Riportiamo di seguito una elaborazione dell’articolo recentemente apparso su “Australasian Journal of Dermatology” (Australas J Dermatol. 2007; 48: 62-63) di Marius Rademarker e Scott Barker relativo al caso di una insegnante di 40 anni affetta da dermatite da contatto ad uno shampoo anti-forfora per cani, contenente un antifungino, il miconazolo. Nel presente articolo, gli autori riportano che la dermatite allergica da contatto agli antifungini contenenti un anello imidazolico, sebbene non comune, è ben nota (1-4). Inoltre, essi sottolineano che questo caso solleva altre importanti questioni, come quelle riguardanti i casi di dermatosi trasmesse dagli animali all’uomo, le allergie ai prodotti veterinari ed i casi di “dermatite coniugale”.
Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Recentemente è stato pubblicato su “Australasian Journal of Dermatology” il caso di una insegnante di 40 anni che ha manifestato tre episodi di gonfiore ed edema acuto al viso. Ogni episodio iniziava improvvisamente, 1-2 giorni dopo che la paziente aveva fatto visita alla madre che abitava in un’altra città (Marius Rademarker and Scott Barker. Contact dermatitis to a canine anti-dandruff shampoo. Australasian Journal of Dermatology. 2007; 48: 62-63). Il medico di medicina generale ha prescritto alla paziente una terapia di 4 giorni con prednisolone per via orale (40 mg/die). Come riportato dagli stessi autori, la paziente non aveva nessuna precedente storia di atopia.
Dopo una prima indagine sulle abitudini della paziente e su cosa aveva fatto durante il periodo trascorso dalla madre, è stata sottoposta a patch test con serie standard (Chemotechnique Diagnostic, Vellinge, Svezia). Il patch test è stato applicato per 48 ore ed i risultati sono stati rilevati al secondo e quinto giorno. Sono stati eseguiti, inoltre, patch test anche con antimicrobici, profumi e fragranze, piante e diversi tipi di legname, medicamenti e cosmetici. I risultati dei test hanno evidenziato reazioni positive al miconazolo 1% (in alcol) (2+) e all’econazolo nitrato 1% (in alcol) (1+), sia al secondo che al quinto giorno di lettura.
Dopo un’anamnesi più approfondita, gli autori affermano che è stato possibile venire a conoscenza del fatto che la madre della paziente aveva un cane che veniva lavato, settimanalmente, con uno shampoo antifungino contenente miconazolo (Malaseb™ Shampoo, DVM Pharmaceuticals: miconazolo nitrato 2%, clorexidina gluconato 2%). Pertanto, quando la paziente aveva soggiornato presso l’abitazione della madre, era venuta a contatto con il pelo del cane, sia mediante le mani sia strofinando il suo viso contro la testa del cane. Ciò aveva facilitato il trasferimento del miconazolo sul suo viso. La paziente ha dichiarato, inoltre, di non aver avuto precedenti reazioni avverse ad agenti antifungini.
Gli autori riportano che non è stato eseguito il radioallergosorbent (RAST) test specifico per le Immunoglobuline E, così come non è stato possibile eseguire il patch test su un campione dello shampoo. La paziente ha avuto modo di far visita alla madre senza ulteriori manifestazioni di edema facciale in quanto era stato eliminato l’uso settimanale dello shampoo in questione.
Come riportano gli autori, la dermatite allergica da contatto agli antifungini contenenti un anello imidazolico, sebbene non comune, è ben nota (1-4). Dai dati di letteratura inerenti alla sensibilizzazione ai derivati dell’imidazolo, gli autori evidenziano che i casi più frequenti riguardano il miconazolo, l’econazolo, il tioconazolo e l’isoconazolo (4).
Secondo gli autori, tale dato potrebbe indicare semplicemente che questi composti sono i derivati dell’imidazolo più frequentemente utilizzati, sebbene sembra che ci sia una reazione crociata tra miconazolo, econazolo ed isoconazolo; tra sulconazolo, miconazolo ed econazolo ed infine, tra isoconazolo e tioconazolo.
Gli autori sottolineano, inoltre, che questo caso solleva altre importanti questioni, come quelle riguardanti i casi di dermatosi trasmesse dagli animali all’uomo, le allergie ai prodotti veterinari ed i casi di “dermatite coniugale”.
Le più comuni dermatosi trasmesse dai cani all’uomo sono generalmente dovute ai dermatofiti (per esempio, del genere Microsporum canis) oppure derivanti da insetti che pungono come Cheyletiella yasguri o Ctenocephalides felis (pulce). Le dermatosi non-zoofiliche possono includere dermatiti allergiche da contatto e dermatiti da cactus. A tale riguardo, gli autori riportano il caso di un uomo colpito da una dermatite allergica da contatto, perché era venuto a contatto con il suo cane, che a sua volta era stato esposto a Toxicodendron succedaneum (Rhus tree) (5). Nella dermatite da cactus, invece, le spine (glochidi) più piccole del cactus possono separarsi dal fusto della pianta ed essere trasferite sulla cute umana mediante contatto con il pelo dell’animale, esposto al cactus, generando così tale dermatite (6).
Per quanto riguarda i prodotti veterinari, come hanno sottolineato gli autori, in letteratura sono riportati solo pochi casi di dermatite allergica da contatto (7).
Nell’articolo viene ricordato il caso di una casalinga di 41 anni che ha manifestato una dermatite acuta essudativa alle braccia ed al collo e, mediante patch test, è stato possibile affermare che la paziente era allergica al tiurame (thiuram), contenuto in una preparazione anti-acaro per l’orecchio (tetraetiltiurame monosolfuro), che la donna aveva applicato al suo cane. In generale, lo shampoo per cani va risciacquato bene, in modo da ridurre il tempo d’esposizione ai potenziali allergeni. Tuttavia, gli autori ritengono che il risciacquo dello shampoo dagli animali è spesso difficile, per cui è facile che restino dei residui. Inoltre, gli autori evidenziano che anche i cani, come l’uomo, possono essere affetti da dermatiti allergiche da contatto ai prodotti veterinari, sebbene eseguire i patch test sui cani sia molto impegnativo (8,9).
Infine, gli autori ritengono che, durante la diagnosi dei sintomi manifestati da un paziente, spesso viene sottovalutata la “dermatite coniugale”. La causa più comune di “dermatite coniugale”, come affermano gli autori, è la dermatite allergica da contatto alle fragranze utilizzate dal coniuge del paziente (10,11). Gli autori riportano che si è verificato anche un caso di “dermatite coniugale” per sensibilizzazione ad un derivato dell’imidazolo (clotrimazolo) (12). In tale caso, infatti, la moglie del paziente, affetta da vulvovaginite, aveva utilizzato un pessario a base di clotrimazolo. Il paziente aveva successivamente manifestato una severa balanite e, mediante patch test, era stato possibile verificare la sua allergia al clotrimazolo.
Bibliografia