Le allergie alla vitamina K sono molto frequenti ed hanno spinto le autorità francesi, e successivamente quelle europee, a vietarne l’utilizzo nei prodotti cosmetici. Tuttavia, le leggi non vietano di utilizzare la forma ossidata della vitamina K1. In questo articolo di Juan García-Gavín, An Goossens e Dominique Tennstedt, apparso su Contact Dermatitis (Cont Derm 2010: 62: 248–253), del quale riportiamo un riassunto, gli autori riportano 3 casi di allergia da contatto all’ossido della vitamina K1.
Lidia Sautebin. Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Per “vitamina K” si intende un gruppo di molecole necessarie per la sintesi di alcune proteine, molte delle quali necessarie alla coagulazione del sangue. Esistono 5 isoforme della vitamina K:
vitamina K1, K2, K3, K4 e K5. La vitamina K1 (fitonadione, numero CAS 84-80-0/81818-54-4) viene ampiamente utilizzata nei cosmetici, pubblicizzata come sostanza che riduce la porpora e l’iperpigmentazione associata alle terapie chirurgiche e laser (1). Recentemente, a causa del suo potenziale sensibilizzante (2,3), questa sostanza è stata proibita nei cosmetici in Europa. Tuttavia, non ci sono restrizioni riguardanti l’uso dell’ossido della vitamina K1 (fitonadione epossido, numero CAS 25486-55-9) che viene ancora utilizzato nei cosmetici in Europa. In questo studio, gli autori riportano 3 casi di dermatite allergica da contatto causata dall’ossido della vitamina K1.
Primo caso
Il primo caso riportato dagli autori riguarda una donna di 47 anni che ha mostrato lesioni eczematose sulle gambe in seguito all’utilizzo di Auriderm XO®. Questo prodotto cosmetico era stato prescritto per prevenire l’iperpigmentazione dopo una terapia con laser per le vene varicose. L’esame obiettivo ha evidenziato la presenza di papule rotonde perifollicolari distribuite su tutta la superficie anteriore delle gambe. Sono stati prescritti corticosteroidi topici, ma sono risultati inefficaci. Sono stati quindi aggiunti alla terapia corticosteroidi per via orale per un breve periodo.
Secondo caso
Il secondo caso riguarda una donna di 63 anni, con una storia di cancro al seno trattato con chirurgia conservativa e radioterapia, presentatasi con lesioni pruriginose alla mammella destra. La paziente ha collegato i sintomi all’uso di Auriderm XO®, prescritto per il trattamento della telangiectasia post-radioterapia. Quando la paziente ha interrotto l’uso di questo prodotto, la sua dermatite si è stabilizzata.
Terzo caso
L’ultimo caso è quello di una donna di 51 anni, che da 4 mesi manifestava lesioni pruriginose alle gambe. Anche questa paziente aveva utilizzato Auriderm XO® per un mese in seguito al trattamento delle vene varicose. Interrompendo l’uso della crema, ha riscontrato miglioramenti marginali, ma le lesioni persistevano. L’esame obiettivo ha evidenziato la presenza di papule eritematose perifollicolari, distribuite su tutta la superficie di entrambe le gambe. In seguito alla prescrizione di corticosteroidi topici, le lesioni sono scomparse in 1 mese.
In tutti i casi descritti i pazienti sono stati sottoposti a patch-test seguendo i criteri dell’International Contact Dermatitis Research Group (ICDRG) utilizzando la serie di base Europea, l’Auriderm XO® ed i suoi singoli ingredienti, forniti dall’azienda produttrice. L’ossido della vitamina K1 è stato testato solamente nei pazienti 1 e 2, a causa della quantità troppo piccola inviata dall’azienda, insufficiente anche per il terzo paziente che tuttavia ha mostrato una reazione positiva al prodotto cosmetico completo.
Gli autori riassumono quindi brevemente le reazioni cutanee alla vitamina K che possono essere classificate in 3 gruppi:
I primi due sono effetti molto comuni. La dermatite allergica da contatto alla vitamina K è stata osservata per la prima volta tra gli impiegati dei laboratori veterinari e farmaceutici, tutti positivi a patch-test con la vitamina K3 (4-6). Veneziano et al. hanno per primi riportato un caso di allergia da contatto non occupazionale alla vitamina K1 presente nei cosmetici (7). Da allora, sono stati pubblicati vari altri casi (8-10). Gli autori dello studio hanno potuto osservare due casi a Leuven, che sono stati testati sia con Auriderm XO®, risultando positivi, sia con la vitamina K3, dando ugualmente risposta positiva. Tra dicembre 2003 e febbraio 2006, il Gruppo Francese REVIDAL-GERDA (11) ha riportato 12 casi, 6 dei quali hanno richiesto l’ospedalizzazione. In seguito a questi, nel marzo 2006 l’AFSSAPS ha vietato la vitamina K1 come ingrediente cosmetico (12).
Nel novembre 2009 anche il resto dell’Unione Europea ha adottato le stesse misure (2). L’ossido della vitamina K1 possiede la stessa efficacia della forma non ossidata nel trattamento della porpora che insorge in seguito a terapie laser (13).
Per questo motivo, i cosmetici contenenti l’ossido della vitamina K1 hanno rimpiazzato quelli contenenti la forma non ossidata. Inoltre, tali cosmetici vengono utilizzati nella pratica clinica dagli oculisti, dai chirurghi plastici e consigliati dagli estetisti. Secondo gli autori, i casi da loro riportati sono i primi dovuti all’ossido della vitamina K1 e ritengono che siano necessari ulteriori studi per comprendere il meccanismo immunologico della sensibilizzazione alla vitamina K.
Riportano altresì che sono state descritte reazioni crociate tra la vitamina K1 e K4 (14), tra la vitamina K1 e K3 (come nei casi da loro descritti) e tra vitamina K1 e K4 (15). Inoltre la vitamina K1 può anche elicitare un’ipersensibilità immediata in seguito a sensibilizzazione cutanea (16). A detta degli autori dello studio l’uso dell’ossido della vitamina K1 nei cosmetici può portare a sensibilizzazioni inutili in quanto potrebbero privare i pazienti di un agente terapeutico necessario nel trattamento di importanti malattie sistemiche. La vitamina K è molto usata in medicina e nuove indicazioni terapeutiche sono in fase di elaborazione (17-19).
Bibliografia