Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

Allergia da contatto a fragranze e parabeni in una bambina atopica

Riportiamo di seguito la rielaborazione di un articolo recentemente apparso sulla rivista “Contact Dermatitis” (Cont Derm 2009; 60: 107-109) di Andrea Nardelli et al., nel quale gli autori hanno descritto il caso di una bambina caucasica di 10 mesi, atopica, che ha manifestato una dermatite allergica da contatto causata dall’utilizzo di prodotti per l’igiene personale contenenti parabeni e fragranze, tra cui l’isoeugenolo, a cui è risultata allergica come dimostrato dai patch test.

Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Recentemente è stato pubblicato sulla rivista “Contact Dermatitis” il caso di una bambina caucasica di 10 mesi, atopica, che presentava un persistente eritema da pannolino da 6 settimane (Andrea Nardelli et al. Contact allergy to fragrances and parabens in an atopic baby. Cont Derm 2009; 60: 107-109 ). Come riferito dagli autori, la bambina è stata trattata con corticosteroidi topici, ma l’eritema si era presentato nuovamente. La madre ha riferito che aveva utilizzato per la figlia diversi prodotti cosmetici profumati per la cura della pelle, quali creme, latte per il bagno, prodotti specifici per l’area pannolino, olio da bagno e salviettine per l’igiene dei bambini di diverse marche.
L’alimentazione della bambina prevedeva latte ipoallergenico e, dai 5 mesi, anche frutta, verdura e carne, senza aver mai causato fenomeni di intolleranza. Come riferito nell’articolo, la bambina presentava una grave eruzione eritematosa con papule rosse, macchie cutanee squamose, piccole erosioni sulla superficie convessa dell’area pubica e piaghe moderate sulle natiche; ed, inoltre, aveva aree eczematose anche sulla fronte e sulle guance. Pertanto si sospettava una dermatite atopica.
I campioni prelevati dall’area pubica lesionata per gli esami batteriologici e fungini sono risultati negativi. Poiché le lesioni continuavano a ripresentarsi, nonostante l’utilizzo di preparazioni a base di corticosteroidi e di una crema idratante preparata da un farmacista, la bambina, raggiunti i 14 mesi di età, è stata sottoposta a patch test. I test sono stati eseguiti con la serie di base ridotta (Trolab, Hermal, Reinbeck, Germania) e con i prodotti topici con cui la bambina era venuta a contatto.
Sono state, pertanto, osservate reazioni positive alla miscela I delle fragranze, alla miscela di parabeni e ad alcuni prodotti per la cura della pelle di diverse marche che erano stati applicati alla bambina dalla nascita, come una crema per bambini specifica per l’area pannolino (Galenico® SA, Bornem, Belgio), una crema rinfrescante, nutriente e protettiva (Mustela®) ed un latte detergente Mustela (Expanscience, Courbevoie, Francia). I prodotti cosmetici, che hanno dato positività ai test, contenevano fragranze e parabeni, il cui uso è stato quindi sospeso. Come riportato nell’articolo, la bambina è stata trattata con corticosteroidi per uso topico e creme idratanti non contenenti questi allergeni.
Tuttavia, un mese dopo, la bambina presentava lesioni ancora più estese. Dalle indagini effettuate dagli autori è emerso che nella crema preparata dal farmacista per errore erano stati aggiunti i parabeni.
Per determinare quale componente della miscela I di fragranze potesse essere responsabile, sono stati effettuati patch test quando la bambina ha raggiunto i 18 mesi di età. Tali test hanno evidenziato un’allergia da contatto all’isoeugenolo, risultata rilevante anche per la dermatite presentata dalla bambina. E’ stata, infatti, rilevata in etichetta la presenza dell’isoeugenolo in uno dei prodotti utilizzati, ossia nelle salviettine per bambini, su cui era presente la dicitura “dermatologicamente testate” (Broekies®, Indigena AG Zug, Svizzera).
Come affermato dagli autori, un tempo si credeva che la dermatite allergica da contatto nei bambini, soprattutto nei neonati, fosse rara a causa della minore esposizione agli allergeni da contatto e ad un sistema immunitario relativamente immaturo. Tuttavia, è stato riportato, in diversi studi, che la prevalenza delle dermatiti allergiche da contatto nei bambini oscilla tra il 13,3% ed il 24,5% (1).
A tal proposito, gli autori hanno dichiarato che è difficile confrontare i dati di questi studi perché essi variano a seconda di diversi fattori associati al paziente, come sesso, età e presenza di atopia e a seconda di fattori tecnici, come criteri, selezione e metodologia dei patch test. Inoltre, differenze sociali e territoriali potrebbero influire ulteriormente.
In ogni modo, i patch test nei bambini sono da ritenersi sicuri in quanto le reazioni irritanti sono rilevate raramente (tranne quelle da metalli in individui atopici). Pertanto, possono essere utilizzate nei patch test le stesse concentrazioni usate per gli adulti, ma qualora si manifestassero reazioni falso-positive, le concentrazioni dei patch test dovrebbero essere ridotte.
Problemi pratici riguardano la riduzione dell’area superficiale su cui deve essere eseguito il test, l’iper-mobilità del bambino (che potrebbe determinare la perdita di materiali del patch test) e la riluttanza di alcuni genitori ad effettuare il patch test (2).
Sono stati, inoltre, riportati casi di dermatite allergica da contatto anche in bambini con una settimana di vita (3). Alcuni degli allergeni da contatto a cui tali bambini sono risultati sensibili includono: nichel, cobalto, miscele di fragranze, neomicina, colofonia, Myroxilon pereirae, p-fenilendiammina, mercaptobenzotiazolo, derivati del thiuram, formaldeide e conservanti connessi (2,4-7).
Come affermano gli autori, l’allergia alle fragranze nei bambini sembra essere piuttosto comune e questo può essere dovuto alla pubblicità ed all’utilizzo di prodotti profumati creati specificamente per i bambini. Tali prodotti sono, ad esempio, quelli destinati all’area pannolino e le salviettine per bambini in cui, oltre alle fragranze, sono presenti anche diversi conservanti (es. metilcloroisotiazolinone), che sono noti sensibilizzanti (8). Inoltre, i bambini spesso “giocano” con i cosmetici e soprattutto alle bambine piace utilizzare cosmetici profumati e prodotti per capelli (2,9), anche quelli delle loro madri.
Come riportato nell’articolo, l’isoeugenolo è il secondo agente sensibilizzante più comune presente nella miscela I di fragranze e la sua concentrazione massima è 200 p.p.m. (secondo le linee guida dell’industria). Lo stesso limite dovrebbe essere applicato alla presenza di isoeugenolo più i suoi derivati, come gli esteri dell’isoeugenolo, che danno reazioni crociate e sono sempre più utilizzati nei prodotti cosmetici (10).
Per quanto riguarda i parabeni, comuni conservanti, raramente essi causano sensibilizzazione su pelle sana non lesionata e, pertanto, sono considerati sicuri nei cosmetici (11). Tuttavia, preparazioni farmaceutiche per uso topico che sono applicate su pelle non integra, soprattutto se costituite da acqua, contengono conservanti come clorocresolo, fenossietanolo, acido sorbico o parabeni, quest’ultimi etichettati sui farmaci come idrossibenzoati, inducendo, così, in confusione i pazienti o i medici.
L’area pannolino è una zona particolare dove occlusioni della pelle e secrezioni urinarie e fecali determinano un aumento del livello di umidità ed irritazione, soprattutto nei bambini atopici (2,12,13) facilitando la penetrazione di potenziali sostanze allergizzanti (e tossiche).
Alla luce di quanto discusso, gli autori ritengono che il caso da loro descritto dimostri che, nei bambini atopici, occlusioni e barriere della cute danneggiate possono facilitare la sensibilizzazione cutanea, anche ad allergeni deboli e già in età molto giovane.
Perciò, un bambino di qualsiasi età con eczema persistente dovrebbe essere sottoposto ad opportuni patch test anche con i prodotti da lui utilizzati.

Bibliografia:

  1. Mortz CG, Andersen KE. Allergic contact dermatitis in children and adolescents. Contact Dermatitis 1999: 41: 121–130.
  2. Goossens A, Morren M. Contact Allergy in Children. In: Textbook of Contact Dermatitis, 4th edition, Frosch PJ, Menne´ T, Lepoittevin JP (eds): Berlin, Heidelberg, Springer, 2006: pp. 811–830.
  3. Fisher AA. Allergic contact dermatitis in early infancy. Cutis 1994: 54: 300-302.
  4. Hogeling M, Pratt M. Allergic contact dermatitis in children: the Ottawa hospital patch-testing clinic experience, 1996 to 2006. Dermatitis 2008: 19: 86–89.
  5. Clayton TH, Wilkinson SM, Rawcliffe C, Pollock B, Clark SM. Allergic contact dermatitis in children: should pattern of dermatitis determine referral? A retrospective study of 500 children tested between 1995 and 2004 in.one U.K. centre. Br J Dermatol 2006: 154: 114–117.
  6. Krapalis J, Andersen KE, Paulsen E. Contact allergy in children up to age ten tested at the department. Contact Dermatitis 2008: 58 (Suppl. 1): 58.
  7. Lewis VJ, Statham BN, Chowdhury MM. Allergic contact dermatitis in 191 consecutively patch tested children. Contact Dermatitis 2004: 51: 155–156.
  8. Timmermans A, De Hertog S, Gladys K, Vanacker H, Goossens A. ‘Dermatologically tested’ baby toilet tissues: a cause of allergic contact dermatitis in adults. Contact Dermatitis 2007: 57: 97–99.
  9. Rastogi SC, Johansen JD, Menné T et al. Contents of fragrance allergens in children’s cosmetics and cosmetictoys. Contact Dermatitis 1999: 41: 84–88.
  10. Rastogi SC, Johansen JD. Significant exposures to isoeugenol derivatives in perfumes. Contact Dermatitis 2008: 58: 278–281.
  11. White IR, De Groot AC. Cosmetics and skin care products. In: Textbook of Contact Dermatitis, 4th edition, Frosch P J, Menné T, Lepoittevin J P (eds): Berlin, Heidelberg, Springer, 2006: pp. 493–506.
  12. Vender RB. The utility of patch testing children with atopic dermatitis. Skin Therapy Lett 2002: 7: 4–6.
  13. Uter W. Update on contact allergy in children. Contact Dermatitis 2008: 58 (Suppl. 1): 23.

Cosmetovigilanza - Corso di aggiornamento