all’utilizzo di shampoo contenenti sia benzofenone 3 che 4. Dalle indagini effettuate da Hugues et al emerge che, nonostante l’ampio consumo degli ultimi anni, l’incidenza di fotodermatite allergica da contatto ai filtri UV è considerata relativamente bassa. Infatti, attualmente, la maggior parte delle reazioni ai cosmetici ed ai prodotti solari sono dermatiti allergiche da contatto, piuttosto che fotodermatiti allergiche da contatto (6). Inoltre, essi hanno riscontrato che sono molto poche le probabilità che questi filtri inducano sensibilizzazione senza una precedente fotostimolazione (9) e che spesso si verificano sensibilizzazioni multiple, soprattutto quando i vari filtri vengono utilizzati in combinazione, allo scopo di ottenere un fattore di protezione più elevato. Gli autori sottolineano il fatto che le dermatiti e le fotodermatiti allergiche da contatto si verificano raramente nei soggetti con cute sana. Al contrario, i soggetti affetti da fotodermatosi preesistenti (5), che utilizzano abitudinariamente schermanti solari, sono più esposti al rischio di sensibilizzazione, dal momento che la funzione di barriera cutanea è compromessa e, quindi, tali prodotti vengono applicati su pelli già danneggiate.
Come ampiamente detto, l’impiego dei filtri UV nella preparazione di prodotti cosmetici destinati alla pulizia ed alla cura personale, è aumentato significativamente negli ultimi anni (6). Tale condizione riflette la consapevolezza che l’esposizione solare comporta una serie di effetti dannosi anche molto gravi come quelli cancerogeni per la cute. Secondo gli autori, durante la vita di un individuo, la maggior parte dei danni causati dalle radiazioni solari è attribuibile ad un’esposizione quotidiana ed accidentale, piuttosto che essere il risultato di un’esposizione durante il periodo delle vacanze (10). Pertanto, come da essi stesso evidenziato, i filtri chimici per i raggi ultravioletti (UV) sono inclusi tra gli ingredienti di molti prodotti cosmetici d’uso giornaliero, come idratanti per la pelle e trucchi per il viso, al fine di proteggere dall’esposizione ai raggi ultravioletti e ridurre il processo di fotoinvecchiamento della pelle. Sempre più spesso, prodotti per l’igiene personale, come shampoo e balsami per capelli, detergenti per il bagno o la doccia, contengono schermanti solari allo scopo di ritardare la fotodegradazione degli ingredienti e, quindi, di prolungare la durata del prodotto, piuttosto che di apportare un beneficio diretto alla salute del consumatore. Gli autori sottolineano che è importante tener presente che al variare della formulazione dei prodotti cosmetici, è associata la possibilità che emergano nuovi allergeni. Pertanto, sarebbe opportuno che le sostanze comunemente incluse nelle serie di patch test venissero regolarmente revisionate, allo scopo di identificare nuovi agenti allergenici. Infatti, considerando i risultati ottenuti da Hugues et al dai test con la serie estesa preparata dalla BCDS, è stato possibile identificare il benzofenone 4 come un nuovo allergene che, pertanto, dovrebbe essere incluso nelle serie cosmetiche per il viso dei patch test.
Bibliografia