Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Riportiamo di seguito la rielaborazione di un articolo recentemente apparso sulla rivista “Contact Dermatitis” (Cont Derm 2009; 60: 58–59) di A. Fonia et al., nel quale gli autori hanno descritto il primo caso relativo ad una sensibilizzazione attiva alla cloracetamide, sostanza usata raramente come conservante nei prodotti cosmetici. Una sensibilizzazione attiva è un evento insolito e si manifesta come una reazione negativa ai patch test, seguita da una reazione positiva dopo 10-20 giorni.
Recentemente è stato pubblicato sulla rivista “Contact Dermatitis” il caso di una donna di 21 anni con una storia di eruzioni eczematose che lei stessa attribuiva all’uso di diversi prodotti cosmetici (A. Fonia, J.M.L. White, J.P. McFadden and I.R. White. Active sensitization to chloracetamide. Contact Dermatitis 2009; 60: 58–59).
Come riportato dagli autori, la paziente è stata sottoposta a patch test con la serie standard Europea, fragranze, tinture per capelli, una serie di cosmetici, nonché con i prodotti cosmetici utilizzati dalla stessa paziente. I risultati dei patch test hanno evidenziato una debole reazione positiva al solfato di nichel ed al cloruro di cobalto, tuttavia non rilevante dal punto di vista clinico.
Due settimane dopo aver effettuato i test, la paziente ha manifestato una forte reazione positiva in un’area della schiena sulla quale era stata applicata la serie locale di cosmetici. Pertanto, dopo essere stata nuovamente sottoposta a patch test, la paziente ha mostrato una reazione positiva alla cloracetamide (numero CAS 79-07-2) (0.2% pet.).
Gli autori hanno evidenziato che la reazione ritardata, che si è presentata dopo l’esecuzione del primo patch test, seguita da una reazione che si è manifestata in un tempo normale, in seguito al secondo patch test, suggerisce che si sia verificata una sensibilizzazione attiva, ossia la paziente si è sensibilizzata alla cloracetamide proprio durante l’esecuzione dei patch test.
Una sensibilizzazione attiva è un evento insolito (1) e si manifesta come una reazione negativa ai patch test, seguita da una reazione positiva dopo 10-20 giorni.
Nel caso in questione, la reazione positiva si è manifestata, in un arco di tempo tipico (ad es. 2-4 giorni), dopo il secondo patch test (2).
Come riportato dagli autori, la cloracetamide è una sostanza usata raramente come conservante nei prodotti cosmetici ed è stata usata anche come biocida in agricoltura, nella colla, nella pittura e nelle stoffe (3). Essa è in realtà un noto allergene da contatto (4). Alcuni allergeni sono spesso considerati una causa più probabile di sensibilizzazione attiva rispetto ad altri, come nel caso della parafenilendiammina (5), sebbene l’incidenza complessiva sia estremamente bassa. Come riportato nell’articolo, il potenziale sensibilizzante della cloracetamide non è noto. Tuttavia, una stima del tasso di sensibilizzazione a tale sostanza è stata dell’1,4%, in una popolazione sottoposta a patch test (6).
Gli autori hanno commentato che la cloracetamide non era presente in nessuno dei prodotti cosmetici utilizzati dalla paziente. Pertanto, in tal caso, la sensibilizzazione attiva non era di immediata rilevanza, dal momento che la donna non era stata esposta alla sostanza. Gli autori hanno, inoltre, affermato che non è noto quanto la sensibilizzazione attiva, che si è manifestata nella donna, possa essere persistente né quanto possa diventare clinicamente rilevante.
Secondo gli autori, infine, questo caso solleva il problema se informare il paziente del rischio (molto basso) di una sensibilizzazione attiva durante l’esecuzione dei patch test.
Bibliografia