Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Come ampiamente discusso nel sito, la pratica di tatuaggi e piercing sta guadagnando una popolarità crescente in tutto il mondo, a livello di qualsiasi classe sociale ed in particolare tra gli adolescenti.
Alla luce del fatto che, nel mese di giugno, è stato segnalato e divulgato dai mass-media il caso di una giovane donna di Merano, in pericolo di vita per un’infezione sottovalutata, causata con ogni probabilità dall’applicazione di un piercing al sopracciglio, riportiamo alcune informazioni importanti in merito alle complicazioni derivanti da tali pratiche, tratte da un lavoro recentemente pubblicato su “Clinics in Dermatology” da Kaatz M. et al. (Kaatz M, Elsner P, Bauer A. Body-modifying concepts and dermatologic problems: tattooing and piercing. Clin Dermatol 2008; 26: 35-44).
Come introdotto dagli autori, il piercing, che consiste in una perforazione della cute che permette di applicare gioielli di metallo, di plastica o d’osso, è una tecnica eseguita da secoli ed è ampiamente praticata soprattutto in Asia, Africa ed America. Oltre ai piercing a livello del lobo dell’orecchio, sono abbastanza frequenti anche i piercing a livello della lingua, del naso, dell’ombelico e degli organi genitali.
I tipi di tatuaggi variano da quelli temporanei all’hennè a quelli permanenti. Queste tendenze sono, inoltre, affiancate da metodi ancora più invasivi che permettono delle vere e proprie modificazioni corporee, come gli impianti, la scarnificazione e la marchiatura (vedi sito).
Come riferito dagli autori, parallelamente all’aumento della popolarità di tatuaggi e piercing, è in aumento anche la conoscenza delle possibili complicazioni a loro associate. Queste complicazioni dipendono sostanzialmente dalle condizioni in cui si eseguono tali procedure (errori nell’applicazione o condizioni igieniche non adeguate), dai materiali utilizzati e dalle parti del corpo interessate.
Come si legge nel lavoro tali complicazioni possono essere comuni, ossia indipendenti dalla localizzazione del piercing e specifiche, cioè strettamente connesse alla parte del corpo interessata. Tra le complicazioni comuni, vi sono infezioni locali, di varia estensione, le cui le forme più gravi richiedono la rimozione del piercing ed una terapia antibiotica. Sono state osservate infezioni soprattutto da S. aureus, streptococchi del gruppo A e Pseudomonas (1-6).
Esiste, inoltre, come riferito anche da Pérez-Cotapos et al. (7), un possibile rischio di altri tipi di reazioni quali sanguinamenti, lacerazioni, reazioni d’ipersensibilità e malattie a trasmissione trasfusionale. Sono stati, infatti, riportati casi d’epatite B, C, D e G attraverso l’uso del piercing (1,8,9); tuttavia, è ancora in discussione se la pratica del piercing rappresenti o no un fattore di rischio d’epatite. E’, peraltro, possibile anche la trasmissione del virus HIV (10,11), della sifilide (7), del tetano, della tubercolosi (12,13) e del morbo di Chagas (o Tripanosomiasi americana, una parassitosi, con forme cliniche acute e croniche, causata da protozoi del genere Trypanosoma) (7). Gli autori hanno, in ogni modo, sottolineato che non solo i clienti, ma anche chi esegue il piercing può essere esposto a gravi infezioni.
Altre complicazioni riportate in letteratura sono la sepsi, la polmonite, l’artrite batterica, le infezioni delle protesi mammarie, la glomerulonefrite e la sindrome da shock tossico (1,3,6,14,15).
Un aspetto sottolineato dagli autori è il rischio d’endocardite dopo l’applicazione di un piercing, che si ritiene sia sostanzialmente più elevato rispetto a quell’associato alla pratica del tatuaggio. Casi d’endocardite sono stati, infatti, riportati a seguito di piercing applicati al naso, alla lingua, alla bocca, all’ombelico, all’orecchio ed al capezzolo (1,16,17). Oltre alla terapia antibiotica, in diversi casi sono stati necessari anche interventi chirurgici, soprattutto sostituzioni di valvole cardiache. In ogni modo, gli autori hanno sottolineato che persone senza malattie cardiache preesistenti possono essere soggette all’insorgenza di endocarditi a seguito dell’applicazione del piercing, ma ancora più probabile è il rischio a cui si espongono persone con malattie cardiache congenite o acquisite (16). Come riportato nel lavoro, in caso di malattie cardiache, sarebbe, quindi, preferibile l’astensione da tatuaggi e piercing. Le conseguenze di tali pratiche possono essere, pertanto, anche gravi, in quanto possono compromettere la vita o determinare la disfunzione permanente di vari organi.
Per quanto riguarda le allergie, secondo gli autori, la fonte principale di sensibilizzazione è il contatto permanente della pelle con bigiotteria contenente nichel solfato, l’allergene più frequente nei paesi industrializzati di tutto il mondo. Probabilmente, cruciale è il tempo di cicatrizzazione dopo che il piercing è stato effettuato. Altri allergeni rilevanti sono il cobalto ed il palladio, che possono determinare reazioni eczematose e lesioni granulomatose di natura allergica (18). Anche l’oro e l’argento, a causa del loro potenziale allergenico, non sono indicati per l’applicazione del piercing (19). Se si utilizzano, invece, materiali inerti, come l’ossido di titanio o il niobio, sono piuttosto rare reazioni d’intolleranza ma, se queste si verificano, sono di solito dovute a tracce di solfato di nichel (20).
Come riportato da Pérez-Cotapos et al. (7), inoltre, diversi studi hanno dimostrato un’associazione tra la pratica del piercing, oltre che dei tatuaggi, e un comportamento ad alto rischio, negli adolescenti, come abuso d’alcool o droghe (21), fumo di sigaretta, atteggiamenti violenti e problemi scolastici. Sembra ci sia un’associazione anche con la depressione, il suicidio, i disturbi alimentari ed altre patologie psico-fisiologiche (7). Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare tali associazioni.
Alla luce di quanto riportato e del recente caso di cronaca sopra citato, è doveroso sottolineare l’importanza dell’intervento, mediante un comunicato del 16 giugno 2008, del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, che ha invitato le Regioni ad applicare provvedimenti in linea con la Circolare Ministeriale del 7 aprile 1999 in materia di tatuaggi e piercing.
Come riportato nel comunicato, secondo la Circolare Ministeriale sono previsti corsi di formazione obbligatori per coloro che eseguono tatuaggi e piercing, nonché l’adozione di tutte le misure di igiene e profilassi necessarie durante l’esercizio di tale attività. Inoltre, è stata sottolineata anche l’obbligo per coloro che praticano tali attività di richiedere l’autorizzazione della competente Asl.
Nel comunicato, è stato evidenziato, inoltre, che la Circolare sconsiglia la pratica del piercing su parti anatomiche (palpebre, labbra, lingua, seno, apparato genitale, ecc) la cui funzionalità potrebbe risultare compromessa. Tali procedure non possono essere, in ogni modo, eseguite sui minori, tranne il piercing sul lobo dell’orecchio previo consenso dei genitori.
Il Ministero, infine, ha reso noto di voler promuovere una legislazione nazionale che stabilisca principi e criteri per l’esercizio di questo tipo di attività, affidando tale compito al proprio Ufficio legislativo.
Bibliografia: