(a cura di Annabella Vitalone - Dipartimento di Anatomia Umana, Farmacologia e Scienze Medico Forensi. Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Parma)
Aggiornato al 31/07/2007
La Valeriana officinalis è una pianta erbacea perenne che cresce nelle regioni temperate del nord America (dove è nota con il nome di Setwall), dell’ovest dell’Asia e dell’Europa. Gli usi tradizionali della Valeriana sono molteplici (emicrania, ansia, vertigini, problemi mestruali, menopausa), ma l’unico impiego ad oggi approvato è nel trattamento di lievi tensioni nervose e nell’insonnia non organica (1,2) Le proprietà sedative della Valeriana sono descritte da tempo; da Ippocrate a Galeno sino ad arrivare, mantenendo la sua importanza attraverso i secoli, ai giorni nostri. Basti pensare che, in un solo anno e considerando solo gli Stati Uniti, preparazioni a base di Valeriana sono state assunte approssimativamente da due milioni di individui adulti (3).
La parte della pianta che storicamente viene utilizzata a scopo medicinale (la cosiddetta “droga”) consiste nei suoi organi sotterranei (radici, rizoma e stoloni) (4). La migliore raccolta è considerata quella del periodo autunnale, durante il secondo anno di vita della pianta (5). La droga fresca non ha un odore distintivo mentre, con il tempo, la droga essiccata sviluppa normalmente un odore caratteristico, non piacevole. Il forte odore di Valeriana officinalis essiccata è dovuto all’idrolisi di composti presenti nell’olio volatile (acido isovalerico) (5).
Le sostanze comunemente riscontrate nel rizoma e nelle radici sono: olio essenziale (borneolo tra i monoterpeni; acido valerenico e valeranone tra i sesquiterpeni), iridoidi (valepotriati), tannini, lignani (idrossipinoresinolo), alcaloidi (actinidina), aminoacidi liberi (acido gamma-aminobutirrico o GABA, tiroxina, arginina, glutamina) (1,6,7,8).
La standardizzazione dei prodotti commerciali (qualora presente) viene condotta considerando la presenza dell’acido valerenico, generalmente allo 0,8% (3) e comunque non inferiore allo 0,17% (7). L’efficacia della Valeriana non può però essere attribuita con certezza ad un’unica sostanza in particolare (1), sembra piuttosto dovuta alla radice nella sua totalità (fitocomplesso).
Ad oggi, Valeriana officinalis è la pianta più comunemente utilizzata per il trattamento dell’insonnia ed è menzionata nelle farmacopee di numerosissimi paesi. E’ presente in commercio in prodotti farmaceutici, integratori alimentari ed in preparazioni erboristiche, in diverse formulazioni liquide e solide per uso orale (estratto secco di radice, succhi, olio, tintura, ecc.) (1). Nella Tabella I sono riportate alcune preparazioni erboristiche in commercio in Italia, mentre nella Tabella II sono riportate alcune specialità medicinali (prodotti fitoterapici, registrati come farmaci da banco, per l’acquisto dei quali non è richiesta la ricetta medica) contenenti Valeriana officinalis.
Valeriana officinalis è considerata una valida alternativa alle benzodiazepine per il trattamento dei disturbi del sonno transitori ed in ogni caso non associati a gravi disturbi mentali (9,10). Gli estratti acquosi e idroalcolici (etanolo massimo 70% V/V) delle radici di Valeriana officinalis, assunti per via orale alle dosi raccomandate, sembrano efficaci nel ridurre il tempo di latenza necessario ad addormentarsi, nel ridurre la frequenza dei risvegli notturni, nel prolungare la durata del riposo notturno, migliorandone la qualità e, conseguentemente, il benessere dell’individuo durante la giornata (1,4). Alcuni studi presenti in letteratura indicano invece una non efficacia della Valeriana nel trattamento dei disturbi del sonno, al punto che una recente rassegna conclude che la Valeriana è una pianta sicura, ma non efficace (11). Tuttavia, è importante ricordare la difficile definizione, in modo univoco, dell’efficacia (di una pianta in genere, e della Valeriana in particolare), a causa dell’enorme variabilità tra i vari studi clinici, tale da non consentire un confronto diretto tra gli stessi (differenze nel tipo di preparazione impiegata, dosaggio, lunghezza del trattamento, prodotti non sempre standardizzati, disegno dello studio, outcome diversi, ecc.) (3,4).
La Valeriana è spesso utilizzata nel trattamento degli stati di ansia, ma i dati ad oggi disponibili non sono ancora sufficienti ad affermare la superiorità di Valeriana officinalis rispetto al placebo e la non inferiorità rispetto al diazepam (12).
Altre attività attribuite a Valeriana officinalis sono: spasmolitica (13), anticonvulsivante (14), antiangina, emmenagoga, diuretica, antiacne (15). Alcune di queste proprietà sono state analizzate ancora solo a livello preclinico ed è emerso, ad esempio, che estratti acquosi di Valeriana officinalis possiedo promettenti effetti anti-infiammatori (per inibizione del NF-kB ad opera principalmente dell’acido valerenico) (16), anti-ipertensivi, anti-broncospastici ed anti-coronorospastici (17).
Valeriana officinalis non sembra efficace nel trattamento in acuto di sintomi relativi allo stress o nei disturbi del sonno che richiedono una rapida soluzione (“jet-lag”, ad esempio) (18). Per ottenere gli effetti ottimali del trattamento gli estratti di Valeriana andrebbero assunti continuativamente, per un periodo di circa 2-4 settimane (1).
Le dosi comunemente impiegate in persone di età superiore ai 12 anni sono: 2-4 ml di tintura (12); circa 0,3-1 g di estratto secco di radice in polvere o come estratto acquoso (infuso per 5-10 minuti in 150 ml di acqua bollente) (4), 2-3 volte al giorno (per favorire l’induzione del sonno, la dose andrebbe assunta un’ora prima di andare a letto) (1,19).
Tabella I. – Alcuni prodotti erboristici contenenti Valeriana officinalis in commercio in Italia. |
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|---|---|
Prodotto |
Ditta fornitrice |
Valeriana plus opercoli |
ABOCA |
Valeriana tint, polvere, estr. tit, |
ACEF |
Valeriana cps |
BODY SPRING - ANGELINI |
Valeriana cps |
PHARBENIA |
Valeriana system cpr (integratore alimentare) |
SANIFARMA SYSTEM |
Valeriana cps, T.M., cps |
SPECCHIASOL |
Tabella II. – Alcune specialità medicinali contenenti Valeriana officinalis in commercio in Italia. |
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|---|---|
Prodotto |
Ditta fornitrice |
Valeriana AFOM confetti |
A.F.O.M. Medical |
Valeriana Alfa cpr |
ALFA WASSERMANN |
Valeriana Estr. Se. cpr riv. |
NOVA ARGENTIA |
Valeriana Estr. Se. confetti |
OGNA GIOVANNI & FIGLI |
Valeriana Farmades cpr riv |
SCHERING |
Valeriana Dispert cpr |
SOLVAY PHARMA |
Studi In vitro ed <em>In vivo</em> hanno evidenziato numerosi possibili meccanismi d’azione della Valeriana e dei suoi costituenti, tra i più rilevanti ricordiamo: interazione a livello dei recettori GABA(A), da parte dell’acido valerenico che funge da specifico modulatore allosterico (20); modulazione del potenziale postsinaptico neuronale corticale, per attivazione dei recettori GABA(A) e dei recettori A(1) dell’adenosina, (21,22); inibizione della ricaptazione e della degradazione del GABA (8); affinità di legame per i recettori della serotonina (1,7).
TOSSICITÀ ed EFFETTI COLLATERALI
Gli studi preclinici hanno evidenziato una bassa tossicità degli estratti di radice di Valeriana officinalis, sia in acuto sia in dosi ripetute, per un periodo di 4-8 settimane (1). In vitro, è stata dimostrato che la Valeriana, a concentrazioni molto più alte di quelle generalmente raccomandate per uso umano, può indurre tossicità in cellule epatiche (23). Particolare attenzione va poi rivolta alla presenza dei valepotriati e dei loro prodotti di degradazione (baldrinali ed omobaldrinali). Questi composti presentano proprietà mutagene e citotossiche In vitro, vengono pertanto considerati come sostanze a potenziale cancerogeno (7). Grazie alla loro instabilità (ad alte temperature, ambiente acido ed umido), sono composti labili, difficilmente presenti nei prodotti commerciali (12,24). Qualora le aziende che immettono in commercio prodotti a base di Valeriana non riuscissero a dimostrare l’assenza dei valepotriati, devono fornire dati sulla sicurezza dei prodotti stessi (1). I prodotti in cui i valepotriati sono assenti non sembrano indurre effetti avversi (19,25).
Nell’uomo gli effetti indesiderati indotti da Valeriana officinalis sembrano davvero rari e la U.S. Food and Drug Administration la considera “GRAS” (generally recognized as safe), quindi generalmente sicura (15). Gli effetti collaterali più comuni consistono in disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, crampi addominali) (1), tra questi la diarrea risulta il più frequente (si verifica nel 18% dei pazienti trattati con Valeriana, rispetto all’8% dei pazienti trattati con placebo) (3). E’ stata riportata anche la presenza di “sogni vividi”, non necessariamente spiacevoli, ma semplicemente molto impressi nella memoria al risveglio, come se fossero situazioni realmente accadute (18).
L'assunzione di Valeriana può produrre una lieve riduzione dell'attenzione e della concentrazione (26). Soggetti che assumono Valeriana per lungo tempo possono accusare (oltre ai disturbi gastrointestinali) cefalea, irrequietezza, insonnia, ipotermia, nefrotossicità, midriasi, visione alterata, disturbi cardiaci (7,10,15). Il cosiddetto effetto “hangover” (presenza di sintomi simili ai postumi di una sbornia) sembra molto raro in seguito all’uso di Valeriana officinalis, con un’incidenza simile a quella indotta da placebo e sicuramente inferiore a quella determinata dall’uso di benzodiazepine (3). Il consumo di radici di Valeriana ad alte dosi (circa 20 g) determina l’insorgenza di sintomi benigni (tremore alle mani, stanchezza, midriasi), generalmente reversibili in 24 ore dalla sospensione del trattamento (1).
E' stato riportato un caso di sospetta “crisi di astinenza” da Valeriana in un uomo di 58 anni (27). Il paziente, affetto da coronaropatia, ipertensione ed insufficienza cardiaca congestizia assumeva diversi farmaci, per le patologie citate, in associazione ad un estratto a base di Valeriana. Tale estratto veniva assunto da molti anni, quotidianamente (5 volte al giorno) e ad alte dosi (0,5-2 g pro dose). In seguito ad ospedalizzazione per un intervento chirurgico, ha bruscamente interrotto l'assunzione della Valeriana e ha sviluppato tachicardia, oliguria, aumento delle richieste d'ossigeno ed alterazioni dello stato mentale. La sintomatologia è regredita dopo trattamento con benzodiazepine ed è stata considerata come possibile manifestazione di una crisi di astinenza indotta dalla sospensione di Valeriana officinalis.
Tabella III. – Effetti collaterali che possono essere associate all’uso di Valeriana officinalis. |
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|---|---|
Effetto collaterale |
Referenza bibliografica |
Lieve riduzione dell’attenzione e della concentrazione |
Gerhard U, Linnenbrink N, Georghiadou C, Hobi V. Schweiz Rundisch Med Prax 1996; 85: 473-481. |
Cefalea, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, crampi addominali), irrequietezza |
European Medicines Agency (EMEA). Doc. Ref. EMEA/HMPC/340719/2005, 2005; 1-5. |
Disturbi gastrointestinali, cefalea, irrequietezza, insonnia, ipotermia, nefrotossicità, midriasi, visione alterata, disturbi cardiaci |
National Standard Research Collaboration. Valerian (Valeriana officinalis L.). 2006; www.nlm.nih.gov/medlineplus/druginfo/natural/patient-valerian.htlm |
Diarrea |
Bent S, Padula A, Moore D, Patterson M, Mehling W. Am. J. Med. 2006; 119, 1005-1012. |
“Sogni vividi”, molto impressi nella memoria, non necessariamente spiacevoli |
Wheatley D. J. Psychopharmacol. 2005; 19(4): 414-421. |
Possibile dipendenza |
Garges HP, Varia I, Doraiswamy PM. JAMA 1998; 11: 1566-1567. |
INTERAZIONI
Sulla base di studi sperimentali, sembrerebbe che Valeriana officinalis può esercitare effetti potenzialmente additivi con le benzodiazepine. Anche se non vi sono conferme univoche dirette, la Valeriana può interagire con alcool (1), antidepressivi e codeina (aumento della sonnolenza) (15). Valeriana officinalis prolunga e potenzia il sonno indotto dai barbiturici (1), non dovrebbe pertanto essere assunta soprattutto nei giorni che precedono interventi chirurgici che prevedono il loro uso. Possibili interazioni, che dovrebbero però essere oggetto di maggiori studi, possono verificarsi con beta-bloccanti (riduzione della concentrazione mentale in seguito all’uso di propranololo, effetto superiore a quello che si può verificare in seguito all’assunzione di Valeriana da sola) ed in seguito all’assunzione concomitante di loperamide ed iperico (breve episodio di agitazione e confusione mentale) (15,28). Recenti evidenze In vitro suggeriscono che Valeriana officinalis può indurre diversi citocromi a livello epatico (CYP3A4, CYP2D6), mentre inibisce i processi di glicuronoconiugazione di diversi farmaci (un ruolo importante in questo senso sembra esercitato dall’acido valerenico) (29,30). Queste preliminari informazioni potrebbero risultare in rilevanti implicazioni di interazioni farmacologiche in pazienti in terapia con altri farmaci. Le tinture di Valeriana (così come, in genere, tutte le tinture anche di altre piante) contengono alcool e, per evitare l’induzione vomito, non devono essere assunte in pazienti in trattamento con metronidazolo o disulfiram (15). Come tutte le piante contenenti tannini, l’assunzione di valeriana in associazione a supplementazione di ferro, può ridurre l’assorbimento di quest’ultimo, si consiglia pertanto di separare le due assunzioni almeno di 1-2 ore (2).
CONTROINDICAZIONI e AVVERTENZE
Valeriana officinalis è controindicata in bambini di età inferiore ai 12 anni.
Valeriana officinalis è controindicata in gravidanza, poiché i dati di laboratorio ad oggi disponibili sono scarsi e non univoci (31). Sono stati ipotizzati effetti di stimolazione delle contrazioni uterine durante la gravidanza (7), ma non sono state evidenziati effetti teratogeni (2). In via precauzionale, vista l’assenza di studi clinici a riguardo, Valeriana officinalis è controindicata anche durante l’allattamento.
Per possibili effetti negativi a livello epatico, la Valeriana è controindicata nei pazienti con epatopatie pregresse o in atto, ed in pazienti con problemi renali (2)
Valeriana officinalis è controindicata in persone con nota allergia a piante appartenenti alla famiglia della Valeranaceae.
Il proprio medico dovrebbe sempre essere consultato prima di assumere la Valeriana se è presente una delle seguenti condizioni:
Valeriana officinalis non deve essere assunta nelle 2 ore antecedenti attività che richiedono concentrazione (prima di mettersi alla guida di veicoli, prima di utilizzare qualunque macchinario o strumento tecnico, ecc.)
Referenze bibliografiche