Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Il 15 dicembre 2008, l’Istituto Federale tedesco per la Valutazione del Rischio (BfR) ha emanato un comunicato stampa in cui ha dichiarato che la scarsità d’informazioni circa i rischi associati all’uso delle sostanze chimiche, con cui il consumatore viene abitualmente in contatto, può comportare dei veri e propri infortuni, anche se gravi intossicazioni sono piuttosto rare. Nonostante ciò, secondo il BfR, anche i rischi minori devono essere tempestivamente identificati al fine di trattare rapidamente ed efficacemente i sintomi d’intossicazione.
Secondo la legislazione tedesca (Chemicals Act, ChemG), dal 1 agosto del 1990, un medico, che è consultato per la valutazione ed il trattamento dei sintomi associati all’uso di sostanze chimiche, è obbligato a presentare una serie d’informazioni sul presunto avvelenamento al Centro per la Documentazione e la Valutazione degli Avvelenamenti (Centre for Documentation and Assessment), presso il BfR. Secondo tale disposizione legislativa, la segnalazione deve riguardare l’insorgenza di una malattia o di un presunto avvelenamento associato all’uso di diverse sostanze chimiche (detergenti, pesticidi, conservanti, prodotti industriali, prodotti per il controllo degli infestanti, etc.), tra cui i cosmetici. Le segnalazioni sono poi sottoposte ad una procedura di valutazione, che permette di stabilire, peraltro, la relazione causale tra l’uso della sostanza tossica e l’evento osservato. Tale relazione può essere classificata come “possibile”, “probabile”, “confermata”, “assente” o “non valutabile”. La stima del rischio tossico per l’uomo è basata sull’analisi differenziale e sulla valutazione delle informazioni ottenute per ciascun caso. Le informazioni inerenti ai rischi identificati sono poi trasferite, con un comunicato rapido, ai ministri responsabili, ai produttori ed alle associazioni industriali. Nello stesso tempo, i produttori ed i distributori responsabili sono tenuti a presentare una documentazione che attesti le misure intraprese al fine di migliorare la sicurezza d’uso del prodotto. Le conoscenze acquisite, durante tale procedura, sono pubblicate dal BfR in un resoconto annuale. Nell’ultimo resoconto (A. Hahn, K. Begemann, R. Burger, J. Hillebrand, H. Meyer, K. Preußner, M. Gessner. Centre for Documentation and Assessment of Poisonings at the Federal Institute for Risk Assessment. Cases of Poisoning Reported by Physicians 2007, – 14th Report, 2007) è stato riportato che, per l’anno 2007, sono stati segnalati 4093 casi d’avvelenamento, di cui un numero ridotto ha riguardato i cosmetici.
Citiamo brevemente i casi più rilevanti.
Caso 1:
Eczema allergico da contatto - Eczema allergico da contatto in seguito all’uso di un prodotto anti-rughe.
Il caso ha riguardato un uomo, di 51 anni, medico di professione che, per circa un anno, ha usato un prodotto cosmetico per il trattamento delle rughe del viso, in particolare dell’area perioculare. A tal fine, il paziente aveva applicato il prodotto, due volte al giorno (ad eccezione di qualche interruzione per un singolo giorno), sia sulle palpebre superiori sia inferiori, sfregando leggermente, come indicato nelle istruzioni d’uso. Undici mesi dopo il primo uso, il paziente ha avvertito una sensazione di prurito, bruciore e rossore a livello dell’area cutanea trattata. Tali manifestazioni sono peraltro peggiorate ed è stato osservato un aumento delle rughe, piuttosto che una diminuzione. Il paziente ha manifestato, inoltre, desquamazione (associata a formazione di strati cutanei esterni induriti). Il paziente ha sospeso, pertanto, il trattamento per tre giorni. L’anamnesi del paziente non ha rivelato comunque altre patologie e non sono stati assunti medicinali o applicati altri prodotti per la cute, cosmetici o pomate.
Il paziente, essendo medico, ha deciso da sé di seguire una terapia topica con preparazioni a base d’idrocortisone 0.5% ed una terapia sistemica con compresse di prednisolone alla dose di 15 mg al giorno, per tre giorni. Tale trattamento ha permesso un considerevole miglioramento dei sintomi, sino alla loro scomparsa.
Come riportato nel resoconto del BfR, si è supposto che il paziente sia stato affetto da un eczema allergico da contatto. I sintomi tipici si sono manifestati per contatto ripetuto e dopo un periodo di sensibilizzazione. La risoluzione dei sintomi è stata possibile grazie ad un trattamento appropriato con steroidi ed evitando il contatto con l’allergene.
Sulla base delle informazioni fornite in merito al rapporto temporale tra il contatto con l’allergene e l’insorgenza delle manifestazioni e, peraltro in assenza d’altre cause, il nesso causale è stato valutato, nel caso descritto, come “probabile”.
Caso 2:
Eczema da contatto non allergico – Grave reazione infiammatoria con formazione di cicatrice in seguito all’uso di un prodotto per la rimozione di un tatuaggio.
Il caso ha riguardato un paziente di 28 anni, che ha rimosso un tatuaggio mediante iniezione intradermica di una sostanza non nota che non è stata identificata. Come riportato dal BfR, i mass-media (stampa e TV) hanno pubblicizzato tale metodo come il più dannoso per la rimozione dei tatuaggi. Il BfR ha dichiarato che tale trattamento è stato, presumibilmente, eseguito in Germania da un solo esperto nella rimozione dei tatuaggi, che deve aver importato la sostanza dal Regno Unito. A seguito di tale procedura, il paziente ha sviluppato una reazione infiammatoria grave a livello cutaneo, seguita dalla formazione di cicatrici in rilievo ed era ancora visibile un’ombra scura del tatuaggio. Il paziente si è poi recato presso un centro laser per un’altra rimozione, senza ottenere un miglioramento della situazione. Il BfR non ha avuto più notizie in merito al decorso del caso.
Sulla base delle informazioni fornite in merito al rapporto temporale tra la somministrazione della sostanza e l’insorgenza delle manifestazioni e, peraltro in assenza d’altre cause, il nesso causale è stato valutato, nel caso descritto, come “probabile”.
Caso 3:
Eczema da contatto non allergico – Reazione infiammatoria grave con formazione di cicatrice in seguito all’uso di un prodotto per la rimozione del trucco permanente.
Il caso ha riguardato una paziente di 55 anni, truccatrice di professione, che aveva eseguito, 8 anni prima, un trucco permanente alle sopracciglia. La paziente ha, tuttavia, deciso, perché poco soddisfatta, di rimuoverlo, recandosi da un esperto in tale pratica. Il prodotto, indicato per la rimozione del trucco permanente e dei tatuaggi, che la paziente ha acquistato, è stato iniettato per via sottocutanea, secondo quanto riportato dalle istruzioni d’uso. In base alle informazioni fornite dal produttore, il prodotto in questione conteneva diversi acidi, la cui azione è quella di rimuovere il trucco permanente. Il BfR, tuttavia, non è venuto a conoscenza degli specifici ingredienti presenti in tale prodotto.
A seguito del trattamento, la paziente ha manifestato una forte infiammazione purulenta e gonfiore a livello delle sopracciglia. Ha accusato, inoltre, prurito, bruciore, forti dolori alla testa e occhi infiammati. La paziente ha cercato di lenire i sintomi applicando sull’area, come le era stato raccomandato dal venditore del prodotto, del ghiaccio. Successivamente, ha deciso di consultare un dermatologo. Il dermatologo ha potuto accertare una grave infiammazione ed un’alterazione profonda della cute, a livello dell’area sopraccigliare. La diagnosi è stata, pertanto, di dermatite da contatto tossica causata dall’uso del prodotto per la rimozione del trucco permanente. La paziente è stata, quindi, trattata topicamente con una crema a base d’antibiotico e cortisone. Due settimane dopo, è stata osservata ancora una consistente cheratinizzazione con formazione di croste, un’addizionale superinfezione ed un leggero gonfiore ancora delle palpebre. Perfino due mesi dopo il trattamento, la paziente presentava ancora dolori nell’area interessata e si sono formate nell’area sopraccigliare due cicatrici color carne pruriginose il cui esito finale era incerto. La conseguente deturpazione dell’area interessata ha provocato, inoltre, una seria preoccupazione e un alto grado di sofferenza per la paziente.
Sulla base delle informazioni fornite in merito al rapporto temporale tra la somministrazione della sostanza e l’insorgenza delle manifestazioni e, peraltro in assenza d’altre cause, il nesso causale è stato valutato, nel caso descritto, come “probabile”.
Come suggerito dalle finalità dichiarate dai prodotti, usati per la rimozione sia del tatuaggio (caso 2) che del trucco permanente (caso 3), alcuni ingredienti in essi contenuti potevano essere aggressivi al punto da causare danni alla cute. Entrambi i casi, secondo il BfR, possono essere classificati come eczema da contatto non allergico.
Inoltre, il BfR ha commentato che se una preparazione è iniettata, è importante che il trattamento avvenga in condizioni di sterilità, per evitare la trasmissione di microrganismi patogeni. Altrimenti, vi è il rischio di facilitare l’insorgenza d’infezioni.
Secondo quanto riportato nel documento, la conclusione d’entrambi i casi resta incerta, in quanto non è chiaro se la dermatite tossica di tipo acuto osservata sia stata dovuta alla presenza nel prodotto usato di una sostanza aggressiva o se i danni cutanei possano essere attribuiti ad un’infezione, provocata da una condizione di non sterilità.