Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
Corso di aggiornamento

Studio su 729 parrucchieri con dermatite allergica da contatto di tipo occupazionale

La dermatite allergica da contatto è estremamente diffusa tra i parrucchieri, per la loro continua esposizione alle sostanze presenti nelle tinture e nelle soluzioni per la permanente. Molti di loro sono costretti ad abbandonare la professione a causa di questa malattia.
L’articolo di O’Connell et al. apparso su Contact Dermatitis (Cont Derm 2010: 62: 177–181), qui tradotto e riadattato, si ripropone di determinare, attraverso patch-test effettuati su 729 parrucchieri, quali siano le sostanze maggiormente responsabili della patologia e le strategie per ridurre l’incidenza delle dermatiti allergiche da contatto.

Lidia Sautebin. Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

L’eczema alle mani è una malattia occupazionale molto comune nei parrucchieri e nei barbieri (1,2). Ha un’eziologia multifattoriale con componenti endogene, irritanti ed allergiche. Il lavoro in ambiente umido, durante il lavaggio, e il contatto con i capelli bagnati porta ad una frequente esposizione a surfattanti, che possono essere irritanti per la pelle. La pelle infiammata e danneggiata presenta un grave rischio di sensibilizzazione. Gli individui atopici sono più frequentemente costretti ad abbandonare precocemente la professione rispetto ai non atopici (3), forse perché i pazienti atopici presentano una sensibilità di gran lunga superiore agli agenti irritanti (4).
La dermatite allergica da contatto nei parrucchieri è stata descritta per la prima volta alla fine del XIX secolo ed era prevalentemente causata della p-fenilendiammina (PPD) (5).
Più recentemente, altri allergeni sono stati associati alla DAC nei parrucchieri, inclusi alcuni agenti presenti nelle soluzioni per la permanente come il tioglicolato d’ammonio e il gliceril monotioglicolato (6,7), il nichel e la formaldeide (8).
Nel 2005 l’Health and Safety Executive (HSE) ha identificato i parrucchieri come la categoria professionale con la più alta incidenza di malattie cutanee occupazionali nel Regno Unito, con 98 casi su 100.000. Per questo motivo, è stata scelta come prioritaria questa categoria professionale per l’intervento nell’ambito del Progetto sulle Malattie Cutanee dell’HSE che a sua volta è parte del Programma di Riduzione delle Malattie (9).
Al Dipartimento di Allergologia Cutanea del St. John’s Institute of Dermatology di Londra, ogni anno vengono visitati e sottoposti a patch-test più di 1000 pazienti. Lo scopo di questa pubblicazione è di riportare i risultati ottenuti dai test effettuati su 729 parrucchieri che sono arrivati all’Istituto presentando dermatiti.

Sono stati selezionati, attraverso il database elettronico, tutti i casi da ottobre del 1980 a luglio del 2007. I pazienti sono stati visitati da un dermatologo e appropriatamente sottoposti a patch-test. Sono stati poi registrati età, sesso, sede in cui era presente la dermatite e storia dell’eczema atopico [secondo i criteri di Williams et al. (10)]. I risultati dei patch-test sono stati visionati da un dermatologo nei giorni 2/3 e 4/5 secondo i criteri dell’International Contact Dermatitis Research Group (11). Sono state incluse soltanto le reazioni considerate allergiche, in base alla morfologia e al periodo di manifestazione. Tutte le reazioni dubbie sono state escluse dall’analisi.
In questo periodo di circa 26 anni, sono stati sottoposti a patch-test 729 parrucchieri. Nel 91,1% dei casi si trattava di donne e nell’8,9% di uomini. L’età media era di 26 anni (compresa in un range di 15-71 anni).
Il 64,5% dei pazienti presentava una dermatite alle mani soltanto, alle mani e al viso o alle mani ed ai piedi. Nel 13,7% dei casi, invece, la dermatite era soltanto al viso o al collo. I rimanenti mostravano la dermatite su altre parti del corpo che non sono state considerate rilevanti, in quanto non collegate all’ambiente di lavoro.
Gli allergeni che hanno dato più frequentemente reazioni positive includevano il solfato di nichel (32,1%), la PPD (19,0%), il cloruro di cobalto (7,5%), il mix di fragranze I (6,6%) e la formaldeide (4,6%).
I pazienti sono stati classificati in base all’eczema atopico pregresso o in atto. Un totale di 218 pazienti (29,9%) ha dichiarato una storia presente o passata di eczema atopico, mentre 505 pazienti (69,3%) non avevano una storia di eczema atopico e nello 0,8% dei casi la situazione non era nota.
In tutto, 538 parrucchieri sono stati sottoposti a test con diverse serie di composti chimici usati nei prodotti per capelli. Si sono verificate, nel 33,1% dei casi, reazioni positive ad 1 o più composti. Di questi, il 36,5% aveva una storia di eczema atopico in atto, mentre il 63,5% non era atopico. Non è stata osservata una differenza statisticamente significativa tra questi due gruppi.
I sensibilizzanti più comuni includevano il gliceril monotioglicolato (21,4%), il persolfato di ammonio (10,6%), la toluene-2,5-diammina (4,5%) e il tioglicolato d’ammonio (3,9%) ed è stata osservata una riduzione della reazione al gliceril monotioglicolato negli anni più recenti. Non sono state, inoltre, notate differenze significative nella positività alle sostanze, usate nei prodotti per capelli, in relazione alla presenza o all’assenza di eczema atopico.
Si è molto discusso del rischio di insorgenza di dermatite nei parrucchieri per esposizioni occupazionali a diverse sostanze che li costringe ad abbandonare la professione precocemente. I dati ottenuti da questo studio, sono in linea con quelli di altri studi (12). La percentuale di donne è, allo stesso modo, simile ad altri studi, poiché riflette la predominanza delle donne in questa categoria professionale (13-15).
In altri studi condotti in Grecia (16) e Spagna (13), in accordo con i dati presentati in questo studio, è stato osservato che il maggior numero di reazioni positive erano quelle al solfato di nichel ed alla PPD. La PPD inoltre è anche la causa più frequente di dermatiti nei clienti dei parrucchieri (17). L’allergia da contatto al nichel è risultata invece più alta (32,1%) in questo studio, rispetto a quanto osservato (18,2%) in una ricerca effettuata in Gran Bretagna (18), ma che prendeva in considerazione soggetti di varie professioni.
Secondo gli Autori, la causa è probabilmente ricollegabile al rilascio di ioni di nichel nei prodotti per permanente contenenti anche acido tioglicolico (19). Altre ragioni per l’aumento del potenziale sensibilizzante del nichel possono includere la diffusione dei piercing su orecchie e sul corpo o l’aumento dell’uso di gioielli (13). Gli autori sottolineano che, anche se il controllo di queste variabili non può essere preso in considerazione dalla loro ricerca, un recente studio danese ha mostrato che un quinto degli oggetti acquistati rilasciano quantità di nichel tali da condurre ad allergia (20).
Secondo gli autori, per quanto riguarda la PPD, anche se non rappresenta il sensibilizzante responsabile di tutti i casi di allergie alle tinture per capelli, comunque rimane un marker importante per altri diamminobenzeni usati nelle tinture (21). Infatti, su 23 pazienti che hanno manifestato reazioni positive alla toluene-2,5-diammina, 19 sono risultati positivi anche alla PPD.
L’allergene che ha dato più risultati positivi nella serie delle sostanze utilizzate per l’acconciatura era invece il gliceril monotioglicolato (21,4%), seguito dal persolfato d’ammonio (10,6%) e dalla toluene-2,5-diammina (4,5%). Questi risultati sono, secondo gli autori, in accordo con studi europei multicentrici effettuati in precedenza (22). Il gliceril monotioglicolato è usato nelle soluzioni per la permanente e viene trattenuto nel capello fino a 3 mesi dopo il trattamento. Questo potrebbe spiegare, come riportato dagli autori, alcuni casi di dermatite cronica osservati nei clienti dei parrucchieri (23) e nei parrucchieri stessi che cambiano spesso la loro pettinatura per motivi sociali, dovendo avere sempre pettinature moderne o particolari.
La ricerca ha, inoltre, dimostrato una riduzione delle reazioni positive al gliceril monotioglicolato negli ultimi anni, dovuta probabilmente all’aumento dell’uso del tiolattato di ammonio. Questa riduzione è stata osservata anche in un ampio studio effettuato in Germania tra il 2003 e il 2004 e tra il 2005 e il 2006 (24).
Confrontando i pazienti con eczema atopico con quelli non affetti da questa patologia, non è stata osservata una differenza significativa, ad eccezione di quella per il nichel e per il mix fragranze I, per i quali si è verificata una minore sensibilizzazione nei pazienti con eczema atopico (attuale o precedente).
Negli anni ‘80 e nei primi anni ‘90, alcuni studi hanno riportato che i pazienti atopici con dermatite erano meno spesso sensibilizzati rispetto ai pazienti non atopici (25). Studi più recenti hanno messo in discussione questo punto di vista e concluso che i pazienti atopici hanno le stesse possibilità di sensibilizzarsi rispetto ai pazienti non atopici se esposti ad allergeni nelle stesse condizioni (26).
Gli autori sottolineano che è di importanza cruciale la prevenzione primaria delle allergie da contatto nei parrucchieri, che deve includere l’addestramento dei professionisti, sin dall’inizio della loro carriera, sulla potenziale morbilità associata alle sostanze presenti nei prodotti cosmetici e incoraggiare l’uso di guanti. Alcuni studi hanno anche suggerito di eseguire il taglio dei capelli prima della colorazione, per ridurre il contatto con i composti chimici presenti nei capelli appena colorati (27,28).
In Gran Bretagna, come riportano gli autori, non esiste un addestramento standard sulla sicurezza e sulla tutela della salute per i futuri parrucchieri. Molti di loro imparano in piccoli negozi indipendenti e questo rende difficile introdurre un addestramento specifico. Tuttavia, i datori di lavoro hanno il dovere di fornire un ambiente di lavoro sicuro e senza rischi per la salute.
Il commento finale degli autori riguarda l’uso consentito della PPD nella legislazione attuale dell’Unione Europea che è fino al 4% negli ingredienti delle tinture, prima che questi vengano mescolati con la componente ossidante (2% nella tintura finale) e sottolineano come sia stato richiesto di ridurla ulteriormente o di proibirne l’uso e come non esista alcuna alternativa soddisfacente o ampiamente accettata.

Bibliografia

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