Fitovigilanza
Reazioni avverse da erbe medicinali
A cura di Gioacchino Calapai, Giovanni Polimeni, e Achille P. Caputi

Il ginseng combatte la demenza post-ictale?
Maria Antonietta Catania e Gioacchino Calapai. Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell'Università degli Studi di Messina

(da www.medscape.com)

Secondo quanto emerso da uno studio pilota illustrato riportato al 28a Conferenza dell’American Stroke Association’s, il Ginseng potrebbe essere utile nel migliorare la memoria nei pazienti con un lieve stato di demenza conseguente ad ictus.
Il Panax ginseng è stato utilizzato per secoli in Cina per il trattamento dell’invecchiamento e di diverse patologie. E’ la prima volta che gli effetti di questa radice sulla demenza da lieve a moderata causata da un episodio ictale nell’uomo, vengono testati in maniera più rigorosa. E’ già noto dagli studi condotti nell’animale da laboratorio che il Ginseng cinese migliora in maniera considerevole il deficit di memoria e apprendimento osservabile nell’ischemia cerebrale indotta sperimentalmente. Dal punto di vista biochimico è stato anche riscontrato, dopo somministrazione di Ginseng, un aumento dell’attività dell’acetilcolina cerebrale (neurotrasmettitore implicato nei processi di memoria e apprendimento) nei topi anziani insieme ad una riduzione dell’attività dell’acetilcolinesterasi (enzima deputato alla degradazione dell’acetilcolina) in regioni cerebrali quali la corteccia e l’ippocampo.
Quello sopra menzionato, è uno studio clinico controllato, randomizzato e condotto in doppio cieco, su 40 pazienti con demenza da lieve a moderata manifestatasi in seguito ad un evento ischemico (26 uomini e 14 donne) nel corso del quale sono stati valutati gli effetti di un estratto ottenuto dalla radice e dalle foglie di Panax ginseng.
In seguito al trattamento con Ginseng si è osservato un miglioramento dell’apprendimento e della memoria. In particolare il miglioramento è stato osservato nella memoria cosiddetta “episodica”, accertata attraverso richiamo di eventi immediati o passati, richiamo di parole sentite in precedenza, apprendimento e riconoscimento verbale, riconoscimento visivo. Questi dati necessitano di ulteriori studi, condotti su campioni più numerosi e contro placebo. Al momento attuale, raccomandare l’uso di questo rimedio erboristico per stimolare la memoria potrebbe generare delle aspettative superiori rispetto alla reale efficacia.

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