Riportiamo di seguito l’elaborazione di un articolo recentemente apparso sulla rivista “Can Fam Physician” (Can Fam Physician 2008; 54: 1386-8) di Chua-Gocheco A. et al., nel quale gli autori hanno sottolineato il particolare interesse da parte delle donne gravide in merito ai rischi, per i loro nascituri, associati all’uso personale o occupazionale dei prodotti per capelli. Gli autori hanno dichiarato che non vi sono prove d’effetti teratogeni per le donne in stato di gravidanza, se esposte a tali prodotti per motivi occupazionali. Alcuni dati suggeriscono, infatti, che vi è un minimo assorbimento sistemico di tali prodotti. Tuttavia, si raccomanda alle parrucchiere di indossare guanti durante la gravidanza per ridurre al minimo l’esposizione, di lavorare meno di 35 ore a settimana, di evitare di stare in piedi per troppo tempo e di assicurarsi che l’ambiente di lavoro sia dotato di un adeguato sistema di ventilazione. Ne consegue che anche l’uso personale nelle donne, 3-4 volte durante la gravidanza, non è considerato motivo di preoccupazione.
Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
E’ frequente che le donne in gravidanza siano interessate a sapere, soprattutto se praticano la professione di parrucchiere, se l’esposizione a vari prodotti di comune utilizzo può essere dannosa per i loro nascituri ed anche se il semplice uso personale può rappresentare un problema.
A tal proposito, recentemente è stato pubblicato sulla rivista “Can Fam Physician” (Chua-Gocheco A, Bozzo P, Einarson A. Safety of hair products during pregnancy: personal use and occupational exposure. Can Fam Physician 2008; 54: 1386-8) un articolo riguardante la sicurezza d’uso dei prodotti per capelli durante la gravidanza (vedi anche l’elaborato pubblicato sul sito nella sezione “News dalle Agenzie regolatorie”, in merito all’opinione di Unipro sulla sicurezza d’uso delle lacche per capelli in gravidanza).
Come riportato nell’articolo, le sostanze chimiche, presenti nei prodotti per capelli, possono avere vari usi, come colorare, lisciare, arricciare o sbiancare i capelli.
Le tinture per capelli, che servono appunto per colorare, sono divise in 5 categorie: coloranti graduali, tinture vegetali, tinture temporanee, tinture semipermanenti e tinture permanenti (1).
Le sostanze chimiche più comunemente usate nelle tinture permanenti sono: parafenilendiamina (PPD), 3-aminofenolo, resorcinolo, toluen-2,5-diaminosolfato, solfito di sodio, acido oleico, idrossido di sodio, idrossido d’ammonio, propilenglicole ed alcool isopropilico (2).
Le sostanze chimiche usate, invece, per lisciare o sbiancare i capelli o per permanente includono: idrossido di sodio, idrossido di guanidina, tioglicolato d’ammonio, idrossido d’ammonio, petrolato e perossido d’idrogeno (3,4).
Gli autori hanno riportato che per alcune sostanze chimiche, usate nei prodotti per capelli, sono stati descritti effetti cancerogeni (5); tuttavia, sin dai primi anni ’80, è stato eliminato l’uso di molte di queste sostanze, presenti in alcuni tipi di tinture. Vi sono stati, inoltre, casi in cui l’uso di tinture per capelli nelle donne gravide è stato associato all’insorgenza, nella prole, di cancro alla vescica, linfoma non-Hodgkin, mieloma multiplo, leucemia acuta e neuroblastoma.
Come dichiarato dagli autori, tuttavia, tali risultati sono inconsistenti; infatti, molti studi, eseguiti su donne che fanno uso di tinture per capelli per scopi personali od occupazionali, non hanno mostrato alcun aumento del rischio di cancro (6-9).
Studi sperimentali eseguiti su animali hanno mostrato, invece, un rischio di teratogenicità, dovuto ad alcune delle sostanze chimiche, trovate nei prodotti per capelli, come PPD (10), aminofenoli (11-12) ed etanolamina (13), se usate a dosi molto elevate. Studi sull’uomo, tuttavia, dimostrano che l’esposizione a queste sostanze, mediante tinture o in generale prodotti per capelli, porta ad un limitato assorbimento sistemico, purché non vi siano scottature o escoriazioni a livello del cuoio capelluto. Pertanto, è inverosimile che tali sostanze raggiungano la placenta in quantità sostanziali, tali da causare danni al feto (14-18).
Per quanto riguarda l’esposizione occupazionale, poiché è stato suggerito un effetto teratogeno, embriotossico e cancerogeno per le sostanze a cui sono esposte le parrucchiere, gli autori hanno citato lo studio di Labrèche et al. (19), in cui si è cercato di misurare la quantità di sostanze chimiche presenti nell’aria, in un certo numero di saloni per acconciature. Come dimostrato da tale studio, i livelli di tutte le sostanze chimiche misurati erano notevolmente inferiori ai valori limite, raccomandati dall’American Conference of Governmental Industrial Hygienists.
Anche Hueber-Becker et al. (20), come riportato dagli autori, hanno trovato che i livelli plasmatici di una tintura ossidante per capelli erano al di sotto del limite rilevabile in 18 parrucchiere che avevano eseguito 6 tinture, ciascuna, in un giorno.
Uno studio, condotto da John et al. (21), ha riscontrato che il rischio d’aborto spontaneo per parrucchiere gravide non aumenta con il numero di tinture da loro eseguite a settimana.
Gli autori hanno citato, inoltre, un altro studio in cui è stato confrontato un gruppo di 550 parrucchiere in stato di gravidanza con un gruppo di donne gravide non professionalmente esposte (3216 commesse). Non sono state osservate differenze statisticamente significative per quanto riguarda aborti, nascite premature, malformazioni congenite e nel raggiungimento di un normale sviluppo (22). Anche in uno studio svedese è stato osservato che non vi è un incremento della percentuale di malformazioni alla nascita, nella prole delle parrucchiere, se confrontata con quella di un gruppo non esposto (23). Lo stesso gruppo svedese, ancor più di recente, ha riscontrato che non vi è, tra le parrucchiere, né aumento del rischio d’aborto spontaneo né problemi di fertilità (24). Non solo, alcuni dati suggeriscono che, per uso occupazionale, vi è una minima esposizione sistemica ai prodotti per capelli. Tuttavia, si raccomanda in ogni modo alle parrucchiere di indossare guanti per ridurre al minimo l’esposizione, lavorare meno di 35 ore a settimana ed evitare di stare in piedi per troppo tempo.
Per quanto riguarda l’esposizione personale, uno studio caso-controllo, eseguito da Blackmore-Prince et al. (4), ha riscontrato che, in un gruppo di 525 donne gravide di colore, esposte a sostanze chimiche usate per lisciare ed arricciare i capelli, non vi è stato alcun aumento del rischio di parto prematuro o di basso peso del nascituro. Secondo un altro studio caso-controllo, svolto da Rosenberg et al., non è stata trovata alcuna associazione, in 5944 donne di colore, tra parti prematuri e l’uso, durante la gravidanza, di liscianti per capelli (25).
Poichè alcuni dati suggeriscono, come detto sopra, che vi è un minimo assorbimento sistemico di tali prodotti e che le donne sono esposte al massimo ogni 6-8 settimane durante la fase gestazionale, l’uso personale nelle donne, 3-4 volte durante la gravidanza, non è considerato motivo di preoccupazione.
Alla luce di tali dati, gli autori hanno concluso che è improbabile che l’uso dei prodotti per capelli, durante la gravidanza, possa causare effetti avversi al feto.
Referenze: