Tussilago petasites (Farfaraccio) per la cura della rinite allergica?
(Daniela Crupi e Gioacchino Calapai - Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia – Sezione di Farmacologia, Università di Messina)
Nel numero 130 del Dicembre 2004 sulla rivista Archives of Otolarynglogy – Head & Neck Surgery è stato pubblicato il resoconto di uno studio clinico condotto in doppio cieco sugli effetti di un estratto della pianta Tussilago petasites in pazienti affetti da rinite di origine allergica. La pianta, meglio conosciuta in Italia con il nome volgare di Farfaraccio, contiene tra i principi attivi derivati terpenici e alcaloidi pirrolozidinici. Gli estratti di Farfaraccio sono stati utilizzati nella medicina popolare per curare oltre che la rinite allergica (febbre da fieno), l’asma, l’emicrania, come spasmolitico i disturbi del tratto uro-genitale, del tratto gastro-intestinale e della colecisti. L’estratto, denominato Butterbur (nome anglosassone del Farfaraccio) Ze339, è stato investigato dal gruppo condotto dal Dott. Andreas Schapowal della Clinica Allergologica svizzera di Landquart e dal Gruppo di Studio Petasites. L’estratto Butterbur Ze339, ottenuto dalle foglie e dalle radici della pianta, è stato studiato su 186 pazienti suddivisi in tre gruppi due trattati con una dose differente di estratto e il terzo trattato con placebo per un periodo di due settimane consecutive. I criteri di inclusione nello studio prevedevano che i soggetti dovessero presentare rinite allergica confermata dalla positività ai test cutanei. Butterbur Ze339 ha determinato un miglioramento statisticamente significativo e dose-dipendente dei sintomi, valutati mediante una scala di valutazione clinica, a partire dal 7° giorno. Durante lo studio non sono emersi particolari effetti collaterali. I risultati pubblicati dal gruppo di ricercatori svizzeri appaiono interessanti e indicano che il farfaraccio potrebbe essere di qualche utilità nei moltissimi pazienti affetti dalla fastidiosa rinite allergica. Tuttavia, fa nascere qualche riserva sul possibile uso del Farfaraccio il dato che l’uso della pianta sia stato recentemente sconsigliato poiché è noto che gli alcaloidi pirrolizidinici hanno attività epatotossica-genotossica e carcinogenica.