Riportiamo di seguito l’elaborazione di un articolo recentemente apparso sulla rivista “Neurology” (Neurology 2007; 69: 929-30) di F. Flury et al., nel quale gli autori descrivono il caso di una paziente che ha manifestato un’intossicazione da piombo in seguito all’utilizzo di un balsamo per le labbra. Tale avvelenamento ha indotto problemi neurologici quali encefalopatia acuta e neuropatia motoria. Gli autori sottolineano come possa essere difficile identificare la causa di un’intossicazione da piombo dal momento che i pazienti potrebbero non essere consapevoli di essere stati esposti a tale sostanza.
Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Recentemente è stata pubblicata sul sito la notizia riguardante un’indagine, eseguita nell’ambito della campagna per la sicurezza dei cosmetici (Campaign for Safe Cosmetics-CSC), tenutasi nel mese di ottobre negli Stati Uniti, che ha evidenziato la presenza di alti livelli di piombo in alcuni rossetti acquistati a Boston, Minneapolis, Hartford e San Francisco e che ha destato molta preoccupazione.
Ribadiamo che in Europa, e quindi anche in Italia, secondo quanto stabilito dalla Direttiva dei Cosmetici 76/768/CEE e successive modifiche, il piombo è una sostanza vietata nella formulazione dei prodotti cosmetici.
In merito a tale questione, riteniamo opportuno riportare un esempio di quelli che possono essere alcuni degli eventuali problemi derivanti da un’intossicazione da piombo presente in un prodotto cosmetico.
Il caso in questione, pubblicato sulla rivista “Neurology” nel 2007, risale al 2003 e riguarda una donna di 68 anni che aveva manifestato, per circa un mese, sintomi d’affaticamento, vomito e dolore addominale (F. Flury et al. Lead poisoning from the beauty case: neurologic manifestations in an elderly woman. Neurology 2007; 69: 929-30).
Come riportato dagli autori, gli esami clinici effettuati, a seguito dell’ospedalizzazione, hanno mostrato che la paziente era ipertesa e le analisi del sangue hanno permesso di rilevare anemia macrocitica e punteggiatura basofila degli eritrociti. Inoltre, è stato riscontrato che i livelli di vitamina B12 ed eritropoietina non rientravano nella norma ed un aspirato del midollo osseo aveva dimostrato un aumento dell’eritropoiesi displastica. Pertanto, è stata effettuata una diagnosi differenziale per la sindrome mielodisplastica.
Un mese dopo, come riportato dagli autori, la paziente ha manifestato due crisi tonico-cloniche, ma l’esame neurologico effettuato è risultato normale, mentre la risonanza magnetica ha mostrato alterazioni dei gangli basali. Gli autori hanno, inoltre, riportato che, nel gennaio 2004, la paziente ha presentato disartria flaccida e debolezza agli arti, prevalentemente alle dita. Pertanto è stata sottoposta ad un ulteriore esame neurologico il quale ha rivelato tetraparesi distale, diminuzione dei riflessi tendinei e fascicolazione, mentre i deficit sensoriali sono risultati minori.
Come riferito dagli autori, i risultati della neuromiografia hanno evidenziato una denervazione a livello dei muscoli bulbari e paravertebrali e la biopsia del muscolo ha dimostrato atrofia muscolare neurogenica ma nessun segno di miopatia.
La presenza di punteggiatura basofila ha permesso agli autori di sospettare un’intossicazione da piombo, il che è stato confermato dall’aumento dei livelli ematici di piombo. La paziente, pertanto, è stata sottoposta ad un’opportuna terapia che ha comportato la diminuzione dei livelli di piombo nel sangue. Tale terapia prevedeva la somministrazione di 250 mg di acido dimercaptopropansolfonico ed EDTA al 5%, 4 volte al giorno per 5 giorni.
Successivamente (luglio 2004), come precisato dagli autori, la paziente ha mostrato una paralisi bilaterale radiale. Anche in questo caso, gli autori hanno sottolineato che i livelli di piombo erano elevati e, pertanto, è stata intrapresa nuovamente la terapia precedentemente menzionata. Allo scopo di individuare la fonte di piombo, gli autori hanno riportato che è stata effettuata una visita domiciliare alla paziente, durante la quale è stato individuato un balsamo per le labbra che la donna utilizzava abitualmente dal marzo 2003. Le analisi chimiche condotte successivamente hanno permesso di rilevare che tale balsamo conteneva piombo in quantità pari al 13,4% (5,4g).
Gli autori sottolineano che la neuropatia è principalmente associata all’intossicazione da piombo inorganico, mentre il piombo organico sembra essere maggiormente coinvolto nella patogenesi dell’encefalopatia.
Come osservato dagli autori, un’intossicazione da piombo può essere confusa con la sclerosi laterale amiotrofica, ma la presenza di punteggiatura basofila può permettere di effettuare una diagnosi corretta.
Essi hanno sottolineato che l’encefalopatia è una rara complicazione dell’intossicazione da piombo negli adulti mentre è più comune nei bambini (1) e si manifesta con mal di testa, vomito, atassia e convulsioni.
Gli autori hanno riferito che il piombo è stato utilizzato, come ingrediente di unguenti antibatterici, sin dall’inizio del XX secolo grazie alla sua attività antisettica. Tali unguenti, come precisato dagli autori, sono tuttora prodotti e venduti in alcune regioni rurali della Svizzera. Inoltre, alcuni rimedi tradizionali, quali i prodotti derivanti da piante asiatiche, possono essere contaminati dal piombo (2) e, come sottolineato dagli autori, circa il 72% dei pazienti che pratica cure alternative non informa il proprio medico (3).
Concludendo, gli autori hanno affermato che la diagnosi di neuropatia motoria, predominante nelle estremità superiori, dovrebbe tener conto della neuropatia indotta dal piombo, sebbene l’avvelenamento da tale elemento sia molto raro nei paesi occidentali.
Inoltre, gli autori, con il presente caso, hanno evidenziato l’importanza di prendere in considerazione i prodotti cosmetici e le abitudini dei pazienti nel valutare le fonti d’intossicazione da piombo dal momento che i pazienti potrebbero non essere consapevoli di essere stati esposti a tale sostanza.
Bibliografia: