Riportiamo di seguito la rielaborazione di un articolo recentemente apparso sulla rivista “Contact Dermatitis” (Cont Derm 2008; 58: 179–180) di H. P. Chan and H. I. Maibach, inerente al caso di un uomo di 56 anni affetto da una dermatite, associata ad una reazione d’ipersensibilità ad una tintura per baffi, contenente para-fenilendiammina.
Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Recentemente è stato pubblicato sulla rivista “Contact Dermatitis” (Chan H. P. and Maibach Moustache H. I. p-phenylenediamine dye allergic contact dermatitis with distant site involvement-an atypical presentation. Cont Derm 2008; 58: 179–180) il caso di un uomo di 56 anni, manager di vendita di software, il quale presentava una manifestazione atipica di una possibile reazione d’ipersensibilità dovuta alla p-fenilendiammina (PPD), contenuta in una tintura per baffi. Come riportato dagli autori, il paziente presentava delle lesioni eritomatose con prurito a livello del viso, pene e scroto, gomiti, ginocchia e nocche. Al paziente è stato consigliato di sospendere l’uso della tintura per baffi e dei prodotti per la pulizia della pelle che era solito usare sul viso. E’ stato, quindi, sottoposto a patch test con serie di routine, per parrucchieri e con i prodotti personali che di solito usava, inclusa la tintura per baffi e cortisonici topici (desonide ed idrocortisone valerato 0,2%). Come riferito dagli autori, il paziente mostrava reazioni positive alla PPD 1% in pet. ed al toluen-2,5-diammina (PTD) (1) 1% in pet.
Come riportato dagli autori, più di 2/3 delle tinture commercialmente disponibili contengono la PPD. Tuttavia, come ribadito costantemente anche nel sito, è noto che tale sostanza è un potente allergene e, per questo motivo, in diversi Paesi (Germania, Francia, Danimarca e Svezia) le tinture in cui essa era presente sono state, a suo tempo, proibite (2). Attualmente, ricordiamo, invece, che a livello europeo, la Direttiva dei Cosmetici 76/768/CEE colloca tale sostanza nell’allegato III, il cui uso, nelle tinture per capelli, è possibile solo se in concentrazioni inferiori al 6%.
Gli autori hanno precisato che l’allergia alla PPD si manifesta spesso come una reazione ritardata (reazione d’ipersensibilità di IV tipo), anche se sono stati riportati, in letteratura, casi di ipersensibilità immediata (3,4). Le manifestazioni cliniche di una dermatite allergica da contatto a tale sostanza (nel caso di una applicazione di tintura per capelli) sono lesioni eritematose pruriginose a livello del viso, della zona periorbitale, delle orecchie ed a livello del collo.
Come riportato nell’articolo, nel caso d’allergia ad una tintura per baffi, le eruzioni cutanee sono solitamente presenti a livello dell’area periorale. Tuttavia, gli autori hanno ritenuto importante sottolineare l’assenza di dermatite a livello della cute sottostante ai baffi. Gli autori non ritengono, inoltre, che tale mancanza sia dovuta ad un basso assorbimento, poiché le aree villose forniscono generalmente una maggiore penetrazione rispetto alla cute glabra (5). Tuttavia, nonostante i numerosi studi effettuati, come riportato nell’articolo, ci sono poche informazioni per poter valutare la differenza d’assorbimento.
Pertanto, come sottolineato dagli autori, il paziente presentava un quadro atipico d’allergia, infatti, oltre ad un esantema a livello del viso e delle orecchie, presentava anche irritazione sulle labbra, sul pene e sulla zona scrotale. A tal riguardo, gli autori hanno ipotizzato che l’uomo, involontariamente, ha diffuso con le mani la tintura per capelli sulle varie zone del corpo, inclusi i genitali. La rapida scomparsa delle lesioni, nel momento in cui è stato sospeso l’utilizzo della tintura, ha suggerito agli autori una possibile associazione.
Nell’articolo è stato, inoltre, precisato che gli ingredienti attivi del prodotto, riportati in etichetta, erano la PPD, la PPD solfato, il p-amminofenolo, il m-amminofenolo ed il perossido d’idrogeno. Gli autori hanno puntualizzato che l’esito negativo del patch test eseguito sul paziente con la tintura commerciale è collegato al fatto che gli allergeni erano troppo diluiti (1% della tintura in pet.). E’ possibile, inoltre, secondo gli autori, che l’allergene effettivo non sia nè la PPD né la PTD, sebbene il paziente fosse reattivo ad entrambi, ma un terzo agente, prodotto dalla miscela stessa (6).
Gli autori hanno, infine, concluso la presentazione e discussione del caso ribadendo la loro perplessità in merito alla comparsa di reazione in siti distanti dall’area di applicazione e all’apparente assenza di rash cutaneo dell’area sottostante ai baffi.
Bibliografia: