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Reazioni avverse
da erbe medicinali
A cura di
Gioacchino Calapai, Giovanni
Polimeni, e Achille P. Caputi
FITOTERAPIA
a cura di Gioacchino Calapai, Giovanni Polimeni ed Achille P. Caputi
Istituto di Farmacologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università
degli Studi di Messina.
Perché questa sezione
Le erbe
medicinali, da lungo tempo popolari in molte parti del mondo, vanno sempre
più diffondendosi nel mondo occidentale e rappresentano un grande
mercato commerciale con una crescita stimata del 25% annuo.
Negli Stati Uniti nel 1997 le vendite di erbe medicinali sono aumentate di circa
il 59% (1), 60 milioni di cittadini sono ricorsi
alla fitoterapia con una spesa di 3,24 miliardi di dollari (2).
Il 70% dei pazienti americani non rivela ai propri medici che usa erbe medicinali
(3).
Alcune fonti di informazione hanno stimato che l'uso di erbe medicinali nella
Comunità Europea avrebbe comportato una spesa di 1,45 miliardi di sterline
inglesi nel 1991 (4) e di 2,4 miliardi di dollari
nel 1992 (5), mentre tale spesa nel 1996, per la
sola Gran Bretagna, si aggirerebbe intorno a 38 milioni di sterline (6),
rappresentando circa la metà dell'intero mercato inglese di medicine
complementari.
In Germania gli estratti di iperico rappresentano più del 25% di tutte
le prescrizioni per farmaci antidepressivi in Germania ed inoltre sono spesso
usati in autoprescrizione (7). Nel 1997 sono state
vendute in Germania 11 milioni di dosi giornaliere di estratti di iperico (8)
Secondo quanto riportato dalla Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi
e Odontoiatri (9), 5 milioni (8,5%) di italiani
fanno "ricorso alle cosidette cure non convenzionali (omeopatia, agopuntura,
chiropratica e fitoterapia sopratutto) specialmente di fronte a: 1) disturbi
o condizioni patologiche minori (spesso autolimitantesi spontaneamente), ma
ad alta prevalenza; 2) quadri morbosi clinicamente mal definibili, con supposte
componenti psicosomatiche; 3) malattie gravi, o a prognosi infausta, trattate
con terapie che si accompagnano a numerosi effetti collaterali non facilmente
sopportabili".
Una delle ragioni della popolarità della fitoterapia è la convinzione
che le preparazioni erboristiche sono naturali e quindi "sicure"
(10, 11). Questo assunto è falso,
poichè le erbe medicinali possono produrre reazioni avverse (12,
13), alcune delle quali possono essere gravi o addirittura fatali
(14,15). In una indagine della Unità di
Tossicologia Medica del Guy's Hospital, riguardante il periodo 1991-1995, a
seguito di assunzione di rimedi tradizionali di provenienza dall'India si sono
verificati 9 casi di tossicità da metalli pesanti e, a seguito di erbe
medicinali di provenienti dalla Cina, 21 casi di epatotossicità con 2
morti (16). Inoltre, dal 1996, quando in Inghilterra
il sistema della segnalazione spontanea delle reazioni avverse (yellow card)
è stato esteso anche alle erbe medicinali (17),
sono stati riferiti due casi di insufficienza renale grave da assunzione di
Aristolochia (18). Una recente monografia, comparsa
su Lancet, condotta esaminando tutta la letteratura dal 1966 al 1999 conferma
che le erbe medicinali non sono prive di tossicità (19).
Le reazioni avverse da erbe medicinali possono essere dovute:
I
prodotti erboristici non vengono sottoposti ad indagini scientifiche con lo
stesso rigore richiesto per i farmaci convenzionali e non sono soggetti ai processi
di approvazione del FDA o di altre organizzazioni sanitarie nazionali. Inoltre,
a differenza dei farmaci convenzionali, i fitoterapicii non hanno una regolamentazione
che codifichi ed accerti la loro purezza, potenza e sicurezza (20).
Così i prodotti erboristici possono anche essere privi di ingredienti
farmacologicamente attivi o possono essere tossici per la presenza di ingredienti
non standardizzati. Possono essere presenti impurità (es. metalli pesanti,
allergeni, pollini e spore) e può esistere una grande variabilità
di contenuto del principio attivo fra le stesse preparazioni commercializzate
da diversi produttori o fra le confezioni dello stesso produttore.
Il prodotto erboristico, talvolta, non contiene quanto indicato sulla etichetta.
Sono documentati in letteratura numerosi esempi. Una confezione erboristica
cinese, che riportava sull'etichetta di essere costituita da radici di Gentiana
rigescens, ha causato numerosi casi di encefalopatia e neuropatia. All'analisi
risultò composto da radici di Podophyllum emodi (21).
Una preparazione indicata come contenente Eleutherococcus senticosum, implicato
in un caso di androgenizzazione neonatale, all'analisi risultò costituito
da Periploca sepium (22, 23). Più di 43
casi di nefrotossicità attribuiti al fang-ji (Stephania tetranda), utilizzato
come dimagrante, risultarono causati dalla concomitante presenza di guang-fang-ji
(Aristolochia fangchi), nota nefrotossina (21).
Talvolta nella confezione del prodotto erboristico viene aggiunto un farmaco.
Ciò è stato riportato per molte medicine tradizionali cinesi.
Il Chuifong Toukuwan, in periodi diversi a partire dal 1974, ha dimostrato di
contenere aminopirina, benzodiazepine, antinfiammtori non steroidei (acido mefenamico,
diclofenac, fenilbutazone, indometacina), corticosteroidi, idroclorotiazide,
ecc (24, 25). Antinfiammatori non steroidei e benzodiazepine
sono stati trovati anche in altre due preparazioni erboristiche della medicina
tradizionale cinese, quali il Tung Shueh e l'Erba Miracolosa (25).
Su 2609 campioni di medicine tradizionali cinesi, analizzati da otto ospedali
di Taiwan, il 23,7% è risultato adulterato dalla presenza di caffeina,
indometacina, idroclorotiazide, paracetamolo, prednisone (26).
La contaminazione con metalli pesanti è frequente, come dimostrato dal
fatto che su 251 prodotti contenenti erbe medicinali asiatiche vendute nei negozi
della California, 24 contenevano piombo, 36 arsenico e 35 mercurio (27).
Mancano studi di farmacocinetica e di farmaco-interazioni. Si afferma che le
erbe medicinali possono curare numerosi malanni, dal diabete all'obesità,
ma queste affermazioni quasi mai sono sostenute da trials clinici controllati
(28, 29). Infine, quasi mai le erbe medicinali
sono vendute, negli Stati Uniti, in confezioni che non possono essere aperte
dai bambini (30).
La convinzione che le preparazioni erboristiche sono naturali e quindi "sicure"
ha grosse implicazioni in termini di farmacovigilanza. Infatti, poichè
chi assume un fitofarmaco lo ritiene "sicuro", se sviluppa una reazione
avversa difficilmente l'assocerà all'erba medicinale (14).
Recentemente, Barnes e coll. (31) hanno intervistato
515 utilizzatori di erbe medicinali e farmaci da banco in Inghilterra, circa
il loro comportamento in caso di insorgenza di una ADR grave. Il 30,3% consulterebbe
il medico curante indipendentemente dal fatto che essa sia causata dal rimedio
erboristico o dal farmaco da banco, mentre il 42,9% non consulterebbe in nessun
caso il medico curante. Il 26% consulterebbe il medico curante per una ADR grave
da farmaco da banco, mentre solo lo 0,8% lo consulterebbe per una da prodotto
erboristico (31). La UK Medicines Control Agency's
(MCA) ed il Committe on Safety of Medicine's (CSM) già da alcuni anni
richiede con la Yellow Card che vengano riportate le sospette ADR da erbe medicinali
sia provviste che sprovviste di licenza (17). La
segnalazione da parte dei medici è tuttavia limitata, forse a causa del
fatto che ancora oggi molti medici inglesi ignorano questa richiesta (32).
Nell'aprile 1997 la MCA ha esteso la Yellow Card includendo gli ospedali ed
in alcune regioni dell'Inghilterra anche le farmacie, che potrebbero avere un
ruolo importante nei settori (medicinali da banco e d erbe medicinali) in cui
è difficile che il medico venga consultato circa le ADR (33).
Una ulteriore complicazione, per la farmacovigilanza in fitoterapia, deriva
dal fatto che la maggior parte dei presidi erboristici sono oggetto di autoprescrizione
(10), con la conseguenza che la maggior parte di
coloro che usano queste terapie è riluttante a riferirne l'uso al proprio
medico curante (14). In uno studio sulle medicine
non convenzionali, coinvolgente 1539 adulti negli Stati Uniti, Eisenberg e coll.
(3) hanno affermato che del 34% degli intervistati,
che nell'anno precedente avevano fatto ricorso almeno una volta ad una terapia
non convenzionale, ben il 72% non aveva informato il proprio medico curante
di ciò.
Infine, la classe medica italiana, così come quella di altri paesi,
sembra essere non adeguatamente preparata ad affrontare le questioni
che possono sorgere dal consumo di fitoterapici, sia che si tratti di informazioni
sul reale effetto terapeutico di questa o tal'altra pianta che di domande sulla
possibilità di interazioni con farmaci eventualmente assunti e che possono
portare a reazioni avverse. Ciò scaturisce anche dal fatto che fino ad
oggi la fitoterapia non è mai stata oggetto di specifiche lezioni nel
corso degli studi universitari e che tale argomento è stato lasciato
alla libera informazione dei produttori di erbe medicinali.
Alla luce di quanto detto sopra, questa sezione si propone
A questo fine questa sezione:
Infine si invitano i medici a rivolgere sempre ai propri pazienti le seguenti domande:
Bibliografia
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