Fitovigilanza
Reazioni avverse da erbe medicinali
A cura di Gioacchino Calapai, Giovanni Polimeni, e Achille P. Caputi

Un caso di epatite acuta da Aloe Vera
(Gioacchino Calapai - Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia – Sezione di Farmacologia, Università di Messina)

Recentemente un gruppo di ricercatori guidato dal medico tedesco Christian Rabe, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Colonia, ha pubblicato su World Journal of Gastroenterology (gennaio 2005, volume 11: pp 303-304) un caso clinico che riguarda una donna di 57 anni ricoverata in ambiente ospedaliero con una sintomatologia caratterizzata da ittero, prurito, disturbi gastrointestinali e dolore alla palpazione del quadrante addominale superiore destro in corrispondenza del fegato. La raccolta dei dati anamnestici non ha rivelato alcuna patologia epatica precedente. Circa 4 settimane prima del ricovero la paziente aveva cominciato ad assumere tavolette di un integratore contenente 500 mg di Aloe vera (o Aloe Barbadensis) insieme a zinco e vitamina C allo scopo di combattere l’invecchiamento. L’ecografia epatica mostrava una ridotta ecogenicità. Gli esami di laboratorio rivelavano alterazioni di parametri che indicano danno epatico: aumento della bilirubina, delle transaminasi, della fosfatasi alcalina, della gamma-glutamiltransferasi (GGTP). Gli esami sierologici dei markers per l’epatite di tipo A, C ed E erano negativi. Erano presenti immunoglobuline anti-epatite B. Alla biopsia epatica si evidenziavano infiltrati portali costituiti da linfociti, cellule plasmatiche, granulociti eosinofili, segni di necrosi e stasi biliare. Dopo la sospensione dell’Aloe la paziente è tornata asintomatica nel corso di una settimana. I livelli di bilirubina si sono normalizzati nel corso di alcuni mesi mentre i livelli di transaminasi si sono ridotti dopo due settimane per tornare vicino a quelli normali circa un anno dopo l’episodio acuto.
L’Aloe vera contiene diversi alcaloidi i quali possono inibire o attivare gli enzimi del citocromo P450 e del metabolismo dell’alcool, tuttavia gli autori della pubblicazione ritengono che il caso in questione possa essere stato causato piuttosto da una reazione di tipo idiosincrasico con meccanismo di tipo immunologico (reazione di ipersensibilità). Questa ipotesi, è supportata dal riscontro ecografico di infiltrati di eosinofili negli spazi periportali e da note evidenze di reazioni di ipersensibilità all’Aloe nell’uomo e dalle note interazioni della pianta con il sistema immunitario. L’Aloe vera è una pianta medicinale tra le più diffuse e si ritiene possieda una grande varietà di effetti: antinfiammatori, analgesici, antitumorali e anche antiinvecchiamento. Le proprietà dell’Aloe vera sono stati spiegate con differenti meccanismi d’azione. Ha un’azione anti-ossidante, inibisce l’enzima ciclo-ossigenasi (fondamentale nella cascata dell’infiammazione), possiede attività modulanti il sistema immunitario. Non esiste una prova definitiva della efficacia clinica degli effetti descritti. Prodotti a base di Aloe sono tuttavia comunemente utilizzati come lassativi.
Questa è la prima descrizione di un caso di epatite da Aloe vera. A far propendere definitivamente gli autori della pubblicazione per la responsabilità della pianta nel produrre il quadro clinico sono stati la mancanza di diagnosi alternative ed il rapido miglioramento dopo la sospensione dell’assunzione di Aloe.

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