Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

Dermatite allergica da contatto sistemica causata dalla presenza di mercurio in una crema schiarente cutanea.

Riportiamo di seguito l’elaborazione di un articolo recentemente apparso sulla rivista “Contact Dermatitis” (Cont Derm 2009; 60: 61–63) di Esen Özkaya et al, nel quale gli autori hanno riportato il caso di una donna che ha manifestato una dermatite allergica da contatto sistemica, in seguito all’ingestione accidentale di una crema schiarente cutanea, contenente mercurio, applicata sul labbro superiore. Gli autori hanno sottolineato che, benché l’uso topico di cosmetici o d’antisettici a base di mercurio non sia generalmente considerato come causa d’insorgenza di dermatiti allergiche sistemiche, esso può, tuttavia, indurre l’insorgenza, per applicazione del prodotto in prossimità delle cavità mucosali, di reazioni sistemiche.

Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Recentemente è stato pubblicato sulla rivista “Contact Dermatitis” (Esen Özkaya, Leyla Mirzoyeva and Banu Ötkür. Mercury-induced systemic allergic dermatitis caused by ‘white precipitate’ in a skin lightening cream. Contact Dermatitis 2009; 60: 61–63) il caso di una donna turca di 32 anni, non atopica, che ha presentato eritema e lesioni papulo-vescicolari pruriginose a livello del viso, collo, tronco e fosse antecubitali, 5-6 ore dopo l’applicazione sulle guance e sul labbro superiore di una crema schiarente cutanea. La paziente ha, tuttavia, ingerito accidentalmente la crema, leccandosi il labbro superiore. La paziente ha, inoltre, riferito che la crema le era stata prestata da un anziano vicino, che l’aveva acquistata 15-20 anni prima. Le lesioni sono, in ogni modo, scomparse nell’arco di una settimana in seguito a trattamento con corticosteroidi sistemici.
Secondo quanto dichiarato sull’etichetta del prodotto, la crema schiarente cutanea conteneva un “precipitato bianco” (precip blanc, vedi più avanti) che la paziente credeva fosse privo di mercurio, a cui era allergica. Infatti, la paziente ha riferito di aver manifestato alcuni episodi di dermatite, a livello dell’area ano-genitale e, in maniera simmetrica, sulle principali flessure del corpo, dopo l’esposizione al mercurio, per rottura di un termometro, 9-10 anni prima, ed eritema e vescicole dopo l’uso d’antisettici, contenenti mercurio, 4-12 anni prima.
La paziente è stata, pertanto, sottoposta a patch test con la serie di base europea (Brial Allergen, Greven, Germany) e ad open test, sull’avambraccio destro, con un antisettico a base di mercurio (Mersol®) e la crema schiarente cutanea di cui aveva fatto uso la paziente e, sull’avambraccio sinistro, con mercurio metallico. I test hanno evidenziato reazioni positive sia alla crema schiarente cutanea (+++) che all’antisettico Mersol® (++), nonché al mercurio ammoniacato (1% pet.), al thimerosal (nota 1) (0.1% pet.) ed al mercurio metallico (0.5% pet.). Reazioni acute sono state osservate, in particolare, a livello della piega ascellare e della fossa antecubitale, entrambe sul lato destro. L’assunzione sistemica di steroidi ha permesso, in ogni modo, la risoluzione completa entro 10 giorni. Nessun nuovo attacco si è verificato nei due mesi successivi.
Come riportato dagli autori, la paziente ha presentato 3 differenti manifestazioni d’allergia al mercurio: una dermatite allergica sistemica, a seguito dell’inalazione dei vapori di mercurio metallico per rottura del termometro (sindrome del babbuino) (1,2) e dopo l’applicazione topica della crema schiarente cutanea contenente mercurio; una dermatite allergica localizzata per uso topico dell’antisettico contenente mercurio ed, infine, una reazione acuta insorta durante l’esecuzione del patch test con sostanze contenenti mercurio.
L’eczema distribuito simmetricamente su tronco, fosse antecubitali e collo, lontano quindi dal sito d’applicazione della crema schiarente, suggerisce uno stadio definito 3A o 3B (nota 2) tipico della sindrome della dermatite allergica (3).
Le creme contenenti mercurio sono ad oggi ancora disponibili in molti paesi (4-6). In Turchia, il produttore ha dato conferma agli autori che il termine “precip blanc”, presente sull’etichetta del cosmetico usato dalla paziente, è l’abbreviazione in francese di “precipitato bianco”, che rappresenta un vecchio sinonimo per il mercurio ammoniacato (7). Tale sostanza è stata sostituita, nel 1990, dall’idrochinone, ma sfortunatamente la paziente ha usato un vecchio prodotto contenente mercurio ammoniacato.
Gli autori hanno commentato, inoltre, che l’uso topico di antisettici a base di mercurio o cosmetici non è generalmente considerato come causa d’insorgenza di dermatiti allergiche sistemiche; tuttavia, l’applicazione in prossimità delle cavità mucosali può indurre l’insorgenza di reazioni sistemiche, per assorbimento del prodotto (8). Gli autori hanno, quindi, concluso che il caso da loro descritto è un raro esempio di dermatite allergica sistemica, causata dall’applicazione topica, sul labbro superiore, di un cosmetico contenente mercurio.

Note:

  1. Il thimerosal è un derivato del mercurio, usato come disinfettante e come conservante in vaccini, cosmetici, inchiostri per tatuaggi, gocce oculari e soluzioni per lenti a contatto.
  2. Ricordiamo che la Sindrome della Dermatite Allergica da Contatto Sistemica (Allergic Contact Dermatitis Sindrome, ACDS) è caratterizzata da 3 stadi (9), definiti come:
    • Stadio 1: limitazione dei sintomi cutanei al sito d’applicazione dell’allergene da contatto;
    • Stadio 2: disseminazione regionale dei sintomi (attraverso i vasi linfatici), rispetto al sito d’applicazione dell’allergene;
    • Stadio 3: disseminazione, attraverso i vasi sanguigni, o della dermatite allergica da contatto (DAC) a distanza (stadio 3A) o della riattivazione sistemica della DAC (stadio 3B).

Bibliografia:

  1. NakayamaH, et al. Mercury exanthem. Contact Dermatitis. 1983: 9: 411–417.
  2. Andersen KE, et al. The baboon syndrome: systemicallyinduced allergic contact dermatitis. Contact Dermatitis 1984: 10: 97–100.
  3. Lachapelle JM. The spectrum of diseases for which patch testing is recommended. Patients who should be investigated. In: Patch Testing/Prick Testing. A Practical Guide, Vol. 189, Lachapelle J M, Maibach H I (eds): Berlin, Springer-Verlag, 2003: pp. 7–26.
  4. Morand JJ, et al. Complications of cosmetic skin bleaching in Africa. Med Trops (Mars) 2007: 67: 627–634.
  5. Tang HL, et al. Minimal change disease following exposure to mercury-containing skin lightening cream. Hong Kong Med J 2006: 12: 316–318.
  6. Tlacuilo-Parra A, et al. Percutaneous mercuri poisoning with a beauty cream in Mexico. J Am Acad Dermatol 2001: 45: 966–967.
  7. Young E. Poisoning by mercury in white precipitate treatment of skin diseases. Ned Tijdschr Geneeskd 1960: 104: 1190–1196.
  8. Tschanz C, Prins C. Drug rash with eosinophilia and systemic symptoms caused by topical application of mercury. Dermatology 2000: 201: 381–382.
  9. Sanjay Ghosh. Patch testing: Broadened spectrum of indications. Indian J Dermatol. 2006; 51: 283-285.

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