Riportiamo di seguito la rielaborazione di un articolo recentemente apparso sulla rivista “Contact Dermatitis” (Cont Derm 2009; 60: 172-173) di A. J. Waters et al, nel quale gli autori hanno descritto il caso di una paziente che ha manifestato una reazione ad un prodotto solare contenente PABA. Gli autori hanno evidenziato che se la paziente fosse stata avvertita della possibilità di una sensibilità crociata con agenti simili al PABA (benzocaina e para-fenilendiammina), avrebbe potuto evitare l’allergia da fotocontatto.
Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Recentemente è stato pubblicato sulla rivista “Contact Dermatitis” il caso di una donna scozzese di 32 anni che ha manifestato un grave eritema generalizzato durante una vacanza estiva nel Mediterraneo (AJ Waters, DR Sandhu, G Lowe and J Ferguson. Photocontact allergy to PABA in sunscreens: the need for continued vigilance. Cont Derm 2009; 60: 712-173).
Gli autori hanno riferito che il primo giorno di vacanza la paziente si era esposta per due/tre ore al sole dopo aver applicato una crema solare P20® (contenente acido para-aminobenzoico, PABA; Riemann & Co., Hillerod, Danimarca) su tutta la cute esposta. Dopo tale giorno la paziente ha manifestato un eritema pruriginoso, rosso e papuloso su tutte le zone foto-esposte. Il giorno successivo, l’eritema è peggiorato e la donna ha deciso di rivolgersi ad un ospedale locale per un trattamento che, dopo un mese, ha portato alla risoluzione dell’evento eritematoso senza lasciare cicatrici.
Come riportato nell’articolo, la paziente non aveva mai sofferto di fotosensibilità o di allergia a creme solari. Tuttavia, nove anni prima, la donna era stata sottoposta a patch test a causa di un’irritazione vulvare che sembrava essere conseguente ad un’allergia alla benzocaina. Si ritenne che, probabilmente, tale sensibilità era stata acquisita in seguito ad una precedente esposizione ad una crema anestetica locale ad uso topico.
Poiché gli autori hanno sospettato una foto-dermatosi da crema solare, la paziente è stata sottoposta a test con un monocromatore, che ha mostrato una sensibilità limite ad una lunghezza d’onda di 430 nm di significato clinico incerto e risultati normali alle altre lunghezze d’onda (305-460 nm). Inoltre, ai raggi ultravioletti (UV) A (3x20 J/cm²) è stata riscontrata una normale risposta.
La donna, come riportato nell’articolo, ha eseguito anche fotopatch test con una serie di creme solari usando allergeni disponibili in commercio (Trolab, Omniderm Inc., Quebec, Canada) e con una sorgente di luce UVA a banda larga (lampada di metallo ologenuro ‘Blue Light 2000’ con filtro h1, Dr. Honle AG, Grafelfing, Germany). I patch di una stessa serie sono stati applicati in doppio per 1 giorno e poi rimossi. Dopo la rimozione, come sottolineato dagli autori, l’area della cute su cui era stata applicata una delle 2 serie è stata irradiata con raggi UVA (5 J/cm²). La paziente ha mostrato una singola reazione positiva al PABA (10% pet.) incluso nella serie irradiata dagli UVA, mentre non ci sono state reazioni nell’altra serie identica non irradiata. Pertanto, alla paziente è stata diagnosticata un’allergia da foto-contatto al PABA. Infatti, è stato consigliato alla donna di evitare qualsiasi contatto con prodotti topici contenenti tale sostanza chimica.
Sebbene l’uso del PABA sia approvato nell’Unione Europea con una concentrazione massima del 5% nei prodotti finiti ed elencato con il riferimento n°1 nell’allegato VII della Direttiva 76/768/CEE, negli ultimi anni il suo uso è diminuito considerevolmente a causa del suo potenziale allergico e foto-allergico(1) e si è ridotta, di conseguenza, anche l’insorgenza di tali reazioni. Tuttavia, nonostante il PABA non sia più presente nella maggior parte dei prodotti solari commercializzati in Europa, le creme solari P20 a base di PABA sono state vendute nel Regno Unito fino al 2007 e sono ancora reclamizzate attraverso internet.
Gli autori hanno affermato che nuovi casi di allergia o di foto-allergia al PABA potrebbero ancora potenzialmente verificarsi; per tale motivo, i dermatologi dovrebbero prestare attenzione a questa possibilità.
Inoltre, poiché il PABA ha una struttura simile alla benzocaina ed alla para-fenilendiammina, potrebbe manifestarsi una sensibilità crociata a questi agenti chimici (come è stato mostrato per la paziente del presente articolo)(2).
A tal proposito, gli autori hanno evidenziato che se la donna fosse stata avvertita della possibilità di una reazione crociata, avrebbe potuto evitare la grave reazione manifestata in seguito all’applicazione della crema solare, che conteneva appunto tale sostanza.
Bibliografia: