Epatotossicità associata ad assunzione di piante medicinali: una lezione dai casi associati all’uso di kava kava
Carmen Mannucci e Gioacchino Calapai. Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell'Università degli Studi di Messina
(da www.medscape.com)
Dal 1999 si sono verificati in Germania, Svizzera e Stati Uniti casi di severa tossicità epatica associati al consumo di Kava kava (o Pyper methysticum). In totale 11 pazienti che avevano assunto prodotti a base di Kava kava hanno sviluppato un quadro clinico di insufficienza epatica tanto grave da richiedere il trapianto del fegato. In seguito alla osservazione di 5 di questi casi (4 in Europa e 1 negli Stati Uniti) il 25 marzo 2002 la Food and Drug Administration (FDA) ha stilato un consumer advisory e successivamente completato un’indagine su un caso simile registrato negli USA. Qui di seguito sono descritti i due casi statunitensi e riassunti i casi osservati in Europa. Nonostante la Kava kava sia stata ritirata anche in Italia, le segnalazioni riguardanti altri casi di epatotossicità correlati al suo uso possono essere un utile punto di riferimento diagnostico dato che non è la prima (e purtroppo non sarà l’ultima) pianta esotica il cui uso è stato adottato in modo acritico nel mondo occidentale.
Caso n. 1
Nel maggio 2001, una donna di 45 anni fino a quel momento in apparente buona salute ha cominciato ad accusare nausea e astenia circa 8 settimane dopo avere iniziato ad assumere una tavoletta per 2 volte al giorno di un integratore alimentare a base di radice di Kava kava standardizzato in kavalattoni (30 % = 75 mg), principi attivi della Kava kava, e contenente inoltre luppolo, camomilla, passiflora, gelatina e fibre naturali. Tale posologia era ridotta rispetto a quella consigliata dalla etichetta della confezione che era di 1 tavoletta per 3 volte al giorno. Nessun altro farmaco o medicamento veniva assunto nello stesso periodo e rare erano le ingestioni di alcool. Una volta manifestatasi la sintomatologia è stato prescritto rabeprazolo (inibitore della pompa idrogenionica) per 4 giorni per combattere il reflusso gastroesofageo e la donna sospese l’assunzione dell’integratore. Diversi giorni dopo la donna, itterica, veniva ospedalizzata con la diagnosi di epatite. La biopsia dimostrava la presenza di epatite necrotica subfulminante. Alla luce del fatto che i controlli escludevano malattie autoimmunitarie e/o infettive la patologia riscontrata è stata fatta risalire all’uso dell’integratore contenente Kava kava. La donna nel luglio 2001 è stata sottoposta a trapianto di fegato.
Caso n. 2
Nel dicembre 2000, una ragazza di 14 anni ha cominciato a manifestare nausea, vomito, riduzione dell’appetito, perdita di peso e facile faticabilità. Una settimana più tardi, comparve ittero alle sclere e la ragazza venne ricoverata in ospedale con la diagnosi di epatite acuta. La ragazza ha riportato di avere assunto prodotti a base di Kava kava dal mese di Agosto fino ai primi quindici giorni di dicembre. Uno dei prodotti era stato assunto intermittentemente, come consigliato dalla etichetta presente sulla confezione, alla dose di 2 capsule al giorno per un totale di 44 giorni. Un secondo prodotto, alla dose di 2 capsule al giorno, era stato assunto per 7 giorni consecutivi nell’ultimo periodo. Poiché le etichette non riportavano il contenuto dei prodotti, altri possibili ingredienti, diversi dalla Kava kava, sono rimasti sconosciuti. La raccolta dei dati anamnestici in ambiente ospedaliero rivelava che la ragazza non aveva assunto alcool nè altri medicamenti al di fuori dell’uso occasionale dell’antiinfiammatorio ibuprofene. La funzione epatica era marcatamente alterata (alanina aminotransferasi: 4,076 U/L, aspartato aminotransferasi: 3,355 U/L, gamma-glutamiltransferasi: 148 U/L, bilirubina totale: 16.2 mg/dL, and tempo di protrombina: 29.4 seconds) I tests per il virus HIV, il citomegalovirus, il virus Epstein-Barr, il Morbo di Wilson, il deficit di alfa-1-antitripsina, gli anticorpi antinucleo, i test per l’epatite A, B, C, ed E erano negativi. La biopsia epatica mostrava epatite attiva fulminante con necrosi centrolobulare estesa con circa il 25 % di sopravvivenza epatocellulare ed infiltrati infiammatori.
I casi Europei
In Europa sono stati riportati 8 casi (6 in Germania e 2 in Svizzera) di insufficienza epatica associata all’uso di Kava kava. I soggetti erano 2 uomini di 32 e 50 anni e 6 donne tra i 22 e 61 anni. Il periodo di assunzione è stato variabile: tra 8 settimane e 12 mesi. Lo stesso per le dosi oscillanti tra 60 e 240 mg al giorno. In 7 degli 8 casi i prodotti erano ottenuti mediante estrazione con alcool o acetone. La sintomatologia manifestata comprende sintomi simil-influenzali ed ittero. In tutti i casi le condizioni sono peggiorate fino al quadro conclamato di insufficienza epatica fulminante. I particolari dei casi in questione possono essere reperiti sul sito tedesco www.bfarm.de. Un ulteriore caso europeo (il nono) è stato segnalato direttamente da un’industria farmaceutica all’osservatorio dell’FDA (FDA's MedWatch System).