Reazioni avverse da erbe medicinali
A cura di
Gioacchino Calapai, Giovanni Polimeni, e Achille P. Caputi


Fitoterapia, medicina complementare o integrata
(Laura Galatti ed Achille P. Caputi, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina)

La popolarità della medicina alternativa o complementare è aumentata durante l'ultimo decennio. Nel 1997 quasi il 42% della popolazione degli Stati Uniti ha usato una di queste terapie. Prodotti erboristici, complessi vitaminici, rimedi popolari o omeopatia sono usati da circa il 25% della popolazione degli Stati Uniti (1).Negli Stati Uniti, la spesa annua per i soli prodotti erboristici è valutata in oltre 4-5 bilioni di dollari (1,2).

Controllo dei prodotti erboristici
A fronte di tale crescita nel 1993 è stato sviluppato l'US Office of Alternative Medicine come parte del National Institutes of Health nel 1993. Nel 1998, il nome è stato cambiato in National Center for Complementary & Alternative Medicine (NC-CAM) per sottolineare che molte terapie non convenzionali sono usate in associazione a quelle convenzionali, piuttosto che in alternativa. Tra il 1993 e il 2000 il suo budget è cresciuto da 2 a 68.7 milioni di dollari. I fini strategici che il NC-CAM si è posto nei prossimi cinque anni sono di investire nella ricerca, facilitare l'integrazione ed esercitare controlli (3,4). Le ricerche finanziate al momento includono pazienti con patologie croniche quali artrite, asma, diabete, HIV, malattie cardiache, neurologiche e psichiatriche (3).
Le medicine complementari e alternative sono considerate comunemente " integratori alimentari". Il Dietary Supplement Health and Education Act del 1994 permette la loro commercializzazione a condizione che questi prodotti non siano destinati a diagnosticare, trattare, curare o prevenire qualsiasi malattia.
La Food and Drug Administration (FDA) non regola questi prodotti come fa con i farmaci e può intervenire solo dopo la commercializzazione se è il prodotto si dimostra non sicuro.
Nonostante tutto ciò, molti pazienti li usano specialmente per prevenire, trattare o curare vari disordini. Le ragioni di tale uso sono molte fra cui l'insoddisfazione verso un trattamento convenzionale (es. scarsa efficacia, tossicità inaccettabile, alto costo), l'abilità a migliorare il controllo con la terapia, e la sensazione che questi agenti sono "naturali" e, quindi, completamente sicuri.

Sicurezza dei prodotti erboristici
Va detto chiaramente che molti prodotti erboristici possono dare effetti avversi, anche gravi, sia da soli, che quando associati a farmaci convenzionali.
Ad esempio:

Ciò è preoccupante perché l'80% dei pazienti che usa terapie complementari o alternative usa anche farmaci convenzionali, ma più del 70% non condivide col proprio medico le informazioni sull'uso delle terapie complementari (8).

Purezza dei prodotti erboristici
Molti prodotti erboristici possono non essere di alta qualità, nonostante le loro condizioni di essere "classe farmaceutica" o " soggetti a "test di qualità". E' stata osservata una variabilità di più di dieci volte (7) nella quantità di principi attivi in alcuni prodotti; altri non contengono alcun principio attivo. Alcuni esempi sono indicativi di ciò:

Alla luce delle considerazioni sopra effettuate diventa sempre più urgente:

  1. che medici, farmacisti e pazienti vengano educati sull'argomento
  2. vengano effettuati controlli accurati su tutte le preparazioni erboristiche
  3. venga sempre chiesto, durante l'anamnesi, se il paziente fa o ha fatto uso recentemente di terapie alternative o complementari.

Uno sforzo educazionale in tal senso è proposto dalla rivista The Annals of Pharmacotherapy che ha pubblicato durante il 1999 ben 13 articoli sulle terapie complementari - 7 analisi, 4 segnalazioni di casi e 2 articoli di ricerca d'indagine. Il tutto allo scopo di far considerare la medicina alternativa o complementare come una parte della farmacoterapia e di stimolare ricerche sulla farmacoterapia alternativa.

Bibliografia

  1. Eisemberg DM et al. Trend in alternative medicine use in the United States, 1990-1998. JAMA 1997; 280: 1569-1575.
  2. Kass-Annese B. Alternative therapies for menopause. Clin Obstetr Gynecol 2000; 43: 162-183.
  3. The five-year NCCAM strategic plan. 2000-2005. September 25, 2000. National Center for Complementary & Alternative Medicine [cited 2001 May 9]. Available from: http://nccam.nih.gov/nccam/strategic.
  4. Straus SE. Complementary and alternative medicine: challenges and opportunities for American medicine. Acad Med 2000; 355: 547-548.
  5. Piscitelli SC et al. Indinavir concentrations and St. John's wort. Lancet 2000; 355: 547-548
  6. Herbal medicinals: selected clinical considerations focusing on Known or potential drug-herb interactions. Arch Intern Med 1998; 258: 2200-2201.
  7. Augsburger LL. The role of pharmaceutical scientists in the world of nutraceuticals. The Scientist 1999; 14: 13.
  8. Murphy PA et al. Complementary and alternative medicine in women's health. J Nurse Midwifery 1999; 44: 192-204.
  9. Nahata M C. Alternative, complementary, or integrated Pharmacotherapy. Ann. Pharmacother 2001; 35: 959-960
  10. Ko RJ. Adulterants in Asian patent medicines (letter). N Engl J Med 1998; 339: 847.
  11. A century of leadership for pharmaceutical education. Examples of alternative therapy programs. AACP Annual Meeting Publication, Boston; MA, July 6, 1999: 1-7.

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