Ipriflavone. Interazioni con farmaci.
L'ipriflavone è un derivato semisintetico dell'isoflavone di soia usato per trattare l'osteoporosi (1). Un caso clinico riporta un incremento dei livelli di teofillina dopo la contemporanea somministrazione di ipriflavone. I successivi studi di laboratorio mostrano che l'ipriflavone, od uno dei suoi metaboliti, riduce il metabolismo della teofillina attraverso l'inibizione del CPY1A2 (2,3). L'ipriflavone può quindi aumentare i livelli serici degli altri farmaci o degli altri prodotti naturali che vengono metabolizzati dal CPY1A2, inclusa la caffeina ed i prodotti naturali che la contengono, la clozapina, la ciclobenzaprina, l'aloperidolo, l'olanzapina, la tacrina ed altri farmaci (4-6). Visto che molti di questi farmaci vengono usati da persone anziane e l'ipriflavone soprattutto nelle donne in menopausa, bisogna attentamente monitorare questo tipo di interazioni. In base ai risultati del laboratorio, l'ipriflavone inibisce competitivamente anche il CPY2C9 (2). L'ipriflavone può aumentare i livelli serici e prolungare l'emivita plasmatica di farmaci come il celecoxib e molti altri FANS, fenitoina, warfarina, zafirlukast, ma non esistono studi clinici o case report che confermino tale ipotesi (4-6). Inoltre, studi in vitro indicano che gli isoflavoni possono inibire il metabolismo ossidativo e quello di coniugazione; possono anche interagire sulle proteine trasportatrici dei farmaci come la P-glicoproteina ed il trasportatore canalicolare multispecifico di anioni organici, modificando l'assorbimento del farmaco e la sua escrezione biliare (7). Non è consigliabile associare l'uso degli isoflavoni (fitoestrogeni) a quello del tamoxifene (un antiestrogeno) durante il trattamento preventivo del cancro alla mammella. C'è comunque la necessità di avere maggiori informazioni per definire meglio il rischio di interazioni associato all'uso di isoflavoni e dei prodotti ricchi di fitoestrogeni con i farmaci convenzionali.
Referenze bibliografiche